Brevi News

Recensione di “A nostra immagine e somiglianza – Argomenti sparsi e in sparizione sull’IA” di Romina Papa

a cura di Lucia Veneruso

di

Educare, comprendere e orientarsi nell’era del Sistema 0 e della trasformazione antropologica dell’intelligenza artificiale

“A nostra immagine e somiglianza – Argomenti sparsi e in sparizione sull’IA” di Romina Papa è un testo chiaro e scorrevole sullo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che riesce a rendere accessibili anche concetti complessi e a coinvolgere chi legge. Fin dalle prime pagine si ha la sensazione di essere accompagnati dentro un cambiamento ancora in corso, non sempre facile da afferrare fino in fondo senza qualche chiave interpretativa. Ed è proprio questo uno dei punti di forza del testo: aiutare a orientarsi, offrendo spunti che, più che dare risposte definitive, aprono domande — a volte esplicite, in altri casi appena accennate — che invitano a riflettere.

Il richiamo al celebre “why not” di George Bernard Shaw — il sognare cose che non sono mai state — restituisce bene lo spirito del libro: un invito a immaginare possibilità nuove, inconsueti scenari futuri e a non fermarsi a ciò che già conosciamo.

Una prima riflessione riguarda il nuovo sistema di pensiero, denominato Sistema 0, originato dall’interazione tra esseri umani e sistemi di intelligenza artificiale. Viene sottolineato come, operando con l’intelligenza artificiale, ci si muova tra contenuti pre-filtrati e rielaborati lungo percorsi già definiti algoritmicamente. È un invito prezioso alla riflessione critica sull’uso e sull’interpretazione delle informazioni generate, particolarmente rilevante per docenti e formatori che utilizzano strumenti capaci di elaborare grandi quantità di dati e fornire risposte rapide.

Uno degli aspetti più rilevanti del testo è il superamento di una visione riduttiva del ruolo educativo, inteso non più soltanto come guida all’uso consapevole degli strumenti di intelligenza artificiale — come ChatGPT — ma come formazione integrale della persona, capace di comprendere, interpretare e orientare criticamente le trasformazioni tecnologiche. Di conseguenza, il compito degli insegnanti appare centrale e decisivo: essi sono chiamati a promuovere competenze trasversali e un’etica critica, condizioni indispensabili per garantire che lo sviluppo tecnologico sia non solo intelligente, ma anche autenticamente umano. In questa prospettiva, emerge la necessità di collocare l’intelligenza artificiale all’interno di un orizzonte più ampio, intrecciato con le scienze umane e con la loro funzione “nell’accrescere le capacità di discernimento e interpretazione dello sviluppo umano e sociale”, rendendo significativa l’idea di “riappropriarsi dei processi tecnici in modo creativo, etico e comunitario”, così come quella di un’automazione capace di liberare tempo umano, restituendogli valore.

Nel richiamare le sfide dell’era del post-lavoro viene sollecitata la riflessione sul rapporto tra intelligenza e coscienza. Il testo evidenzia l’opportunità che “un’intelligenza artificiale sufficientemente evoluta e progettata con un’architettura adeguata, possa essere un giorno cosciente… e sempre più efficiente nel leggere le emozioni umane”. Questa prospettiva apre interrogativi profondi, soprattutto se messa in relazione con contesti concreti e delicati, come quello sanitario e dell’assistenza agli anziani, o ancora l’educazione, la giustizia e la gestione delle emergenze, settori dove le decisioni incidono direttamente sulla dignità e sulla vita delle persone. Attraverso quali modalità l’IA potrebbe contribuire in tali contesti?

Menzionando Jeremy Rifkin, che già negli anni Novanta prefigurava il declino dell’occupazione tradizionale, ci si interroga su come tutelare l’identità e il senso dell’esistenza in un mondo in cui il lavoro non sarà più centrale. In questa prospettiva, viene richiamato anche il pensiero di Bernard Stiegler, secondo cui, in una società altamente automatizzata, la vera urgenza non sarà semplicemente occupare il tempo libero, ma salvaguardare il desiderio autentico, condizione essenziale per evitare una vita vuota e autodistruttiva. Ne emerge così una domanda cruciale: come riappropriarsi dei processi tecnici e tecnologici in modo creativo, etico e comunitario, utilizzando l’automazione non solo per consumare, ma per generare senso e valore umano, desiderio e motivazione?

La risposta si ritrova in parte nella prospettiva dei “colletti verdi” — espressione mutuata da Luciano Floridi — per indicare coloro che saranno chiamati a gestire l’intelligenza artificiale orientandola al servizio della vita e del bene comune. Non si tratta di alimentare una competizione tra automazione e umanità, ma di comprendere che la sfida sarà soprattutto culturale ed etica: saper porre le domande giuste, capaci di guidare lo sviluppo tecnologico, salvaguardando l’agire etico e la saggezza.

La pubblicazione di Romina Papa mette a disposizione strumenti teorici per comprendere le questioni del dibattito attuale, richiamando riferimenti come i test di Turing, di Suleyman e di Lovelace, e chiarendo la portata della Quarta rivoluzione industriale, del cambiamento antropologico in atto e dell’emergere di una nuova forma di oralità tecnologica. Non manca una riflessione su questioni molto concrete, come il rapporto tra innovazione e privacy — ad esempio nel caso delle Smart Cities — che porta a interrogarsi su quanto siamo disposti a “pagare” in termini di dati personali per ottenere maggiore efficienza e benessere collettivo.

È una lettura che meriterebbe la diffusione soprattutto nel mondo della scuola, perché non si limita a spiegare, ma aiuta a porsi le domande giuste sull’uso dell’intelligenza artificiale e sulle trasformazioni che stiamo vivendo. Permette di approfondire alcuni concetti non sempre immediatamente comprensibili, rendendo più accessibile un tema che spesso può sembrare complesso e distante.

https://www.inriga.it/prodotto/papa-immagine-somiglianza-ai/

ADi