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FRANCIA: RIPETENZE. LA SCELTA POLITICA DI MACRON VS HOLLANDE

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In Francia il tema della ripetenza scolastica è da tempo al centro di discussioni e pareri divergenti – a cura di Tiziana Pedrizzi

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In Francia il tema della ripetenza scolastica è da tempo al centro di discussioni e pareri divergenti, anche perché si tratta di uno dei Paesi OCSE con la più alta percentuale del fenomeno: il 28,4 % dei 15enni secondo PISA 2012 aveva ripetuto, contro il 12,4 % della media OCSE.

La Ministra dell’Educazione sotto la presidenza di Hollande, N. Vallaud Belkacem, aveva cercato di metterla al bando. La legge di riforma del 2013 (“Loi pour la refondation de l’École de la République”) aveva disposto che le ripetenze fossero “eccezionali”. Alla fine del 2015-16 erano diminuite dell’1%. Il processo era stato ostacolato dalle obiezioni di alcuni sindacati sul fatto che il Codice dell’Educazione prevede la competenza dei docenti nel merito

Ora, la ripetenza è stata rivalutata dal Ministro dell’Educazione di Macron, Jean Michel Blanquer, che l’ha di nuovo ufficialmente autorizzata.

In realtà in Francia, come in Italia, è proprio fra gli insegnanti che la bocciatura è popolare. Non solo, sondaggi recenti dimostrano che anche fra genitori ed allievi si crede alla sua efficacia.

Hugues Draelants, ricercatore del Girsef –Groupe Interdisciplinaire de Recherche sur la Socialisation, l’Education et la Formation  dell’Università Cattolica di Lovanio (Belgio francofono)- in una Nota pubblicata all’inizio del 2018, vede nella ripetenza ben quattro funzioni:

  1. gestione dell’eterogeneità e selezione all’interno della scuola,
  2. posizionamento strategico e simbolico in relazione alle scuole vicine,
  3. regolazione dell’ordine,
  4. mantenimento dell’autonomia professionale degli insegnanti di fronte alla minaccia del New Public Management (che è il modo con cui fuori di Italia si chiama la gestione manageriale delle scuole).

E, passando in rivista le ricerche più recenti, lo stesso Draelants è arrivato alla conclusione che in proposito non è stata ancora detta l’ultima parola. Esse dimostrano infatti che non sempre la ripetenza è inefficace dal punto di vista dei risultati scolastici, soprattutto a breve termine e se è accompagnata da “rimedi” estivi, mentre nel lungo periodo i benefici si dissipano. Inoltre, fra i ripetenti, la possibilità di abbandono sembra essere maggiore ed in prospettiva la sua presenza nella storia di un giovane può essere considerata come indicatore di bassa performance da parte delle imprese.

In conclusione il ricercatore del Girsef, Hugues Draelants, sostiene che la scelta fra ripetenza e passaggio automatico non ha una base scientifica sicura, ma è un’opzione eminentemente politica, una scelta valoriale fra scuola selettiva e scuola inclusiva.

Esiste peraltro un problema non indifferente di costi. Nel 2015 una ricerca dell’IPP, Institut des Politiques Publiques, ha quantificato i costi delle ripetenze in Francia.

Applicando agli anni che vengono ripetuti il ​​costo per alunno, considerato nella classe e nella filiera di appartenenza (istruzione professionale o meno), si ottiene un costo delle ripetenze nella scuola primaria e secondaria di 1° grado di circa 1 miliardo di euro (di cui circa 500 milioni per le ripetenze nella scuola primaria e 600 milioni per le ripetenze nella secondaria di 1° grado). Il costo delle ripetenze nella scuola secondaria di 2° grado è stimato in circa 900 milioni di euro. Quindi, il costo complessivo delle ripetenze è di circa 2 miliardi di euro all’anno rispetto a un budget dell’istruzione nazionale di circa 65 miliardi. Tuttavia, va notato che questo costo non è interamente a carico del sistema nazionale e del bilancio dello Stato, ma anche delle autorità locali. Inoltre, nel funzionamento del sistema scolastico esistono costi fissi che una soppressione delle ripetenze non consentirebbe di ridurre in proporzione. Infine, la cifra di 2 miliardi rappresenta il limite massimo del risparmio nel lungo termine, non nell’immediato. Pur con queste precisazioni il costo permane elevato.

La situazione in Italia

Nel nostro Paese il decreto legislativo n. 62/17, applicativo della L.107/15, nella bozza fatta circolare nel settembre 2016, voleva cambiare parecchio sulle ripetenze: renderle impossibili nella primaria e molto difficili nella secondaria di 1° grado. Nella stesura finale, però, le cose sono rimaste più o meno come prima, così come il passaggio dei voti da 10 numeri a 5 lettere. Mancanza di coraggio politico!

La situazione in altri Paesi

brevePedrizzi-2Secondo i risultati di PISA 2012, il 12 % di Studenti di 15 anni in tutti i Paesi dell’OCSE ha riferito di avere ripetuto una classe almeno una volta durante la scuola dell’obbligo:

  • il 7% degli studenti ha ripetuto una classe almeno una volta nella scuola primaria,
  • il 6% degli studenti ha ripetuto una classe almeno una volta nella scuola secondaria inferiore,
  • e il 2% degli studenti ha già ripetuto una classe nella scuola secondaria di 2° grado, anche se a 15 anni hanno appena iniziato la secondaria di 2° grado.

In Giappone, Malesia e Norvegia, nessuno studente di 15 anni ha riferito di aver ripetuto una classe; e in 24 Paesi meno del 5% degli studenti ha riferito di aver ripetuto una classe.
In PISA 2012 i Paesi europei con il maggior tasso di ripetenze sono Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna; mentre quelli con un tasso di ripetenze inferiore al 5% sono Finlandia, Svezia, Estonia, Islanda, Danimarca, Polonia, Repubblica ceca, Slovenia.

Molti Paesi hanno ridotto il tasso di ripetenza fra il 2003 e il 2012, introducendo interventi compensativi.

In Germania, ad esempio, il ministero dell’istruzione della Renania del Nord-Westfalia ha avviato una sperimentazione fin dal 2008 per ridurre le ripetenze nelle scuole secondarie, mettendo in atto misure e interventi personalizzati di sostegno.

La tendenza alla diminuzione delle ripetenze è avvenut

a sostanzialmente per due ordini di ragioni che hanno viaggiato in parallelo.

  • Il primo sono i risultati della ricerca internazionale che aveva cominciato a metterne in dubbio l’efficacia dal punto di vista del miglioramento degli apprendimenti fin dagli anni 70. Sono venuti poi i risultati di PISA che hanno mostrato- per esempio nel nostro Paese- che i quindicenni con il più basso livello nelle competenze indagate sono proprio i ripetenti.
  • Il secondo è di ordine economico: le ripetenze costano al sistema e se non servono a migliorare a cosa servono?