Brevi News

MARIA CHIARA CARROZZA NUOVO MINISTRO DELL’ISTRUZIONE

di

La pisana Maria Chiara Carrozza è il nuovo ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca. Eletta alla Camera nelle liste del PD, è stata Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa fino al febbraio scorso. Nell’augurarle buon lavoro, l’ADi commenta una sua intervista del gennaio scorso e le fa pressante richiesta di bloccare il TFA speciale.

Sarà aria nuova?

Il nuovo ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza

La pisana Maria Chiara Carrozza sarà il nuovo ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca.

Eletta alla Camera nelle liste del PD, è stata Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa fino al febbraio scorso, la stessa Scuola pisana da cui proviene il nuovo presidente del Consiglio, Enrico Letta, che lì si è perfezionato in Scienze Politiche nel 1999.

Il suo profilo umano e professionale

Affidiamo alle stesse parole di Maria Chiara Carrozza la descrizione del suo profilo, tratta da un’intervista rilasciata a PISA TODAY nel gennaio scorso quando si presentava capolista alla Camera per il PD in Toscana:

Sono nata a Pisa 47 anni fa e sono madre di due figli. Mi sono laureata in fisica con una tesi sperimentale di Fisica delle Particelle Elementari svolta al CERN di Ginevra. Dopo la laurea ho iniziato un dottorato di ricerca in ingegneria alla Scuola Superiore Sant’Anna. Sono ormai vent’anni che lavoro nel settore della ingegneria biomedica ed in particolare della biorobotica. La mia specializzazione è la neuro-robotica che studia il ponte fra neuroscienze e robotica con grandi obiettivi come il recupero funzionale e il ripristino delle capacità motorie in pazienti affetti da disabilità originate da patologie o da traumi.
Alla Scuola ho avuto responsabilità di gestione dei programmi di ricerca su delega del Direttore nel 2005 e poi sono stata eletta Direttore, equivalente a Rettore, nel 2007. Il mio lavoro nel campo della biorobotica mi ha portato a lavorare e studiare in tutto il mondo, ho collaborato, tenuto lezioni e gestito programmi in tante università e centri di ricerca e questa è stata l’esperienza più bella della mia vita: ho visitato e frequentato il MIT e Stanford negli Stati Uniti, centri di ricerca Coreani, come il KIST e il KAIST, e università giapponesi di primo piano a Tokyo. Recentemente ho frequentato molto la Cina, Pechino, Shanghai, Chongqing e sono diventata honorary professor in una università cinese a Hanghzou, dove ho seguito studenti e esperimenti di ricerca. Ho dato vita a laboratori e progetti di ricerca in collaborazione con grandi e piccole imprese, affrontando il tema dell’innovazione e della ricerca industriale. Ho anche alcuni brevetti nati dalla ricerca e ho partecipato alla nascita di spin-off e start-up interessandomi direttamente del problema della valorizzazione delle ricerche”.

Le sue idee sulla scuola

Le sue idee le ha affidate ad una lunga intervista all’Huffington Post il 21 febbraio 2013.

Quell’intervista fatta dal professor Stefano Semplici, risulta a doppia firma con Francesca Puglisi,  candidata PD per il Senato e responsabile nazionale scuola del Partito.

Le prime tre domande dell’intervista riguardano l’università, le ultime due la scuola.

C’è un cambio di passo e di stile tra le prime tre e le ultime due. E noi vogliamo sperare che le risposte sulla scuola siano solo di Francesca Puglisi, che come responsabile nazionale non ha fatto certo un buon servizio nè alla scuola nè al Partito Democratico.

Nessuno dei nodi veri sono toccati, solo vecchi slogan:

  1. maggiori investimenti 
  2. scuola primaria: tempo pieno e ripristino dei moduli con  compresenze;
  3. scuola media: più tempo a scuola;
  4. scuola secondaria di 2° grado: un primo biennio unitario, così che la scelta a quale scuola iscriversi non sia fatta in 3° media, troppo presto, ma maturi dopo i primi due anni della secondaria”,
  5. insegnanti: non si facciano concorsi, finchè non sono esaurite le graduatorie ad esaurimento
  6. e…. non poteva mancare l’organico funzionale.

Ora, che gli investimenti nell’istruzione vadano aumentati  è non solo sentire comune, ma urgente necessità. E’ altrettanto vero, però, che occorre avere estrema oculatezza nella scelta di come e dove investire maggiori risorse, sulla cui entità è bene non farsi troppe illusioni.

Ci sia consentito di fare da subito alcune osservazioni sulle proposte avanzate.

Osservazioni su: aumento del tempo scuola, ripristino delle compresenze nella primaria, organico funzionale

Considerato che nell’intervista si cita abbondantemente l’OCSE ed Education at a Glance, leggiamoli bene quei dati.

