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Dagli USA un invito ad iniziare la scuola più tardi al mattino

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Silvia Faggioli riprende la questione dell’influenza negativa della carenza di sonno sull’apprendimento, ampiamente posta su questo sito da Paul Kelley. Ora sull’argomento interviene autorevolmente il ministro dell’istruzione USA, Arne Duncan, esercitando una forte pressione sui distretti perché rivedano gli orari scolastici, posticipando l’inizio delle lezioni.

Il sonno, come la fame, provoca danni all’apprendimento

a cura di Silvia Faggioli

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[stextbox id=”info” mright=”150″ image=”null”]Due anni fa al seminario ADi…[/stextbox]

Due anni fa, nel corso del seminario internazionale dell’ADi 2012 O la scuola o la vita,  Paul Kelley ci parlò a lungo dei ritmi circadiani, dei loro cambiamenti durante l’adolescenza, del bisogno dei teenager di dormire di più al mattino e quindi dell’esigenza di cominciare le lezioni più tardi. Ed aveva insistito sui danni provocati da un’insufficienza di sonno, non solo per l’apprendimento. Concludeva invitando tutti a considerare i benefici di posticipare l’inizio delle lezioni.

[stextbox id=”info” mright=”150″ image=”null”]Ora in USA…….[/stextbox]

Ora leggiamo che qualche settimana fa addirittura il ministro dell’istruzione  del governo federale degli Stati Uniti, Arne Duncan, ha invitato i distretti scolastici a prendere in seria considerazione un inizio posticipato delle lezioni, ricordando i danni della carenza di sonno negli adolescenti rilevati dalla ricerca scientifica.

br_sonno2Arne Duncan, pur nel rispetto dell’autonomia dei distretti scolastici, cui spetta la decisione finale, ha sottolineato come la ricerca scientifica  abbia dimostrato che se gli studenti arrivano a scuola riposati ottengono migliori risultati. Ha quindi sollecitato tutti a prendere in considerazione la possibilità di posticipare l’inizio delle lezioni.

“Quali sono le ragioni che spiegano questo comportamento ? Il cervello dei teenagers funziona secondo una biologia diversa”, spiega Kyla Wahlstrom, direttore del centro di ricerca applicata per il miglioramento dell’Educazione dell’Università del Minnesota.

Negli ultimi 17 anni Wahlstrom ha studiato il ciclo del sonno, il cervello e l’apprendimento degli adolescenti. Ha concluso che le scuole che vogliono avere studenti svegli e attenti debbono per forza fare in modo che dispongano della giusta quantità di sonno.

Assenteismo, ritardi, depressione, obesità, anche le percentuali di drop out e persino il numero degli incidenti di macchina diminuiscono drasticamente dopo una buona notte di riposo .

Le scuole devono seriamente cominciare a prendere in considerazione questo fattore.

Uno studio svolto fra gli studenti delle scuole pubbliche della contea di Fairfax in Virginia,  ha dimostrato che dalla terza media all’ultimo anno delle superiori due terzi degli studenti dormono solo sette ore per notte o anche meno, mentre la maggior parte degli studi medici raccomandano una media di ore di sonno compresa fra le 8 ore e mezza e le 9 ore e mezza per notte. Questo ha spinto quel distretto scolastico, uno dei  più grandi di tutto il paese, a mettersi in contatto con il dipartimento di medicina che studia il sonno e a considerare l’ipotesi di fare cominciare le lezioni dopo le 8.

[stextbox id=”info” mright=”150″ image=”null”]Il movimento Start school later[/stextbox]

br_sonno3“I teenagers hanno un  orologio biologico differente”, dice Terra Ziporyn Snider, lo cofondatrice di “Start School Later” (“Cominciare la scuola più tardi”), un gruppo  sorto spontaneamente, che spinge le scuole ad adottare orari diversi per l’inizio delle lezioni.

“Non si deve iniziare la scuola in un certo orario se i ragazzi a quell’ora sono troppo stanchi per apprendere”

“In realtà noi stabiliamo orari che vanno  bene per gli adulti ma non per i ragazzi” ha detto Duncan.

[stextbox id=”info” mright=”150″ image=”null”] 50 anni fa furono evidenziati i danni all’apprendimento provocati dalla FAME ora quelli dal SONNO[/stextbox]

Joseph Buckhalt ha analizzato  lo schema del sonno di 250 ragazzi, contestualmente ai loro IQ test, ai risultati nei test standardizzati e al loro comportamento.

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L’esito di questi studi è stato che il sonno è importante per l’apprendimento tanto quanto l’esercizio fisico e l’alimentazione.

“Gli studenti che dormono poco hanno performance peggiori a scuola” ha rincarato la dose Joseph Buckhalt, professore emerito all’Auburn University College of Education.

“Tutti i dati raccolti sul sonno mostrano che i ragazzi e i bambini dormono meno di quanto dovrebbero”, dice Joseph Buckhalt, “se non si dorme non si riesce a pensare bene. Parte della mancanza di sonno è fisiologica quando i ragazzi attraversano la pubertà, ma le attività che svolgono dopo la scuola insieme alla pressione alla quale sono sottoposti per ottenere buoni voti, li costringono a restare svegli oltre quello che sarebbe prudente consentire. Se si aggiungono poi l’uso di caffeina, le interazioni non stop legate ai social network, sms e chat, la sfida a cui sono sottoposti questi ragazzi è davvero alta”.

Per gli studenti che vivono in famiglie svantaggiate gli effetti si aggravano ulteriormente.

“Cinquant’anni fa ci rendemmo conto che se i ragazzi soffrono la fame non possono andare bene a scuola. Ora ci rendiamo conto che i ragazzi con carenze di sonno hanno problemi di apprendimento” dice Buckhalt “è tempo di agire e trovare soluzioni”. Insiste Duncan “I teenagers sono molto più attenti in tarda mattinata di quanto non lo siano la mattina presto, nelle scuole dove le lezioni sono state posticipate ci sono stati immediati benefici. In alcuni distretti  nei quali sono stati rivisti gli orari i ragazzi hanno migliorato la frequenza, diminuendo l’assenteismo e non dormono più sui banchi!”

Molti distretti  però oppongono resistenza a questi cambiamenti, affermando che l’operazione è costosa e complessa.

Eppure alcuni distretti scolastici sono riusciti a posticipare le lezioni con pochi problemi.

“Non è  questione di costi, è paura del cambiamento e mancanza di immaginazione” dice Snider.

[stextbox id=”info” image=”null”]E in Italia?[/stextbox]

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In Italia questo dibattito è ancora molto arretrato. Se ne è parlato in relazione ai problemi del traffico e all’esigenza correlata di scaglionare i vari orari al mattino, ma  non  è stata ancora affrontata seriamente la questione dal punto di  vista biologico.

Eppure basterebbe fare un breve calcolo dei permessi che vengono rilasciati ogni mattina agli studenti ritardatari per rendersi conto dell’entità del problema e del bisogno di abbandonare radicate abitudini e conformismi.

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