
Questo 29 maggio ci ha lasciato Edgar Morin, una persona straordinaria, un pensatore impossibile da classificare – sociologo, filosofo, scrittore, sceneggiatore e regista francese – un intellettuale che ha incarnato la transdisciplinarità come approccio alla complessità del reale, approccio che ha teorizzato nei sei volumi di “La Méthode”[1].
Morin ha sostenuto con forza la necessità di superare la frammentazione tra le discipline, e la stessa frattura tra cultura umanistica e scientifica, e di operare una riforma radicale del pensiero e dei nostri modi di conoscere. Una riforma che, a sua volta, comporta un profondo rinnovamento dell’educazione e delle materie insegnate, come Morin ha più volte argomentato.
Nel 1998, incaricato dall’allora ministro dell’Istruzione Claude Allègre, ha presieduto il comitato scientifico della consultazione su “Quali conoscenze insegnare nelle scuole superiori”, coordinando gli scambi tra i numerosi esperti. Deluso dall’esito di questa iniziativa e dalle successive misure ministeriali, nel 1999 ha pubblicato uno dopo l’altro tre libri sull’educazione: a maggio del 1999 è uscito La tête bien faite, Repenser la réforme. Réformer la pensée (La testa ben fatta, Cortina, 1999), in cui ha dettagliato le proprie idee sul cambiamento necessario nell’istruzione; a ottobre del 1999 ha pubblicato Relier les connaissances. Le défi du XXIe siècle, in cui ha raccolto i lavori delle “journées thematiques” della consultazione sulle scuole superiori; e sempre nell’ottobre del 1999, su richiesta e con il sostegno dell’UNESCO, è uscito Les sept savoirs nécessaires à l’éducation du futur (I sette saperi necessari all’educazione del futuro, Cortina, 2001). A questi ha fatto seguito, nel 2014, Enseigner à vivre, Manifeste pour changer l’éducation (Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Cortina, 2015), in cui ha prolungato la propria riflessione sulle politiche dell’educazione necessarie oggi.
Nella premessa alla riedizione del 2015 di Le sept savoirs troviamo i capisaldi della riforma del pensiero e dell’educazione che Morin ritiene “vitale”: «…cogliere le insidie dell’errore, dell’illusione, della conoscenza parziale, …comprendere l’altro, che è al tempo stesso simile e diverso da sé, …riconoscere l’unità e la diversità umana, …concepire che l’umano è una trinità individuo/società/specie, …comprendere che l’homo non è solo sapiens, faber, œconomicus, ma anche démens, mythologicus, ludens, …scoprire che in ogni soggetto umano si completano e si combattono due principi, il principio egocentrico dell’Io e il principio comunitario del Noi, …riconoscere che alle origini di ogni morale la responsabilità e la solidarietà sono inseparabili, e che quest’ultima, nella nostra epoca globalizzata di comunità di destino di tutta l’umanità, deve essere estesa al pianeta senza smettere di esercitarsi concretamente nei confronti delle proprie comunità.»[2]
Un pensiero più attuale che mai oggi, a livello globale e anche nella riflessione sull’impostazione degli insegnamenti / apprendimenti disciplinari della nostra scuola.
Qui il link a un testo pubblicato da ADi nel 2001, con la sintesi del volume “I sette saperi necessari all’educazione del futuro” e il link aggiornato al sito dell’UNESCO dove si trova l’edizione integrale del volume (contenuto riservato ai soci).
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