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I RISULTATI DELL’INDAGINE OCSE-PISA 2015 SULLA FINANCIAL LITERACY

Roberto Fini (Università di Verona)

di

L’alfabetizzazione economica assurta a competenza strategica. Nel 2015 l’Italia migliora, ma ancora sotto media OCSE

La 2^ indagine PISA sulla financial literacy

br-eco22Il 24 maggio sono stati rilasciati i risultati della seconda indagine PISA sulla financial literacy. A questo proposito è opportuna qualche riflessione sia di carattere generale che sul posizionamento dell’Italia rispetto ai quindici Paesi che vi hanno partecipato. In primo luogo c’è da osservare che la replica nel 2015 della prima indagine svolta nel 2012 e l’annuncio di una terza edizione (cui dovrebbero partecipare 21 Paesi), sembra confermare che l’alfabetizzazione economica viene ritenuta una competenza strategica, al pari delle altre literacies oggetto delle tradizionali indagini di OCSE PISA.
Si tratta di una strategia che ha alla base la consapevolezza che la qualità del capitale umano è strettamente collegata alle competenze raggiunte in precisi ambiti indipendentemente dai sistemi scolastici e formativi di riferimento. Come ormai da molto tempo gli economisti sostengono, l’alto livello di capitale umano che si raggiunge fornisce vantaggi sia a livello individuale (maggiori e migliori opportunità salariali, minor rischio disoccupazionale, maggiore capacità di adattamento a nuove mansioni, ecc.), sia a livello sociale (crescita economica più elevata, equilibrata e stabile, organizzazione sociale più omogenea, ecc.).
Dunque è assolutamente utile misurare secondo criteri ragionevoli come si forma il capitale umano e quali ne sono le componenti interne che meglio ne permettono la crescita nel lungo periodo. Da questo punto di vista è bene essere consapevoli che il sistema scolastico rappresenta uno snodo fondamentale: sebbene non in modo esaustivo, è nella scuola che avviene una parte rilevante del processo di formazione e valorizzazione del capitale umano. Dunque risultati positivi o negativi nelle indagini sulle competenze non possono che essere il riflesso di sistemi scolastici adeguati o meno.

I risultati dell’Italia nella financial literacy

br-eco23Ragionando sui risultati del PISA sulla financial literacy per quanto riguarda il posizionamento dell’Italia, occorre premettere che l’indagine 2015 mette in evidenza un risultato migliore rispetto alla precedente edizione, nella quale il nostro Paese era risultato penultimo, precedendo solo la Colombia. L’attuale posizionamento vede l’Italia al 9° posto su quindici Paesi partecipanti, il che significa che qualche passo avanti è stato fatto.
Sia pure di poco però, il Paese si trova al disotto del livello medio OCSE (483 punti contro i 489 della media generale): non è un cattivo risultato se si considerano le premesse, ma occorre certamente intensificare gli sforzi. Semmai il problema è un altro: i risultati dei quindicenni italiani risultano “schiacciati” nelle posizioni medie rispetto a quanto accade nel caso dei loro coetanei degli altri Paesi OCSE, i cui risultati sono maggiormente “spalmati” ai diversi livelli.
In altre parole, se il risultato medio vede salire il posizionamento dell’Italia, nel nostro Paese la gran parte degli studenti si situa per l’appunto intorno a tale media, mentre al livello OCSE la situazione appare più differenziata in base ai livelli di competenze raggiunte. Inoltre, da una parte il livello 1 o inferiore (di totale incompetenza) viene raggiunto dal 19.8% dei quindicenni italiani e dal 22,3% di quelli degli altri Paesi OCSE, al livello 5, il più alto, si trova solo il 6,5% degli studenti italiani contro l’11,8% dei Paesi OCSE.
A conferma di una situazione non troppo positiva per l’Italia vi sono i dati sui livelli intermedi: il livello 2, che misura un grado non ancora soddisfacente di competenze si trova il 25,2% degli studenti italiani contro il 21,8 della media OCSE. Al livello 3, di sufficienza, si trova il 29,3% degli italiani e solo il 24,9 dell’OCSE. Il che è ovviamente confortante se non fosse per la già citata minor percentuale di studenti italiani che raggiungono il livello più alto.

br-eco24Un altro aspetto da mettere in evidenza è la drammatica differenza territoriale che si registra in Italia: mentre il nord-est (e subito dopo il nord-ovest) raggiunge livelli decisamente sopra la media, il centro si trova nella media, mentre il sud registra livelli decisamente bassi.
In un sistema scolastico di tipo nazionale, queste differenze devono indurre qualche riflessione: da cosa dipendono tali così marcate differenze? Certamente la struttura sociale del Paese influenza il raggiungimento di competenze diverse, ma il sistema scolastico dovrebbe se non annullare quanto meno attenuare le differenze. Cosa che invece non sembra fare…
Altri aspetti degni di approfondimento sono rappresentati dai risultati peggiori delle studentesse italiane rispetto ai loro coetanei maschi. Il dato è interessante perché altre indagini presentano performance femminili migliori di quelle maschili: sembra che le ragazze siano invece meno in grado di risolvere problemi economici rispetto ai pari età maschi.
Inoltre ci sono più maschi che femmine fra quelli che raggiungono il livello massimo.

Altro aspetto da considerare è legato al fatto che gli studenti provenienti da ambienti avvantaggiati dal punto di vista socioeconomico, quelli cioè che si collocano nel 25% superiore dello status socioeconomico, ottengono 60 punti in più nelle prove relative alla alfabetizzazione finanziaria rispetto a quelli che si trovano nel 25% più basso dello status socioeconomico.

ee1Inoltre l’insegnamento curricolare dell’economia riguarda solo il 15% degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado: unicamente negli ITE e nei LES è previsto l’insegnamento della disciplina, peraltro in associazione con il diritto, che spesso nella pratica docente viene privilegiato rispetto all’economia. Il risultato è che alla gran parte degli studenti italiani non viene fornito alcuno strumento formalizzato di conoscenza economica.
Ne deriva che la base di tali conoscenze derivano dalle discussioni familiari o con il gruppo dei pari: in particolare la famiglia assume un ruolo primario nell’orientare i giovani verso un atteggiamento attento nei confronti della spesa e del risparmio. Da questo punto di vista i risultati possono considerarsi confortanti, ma c’è da chiedersi se un impegno maggiore del sistema scolastico non permetterebbe di migliorare la situazione.

ee2 La gestione del denaro da parte dei quindicenni italiani è piuttosto differenziata, sia per quanto riguarda le fonti da cui proviene (“paghetta”, regali occasionali in denaro da parte di genitori o nonni, piccoli lavori), sia in relazione alle modalità di spesa: gli studenti dichiarano in buona parte di riuscire a risparmiare qualcosa (85% circa), ma l’attenzione maggiore per la gestione del denaro sembra essere associata alla possibilità di avere la disponibilità di un deposito o di una carta prepagata.

La situazione italiana riguardo alla financial literacy è dunque in chiaroscuro: qualche passo in avanti è stato fatto, ma certamente è insufficiente per garantire una buona consapevolezza in comportamenti adeguati dal punto di vista economico. Inoltre l’insegnamento curricolare è decisamente al di sotto del minimo necessario per garantire una diffusa cultura economica.

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