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TORNARE ALL’UMANESIMO

di

L’umanesimo scientifico di Giuseppe Tarantino – a cura di Filippo Tarantino

Occorrerà riflettere sul disuso del sapere umanistico
nella nostra società, e sui danni che ne derivano”.
(Chiara Cappelletto)

1) Chi siamo, cosa dobbiamo fare

Nel 1919 il periodico (n. 12 anno XXII) “La scienza per tutti” pose a varie personalità della cultura un quesito circa le sorti della scienza in seguito al conflitto mondiale. Tarantino risponde che non si arresterà lo sviluppo scientifico né il progresso civile, ma saranno superate semplicistiche concezioni erronee circa “il nostro essere reale e i nostri veri compiti sociali”. Sarà necessario uno sguardo nuovo sull’uomo che noi siamo (homo sum) e con cui ci relazioniamo (nihil humani a me alienum puto). La scienza, prosegue il filosofo, è un grande nutrimento dello spirito, elemento sostanziale della vita, ma non è tutta la vita: e divulsa da tutti gli altri elementi da cui questa è costituita diventa strumento malefico e mostruoso …”. Circa quindici anni dopo Husserl avrebbe parlato della crisi delle scienze europee come crisi di senso: il sapere non porta più con sé alcuna capacità di rigenerazione né alcuna ispirazione etica“Per costruire una teoria della vita”, afferma Tarantino, “bisogna spingersi oltre i confini delle scienze positive”.

2) Saperi e civiltà

La caratteristica strutturale di ogni collasso è la perdita dei saperi. Se i saperi crollano arretra la civiltà, si estremizzano le diseguaglianze sociali[1], con pochissimi ricchi e moltissimi poveri: la cultura, infatti, non è un di più, un bene di lusso, “è uno stato di veglia sulla realtà e sui nostri valori sociali”, come ricorda Matteo Meschiari, un antropologo vivace e combattivo.

Nei momenti di svolta della storia si avverte l’urgenza di progetti educativi che coinvolgano tutta la comunità nella individuazione di bisogni essenziali e nella progettazione di soluzioni-obiettivi-finalità-valori…Come suggerisce il Rapporto Faure (1972) e i documenti internazionali successivi (Cresson 1995, Delors 1996 e altri più recenti). Come seppe fare Comenius, che propugnò l’ideale della pansofia: istituire scuole per tutti e dappertutto per porre rimedio alle devastazioni materiali e spirituali causate in Europa dalle lunghe guerre di religione durate quasi un secolo, fino a metà Seicento.

Nel primo Novecento, dopo le crisi (economiche, politiche, sociali, morali…) di fine secolo, Tarantino non esita, già nella prolusione del 1901, Il problema della morale di fronte al positivismo e alla metafisica, a denunziare un’immoralità che pervade tutti i tessuti dell’organismo sociale, crea anarchia nelle coscienze, ottunde le intelligenze delle classi dirigenti…Egli ricorda che i beni son fatti per gli uomini che lavorano, non per gli oziosi speculatori, parassiti che gestiscono i titoli in borsa nei quali vengono investiti i proventi delle proprietà rurali ed urbane e sostiene con passione (nei corsi di filosofia morale all’università di Pisa, nelle conferenze all’università popolare, nelle pubblicazioni) che per migliorare l’ economia e promuovere la pace sociale occorre sviluppare l’educazione e l’istruzione, eliminare il lavoro minorile e tutelare il lavoro della donna, mettendola nelle condizioni di occuparsi della famiglia e di educare i figli. Oltre ai percorsi formali (per i quali prospetta una riforma organica) egli pensa ad una scuola informale: bisogna andare a cercarlo il popolo, egli dice, non chiamarlo all’università popolare, perché chi oltrepassa spontaneamente la soglia di una scuola, sente già l’importanza dell’istruzione, ha già una coscienza morale abbastanza formata.

Nel 1905 fu istituita a Pisa la scuola di perfezionamento in Pedagogia per i licenziati della Scuola Normale e Tarantino ne assunse la direzione e la mantenne fino alla soppressione nel 1923: fu un laboratorio avanzato, attento alle più accreditate esperienze d’Europa e d’America. Gli allievi e l’opinione pubblica apprezzarono la pedagogia scientifica che in quella scuola veniva elaborata e che è documentata dalle tesi di specializzazione degli allievi e dalla ricca biblioteca che Tarantino istituì e arricchì costantemente.

3) L’umanesimo scientifico

tar3Contemporaneamente nei corsi di filosofia morale all’Università egli tratta il rapporto tra morale democrazia, le lotte operaie, i sindacati, l’intervento dello stato, il socialismo, le riforme sociali, sempre radicando queste tematiche nella storia della filosofia.La filosofia di Tarantino si qualifica come umanesimo scientifico, perché è aperta ai processi e ai risultati delle varie scienze (mediche, economiche, sociali, statistiche, giuridiche…), mantenendo al centro, kantianamente, il rispetto per l’umanità in se stessi e negli altri. Il suo umanesimo è particolarmente curvato sul prendersi cura degli altri.

La moralità̀” – scrive il filosofo già nel 1901 – “è appunto l’ubbidire agli istinti sociali, è preoccuparsi, pensare agli altri, vivere per essi e non per sé… e in questa solidarietà̀ c’è l’unità della famiglia sociale… Ecco l’ideale, si dirà̀, ecco i filosofi, gli idealisti, i sognatori; se l’ideale fosse un sogno non sarebbe pure da disprezzarsi veramente”.

4) E domani?

tar4Molti autorevoli pensatori, riflettendo sulla tragedia del Covid-19 e guardando al prossimo domani, parlano di umanesimo e sottolineano l’urgenza di reimpostare i rapporti con l’ambiente naturale e sociale sui valori umanistici di rispetto, armonia, equità, reciprocità, misura, simpatia, benevolenza reciproca. L’ADI (la prestigiosa Associazione Docenti e Dirigenti scolastici italiani che finora non pare abbia avuto deboli per gli studi umanistici) ha organizzato un congresso (rinviato per la pandemia) sul Rinascimento dell’istruzione, con l’auspicio e la volontà esplicite di rilanciare il modello di una formazione scientifica coniugata con l’umanesimo, con la rinascita della humanitas, ispirata alla riscoperta dell’uomo e volta alla riuscita di tutti i ragazzi. Il programma prevedeva una relazione di Fabio Minazzi su Le ragioni dell’umanesimo scientifico e il problema delle due culture tra antagonismo e complementarità.

Ancora una volta la cultura e la scuola esercitano vigilanza critica sulla realtà e sui nostri valori sociali.

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[1] Vedi Joachim von Braun, Stefano Zamagni, Marcelo Sánchez Sorondo, Il momento di vedere i poveri,in Science 17 Apr 2020: Vol. 368, Numero 6488, pp. 214 DOI: 10.1126/science.abc2255

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