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MINISTRO CARROZZA, 1 RISPOSTA E’ MEGLIO DI 10 DOMANDE!

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Il ministro Carrozza ha dichiarato di volersi mettere in ascolto e attivare “la più grande domanda sulla scuola italiana contemporanea” articolata in 10 temi. Ci permettiamo di dire che la scuola da tempo ha bisogno di risposte non di domande. Alcune sono indilazionabili come l’istruzione professionale. Una risposta a questo problema sarebbe meglio di 10 domande. All’interno la proposta della’ADI.

Un suggerimento: affronti una priorità, l’istruzione professionale

[stextbox id=”grey” image=”null”]MINISTRO CARROZZA[/stextbox]

 

Dopo l’annuncio dell’11 dicembre del Presidente Letta di una Costituente per la scuola da concludere entro giugno con tre obiettivi 1) anticipo del diploma, 2) formazione, reclutamento, carriera insegnanti, 3) scuola dell’infanzia per tutti; il 5 gennaio il Ministro Carrozza, in un intervista a Repubblica, ha annunciato che la Costituente sarà “la più grande domanda, e mi auguro la più grande risposta, sulla scuola italiana contemporanea. Vogliamo aprire un dibattito in tutto il paese su questo bene primario che è la scuola. Cosa ne pensano, e come la vorrebbero, presidi, insegnanti, studenti, genitori, partiti, fondazioni, associazioni. Domande semplici su dieci temi.

Onorevole Ministro, ha mai pensato che gli italiani più che delle domande vorrebbero delle risposte?

Non ci sottoponga 10 temi, perché poi cosa fa, sfoglia la margherita per scegliere la risposta?
Ci accontentiamo che affronti un solo tema, ma lo risolva. In questo ha ragione il Segretario del suo partito: è ora di fare! Anche se sulla scuola, pure Matteo Renzi pare essersi invaghito della “grande campagna di ascolto”.

Ministro, non ha molto tempo, faccia una cosa seria, scelga un tema e lo svolga. Noi gliene proponiamo uno: l’istruzione professionale. 

L’istruzione professionale statale è il buco nero dove drammaticamente si perdono decine di migliaia di giovani, quelli che non sopportano più la scuola tradizionale, che vorrebbero fare e non stare seduti per ore sui banchi, che vorrebbero imparar facendo e non ascoltar tacendo. Affrontare l’istruzione professionale vuole anche dire cercare di colmare quel funesto fossato tra formazione scolastica e richieste del mondo del lavoro, che ha ripercussioni gravi non solo per le imprese ma soprattutto per l’occupazione giovanile, come ha denunciato anche recentemente il Rapporto Mckinsey.

Gli istituti professionali statali mostri bifronteGli istituti professionali statali, sono oggi  mostri bifronte, mezzo tecnici, mezzo formazione professionale, per le picconate del ministro Fioroni (altro che cacciavite) e per il colpo di grazia inferto dal ministro Gelmini.

E’ una condizione che non può protrarsi, bisogna risolvere questa ambiguità.

Si scelga. Gli attuali Istituti professionali diventino in parte istituti tecnici e in parte istituti professionali veri, ossia che impartiscano la sola formazione professionale regionale con qualifiche triennali e diplomi quadriennali, innovandola e introducendo una vera alternanza scuola/lavoro. Ciò significa che l’attuale modello B deve diventare l’unico possibile.

Poiché la decentralizzazione del personale è ancora lontana, si cominci a dare, almeno ad alcuni istituti uno statuto speciale che si accompagni ad una normativa e un contratto specifico per gli insegnanti statali, che li liberi dalle pastoie e dai vincoli delle attuali normative sugli organici, sul reclutamento, sull’orario di servizio e sulla mobilità.

Si diano organici stabili, con mobilità solo dopo 5 anni, un orario di servizio onnicomprensivo di 30 ore settimanali, buone retribuzioni, possibilità per i singoli istituti di scegliere esperti. Una grande operazione democratica che garantisca ai ragazzi, che hanno sempre avuto meno, una scuola con una marcia in più!

E come i nuovi licei quadriennali danno accesso al’Università, il diploma professionale quadriennale dia accesso agli ITIS, così da poter completare un percorso qualificato e organico.

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