Brevi News

13 accordi regionali per IeFP sussidiaria. L’Emilia Romagna insiste: fino a 15 anni tutti a scuola!

di

Tiziana Pedrizzi informa sugli sviluppi dell’intesa Stato-Regioni del 16/12/2010. Attualmente 13 regioni hanno fatto accordi con gli USR per la realizzazione dell’Istruzione e Formazione Professionale sussidiaria. L’Emilia Romagna insiste: tutti dentro alla scuola fino a 15 anni!

di Tiziana Pedrizzi

Istruzione e Formazione Professionale

Lo stato dell’IeFP nelle varie Regioni

Molto sgranate, con ancora Campania, Abruzzo, Molise, Basilicata e Sardegna in attesa, le Regioni stanno scegliendo le modalità con cui costruire il proprio sistema di Istruzione e Formazione Professionale (IeFP) all’interno degli Istituti Professionali Statali, mediante Intese fra USR e Assessorati regionali.

L’Accordo del 16 dicembre 2010 prevede infatti la possibilità per le Regioni di utilizzare anche gli Istituti Professionali statali (IP), pur restando fermo il loro diritto ad usare Enti propri (i CFP).

Le modalità come noto sono due, e precisamente:

1)     modalità A: prevede che i giovani frequentino i corsi quinquennali degli IPS con possibilità di acquisire anche la qualifica triennale IeFP attraverso forme di flessibilizzazione, inserimento o affiancamento di appositi moduli, senza però sovrapposizione di personale statale e regionale, come avveniva in passato;

2)      modalità B: prevede che i corsi  IeFP, abbiano una loro precisa ed autonoma configurazione definita da norme Regionali, e che questi possano essere svolti anche negli IPS non solo nei Centri di Formazione Professionale.

L’ipotesi B  al momento è stata scelta solo da Lombardia, Friuli, Veneto e Sicilia (quest’ultima ha adottato entrambi i modelli).

Tutti gli altri, a volte  con scarsa coerenza con le scelte precedenti e con la maggioranza politica di appartenenza (vedi il caso del Piemonte) si sono buttati sull’ipotesi A. Un’ipotesi che prevede che ragazzi con ridotta pulsione nei confronti della scuola debbano contemporaneamente frequentare corsi con ben due obiettivi formativi di cui uno generalista che dovrebbe portarli al diploma quinquennale e uno più professionalizzante attraverso cui acquisire la qualifica triennale. C’è da chiedersi a chi giova questa scelta. Non certo ai ragazzi. Tutti abbiamo infatti potuto vedere quanto siano problematiche e inefficaci le famose integrazioni, tanto sbandierate quanto poco realizzate. L’esito è stato infatti o l’espulsione di fatto di questo tipo di giovani dal percorso formativo o  la creazione nello stesso istituto di corsi di serie A e di corsi di serie B, in cui la scelta per il lavoro non assume dignità autonoma ma è un sottoprodotto.

21 Marzo 2011

Sono 13 le Regioni in cui è stato sottoscritto l’accordo per l’offerta sussidiaria di percorsi di Istruzione e Formazione Professionale

Istruzione e formazione professionale


REGIONI Tipologia A) Integrativa
(all’interno del quinquennio IPS)
Tipologia B) Complementare
(solo triennio, svincolato dal quinquennio IPS)
1 PUGLIA X
2 FRIULI (riserva di sperimentazione
dall’a.s. 2012-13)
X
3 VENETO (riserva di sperimentazione
dall’a.s. 2012-13)
X
4 LOMBARDIA (intesa 16.3.2009) X
5 LAZIO X
6 SICILIA X X
7 CALABRIA X
8 PIEMONTE X
9 LIGURIA X
10 UMBRIA X
11 TOSCANA X
12 EMILIA R. X
13 MARCHE X
14 ABRUZZO
15 MOLISE
16 CAMPANIA
17 BASILICATA
18 SARDEGNA

La scelta della Regione Emilia Romagna

 

Emilia RomagnaIn questo quadro poco confortante l’Emilia Romagna non ha fatto eccezione.

