DAL VASO DI PANDORA SPUNTANO 40.000 TUTOR E 10.000 ORIENTATORI

Analisi, commento e proposte di ADi

Due Decreti su tutor e orientatori propongono figure rivolte al passato.
ADi chiede di non fermarsi a queste norme e  di impiegare le grandi risorse del PNRR, ancora inutilizzate, guardando al futuro che sta emergendo.

GLI AFFRETTATI  DECRETI  SU  TUTOR E ORIENTATORE

Fin dalle prime analisi della missione 4 C1 del PNRR relativa all’Istruzione, quando il Ministro in carica era Patrizio Bianchi,  ADi ha espresso una forte preoccupazione per il fatto che a fronte di rilevantissimi investimenti  mancava un’efficace strategia riformatrice.

Questa assenza si è fatta via via più evidente con l’incalzare delle scadenze per l’allocazione delle risorse.

Siamo di fronte a una sorta di frammentazione degli interventi che lasciano immutata sia l’organizzazione degli studi degli studenti, sia l’organizzazione del lavoro degli insegnanti e dell’altro personale scolastico. Si tratta di misure, cioè, che continuano a prefigurarsi come “aggiunte” all’esistente  piuttosto che  come azioni trasformative.

E’ questo il caso delle recenti bozze di decreti su tutor e orientatore per le ultime 3 classi della scuola secondaria di 2° grado, che vanno a coprire un fondo di 150 milioni stanziati nella legge di bilancio 2023 ( art.1 comma 561 L. 197 del 29-12-2022), da utilizzare entro 180 giorni dal varo della legge stessa, vale a dire entro giugno 2023.

L’ESTRAPOLAZIONE  DI TUTOR E ORIENTATORE DALLE  LINEE GUIDA PER L’ORIENTAMENTO DEL 22/12/22

La creazione di tutor e orientatori per le sole ultime 3 classi della scuola secondaria di 2° grado è una estrapolazione dalle Linee Guida per l’Orientamento, varate contestualmente alla legge finanziaria (Decreto M.I.M. 22.12.2022, n. 328), per dare attuazione alla riforma indicata nel PNRR con scadenza dicembre 2022.  Tali Linee guida avevano previsto per l’a.s. 2023-2024 moduli di orientamento di almeno 30 ore per tutte le classi della scuola secondaria di 1° e 2° grado.  

L’avvio per le sole ultime tre classi della secondaria di 2° grado si spiega, presumibilmente, sia con la difficoltà di organizzare in tempi utili tutta la riforma dell’orientamento sia con l’esigenza di non perdere intanto i 150 milioni stanziati in finanziaria.

Rinvii e tanti soldi ancora da allocare …

Il Ministro, in più circostanze, ha detto che tutor e orientatori per tutte le altre classi sono solo rinviati.  Ma le scadenze del PNRR incalzano e i soldi da utilizzare sono ancora tanti. Tra questi circa 600 milioni di euro per l’orientamento per le discipline STEM e metodologie innovative e 1,5 miliardi di euro per potenziare le competenze di base e contrastare la dispersione scolastica. Senza contare i 300 milioni di euro del PON 2021-2027 per attività extracurricolari sull’orientamento didattico.

 

 I CONTENUTI DEI DECRETI SU TUTOR E ORIENTATORE

Vediamo ora come sono definite  le due nuove figure del docente tutor e del docente orientatore per le classi 3^, 4^ e 5^ della secondaria di 2° grado, nelle bozze dei due decreti, di cui uno dà “prime indicazioni” solo sul tutor scolastico”, mentre l’altro definisce i criteri di ripartizione dei 150 milioni di Euro per entrambi.  Per quanto concerne contenuti e funzioni dell’orientatore bisogna risalire alle Linee Guida per l’orientamento sopra accennate, in particolare al punto 10.2.

Funzioni

Le scarne formulazioni dei decreti sono state interpretate soggettivamente da vari interlocutori. Così il docente tutor a volte appare come colui che rivolge la sua attività soprattutto verso i colleghi al fine di sostenerli nell’azione per la personalizzazione dell’istruzione e contro la dispersione, altre volte, come chi rivolge invece la propria attività eminentemente nei confronti degli studenti.

Se ci atteniamo strettamente al testo del primo dei due Decreti leggiamo che il docente tutor ha due funzioni :

  1. aiutare ogni studente a rivedere le parti fondamentali dell’E-port-folio personale (v. punti 8 e 9 delle Linee guida per l’orientamento 2022, dove l’E-Portfolio è definito come ” un’innovazione tecnica e metodologica per rafforzare, in chiave orientativa, il “curriculum dello studente” allegato al diploma finale).
  2. Essere consigliere delle famiglie per la scelta dei percorsi formativi o delle prospettive professionali dello studente, anche con il supporto dell’orientatore.

