Apro il quindicesimo rapporto dell’ISTP (International Summit on the Teaching Profession) di Marzo 2026[1] sul tema Switching gears: Teachers and Learners in the Future Learning Environment (“Cambio di marcia: insegnanti e studenti nel futuro ambiente di apprendimento”).
Il rapporto, redatto dal professor Andreas Schleicher, ha un titolo accattivante Reimagining Teaching in an Accelerating World (“Ripensare l’insegnamento in un mondo in rapida evoluzione”).
Uno dei temi del rapporto è l’IA, e più precisamente come trasformare l’IA in un alleato nell’ambito dell’istruzione, una delle sfide più problematiche da affrontare oggi. Da anni ci si interroga sull’essenziale rapporto uomo-tecnica. Ora serve definire il ruolo dell’umano nel rapporto con l’IA, magari anche recuperando lo scetticismo di fondo di U. Galimberti nell’Introduzione a Psyche e Techne (Galimberti, 1999). Sicuramente serve chiarire le caratteristiche e le problematiche aperte dalla interconnessa triade uomo-tecnica-mondo (Gallese, 2025) in continua e velocissima evoluzione, all’interno della scuola. Ma prima ancora necessita ridefinire le condizioni costitutive dell’insegnamento-apprendimento.
Con buona pace dei nostalgici, bisogna riconoscere che dalla grande rivoluzione della stampa nulla di così radicale l’umanità aveva sperimentato rispetto all’accessibilità delle informazioni disponibili su Internet. La stessa mediazione tecnologica che dagli albori dell’umanità ha strutturato il suo rapporto con il mondo, viene riconosciuta come costitutiva del mondo stesso e del sé. «La mediazione non separa dal mondo: è il mondo» (Gallese, 2026, pp112-113).
Nuova è la forte tensione tra le pressanti sfide e la capacità di innovazione da un lato e gli algoritmi tra cui navighiamo senza saperlo, dall’altro. È qui che si gioca la partita del presente e del prossimo futuro. «Gli algoritmi non si limitano a mostrarci contenuti, ma plasmano la nostra visione del mondo, amplificando le nostre convinzioni e talvolta silenziando tacitamente i punti di vista opposti. In questo mercato digitale, l’istruzione è sotto pressione. Insegnare a leggere non significa più solo leggere e scrivere. Significa aiutare gli studenti a orientarsi nella ricerca della verità, a mettere in discussione le proprie fonti e a resistere alla manipolazione. Significa aiutarli a riconoscere le interconnessioni, a gestire l’ambiguità e a conciliare le tensioni tra esigenze contrastanti: equità e libertà, autonomia e comunità, innovazione e continuità, efficienza e processo democratico» (Schleicher, 2026, p. 5).
Orientarsi nella ricerca della verità, valutare criticamente le fonti, resistere alla manipolazione.
Dove acquisire queste competenze? A scuola. Come? Questo il dilemma. Il buco nero in cui tutte le intenzioni e velleità innovatrici vengono risucchiate.
Ma ecco che la grande lezione della filosofia ci viene in soccorso riproponendo le domande di fondo dell’umanesimo: “cosa significa essere umani?” “che esseri umani vogliamo essere?”. E aggiungerei: se vogliamo preservare la natura e le possibilità di esistenza della umanità?
Come gruppo “SEL” (Social Emotional Learning) del Progetto di accreditamento Erasmus dell’associazione ADi, provando a ridefinire le condizioni dell’insegnamento-apprendimento, siamo partiti dalla centralità del corpo nell’esperienza didattica, nell’attivazione sensoriale ed emozionale che negli adolescenti è più forte. Basta interpellarlo per capire dove sono gli studenti, dove siamo noi. Il corpo parla anche senza verbalizzazione. A partire dal corpo è possibile integrare la libertà della persona dello studente, la sua unicità, la fiducia nelle sue possibilità creative con il rigore degli specifici statuti disciplinari in una condizione di benessere. «Il contributo delle neuroscienze dell’embodied cognition si rivela decisivo. Queste neuroscienze, superando l’idea che la mente sia solo un processore disincarnato di simboli, hanno mostrato che la cognizione emerge da strutture sensomotorie, che il significato è realizzato nell’azione e che l’esperienza affettiva è una componente centrale della comprensione» (Gallese,2026, p.233). La scoperta dei neuroni specchio e la teoria della simulazione incarnata «hanno spostato l’asse della soggettività dal mentale al corporeo, mostrando che è attraverso il corpo che entriamo in relazione con il mondo e con gli altri» (Gallese, 2026, p. 58). E se è vero che senza relazione non c’è apprendimento, «se partiamo dalla relazione, dobbiamo partire dal corpo, quindi da un concetto performativo, pragmatico e agentivo dell’essere umano, che si individua e diviene sé stesso grazie alla relazione» (Gallese, Morelli, 2024, p. 20).
Sono questi i principi che guidano la ricerca azione del gruppo SEL e che trovano nella didattica enattiva (Rossi, 2011; Gomez Paloma, Damiani, 2021) e nel critical thinking (Liljedhal, 2020) la loro sistematizzazione. È su queste basi che proviamo a costruire il workshop di formazione per docenti – rigorosamente in presenza – il 13 Maggio ad Altamura, presso il Liceo Statale Luca De Samuele Cagnazzi, dal titolo “Apprendere con il corpo”.

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[1] https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2026/03/reimagining-teaching-in-an-accelerating-world_c775287e/d0edfe8c-en.pdf