Nonostante i risultati non esaltanti della sua istruzione professionale attestati da PISA e la  notevole percentuale di abbandoni che si verificano proprio nei primi due anni della superiore proprio in questa fascia di studenti, la Regione prosegue nella logica di imporre a tutti un’istruzione generalista. Poco importa se tanti ragazzi vi si sottrarranno andando ad ingrossare le pattuglie dei “dispersi”, i NEET (Not in Education, Employment or Training, ovvero fuori dal circuito sia dell’istruzione sia del lavoro) di cui l’Italia vanta il primato europeo.

In Emilia Romagna gli studenti che al termine della scuola media vogliono seguire un percorso di istruzione e formazione professionale, dovranno obbligatoriamente iscriversi “ad un primo anno svolto in sussidiarietà presso gli Istituti Professionali”.Solo dopo il primo anno “scolastico” il percorso potrà diventare di vera e propria formazione professionale.

Ora si sa che è il primo l’anno più delicato e si sa anche che tutte le forme di integrazione/ flessibilizzazione auspicate nelle carte, ed ampiamente invocate anche in queste, hanno avuto finora scarsa e faticosa realizzazione.  Adesso sarà ancor peggio poiché  si innestano su un corso solo quinquennale e perciò necessariamente più generalista di prima.

E’ compatibile questa impostazione con il parere già espresso dalla Corte Costituzionale nei confronti della Regione Toscana che ha dichiarato non legittima una simile modalità di organizzazione?
E’ possibile che una Regione disconfermi una norma nazionale che prevede la possibilità di frequentare i due anni di obbligo presso Enti (Centri o Istituti) che appartengano al sistema regionale?

 

Il mito dell’unitarietà

mito unitarieta

Il mito dell’unitarietà all’insegna della istruzione pura continua, anche se con sempre minore convinzione. Non si vuol capire che le competenze di base in queste fasce di giovani (e non solo) potranno essere innalzate solo in un contesto altamente motivante a livello di professionalizzazione.

Uno dei pilastri di questo mito sono sempre stati i Rapporti Internazionali PISA che per tutte le edizioni, a partire dal 2000, hanno affermato  che il tronco lungo unitario della formazione di base e alto livello medio nazionale degli apprendimenti  vanno insieme. Bisogna innanzitutto chiarire che le forme di canalizzazione precoce stigmatizzate da PISA sono soprattutto quelle  che avvengono a 11 anni, e non come da noi a 14 anni.

In ogni modo per la prima volta il Rapporto Internazionale  2009 afferma (cap IV pg 27) che significative e/o precoci forme di differenziazione del percorso scolastico sono compatibili con alti livelli di apprendimento (superiori alla media OCSE) anche se con significativi livelli di differenziazione negli apprendimenti. Belgio, Olanda e Svizzera sono i paesi in causa e non Messico e Perù …  I paesi invece ipervirtuosi cioè Canada, Estonia, Finlandia, Islanda e Norvegia con tronco unitario lungo vantano livelli di apprendimento medio superiore alla media OCSE ed anche un basso livello di differenziazione.

C’è da domandarsi  se ci sia poi un rapporto meccanico causa-effetto fra le due cose, cioè tronco lungo ed alto livello degli apprendimenti  o se in mezzo, come causa di ambedue, non ci siano fattori storico sociali, visto che i paesi ipervirtuosi sono singolarmente appartenenti alla stessa tipologia.

In ogni modo l’Italia, intesa nel suo complesso, ha decisamente più problemi di innalzamento del livello medio piuttosto che di chiusura del gap di differenziazione che è invece felicemente basso ma in un contesto deprimente.

Perciò una scelta di differenziazione a 14 anni (e non a 11!) dopo la scuola media più  unitaria d’Europa come è quella italiana, in cui una focalizzazione sulla professione si accompagni ad una attenta cura delle competenze di base è molto più “democratica” di un accanimento nella somministrazione forzata a renitenti di apprendimenti astratti privi di un contesto motivante che produce rifiuto e fuga