Per quanto concerne le funzioni del docente orientatore, il decreto in questione, come si è detto, non ne parla, mentre quello relativo alla ripartizione dei fondi rimanda al punto 10.2 delle Linee guida per l’orientamento, che lo definisce come figura che gestisce e integra i vari dati (del Ministero, locali ecc..) al fine di agevolare la prosecuzione degli studi degli studenti o il loro ingresso nel mondo del lavoro.

Come si vede, i decreti rimandano in larga misura le funzioni di tutor e orientatore alle Linee guida per l’orientamento e all’immaginazione delle scuole, mentre le modalità per sceglierli e incentivarli, come vedremo, non si discostano molto dalle note prassi in uso per le tante altre temporanee figure docenti create negli ultimi 35 anni.

In particolare queste nuove figure intervengono su una dimensione che nel giro di 8 anni dalla L 107/2015  è passata dall’alternanza scuola-lavoro ai PCTO (Percorsi di competenze trasversali per l’orientamento). Ogni istituto si è dato una struttura per gestire quest’area (referenti, funzioni strumentali, commissioni, tutor interni). Quindi una prima questione è come si rapporti la nuova organizzazione dell’orientamento nelle scuole superiori con le attività di PCTO. Sembra di capire che lo assorba al proprio interno, che le attività siano integrate nei moduli curricolari di orientamento (lo saranno anche i relativi finanziamenti?) e il tutor (che dovrebbe più o meno seguire due classi) svolgerà anche le funzioni di tutor interno rispetto agli stage?

Entità e scelta delle due figure. Formazione dei tutor

Per l’a.s.2023/2024 sono previste poco più di 40.000 figure di docente tutor (ogni tutor avrà di norma 2 classi) distribuite nelle scuole in maniera proporzionale al numero degli studenti delle classi terze, quarte e quinte degli istituti secondari di secondo grado, e un docente orientatore per ogni istituto scolastico.

I docenti aspiranti tutor  devono fare un percorso di formazione di 20 ore  prima dell’inizio dell’a.s. 2023-24, su apposita piattaforma gestita in collaborazione con INDIRE, che si concluderà con un esame.
Il decreto chiede che i docenti, che parteciperanno alle 20 ore di formazione, siano preferibilmente in possesso dei seguenti requisiti:1) 5 anni di anzianità di ruolo, 2) avere svolto funzione strumentale nel campo del tutoraggio o dell’orientamento, 3) disponibilità a mantenere la funzione per almeno un triennio.

Le istituzioni scolastiche individuano poi, nei limiti delle risorse finanziarie loro assegnate, sia i docenti tutor tra coloro che hanno positivamente concluso la formazione, sia il docente orientatore.

Un problema pratico sarà la possibilità di reperire personale disponibile a svolgere questi ruoli con i requisiti e con l’impegno richiesti. Chi conosce la scuola sa che il problema non sarà la sovrabbondanza di candidature.

Salario accessorio

I 150 milioni di euro stanziati in finanziaria 2023 copriranno il salario accessorio per tutor e orientatori per l’a.s. 2023-24.

L’attribuzione del compenso accessorio, nel rispetto dei tetti definiti dal Ministero, sarà effettuata dalla contrattazione di istitutoI compensi annui lordi  varieranno per i tutor da un minimo  di 2.850 euro a un massimo di 4.750 euro e per gli orientatori da un minimo  di 1.500 euro a un massimo di 2.000 euro. Tutte cifre, come noto, da abbattere del 40-50% per trattenute fiscali e previdenziali.

ADi: OLTRE GLI ATTUALI DECRETI

Ad ogni cambio di governo ADi nutre la speranza che si prenda atto di ciò che è fallito e non si ripropongano soluzioni dimostratesi inefficaci in passato. Allo stesso tempo auspica che si abbia il coraggio e la lungimiranza di costruire il presente immaginando il futuro, sostenendo, cioè, bisogni e innovazioni emergenti.

Purtroppo nella scuola non è quasi mai così, e oggi siamo sulla via di vanificare  quell’enorme, irripetibile occasione che è il PNRR. Questo non deve avvenire.

