LA NOSTRA STORIA
L’ADi dalla  sua creazione nel 1998 ad oggi

La prima fase (1999-2003)

L’ ADi nasce come Associazione Docenti Italiani, alla fine del 1998, in un momento di crisi e di involuzione del sindacalismo scolastico e di stasi dell’associazionismo professionale tradizionale.  In questa situazione l’ADi si pone la finalità di proporre contributi originali sui grandi temi dell’istruzione e di promuovere una riflessione sugli elementi fondanti la professione docente al fine di restituirle dignità e prestigio sociale. In questa fase vengono elaborati 1) il codice etico-deontologico della docenza (il primo codice deontologico della professione docente elaborato in Italia) e 2) gli standard professionali della docenza, considerati elementi fondanti della professionalizzazione degli insegnanti.

La seconda fase (2003-2013)

Il 28 febbraio 2003 un Congresso straordinario adotta un nuovo Statuto dell’ADi, allargando l’Associazione a tutte le professioni che costituiscono uno sviluppo e una differenziazione della professione docente: la dirigenza scolastica, la funzione ispettiva, la docenza universitaria e la ricerca educativa. E’ questa la naturale conclusione di un’evoluzione già avvenuta nei fatti.

In questa fase l’ADi abbraccia con convinzione la decentralizzazione dell’istruzione varata dal nuovo Titolo V della Costituzione, con l’approvazione della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, e dedica particolare attenzione all’Istruzione e Formazione Professionale regionale e alla sua connessione all’Istruzione Professionale statale, considerato che entrambe hanno assunto una nuova connotazione. con le modifiche costituzionali

L’ADi intanto si apre al confronto internazionale, avviando un’azione sistematica di ricerca comparata a cui viene data visibilità con l’annuale seminario internazionale, e una puntuale informazione sulle indagini internazionali PISA, PIRLS e TIMMS . Si approfondisce in quegli anni anche la volontà dell’ADi di costruire un nuovo Stato giuridico della docenza e dirigenza scolastica, che le liberi da una contrattazione onnivora che le porta sempre più lontane dalla prospettiva di una loro specifica professionalizzazione entro il mondo della scuola.

La terza fase (2013-2020)

Il 5° Congresso dell’ADI, convocato a Castellamare di Stabia il 25 agosto 2013, modifica lo statuto e cambia la denominazione dell’Associazione per dare compiuta visibilità ai dirigenti scolastici. La denominazione, pur mantenendo l’acronimo ADI, diviene Associazione Docenti e Dirigenti scolastici Italiani.

 In questa fase  viene prestata particolare attenzione all’autonomia scolastica, e si elabora una vera e propria proposta di legge: gli ISAS, Istituti Scolastici ad Autonomia Speciale.  Sul versante della valutazione vengono seguiti con particolare attenzione gli sviluppi di PISA, traducendo  in italiano tutti i Focus,  e dell’INVALSI.  Viene approfondita  la tematica della differenziazione della carriera docente e la creazione della leadership intermedia, anche con riferimenti   specifici ad altri Paesi, quali Singapore, Inghilterra, Australia. Prendono grande sviluppo i progetti europei.

La quarta fase (dal 2020…)

La quarta fase si apre con la pandemia che sconvolge a livello globale il modo di fare scuola, aprendo nuovi scenari. C’è un’accelerazione della digitalizzazione, per quanto  non uniformemente  diffusa e utilizzata.  E si acuisce l’esigenza di  fare i conti con quella generazione Z  che il sistema dell’istruzione stenta a comprendere e a cui non sa dare risposte.   La scuola appare smarrita  di fronte a un mondo dominato dall’intelligenza artificiale  e dai social media.   Stenta a prendere atto e farsi carico del preoccupante aumento dell’ ansia, della depressione  e  dei suicidi tra i giovani e i giovanissimi (i suicidi sono la seconda causa di morte nei giovani fra i 14 e i 18 anni; e secondo l’ospedale Bambin Gesù si è avuto “un caso al giorno negli ultimi due anni tra tentativi e ideazioni di suicidio tra i giovanissimi”).  Il mondo in cui vive questa generazione vede la crescita  dell’intolleranza e dell’estremismo violento; e l’acuirsi di  problemi globali sconvolgenti come i cambiamenti climatici e le migrazioni di massa. La scuola, per parte sua, prende tristemente  atto del fallimento delle riforme degli anni ’60 e ’70 (avvento e sviluppo della scuola di massa), che non hanno prodotto emancipazione sociale, non sono servite da ascensore sociale e non hanno mitigato le disuguaglianze.  “Ed è crollato  il mito delle virtù dell’educazione su cui si sono fondati i sistemi d’istruzione,  la convinzione cioè  che l’istruzione renda gli uomini e le società migliori; non è stato così: le società stanno diventando più brutali, razziste, cattive” come ha affermato Dubet in un nostro seminario internazionale.

In questa situazione  speranza,  riscatto e sollecitazioni vengono  dai giovani da tante parti del mondo: movimenti per fermare i cambiamenti climatici, movimenti per l’emancipazione delle ragazze e insieme intraprendenza nel lavoro con la diffusa creazione di start up.

In questo complesso panorama  ADi ha elaborato, in sintonia e in relazione con le esperienze più innovative a livello nazionale e internazionale,  una nuova “narrazione” dell’istruzione che

  • dia voce ai giovani in un ecosistema di apprendimento che si espande fuori della scuola, si interconnette a livello locale, nazionale e globale, ove gli studenti  si misurano con sfide autentiche e  apprendono in contesti reali, tali da rendere  l’apprendimento motivante, rigoroso  e approfondito.
  • Mantenga saldamente uniti apprendimento e benessere.
  • Rielabori un curricolo, che ne scongiuri  il sovraccarico, avvii il superamento della  separatezza delle discipline  attraverso la diffusa pratica del Project Based Learning.
  • Assuma un quadro di riferimento che, a partire dall’Agenda 2030, incorpori i valori della sostenibilità, della solidarietà e della responsabilità condivisa nell’assunzione delle decisioni.
  • Rilanci la filiera dell’istruzione tecnico-professionale in un continuum fra istruzione secondaria e terziaria.
  • Valorizzi un’ “autonomia scolastica connessa” a livello di rete e di ambito,  che veda la dirigenza scolastica sostenuta  entro e fuori la scuola da  nuove figure di leadership gestionale ed educativa
  • Rilanci il merito nella professione docente, attraverso una qualificata e selettiva formazione iniziale, un reclutamento rigoroso decentrato a livello di scuole o reti di scuole.