La normativa italiana per la plusdotazione

di Antonella Cutro

Sono una dirigente tecnica presso l’ufficio scolastico regionale della Lombardia, dirigente scolastica in prestito al Corpo Ispettivo da quattro anni. Il Corpo Ispettivo ha come compito non soltanto l’analisi delle situazioni, per così dire, patologiche, ma anche la dimensione della ricerca, il supporto alla progettualità delle scuole e dunque voglio presentarmi oggi a voi in questa veste, facendo una riflessione su alcuni riferimenti normativi utili per inquadrare la questione della plusdotazione e degli studenti di talento.

I riferimenti normativi

Se andiamo a vedere i riferimenti normativi più recenti, troviamo, in primo luogo, il decreto legislativo 262/2007 in cui si parla di disposizioni per incentivare l’eccellenza degli studenti nei percorsi di istruzione secondaria, in secondo luogo vi è la legge 107/2015 in cui abbiamo un riferimento preciso sulla valorizzazione del merito scolastico e dei talenti ed infine il Decreto dipartimentale 1603 del 2018 in cui si parla specificatamente di plusdotati.

Per non appesantire questa relazione con una lettura troppo dettagliata della norma ho pensato di procedere per schemi. Dunque, prima di analizzare la norma, un elemento importante da sottolineare è che nel 2018 è stato istituito il Comitato tecnico nazionale per la tutela del diritto allo studio degli alunni e degli studenti ad alto potenziale intellettivo, con il compito di delineare delle linee guida nazionali, di definire delle iniziative atte a favorire il recepimento di queste linee guida, quindi attività di carattere formativo, e ovviamente tutte le iniziative funzionali alla tutela del diritto allo studio rispetto agli alunni ad alto potenziale intellettivo. I lavori di questo comitato sono stati svolti ma sono al momento silenti per usare una espressione eufemistica.

Le parole chiave

Andiamo ora a vedere, in base alle normative che ho citato, quali possono essere le parole chiave che la norma ci sottopone: l’eccellenza, il merito, il talento, la plusdotazione. Soffermiamoci su queste parole per capire cosa comportano e come possiamo muoverci all’interno del contesto scolastico.

Per quanto riguarda la dimensione della promozione dell’eccellenza, la norma dice che la dimensione dell’eccellenza viene inquadrata soprattutto nei percorsi della secondaria di secondo grado, dice “Attenzione dirigenti, docenti, guardate che l’eccellenza può essere anche un fattore di qualificazione dell’offerta formativa, state bene attenti a seguire gli studenti che sono eccellenti e metteteli in un contesto di rete”. L’eccellenza non solo qualifica l’offerta formativa ma è anche fattore di contatto degli studenti eccellenti tra loro e delle scuole con la comunità accademica, come anche attraverso le procedure di competizione nazionale e internazionale. Ci sono tantissime competizioni, le olimpiadi di matematica, di filosofia, di ogni genere. Tuttavia, questo percorso sull’eccellenza, guarda il talento nel suo compimento, quando lo studente ha già manifestato la sua eccellenza, non vediamo il percorso che conduce al supporto e, oltretutto, queste attività, queste competizioni, sono spesso extracurricolari; quindi, si collocano su un livello parallelo rispetto all’offerta formativa scolastica. Quello che manca in questa dimensione della promozione dell’eccellenza è il sostegno, il supporto curriculare, cioè una linea che passi all’interno del curriculum in maniera verticale fino a raggiungere quello che troviamo appunto nel riquadro rosso, le procedure di confronto degli studenti eccellenti.

Per quanto riguarda la valorizzazione del merito e del talento, l’abbiamo vista citata nella legge 107/2015. In realtà questo è un riferimento al principio costituzionale, i capaci e i meritevoli devono essere supportati anche se si trovano in situazioni di svantaggio. Essendo una legge che tende a promuovere e potenziare l’autonomia scolastica, questo mette in evidenza dei punti importanti, il primo dei quali è indirizzare le scuole a promuovere percorsi formativi che possano avere un valore orientativo. Questo è un indizio del cambio di visuale della norma, perché non si ferma alla promozione dell’eccellenza, bensì cerca di individuare il merito e il talento facendolo fiorire all’interno di attività di orientamento.

Quali possono essere gli esiti di attività di orientamento e di promozione del talento? Sul sito di Indire, se ne elencano alcuni; il percorso di studio abbreviato, le attività di livello avanzato, attività extrascolastiche organizzate dalla scuola e da altri enti.

Il punto di arrivo di questo percorso, lo vediamo nel progetto MEMO, Merito e Mobilità Sociale, che è stato promosso dal Ministero e dall’Università di Pisa. Sono progetti di carattere orientativo, finalizzati ad agganciare il fiorire dei talenti alla mobilità sociale.

L’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo per ciascuno

Alla base, dal punto di vista normativo, sotto la valorizzazione del merito e del talento, vi sono certamente gli articoli della Costituzione secondo cui i capaci e i meritevoli devono essere supportati (art.34), e che bisogna rimuovere gli ostacoli che non permettono a ciascuno di sviluppare le proprie potenzialità (art.3).

In questo senso, la dimensione orientativa, le attività di orientamento a cui la legge 107/2015 chiama le scuole, sono un elemento importante per la promozione del talento.

