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Competenze socio-emotive nella scuola: dai dati di ricerca alla sfida pedagogica

AA.VV., Competenze per la vita (a cura di Giulia Guglielmini e Andrea M. Maccarini), Bologna, il Mulino, 2026.

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Il testo offre un contributo importante a un dibattito oggi molto vivo

di Sergio Blazina

Il volume pubblicato nella collana del Mulino a cura di Fondazione per la Scuola propone un approccio rigoroso e scientificamente fondato al tema dello sviluppo delle competenze socio-emotive nella scuola italiana, a cui la legge 22/2025 ha dato cittadinanza. I modelli teorici sono messi a confronto, da un lato con gli esiti di un’ampia ricerca sul campo, dall’altro con i processi trasformativi presenti nel mondo della scuola. Il sottotitolo del libro, Ricerca, pratiche e politiche per lo sviluppo delle competenze socio-emotive, anticipa le tre parti in cui esso è diviso.

La prima dà conto della ricerca OCSE che, in Italia, ha coinvolto scuole del Piemonte e dell’Emilia-Romagna con un campione significativo (6003 studenti, 1.039 docenti e 129 dirigenti scolatici). Dall’indagine sono emerse, come era prevedibile, differenze per età, genere e contesto familiare, ma anche linee di orientamento chiare: là dove gli insegnanti diventano più consapevoli e capaci di trasmettere feedback e le scuole si presentano come ecosistemi che producono negli studenti emozioni positive, non solo l’insegnamento è più efficace, ma le prospettive sul futuro appaiono meno segnate dalle condizioni sociali di partenza, inverando le teorie di Damasio sul peso delle emozioni nei processi decisionali.

La seconda parte racconta gli esiti di un social hakaton organizzato da Fondazione per la Scuola che ha impegnato team a composizione eterogenea in un lavoro di co-progettazione basato su dati. I risultati più interessanti dell’iniziativa hanno messo a fuoco e valorizzato alcune pratiche trasformative: la correlazione fra emozioni positive e rendimento scolastico, l’importanza del feedback degli insegnanti come leva di miglioramento, l’efficacia di interventi educativi inclusivi per supportare gli studenti con background migratorio, l’utilità di una comunicazione semplificata attraverso tecniche di gamification.

Nella terza parte, il libro entra nel vivo delle politiche pubbliche e delle pratiche scolastiche, presentando preliminarmente i principali framework che definiscono e classificano le competenze socio-emotive: il modello statunitense CASEL risalente agli anni ’90 del secolo scorso, le competenze-chiave dell’UE del 2006, perfezionate e integrate dalla Raccomandazione del 2018, le life skills dell’OMS e infine il recente SEE Learning dell’Emory University, ispirato al Dalai Lama. Tracciato questo quadro di riferimento, fondamentale per comprendere scelte lessicali e sfumature di senso, il volume dà spazio ad alcuni interventi conclusivi che innestano dati e riflessioni nel contesto della scuola italiana, immaginandone sviluppi futuri anche attraverso esperienze pregresse. Gli interventi di R. Ricci (Invalsi), M. Arici, C. Bonuzzi e L. Covi  (IPRASE), R. Franchini ed E. Serrelli (Università Cattolica), E. Mosa (Indire), T. Agasisti, G. Iannotta e G. Vaiani (POLIMI) convergono tutti su un punto essenziale: l’introduzione delle competenze socio-emotive non va intesa come l’aggiunta di un settore a un catalogo disciplinare già fin troppo popolato e frammentato, ma come un cambiamento profondo e trasversale che coinvolge tutti i docenti e che deve integrarsi con le discipline in una progettazione pedagogica orientata a ridurre dispersione e svantaggio sociale.

Competenze per la vita offre dunque un contributo importante a un dibattito oggi molto vivo perché dà sostanza scientifica e robustezza di visione alla sfida per la costruzione di una dimensione dell’insegnamento aperta in modo consapevole alla sfera delle emozioni e delle relazioni.

ADi