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ADI: Cosa ci dicono i primi risultati dell’elaborazione dei dati INVALSI 2021

A cura di Marco Bardelli

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La pandemia ha sicuramente inciso negativamente ma su un sistema di istruzione del quale da anni vengono indicate le difficoltà e le inadeguatezze

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Prove identiche al passato in contesto diverso

Dopo più di un anno di pandemia l’attenzione sui dati Invalsi del 2021, confrontati con quelli degli ultimi due anni, era tutta concentrata sull’entità del crollo degli apprendimenti, dato per scontato e dovuto, secondo la vulgata, alla DAD. Le realtà però ci ha riservato alcune sorprese che forse proprio perché tali sono passate un po’ in sordina su molti mezzi di informazioni e sui social-media. Come giustamente ha rilevato la presidente Ajello durante la presentazione ufficiale del 15 luglio bisogna però fare alcune importanti considerazioni preliminari.  Il tipo di prove somministrato quest’anno è stato identico a quello degli anni precedenti ma ben diverso è stato il tipo di scuola che si è fatto durante l’anno in quasi tutte le regioni e per lunghi periodi di tempo. Questo potrebbe generare osservazioni critiche sulla coerenza tra i dati raccolti sugli apprendimenti e i reali apprendimenti avvenuti nel corso dell’anno, ma è anche vero che i dati che l’Invalsi mette a disposizione sono quanto di più vicino possiamo ottenere alla misura delle conoscenze, abilità e competenze di base acquisite in italiano, matematica e inglese su cui si può esercitare un intervento di miglioramento. Le competenze di base sono a fondamento di tutte le altre competenze più complesse che la scuola mira a far raggiungere ai propri studenti e, senza questi fondamenti cognitivi, risultano fragili e poco spendibili le altre competenze a partire da quelle di cittadinanza fino a quelle di problem solving. Inoltre preme ancora una volta sottolineare come la DAD non può essere pensata come causa di un’eventuale mancato apprendimento perché l’alternativa sarebbe stata l’assenza di istruzione formale.

Esiti: la positiva difformità di inglese e scuola primaria

Tornando agli esiti, un dato che sorprende è la stabilità rispetto agli anni precedenti dei punteggi in inglese reading e listening per tutti i livelli scolastici su tutto il territorio nazionale. Come dire che in base a questi dati l’impatto negativo del covid sugli apprendimenti in inglese non è stato registrato.

Passando all’ italiano e alla matematica lo stesso si può dire per la scuola primaria: c’è solo una leggera flessione in matematica ma sicuramente inferiore a quanto anche gli esperti e docenti potevano attendersi. L’effetto della sospensione delle lezioni in presenza da marzo 2020 a giugno 2020 con una DAD spesso improvvisata sembra essere stato riassorbito nel corso dell’anno scolastico 2020/2021 dalla scuola in presenza alla primaria su quasi tutto il territorio nazionale.

Esiti: dove sono i disastri o i peggioramenti

Dunque il disastro o il peggioramento dove sono? Li troviamo in italiano e matematica alla secondaria di I e II grado: lievi al livello 8 (3^ secondaria 1° grado) e sicuramente più marcati al 13 ( 5^ secondaria 2° grado), ricordiamo che al livello 10 ( 2^ secondaria 2° grado) le prove non sono state svolte.

A questo punto però bisogna osservare come gli esami di stato quest’anno non abbiano previsto gli scritti e come la prova INVALSI non sia stata requisito per l’ammissione all’esame di fine 1° e 2° ciclo. Viene quindi da chiedersi quanto ciò possa avere in parte contribuito al calo degli apprendimenti misurato dalle prove soprattutto se pensiamo all’aumento dei 100 e dei voti di fascia alta (superiori al 90) ottenuto all’esame di “maturità” associabile forse al totale riorientamento della preparazione dell’esame. Attribuire però alla DAD senza ulteriori specificazioni i cali dei punteggi non aiuta a capire a fondo questi risultati. Certamente è indicativo il fatto che tanta più DAD si è fatta per un dato livello di scolarità tanto maggiore è risultato il decremento nei punteggi. Però alcune aree sembrano non aver risentito di questo fattore come ad esempio la provincia di Trento in controtendenza con tutto il resto del territorio nazionale e sarebbe interessante indagare a fondo quest’ultima questione a partire dal grado 13 il più colpito dal cosiddetto “learning loss”.

Esiti: la distribuzione territoriale

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale dei punteggi nei diversi livelli di apprendimento nelle macroaree la situazione è stabile in modo preoccupante. Anche il peggioramento degli apprendimenti col procedere della scolarizzazione si conferma ed è maggiore nelle aree meridionali.

Ci sono però anche qui interessanti risultati perché in parte inaspettati: un calo più marcato (superiore a quello medio nazionale) nelle regioni del Nord Est al grado 13 in italiano e matematica (esclusa la provincia di Trento) che comunque si mantengono a  livelli superiori alla media, dei buoni esiti a livello di scuola del primo ciclo nelle regioni del centro Italia (soprattutto nelle Marche) e la conferma delle differenze tra scuole e classi più accentuata al Sud  ma con un generalizzato aumento della variabilità tra classi rispetto a quella tra scuole quando si passa dalla primaria alla secondaria, conseguente a fenomeni di raggruppamento, anche involontario, degli studenti. Ecco tre spunti per domande su cui sarà importante avere risposte più precise. Sempre al grado 13 un peggioramento ulteriore duole evidenziarlo, diciamo pure che piove sul bagnato, per i risultati già carenti di Puglia e Campania (cala anche l’Abruzzo) che evidenziano anch’esse cali superiori a quello medio nazionale.

Desta poi notevole preoccupazione sia l’ulteriore incremento del numero di studenti del grado 13 che non raggiungono competenze minime in nessuna delle tre discipline esplorate sia il numero assoluto e la percentuale di studenti con competenze inferiori al livello 3 che è ulteriormente aumentato (in italiano arriva al 44% e in matematica arriva al 51%).

 Si conferma infine il ruolo dello status socioeconomico degli studenti negli apprendimenti: quelli con uno status socioeconomico più basso hanno perso di più rispetto a coloro che godono di uno status più elevato.

Quando saranno disponibili i dati più puntuali delle rilevazioni sarà più evidente, si spera, come il loro utilizzo da parte delle scuole permetta di intervenire con consapevolezza per migliorare gli esiti e i processi ottimizzando le risorse in funzione degli apprendimenti. Le varietà territoriali richiedono infatti analisi puntuali e approcci specifici che entrino nel merito dei problemi concreti delle scuole e delle soluzioni praticabili partendo però da dati che forniscano un aggancio alla realtà scolastica.

In conclusione

La pandemia ha sicuramente inciso negativamente sulla vita sociale e sugli apprendimenti dei nostri studenti, per questi ultimi sembra appunto che l’impatto sia stato soprattutto sugli studenti delle superiori, ma non dobbiamo dimenticare che è intervenuta su un sistema di istruzione del quale da anni vengono indicate le difficoltà e le inadeguatezze, alle quali però si continua a non porre rimedio, avendo preferito amplificare l’allarme sulle conseguenze della pandemia sugli apprendimenti per non agire sul sistema scolastico e per scoprire poi che tali conseguenze non sono state così dirompenti come la narrazione di questi ultimi mesi lasciava supporre