Vi è poi la nota protocollo n.1143, emanata il 17 maggio 2018 dal Capo Dipartimento per l’istruzione del MIUR su “L’autonomia scolastica quale fondamento per il successo formativo per ciascuno” che è molto importante. Il punto fondamentale qui è come promuovere i talenti. Promuovendo le potenzialità di ciascuno, perché la scuola può adottare tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo. Il riferimento normativo che è la cornice entro cui le scuole possono promuovere il successo di ciascuno e potenziare i talenti è il DPR 275/99, cioè il regolamento dell’autonomia scolastica, che permette alle scuole di realizzare attività di supporto e realizzare progetti per potenziare il talento di ciascuno. Collegato a questo concetto, la legge 107/2015 dice alle scuole che garantire il successo, il diritto allo studio e le pari opportunità significa valorizzare il talento di ciascuno. La legge lo dice ripetutamente in vari punti e sottolineando la necessità di adattare, di personalizzare il percorso formativo rispetto a ciascun allievo. Possiamo dire che le condizioni per promuovere il talento le troviamo qui. Non si tratta di ridurre i traguardi da raggiungere, ma si tratta di cucire un vestito adatto a ciascuno. Personalizzare, includere e differenziare:

questi sono i tre elementi che la norma ci mette davanti. Inoltre, la nota citata del 2018 fa un riferimento basilare alla Nota MIUR prot. n. 2563 del 22 novembre 2013, oltre che al dettato costituzionale, ovvero alla nota che riguarda i bisogni educativi speciali.

Ricapitolando, la cornice entro cui noi possiamo operare dal punto di vista normativo è definita, oltre che dai principi costituzionali, dal decreto DPR 275/99, quindi dal regolamento dell’autonomia, e dalla personalizzazione dei percorsi per poter riconoscere e valorizzare il talento di ciascuno, e quindi dalla legge 107/2015. L’elemento centrale della personalizzazione è fondamentale, cioè le scuole possono promuovere i talenti, possono promuovere misure atte ad individuare, a far fiorire i talenti nel senso di predisporre misure didattiche e metodologiche necessarie per supportare gli studenti di talento. Già la legge 53/2003 ci portava nella direzione della personalizzazione. Poi abbiamo le “Indicazioni nazionali, una scuola di tutti e di ciascuno” e la Direttiva MIUR del 27.12.2012 sui bisogni educativi speciali.

Plusdotazione e inclusione

La nota che prima ho citato (nota MIUR n.1143/2018) e di cui sto seguendo i riferimenti normativi, ci porta quindi ad un esito molto preciso che troviamo nella nota MIUR 562 del 3 aprile 2019, in cui viene detto esplicitamente che il punto di riferimento delle scuole dal punto di vista normativo per promuovere gli alunni gifted, si esplicita per la prima volta nel 2019, è collocarli nella cornice dei bisogni educativi speciali.

Non perché ci sia una difficoltà, bensì perché c’è un bisogno educativo speciale. Se noi andiamo a prendere l’articolo 1, il primo articolo del decreto legislativo 66/2017, che è un decreto applicativo della legge 107/2015, troviamo scritto “L’inclusione scolastica riguarda le bambine e i bambini, le alunne e gli alunni, le studentesse e gli studenti, risponde ai differenti bisogni educativi e si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialità di ciascuno nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole, nella prospettiva della migliore qualità di vita”. L’inclusione scolastica riguarda tutte/i e risponde a differenti bisogni educativi. Concludendo, la possibilità che le scuole hanno di attivare dei percorsi di supporto alla fioritura dei talenti si concretizza, nella Direttiva MIUR 2012, con il PDP, la formalizzazione di un percorso personalizzato, individualizzato e differenziato.

Il modo in cui la scuola possa declinare la differenziazione è tutto da definire, ci sono, tuttavia, esperienze in Veneto, in Friuli, in Emilia-Romagna, che possono essere analizzate per individuare delle costanti: in che modo quelle scuole hanno gestito, come hanno cercato di far rientrare nel curriculum, nelle attività curricolari, i percorsi di supporto agli studenti, in questo caso talentuosi, dotati, tenuto conto che la direttiva fa riferimento soltanto a una delle dimensioni? La norma ha un limite, ma ci fornisce il quadro entro cui operare che rende possibile alle scuole, nell’autonomia, di sperimentare delle soluzioni organizzative, didattiche, metodologiche, tenuto anche conto del fatto anche che la percentuale degli alunni più dotati e talentuosi è una percentuale bassa, quindi che bisogna andare a bilanciare lo sforzo organizzativo e creare un’organizzazione snella che permetta di supportare i talenti, quando invece a confronto sul piano della dimensione dell’inclusione abbiamo numeri molto più alti.

Uno dei problemi delle scuole è promuovere la plus dotazione, promuovere i talenti, cercando di stare all’interno del reticolo della norma e contemporaneamente pensare ad un’organizzazione snella, per i docenti, per i dirigenti, non solo per facilitare la messa in atto, ma per garantire una durata, e la possibilità di replicabilità in altri contesti. Sono molto curiosa, e lo sto analizzando, di capire se ci sono delle costanti all’interno delle scuole che hanno promosso esperienze e reti sulla plusdotazione, sulla promozione dei talenti, se ci sono delle costanti dal punto di vista organizzativo che possono fare da guida anche per aiutare le scuole che ancora non hanno sviluppato questa sensibilità a iniziare un progetto o una sperimentazione su questo tema.

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