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LA SOSPENSIONE DEL TFA SPECIALE SIA DEFINITIVA E SI CHIUDA PER SEMPRE L’ERA DELLE SANATORIE

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Il 6/12/12 il Consiglio di Stato ha sospeso l’avvio del TFA speciale, un ulteriore percorso abilitante riservato,che pregiudicherebbe merito e programmazione, una sanatoria-beffa per tutti coloro che hanno superato la preselezione e la selezione del TFA ordinario. Ora 500 partecipanti al TFA ordinario hanno scritto una lettera, riportata all’interno,che motiva la loro forte richiesta perché tale sospensione sia definitiva.

TFAspeciale

L’ADi si batte da sempre per un reclutamento rigoroso e selettivo, contro la pratica delle deroghe e delle sanatorie.
Abbiamo ripetutamente espresso la nostra ferma opposizione al TFA speciale, un nuovo insostenibile percorso riservato, che pregiudica merito e programmazione.
Come noi si è battuto strenuamente un intellettuale da sempre impegnato sul fronte della formazione e del reclutamento degli insegnanti, Giunio Luzzato.
Per tutto questo diamo oggi  volentieri ospitalità al documento di 500 partecipanti al TFA ordinario, che vedono vanificati i propri sforzi e il proprio impegno se saranno aperte le porte al TFA speciale.
Il loro auspicio è che la recente sospensione decretata dal Consiglio di Stato diventi decisione definitiva. Questa è anche la nostra richiesta e di tutti coloro che credono nel merito, in regole certe e in un insegnamento qualificato.

Il documento di 500 corsisti del TFA ordinario

Siamo un numeroso gruppo di docenti ammessi al Tirocinio Formativo Attivo Ordinario, ad oggi unico percorso previsto per ottenere l’abilitazione all’insegnamento nelle scuole secondarie.

Il 6 dicembre u.s. il Consiglio di Stato ha sospeso il parere sulla modifica del Decreto Ministeriale 249/10, che avrebbe dato l’avvio al TFA speciale, un ulteriore percorso abilitante riservato, caldeggiato da diverse organizzazioni sindacali e forze politiche. Il Consiglio di Stato ha decretato la sospensione per motivi di conflittualità tra la copertura dei posti annuali disponibili con docenti in esubero e la grande mole di abilitati che  sarebbero prodotti dal TFA Speciale. Motivazioni giuste, ma di natura meramente tecnico-amministrativa e finanziaria, e queste non sono le sole  ragioni, noi crediamo, per sospendere tale procedura.

L’accesso al tirocinio abilitante riservato si basa unicamente su criteri di anzianità senza nessuna delle procedure selettive alle quali tutti noi che frequentiamo il TFA ordinario ci siamo sottoposti. Chi vuole il TFA riservato ha avuto la possibilità, esattamente come tutti noi, di partecipare alle selezioni per il TFA Ordinario e, a selezioni ultimate, avrebbe avuto riconosciuto il servizio prestato, come è stabilito dal regolamento.

Per tutto questo ci sembrano pretestuose e prive di fondamento molte delle istanze di chi pretende un canale abilitante riservato, colleghi che non hanno voluto sottoporsi alla selezione, o, nella maggioranza dei casi, non l’hanno superata.

Noi vogliamo semplicemente contestare l’utilizzo di due pesi e due misure nell’accesso all’abilitazione per la professione docente.

Due pesi e due misure che non esistono per nessun’altra categoria professionale.

Noi vogliamo affermare il valore del merito e il merito non ammette sconti, non  ammette deroghe e tanto meno sanatorie.

I sostenitori del percorso “Speciale” continuano a ripetere che le selezioni del TFA ordinario sono state gestite male e non sono state in linea con ciò che si insegna fattivamente a scuola. Può darsi: le selezioni sono sempre suscettibili di miglioramenti nei criteri e nelle modalità.
Ma chi le ha superate è stato, bene o male, selezionato; così come avvenne ai tempi dei concorsi ordinari, o delle Ssis. Chi invece pretende il rilascio di un’abilitazione in base alla durata del servizio prestato non è mai stato né valutato né selezionato.
Va aggiunto che le generazioni di docenti che oggi pretendono un percorso riservato senza selezione, hanno già avuto in passato diverse possibilità di abilitarsi. Ce ne sono state per tutti i gusti e per diversi anni: concorsi ordinari, corsi-concorso riservati, SSIS.  Evidentemente chi oggi chiede un’ulteriore deroga non ne ha mai superato una.

I docenti con requisiti di accesso per il TFA Speciale chiedono rispetto per il servizio svolto. La parola “rispetto” abbonda nei loro interventi.

Ma quale rispetto verrebbe riservato dalle istituzioni a noi che frequentiamo il TFA Ordinario, vincitori di una selezione che ha coinvolto il MIUR e decine di università pubbliche e private, se si attivasse il TFA speciale?

Che rispetto del giudizio delle commissioni universitarie che hanno corretto i nostri elaborati?

Che rispetto delle complesse e costose procedure selettive a cui siamo stati sottoposti, quando si è subito pronti ad invalidarle mediante sanatorie?

Che rispetto per chi si abiliterà attraverso valutazioni e selezioni di merito e si vedrà preceduto nelle graduatorie da chi non è mai stato selezionato, ma ha il “merito” di avere qualche anno di servizio di più?

Che rispetto per i nuovi docenti in formazione se la qualità dei corsi in aula sarà inficiata dal mancato rispetto del numero programmato?

Che rispetto della qualità del servizio di istruzione e degli alunni, quando le competenze e il merito di chi è preposto alla loro formazione non hanno nessun peso?

Adesso siamo noi a chiedere rispetto da parte delle istituzioni e dell’intera opinione pubblica, perché in nessun Paese civile il vincitore di una pubblica selezione viene penalizzato rispetto a chi usufruisce di un percorso “riservato”; forse, semplicemente perché i percorsi“riservati” per l’abilitazione alle professioni non esistono in nessuna altra parte del globo.

Noi continueremo a porre lo spinoso problema della nostra discriminazione e di quella dei numerosi colleghi che ci hanno preceduto sottoponendosi a concorsi ordinari e Ssis.

Noi continueremo a muoverci nel rispetto del diritto di tutti al lavoro che sia, al contempo, conciliabile con l’accesso alla professione secondo criteri di merito e di selezione.

Siamo determinati e risoluti affinché la questione del reclutamento della classe docente, diventi una volta per tutte una questione generale dell’opinione pubblica e non più settoriale di un pezzo di categoria, perché l’istruzione è di tutti  e di tutti è il diritto ad un’educazione di qualità, che passa innanzitutto attraverso la qualità degli insegnanti.

 Continueremo a batterci perché la scuola non sia più merce di scambio e rimanga fuori dalle diatribe politico-sindacali: per il rispetto che si deve alla professione docente, alle nuove generazioni, alle loro famiglie, al Paese intero.