Esaminiamo il costo per allievo

Secondo gli indicatori OCSE, in Italia il “costo” (salary cost) per allievo nella scuola primaria è superiore alla media OCSE, maggiore rispetto a Finlandia, Corea, Giappone, Inghilterra e Francia, per citare i Paesi più noti.

Gli elementi che l’OCSE prende in considerazione per costruire il “costo” per studente sono quattro:

  1. retribuzione degli insegnanti (stimata al 15° anno di servizio, convertita in dollari USA,USD, tenuto conto del PPP, Purchasing Power Parity, ossia Parità di Potere d’Acquisto)
  2. ore di lezione degli allievi (considerate annualmente)
  3. orario di insegnamento degli insegnanti (considerato in ore annue)
  4. dimensione delle classi (numero medio di alunni per classe)

Se guardiamo all’ Italia, dei 4 elementi considerati il solo che abbassa il costo per studente rispetto alla media OCSE è la retribuzione degli insegnanti, mentre sia il numero di allievi per classe, sia il tempo scuola degli alunni, sia l’orario complessivo degli insegnanti  (voce particolarmente di peso nella secondaria) contribuiscono ad alzarlo.

Ed ora la distribuzione della spesa

Un altro dato interessante è la suddivisione percentuale del totale della spesa in spesa corrente e spesa capitale e la divisione della spesa corrente in spesa per il personale e altre spese.

Facciamo il paragone fra noi e la Finlandia, il Paese europeo, cioè, che ha le migliori performance in PISA:

ISTRUZIONE PRIMARIA ISTRUZIONE SECONDARIA
Paese Spesa corrente Spesa capitale Spesa corrente Spesa capitale
ITALIA 95,3
di cui 80.6 (personale)
4,7 96,6
di cui 83,5 (personale)
3,4
FINLANDIA 93,1
di cui  65,7 (personale)
6,9 92,3
di cui  63,9 (personale)
7,7

Quindi attenzione a lanciare messaggi che oggi suonano solo demagogici

Per gli insegnanti la vera emergenza sono gli stipendi, ma per aumentarli bisogna da un lato smettere di invocare aumenti di personale, e dall’altro avviarsi verso un orario di servizio onnicomprensivo e ben retribuito.

Un’osservazione sul biennio unitario della secondaria di 2° grado

Per quanto tempo ancora, onorevole Ministro, dovremo sentire  questo mantra, mentre si registra nel primo biennio scolastico una dispersione feroce, si rileva il più alto numero di NEET in Europa, e un grave mismatch fra  richieste del mercato del lavoro e competenze acquisite nel percorso dell’istruzione?

Perché continuare a disprezzare la cultura del lavoro e considerare gli adolescenti dei bambini inconsapevoli?

Davvero basta.

Si metta piuttosto mano seriamente all’istruzione tecnica e professionale, si aboliscano gli istituti professionali statali quinquennali distrutti dalla legge 40/2007, si potenzi la formazione professionale regionale e si avvii seriamente l’apprendistato, si dia attuazione ad decreto sull’alternanza scuola-lavoro, senza confonderlo con gli stage, in cui svolgere anche l’obbligo di istruzione.

Abbiamo in Italia degli esempi virtuosi, basta guardare a Trento e Bolzano, non c’è bisogno di varcare le Alpi.

Contestualmente si avvii una profonda ristrutturazione degli istituti tecnici, aumentando moltissimo la parte laboratoriale e il  curricolo di alternanza studio lavoro. Ad un cospicuo aumento di orario annuo, così finalizzato, potrebbe corrispondere un percorso finalmente quadriennale, che faccia concludere la scolarizzazione alla maggior età.

E si garantisca ai migliori diplomarti dei tecnici, dell’IeFP e dell’apprendistato l’accesso privilegiato agli ITS, che dovrebbero diventare reali Centri di Scienze Applicate.

Infine sul reclutamento degli insegnanti: MINISTRO BLOCCHI IL TFA SPECIALE!

E’ un provvedimento di cui vergognarsi.

800 Docenti docenti universitari, suoi colleghi, hanno sottoscritto un appello sul sito dell’ADi per fermarlo. L’appello è stato scritto da una sua collega dell’università di PISA.

Sarebbe davvero un segnale di cambiamento sufficiente a qualificare tutto il suo ministero. Blocchi questa ennesima sanatoria, garantisca il merito e l’accesso all’insegnamento a una nuova generazione di docenti.

Onorevole Ministro, se vuole davvero migliorare la scuola la liberi dalla demagogia e dalla burocrazia. Noi ci auguriamo che lei sappia fare l’una e l’alra cosa mettendo nel cassetto perseveranti populismi e “arieggiando”  il  Palazzo di Viale Trastevere.

Buon lavoro, onorevole Ministro!