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In pole position la certificazione delle competenze di fine obbligo

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In pole position la certificazione delle competenze di fine obbligo
Tiziana Pedrizzi commenta il varo del nuovo modello certificativo di fine obbligo, registrando con soddisfazione che anche in Italia ci si è finalmente avviati sulla strada della certificazione delle competenze insieme alla valutazione standardizzata esterna degli apprendimenti.

di Tiziana Pedrizzi

 

br9_certobbligo2Approvato il nuovo modello certificativo

La recente approvazione da parte della Conferenza Unificata Stato Regioni  dello schema di decreto relativo alla certificazione delle competenze a fine obbligo dovrebbe riportare la questione all’attenzione delle scuole superiori fin dal prossimo mese di gennaio.

Il Regolamento sulla valutazione

Insieme ad essa si tornerà a parlare dell’art. 8 del Regolamento sulla Valutazione che ha rimesso all’ordine del giorno la certificazione al termine della scuola secondaria di 1° grado e anche al termine della scuola primaria.

Nella scorcio di tempo che ci porterà a giugno verranno finalmente forniti a livello centrale questi due modelli di certificazione, in modo da unificare il linguaggio su tutto il territorio nazionale e dare un minimo di credibilità a questo documento.

Si apre anche in Italia la stagione delle certificazioni e delle valutazioni standardizzate esterne

 

Letizia MorattiNonostante l’intervento dell’ineffabile Giorgio Israel (Il Giornale 15.11.2009), il Ministro Gelmini  non ha proceduto alla “abrogazione secca delle disposizioni legislative sulla certificazione delle competenze”, come da lui auspicato.

Si sarebbe trattato infatti di abrogare non solo indirizzi europei, ma soprattutto disposizioni legislative del precedente governo di centrodestra. E’ infatti la L. 53/2003 del Ministro Moratti che, all’art. 3, fornisce le basi  sia della certificazione delle competenze sia della valutazione standardizzata esterna degli apprendimenti.

Un articolo largamente sottovalutato che ora, a distanza di anni, sta generando, si spera, alcuni benefici effetti.

Trasformare la “retorica delle competenze” in apprendimenti formativi autentici

retorica delle competenzeE’ vero che eccessi di fumosità pedagogistica ci sono in questa nuova retorica delle competenze, ma ciò avviene ormai per ogni cosa nella scuola italiana poichè la cultura “alta” universitaria pare capace di produrre solo dei residuati bellici e non ha nemmeno l’umiltà di riportare e interpretare quanto in altri Paesi si produce di concreto.

Salvo meritorie eccezioni, non è vero che la nostra scuola lavori già naturaliter indirizzando a “fini formativi”, non meramente scolastici, le conoscenze che cerca di impartire (che è questo il problema delle competenze). E’ anzi questo il nodo irrisolto che ha portato alla ribalta il tema delle competenze.

Dunque competenze e relativa certificazione sembrano una delle possibili vie per rendere gli apprendimenti scolastici utili per la formazione dei soggetti e di più chiara lettura.

I documenti di riferimento del modello certificativo


documenti di riferimento del modello certificativo

Di questo modello di certificazione, che ha avuto il parere positivo della Conferenza Unificata, il punto di riferimento è necessariamente il documento degli Assi Culturali del Ministero Fioroni.

E’ da ricordarsi peraltro che questo documento  si è riferito dal punto di vista della struttura al trinomio di conoscenze abilità e competenze del Quadro Europeo delle Qualificazioni e dal punto di vista dei contenuti ad un cocktail fra framework internazionali, aree disciplinari specifiche, indagini  come PISA e  standard minimi varati per l’istruzione e la formazione professionale.

Le caratteristiche del modello approvato

br9_certobbligo2_cIl modello approvato tende a una essenzializzazione di quanto previsto dal documento Fioroni, anche per rendere il documento di certificazione fruibile. Contemporaneamente viene data l’indicazione di certificare per ogni competenza il  livello raggiunto (contenendo in tre il numero dei livelli)  e di non certificare il livello negativo.

Se infatti la certificazione serve a rendere più trasparenti gli esiti, sarebbe una perdita di tempo produrre documenti privi dei necessari livelli di diversificazione fra gli studenti.

Inoltre dovrebbe ormai essere chiaro che un conto è valutare nel complesso i risultati di uno studente e decidere sulla base di questo le promozioni e i voti, poiché in questa sede è giusto tenere in conto tutto, dai livelli di partenza all’impegno ecc., pur senza trascurare i livelli di arrivo. Altro conto è invece dichiarare che cosa lo studente sa effettivamente e sa fare nei vari campi, nei quali si possono anche registrare differenze di livello e lacune dovute fra l’altro alle differenze fra i soggetti.

Un’impostazione di questo genere dello strumento di certificazione dell’obbligo avrà probabilmente una grossa influenza anche sulla definizione del  format che le scuole dovranno compilare al termine della scuola primaria e della scuola secondaria di 1° grado.