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Zigmunt Bauman, la scuola in una società “liquida”

a cura di Mario Quaranta

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Una voce critica ma aperta alla speranza: le attuali contraddizioni delle società occidentali possono aprire a nuove aggregazioni sociali, politiche e culturali

Zigmunt Bauman (1925-2017) è stato uno dei maggiori sociologi del Novecento, che ha dato una originale interpretazione della società contemporanea e della globalizzazione, rispetto alla quale si è differenziato sia dagli apologisti sia dai critici radicali. Bauman riconosce che la globalizzazione ha modificato radicalmente la società ed è un fenomeno irreversibile. Nega che in tale processo ci sia una progettualità predeterminata da parte degli Stati o delle multinazionali. Siamo di fronte a una “società liquida” (un termine che ha avuto una fortuna enorme), caratterizzata dall’eclissi delle strutture politiche, culturali, educative tradizionali, che hanno garantito la stabilità della società, i valori etici che ne erano a fondamento (Dentro la globalizzazione. Le conseguenze sulle persone, Laterza 2001)

Bauman ha pubblicato alcune opere di etica, perlopiù ignorate, che costituiscono contributi di grande rilievo nell’ambito della filosofia del Novecento. Nella cultura novecentesca c’è chi nega l’oggettività dei valori etici e afferma che sono affidati alla libera circolazione e competizione di un “mercato” dei valori (il pragmatismo); chi tende a elevare una separazione tra le pratiche sociali e l’etica (il criticismo); chi difende l’autonomia della morale sottraendola a una fondazione metafisica (il positivismo); chi ritiene il valore etico una pura imposizione di senso che fa scegliere  le norme che  sembrano più utili; chi infine sostiene che l’etica è una costruzione imposta dalla società, dall’autorità. Di fronte a queste possibili opzioni, Bauman ha una preoccupazione fondamentale: affermare che il fondamento dell’etica, della responsabilità morale, ha una matrice individuale, pre-sociale. Dice Baumann quando è la società a stabilire l’etica, a decidere quando un comportamento sia giusto o ingiusto, si può giungere a situazioni estreme, addirittura a giustificare forme di distruzione dell’uomo come l’olocausto, un fenomeno di cui ha fornito un’originale interpretazione (Modernità e olocausto, 1992, I ed. 1989;  Le sfide dell’etica , Milano 1996, I ed. 1993).

In alcune opere Bauman ha individuato gli effetti della globalizzazione nelle diverse sfere della nostra esistenza; viviamo in una situazione di incertezza che allenta i rapporti fra le persone, tra le persone e le istituzioni. Il mondo è percepito come instabile, privo di solidità e ciò provoca un permanente senso di inquietudine. Viviamo in una condizione di solitudine; c’è  paura del futuro e l’unica certezza che  rimane è la morte ( La società dell’incertezza, il Mulino 2001; Paura liquida, Laterza 2008; Vita liquida, Laterza 2007; La solitudine del cittadino globale, Milano 2000).

Il problema dell’educazione e della scuola è stato perlopiù ai margini delle ricerche dei sociologi che si sono occupati della globalizzazione e dei problemi che solleva in vari campi dell’attività umana. Bauman ha dedicato al problema alcuni saggi e libri in cui risponde alle domande di studiosi; è il caso di Conversazioni sull’educazione (Erikson 2011), intervistato da Riccardo Mazzeo; Z. Bauman: intervista sull’educazione, a cura di Alba Purcheddu (Anicia 2005); Cose che abbiamo in comune. 44 lettere dal mondo liquido (Laterza 2012).

Bauman propone per la scuola una “rivoluzione culturale”, resa necessaria dal fatto che l’educazione attuale non può più essere quella dell’apprendimento affidato a un maestro e dell’accumulazione delle conoscenze,  dal momento che oggi i giovani possono trovare in internet molte più informazioni “che in tutte le lezioni dei professori sui filosofi esistiti”. I docenti devono adottare uno stile di insegnamento “liquido”, ossia flessibile, scardinando i vecchi schemi, fornendo gli strumenti per comprendere ciò che è essenziale per affrontare i problemi della contemporaneità. Bauman non va oltre a indicazioni di massima; egli è convinto che per trovare una via di uscita dalla società “liquida” sia essenziale, prima di tutto, rendersi pienamente conto delle caratteristiche di tale società, perché  “vita liquida e modernità liquida sono profondamente connesse tra loro. Il carattere liquido della vita e quello della società si alimentano e si rafforzano a vicenda. La vita liquida, come la società liquido-moderna non è in grado di conservare la propria forma o di tenerci in rotta a lungo”. In altri termini, le contraddizioni profonde che emergono sempre più apertamente nelle società occidentali, espresse dai nuovi nazionalismi e fondamentalismi, possono aprire a forme nuove di aggregazione sociale, politica, culturale. In un tale contesto la scuola e l’educazione assumono un ruolo fondamentale: aprire alla speranza per un futuro migliore. Difficile da attuare, ma non impossibile, afferma Baumann. “Se è vero (e lo è) che ciascuna gamma di circostanze contiene alcune opportunità accanto ai pericoli, è anche vero che ciascuna di esse è pregna sia di ribellione sia di conformismo. Non dimentichiamo che ogni maggioranza all’inizio era una minuscola, invisibile e impercettibile minoranza. E che perfino le querce centenarie provengono da ghiande ridicolmente minuscole.” Bauman prospetta una visione critica, ma anche di estrema apertura, ritiene, per esempio, che il processo di meticciato culturale dovuto all’ondata di migrazioni  in Occidente sia «fonte di arricchimento e motore di creatività, per la civiltà europea così come per qualunque altra», purché la coabitazione sia basata da ambedue le parti sul rispetto dei principi del “contratto sociale” europeo.

 

 

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