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TODOS HABILITADOS – Due autorevoli cattedratici contro il TFA speciale

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Andrea Ichino dell’Università di Bologna e Giunio Luzzatto dell’Università di Genova prendono con forza posizione pubblica contro lo scempio del TFA speciale. Ci auguriamo che altri docenti universitari levino la loro voce contro questo provvedimento che svilisce gli insegnanti e la scuola italiana.

Todos Habilitados

Il Prof. Giunio Luzzatto dell’Università di Genova e, prima di lui, il Prof. Andrea Ichino dell’Università di Bologna hanno preso posizione pubblica sulla stampa  contro l’”editto” del TFA speciale.

E’ molto importante che voci autorevoli dell’Università intervengano contro un provvedimento che svilisce la funzione docente, annulla il valore del merito, vanifica qualsiasi programmazione, chiude l’ingresso alla professione ai giovani meritevoli, riproduce all’infinito sacche di precariato non qualificato, infine dequalifica la stessa università costretta a subire accessi indiscriminati.
Di seguito le posizioni dei due autorevoli cattedratici


Todos Habilitados: il “decreto-editto” che svaluta gli insegnanti

di Giunio Luzzatto (pubblicato su La Repubblica 11-02-2013)

Giunio Luzzatto

“La Repubblica” del 7 febbraio riporta la protesta delle centinaia di laureati iscritti presso l’Università di Genova al Tirocinio Formativo Attivo (TFA), la cui conclusione conduce all’abilitazione all’insegnamento.

Con un decreto dell’ultima ora il governo Monti vuole istituire un “TFA speciale”, riservato a coloro che senza essere abilitati hanno fatto supplenze, anche in scuole paritarie, negli anni passati: questi accederanno d’ufficio, senza affrontare le dure prove di ingresso, a numero chiuso, superate dagli iscritti al TFA “ordinario”, e avranno notevoli riduzioni delle attività previste.

Risultato, il titolo sarà svalutato e nei futuri incarichi scolastici chi ha lavorato di più e meglio rischia di essere scavalcato.

Un provvedimento che richiama l’editto di Carlo VTodos caballeros”

Editto di Carlo V "todos caballeros"La protesta contro l’abilitazione generalizzata, che richiama l’editto “todos caballeros” con cui Carlo V dette soddisfazione a una folla che lo circondava, va ben al di là di uno scontro tra categorie.

La Ministra Gelmini, dopo aver soppresso il precedente percorso abilitante SSIS, ci ha messo quattro anni per far decollare l’alternativa TFA; motivava il ritardo con l’esigenza di dosare bene i numeri per l’accesso, per far sì che essi siano proporzionati alle possibilità di future assunzioni. Ora i numeri saltano: ventimila sono i posti in tutta Italia nell’attuale TFA, mentre coloro che arriveranno col nuovo decreto saranno tra i sessanta e gli ottantamila. I nuovi abilitati, “ordinari” e “speciali”, costituiranno un grande deposito di illusi, tutti preceduti, nella ricerca del lavoro, dai precedenti iscritti alle “graduatorie permanenti” che ancora per molti anni non si esauriranno.

Cessa così la speranza, che era stata aperta con la chiusura delle “graduatorie” operata nel 2007 dal Governo Prodi, di un futuro reclutamento sulla base del merito.

Colpisce l’assordante silenzio di chi avrebbe dovuto parlare

Assordante silenzioColpisce, in questa vicenda, l’assordante silenzio di chi avrebbe dovuto parlare. Il decreto anti-merito non giunge oggi di sorpresa; fu annunciato da Profumo nel maggio 2012, e tutti i passi dell’iter (compreso un parere negativo del Consiglio di Stato, che poi se lo è rimangiato) sono stati pubblici. Tra le associazioni professionali degli insegnanti, una sola, l’ADI, ha preso posizione a favore di una scelta di qualità; le altre hanno taciuto o sono state conniventi. Dove erano i paludati editorialisti che pontificano sulla lotta alle corporazioni? Dove erano le forze politiche che un giorno sì e l’altro pure si sbracciano a favore del merito e dei giovani? Quando la Commissione della Camera ha dato il suo parere sul decreto l’on. Giovanni Bachelet è stato lasciato solo dal suo partito, il PD, e il gruppo PdL ha ignorato la presa di posizione (peraltro estremamente tardiva) dell’on. Gelmini che ammoniva sull’esigenza della programmazione quantitativa.

Not in my name

Not in my nameQuanto ai sindacati, ero iscritto alla CGIL perché un tempo essa tentava di tenere insieme l’interesse degli insegnanti con quello di tutti gli altri lavoratori, che per i loro figli vorrebbero i docenti migliori e non quelli che hanno acquisito più supplenze, magari per la benevolenza dei gestori di scuole private.

Ora, essa è stata invece alla testa dell’azione contro la qualità della scuola: nel mio piccolo, ho inviato oggi la lettera di dimissioni. Se scelgono la demagogia, “not in my name”.

