Brevi News

ROSARIO DRAGO CI HA LASCIATO

di Alessandra Cenerini

di

Il ricordo di Alessandra Cenerini, presidente onoraria dell’ADi

A Rosario

Con te se ne vanno gli ultimi echi di un tempo ricco di entusiasmi, di progetti, di discussioni infinite su quella scuola che insieme, dentro ad ADi, ci illudevamo di poter cambiare.

Di quella scuola conoscevi tutto, sapevi più norme tu del Giannarelli. Delle leggi conoscevi la storia, gli autori e le circostanze in cui si erano formate. Quando affrontavi il reclutamento/precariato degli insegnanti (su cui tuonavi: “basta raccolta punti come al supermercato!”), cominciavi  da De Sanctis, continuavi con Salvemini, Monti, Calogero, Marchesi, Visalberghi, De Mauro fino ai nostri giorni e inesorabilmente terminavi citando quello che Cassese chiama l’atavismo, “l’inesorabile tragedia della perseveranza storica”. Una frase diventata via via sempre più ricorrente, quando le illusioni dei possibili cambiamenti si son fatte sempre più flebili, in un fatale riprodursi degli stessi errori.

Avevi una particolare passione per le autobiografie, ne hai raccolte tantissime di insegnanti e di presidi, hai citato persino Hegel preside del Gymnasium di Norimberga e  le sue lettere al Provveditore  ( “… due gabinetti mi servirebbero di più. Ogni volta che iscrivo nuovi allievi, devo domandare pure ai genitori se i loro figli possano fare a meno dei loro bisogni. Questa è una nuova parte dell’insegnamento pubblico, la cui importanza adesso ho imparato a conoscere, cioè la sua parte posteriore”-1809). E  soprattutto amavi le narrazioni di scuola che si trovano nei grandi. Ricordavi: Checov, Dickens, Kafka, O’Connor, Sklovskij, Toller, Mann, Joyce, Hesse, Kipling, Robert Walser e il suo Istituto Banjamenta dove non si imparava nulla, de Amicis, Dhal, Dossi, Bronte, Butler con la sua implorazione ai presidi, Sthendal, Mastronardi, Maugham, Orwell, Stuparich, … e infine la Ratio atque institutio studiorum Societatis Jesu (1599) e i Monumenta paedagogica, che da più di quattro secoli governano con le loro regole tra il buon senso e il dispotismo la scuola secondaria dell’Occidente.

Sei stato uno dei tre pilastri di ADi, con Norberto Bottani e Carlo Marzuoli.

Quanti dibattiti, insieme, sull’autonomia scolastica e regionale! Quanti sull’istruzione tecnica e professionale! Idee che andavano controcorrente, ma avevano profonde basi teoriche e pratiche.

Se ADI per anni è stata, sulla scuola, un’autorevole voce fuori dal coro, lo deve, senza dubbio, a voi tre, ognuno con proprie diverse caratteristiche, ma tutti dotati di profonda cultura, cristallina onestà intellettuale, autonomia di pensiero, lungimiranza politica ed enorme generosità.

Sì, Rosario, sei stato generosissimo con me e con ADi. Quando in affanno ti chiedevo il commento di un nuovo provvedimento ministeriale, non me l’hai mai negato. Ricordo fra i tanti il grandissimo lavoro che mi mandasti  quando si decise la sperimentazione del liceo di 4 anni,  un saggio che mantiene a distanza di 11 anni tutta la sua attualità.

Addio Rosario, amico mio dolcissimo, lascia che mi congedi da te con le ultime parole della tua autobiografia scritta in terza persona ( “Presidi si nasce e i lo nacqui”, questo il titolo che usasti parafrasando Totò):

“Immerso in questi pensieri, lasciò cadere il foglio dalla scrivania senza
raccoglierlo.

Si assopì dolcemente con un tenue sorriso. A lungo.
Tutti viviamo per l’amore del caso. Pochi muoiono per caso.”

 

tua Alessandra

ADi