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ISTRUZIONE PROFESSIONALE IN CAMMINO

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Un seminario gestito dal MIUR ha analizzato la situazione degli Ist. Professionali: l’articolazione delle filiere, l’utilizzo atipico delle classi di concorso, le linee guida per il 2° biennio e il 5° anno

Un seminario di approfondimento gestito dal MIUR

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Si è tenuto il 18 ottobre in Roma un seminario di approfondimento per la predisposizione delle Linee Guida dei 2° bienni e del 5° anno degli istituti professionali.

Al seminario coordinato dalla Direzione per la formazione e l’istruzione tecnica del MIUR, hanno partecipato rappresentanti degli Uffici Scolastici Regionali, degli Assessorati regionali, dirigenti scolatici, docenti, parti sociali e associazioni professionali e disciplinari. Per l’ADi era presente la presidente dell’associazione della Lombardia, Tiziana Pedrizzi.

Obiettivo specifico era analizzare l’opportunità di articolare ulteriormente a livello nazionale le 6 filiere determinate dalla riforma per gli istituti Professionali, o di lasciare queste diversificazioni agli strumenti della flessibilità locale.

Per  permettere tecnicamente quest’ultima soluzione, c’è stato l’impegno a rendere possibile l’utilizzo per le classi di concorso del principio dell’atipicità, che significa prevedere che ogni insegnamento possa essere impartito da più e diverse classi di concorso.

Si è inoltre affermato che tutto è pronto anche tecnicamente per consentire che questo avvenga anche in sede di organico di diritto.

Questa affermazione, apparentemente tecnica, è una questione politica di grande rilevanza, perché la famosa autonomia dei curriculi è inapplicabile finchè non si permette alle scuole di utilizzare abbastanza liberamente le classi di concorso. Un principio addirittura eversivo, che se passa in qualche angolino del corpaccione dell’istruzione può darsi che riesca ad avere la stessa capacità di diffusione che in questi anni hanno avuto, nello stesso corpaccione, i cambiamenti-gramigna.

La condizione per l’articolazione delle filiere sarebbe però quella di non andare in sovrapposizione con analoghe specializzazioni presenti nella Istruzione Tecnica o nella IFP di competenza regionale.

La finalità principale della flessibilità dovrebbe essere infatti, non quella di ricostruire la vecchia Istruzione Professionale, ma quella di integrare l’istruzione professionale con la formazione professionale regionale. Ma  ciò è, ancora una volta, di difficile comprensione da parte di chi sta dentro le scuole.

Definito questo quadro, sarà possibile  per gli esperti ministeriali definire i contenuti specifici del triennio, che dovrebbe però avere un 5° anno molto orientativo (ma verso dove non sembra molto chiaro).

La direttrice Nardiello ha sintetizzato per tutti il quadro della situazione:

  1. nell’a.s. 2010-2011 gli Istituti Professionali della maggior parte delle Regioni (esclusa Lombardia e Province di Trento e Bolzano) stanno erogando, in funzione surrogatoria, le qualifiche dei percorsi triennali e quadriennali di competenza regionale.
  2. Sono in fase di definizione con le Regioni le Linee Guida secondo le quali ciò potrà avvenire a partire dal prossimo anno.Nel frattempo dovrà uscire un DPR che definitivamente ratificherà l’Accordo Stato-Regioni dell’aprile 2010 che ha dato il via al sistema di Istruzione e Formazione Professionale nazionale e che è già stato recepito dal Decreto Interministeriale 15 giugno 2010.
  3. Alle Regioni compete recepire entro l’anno 2010-2011 con atti legislativi appositi i contenuti di tutta questa normativa nazionale, decidendo concretamente fra quali modelli scegliere, se quello dell’integrazione (continuerà l’Emilia Romagna su questa strada? Ma l’ha mai veramente percorsa? O si tratta di un apriori ideologico? Con quali effetti sulla “dispersione”?) o quello lombardo della sussidiarietà (istituti statali ed enti regionali erogano i corsi per qualifiche triennali e diplomi quadriennali secondo regole per una certa parte regionali).
  4. Nel frattempo nella CM 85 del  13.10.2010 sugli Esami di Stato è prevista e normata la possibilità di sostenere l’esame di stato da parte  degli alunni in possesso del diploma professionale di tecnico. Ricordiamo che questa era una delle possibilità di proseguimento previste dall’Accordo, insieme con la più naturale continuazione negli IFTS. Questo passo dà un segnale positivo sulla progressiva, anche se molto faticosa, creazione di una effettiva seconda gamba della IFP.

Non sono mancate considerazioni preoccupate sulla difficoltà di far comprendere alle scuole che la scelta di una progettazione, certificazione ed (ancora più difficile) valutazione per competenze non è una scelta bizzarra, ma deriva dalla necessità soprattutto per i vocational studies (percorsi professionali) di attenersi alle regole europee dellEuropean Qualification Framework (Quadro Europeo di riferimento per i titoli di studio),  se si vuole che i nostri titoli circolino liberamente all’interno dell’Unione. In realtà questo è per il nostro Paese il Traforo del Gottardo dal quale può penetrare una qualche forma di innovazione.

Ma come però evitare doppioni e concorrenzialità inutile e dannosa fra Istruzione Professionale, Istruzione Tecnica ed IFP di competenza regionale? Il pallino -parole della direttrice Nardiello- è nelle mani delle Regioni e del loro piano annuale.

Che Dio ce la mandi buona!

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