Giunio Luzzatto (CARED Università di Genova)


La beffa per i docenti che valgono

di Andrea Ichino (pubblicato su Il Corriere della Sera 7-02-2013)

Profumo tradisce l’agenda Monti

Andrea Ichino

Una società aperta è una società in cui tutte le posizioni sono contendibili e non acquisite per sempre.Vuol dire aprire spazi a chi ha più voglia di fare o a chi ha idee nuove, senza corsie preferenziali o rendite di posizione, senza privilegi.” Così si legge nell’Agenda del Presidente Monti, ma il suo Ministro Profumo fa l’esatto contrario.

Mentre molti laureati, soprattutto giovani, si sono impegnati duramente per superare tutte le prove di accesso al Tirocinio Formativo Attivo (TFA) che costituisce il nuovo canale a numero programmato per selezionare chi merita l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie, il Ministro Profumo, con un decreto che modifica il precedente DM 249/2010, ha stabilito che saranno attivati fino all’anno accademico 2014-2015 anche “percorsi formativi abilitanti speciali” (TFA speciali), che aprono l’accesso indiscriminato a tutte le scuole di ogni ordine e grado per decine di migliaia di persone non abilitate. Queste non dovranno sottoporsi a nessuna preselezione e selezione in ingresso,  dovendo solo dimostrare il “merito” costituito da un’anzianità di servizio di almeno tre anni, conseguita mediante contratti a tempo determinato in scuole statali,  paritarie o nei centri di formazione professionale tra il 1999 e il 2012.

Non è credibile un Paese che ad ogni regola contrappone la sua deroga

NO RulesNon importa che cosa abbiano fatto in questi tre anni di supplenze, se abbiano insegnato bene o male, se conoscano la loro materia, se abbiano passione per l’insegnamento o se lo abbiano scelto per puro ripiego. Conta solo il fatto che si siano adattati ad attendere la sanatoria sempre garantita in un Paese in cui ad ogni regola corrisponde ineludibilmente la sua deroga.

Quel che è paradossale, in questo nuovo decreto, è che  l’anzianità di servizio era già stata ampiamente riconosciuta e valorizzata dal precedente con cui erano stati istituiti i TFA ordinari. E infatti, molti docenti non abilitati con anzianità di servizio hanno svolto, nello scorso autunno, le prove del TFA ordinario e le hanno superate. Quindi anche loro, come i giovani che hanno potuto solo tentare la strada ordinaria, sono oggi beffati da chi è stato bocciato in autunno o ha  accuratamente evitato il rischio di una bocciatura. Né va dimenticato che questi stessi “anziani” hanno avuto molte altre occasioni, dal 1999 in poi, per abilitarsi o per entrare nelle Ssis (Scuole di Specializzazione all’Insegnamento Secondario). Ma o non  hanno superato le prove o non  hanno colto tali opportunità, preferendo attendere la “corsia preferenziale” che valorizzava il loro mero invecchiamento anagrafico.

Ancora una volta a subire il danno saranno nella scuola gli studenti poveri

Chi subisce il danno?Ieri la Commissione cultura della Camera dei deputati ha dato parere favorevole al Decreto del Ministro Profumo e quindi la scuola italiana sarà invasa da questi docenti non selezionati che bloccheranno gli ingressi per molti anni a venire, invecchiando ulteriormente una classe docente che nel panorama internazionale vanta il primato dell’anzianità. Ci sono forse tra loro anche dei buoni insegnanti, ma la scelta ministeriale di non fare selezione tra di essi lascia pensare che molti di loro non abbiano la preparazione sufficiente per insegnare alle giovani generazioni.  È forse questo il modo per creare quel capitale umano di cui il Paese ha bisogno per tornare a crescere? E il danno maggiore lo subiranno gli studenti poveri: i ricchi un’alternativa fatta in casa, per supplire ai docenti incapaci, la troveranno sempre.

Non ci sarà crescita se il Paese continuerà a deprimere il merito

Non ci sarà crescita Perché in Italia il diritto acquisito per anzianità deve sempre prevalere sulle capacità?  Questo é il quesito fondamentale che dobbiamo porci: se non ci decidiamo a rispondere in modo diverso dal solito, il Paese non potrà tornare a crescere. Le persone contano più delle architetture istituzionali e per questo è cruciale sceglierle bene. È sbagliato rottamare gli anziani solo perché anziani, ma altrettanto sbagliato è pensare che l’anzianità debba da sola dare diritti di precedenza. Il Paese ha bisogno di premiare la qualità, non l’anzianità di servizio. Ha bisogno di competizioni aperte a tutti, vecchi e giovani, non di tutelare chi ha l’unico merito di aver messo un piede tra lo stipite e la porta, aspettando di poter passare in qualche modo.

Dai candidati alle elezioni, e soprattutto dal professor Monti, vorremmo essere esplicitamente rassicurati sul fatto che, in futuro, non vedremo più decreti come quello del ministro Profumo.

Andrea Ichino (Università di Bologna)