Di seguito ADi espone perché è fortemente critica rispetto ai due decreti su tutor e orientatori, e  contemporaneamente ripropone alcune fondamentali misure che dovrebbero essere approvate  senza ulteriori indugi, per rendere la complessa riforma dell’”orientamento”  davvero efficace.

Nihil sub sole novum…

I due decreti non si sottraggono né al pullulare di figure docenti volontarie, temporanee remunerate con salario accessorio più o meno irrisorio, né alla continua ripetizione/revisione di norme mai efficacemente attuate.

Sull’orientamento, ad esempio, solo per citare le norme varate in questo secolo, abbiamo avuto: 1) un decreto legislativo del 2008, 2) Linee guida del 2009, 3) Linee guida del 2014, 4) Linee guida del 2019 e 5)  le Linee guida del 2022. Ora non è che siano le scuole incapaci di dare attuazione alle “magnifiche sorti e progressive” di volta in volta ridisegnate dall’alternarsi dei Governi, è che non si danno le condizioni strutturali e culturali per poterle sviluppare.

Per quanto concerne il pullulare delle  diverse figure docenti, volontarie, temporanee e sottopagate ricordiamo, tra le tante, le funzioni strumentali, gli animatori digitali, i docenti tutor per i neoimmessi in ruolo, i collaboratori del DS,  i responsabili di plesso,  i coordinatori didattici e di dipartimento,  i referenti per Inclusione,  PON, ERASMUS, PCTO, INVALSI, a cui si aggiungono centinaia di comandati per l’autonomia e altro presso il Ministero e gli USR.

I tutor e gli orientatori vanno ora ad aggiungersi a questa “fitta schiera”.

Nessuna stabile differenziazione di carriera, ossia nessuna creazione di figure di leadership sistemica, entro e fuori la scuola, nessun intervento sullo stato giuridico. Tutto è lasciato al confronto sindacale nazionale e alla contrattazione di istituto, a sindacati che continuano ad agitare lo spauracchio della “gerarchizzazione”, quando si sa che le forme efficaci di leadership hanno da tempo le caratteristiche della servant leadership.

I 150 milioni finiranno di fatto nel fondo d’istituto, con alcune scuole che cercheranno di sfruttarle al meglio, ma con la grande maggioranza che proseguirà sulla vecchia strada, con qualche corso di recupero in più, come già annunciato dal Ministro (v. intervista al Corriere della Sera del 30/03/2023)

Che fare?

Le Linee guida sull’orientamento del 22/12/2022, di cui i due decreti su tutor e orientatore sono, come detto, un’estrapolazione, fanno riferimento  alla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea sui percorsi per il successo scolastico del 28 novembre 2022.

Una Raccomandazione che, specialmente nella preliminare  Proposta della Commissione del giugno 2022, per la prima volta in modo  molto esplicito, afferma che il benessere degli alunni è  condizione inseparabile dal rendimento scolastico e mette fortemente l’accento sull’inaccettabilità che  la dispersione continui a colpire ovunque soprattutto  alunni e studenti in condizioni deprivate. A questo fine richiama quindi l’esigenza di progetti sistemici non a breve termine.

Sono esattamente i “progetti sistemici non a breve termine” che il PNRR avrebbe dovuto, e in parte può ancora, alimentare.

Inutile pensare di fermare o modificare questi due Decreti, ma doveroso chiedere che da subito si faccia anche altro.

ADi ha da tempo fatto propria l’idea, ribadita anche nel recente Congresso nazionale, che benessere e risultati scolastici siano due aspetti inscindibili e che sia inaccettabile e in contrasto con la nostra Costituzione accettare un destino di povertà educativa per coloro che vengono da situazioni di svantaggio e perciò ha fatto proposte organiche per raggiungere questi obiettivi.

Ciò premesso, per dare efficace attuazione in tutti gli ordini e gradi di scuola alla riforma dell’orientamento, proposta nel PNRR, ADi ritiene che occorrano alcune condizioni imprescindibili sia nell’organizzazione degli studi degli studenti, sia nell’organizzazione del lavoro dei docenti, sia nell’autonomia degli istituti.

In estrema sintesi occorre:

A) Sull’organizzazione degli studi degli studenti

  1. Ridurre drasticamente il sovraccarico dei curricoli, superando la polverizzazione delle discipline in un’ottica multidisciplinare e interdisciplinare; e con l’introduzione di discipline opzionali (intese come parti del curricolo non come materie facoltative aggiuntive). Ciò è possibile solo con una legge che liberi peraltro le scuole dalla clausola onnipresente “Senza generare docenti soprannumerari”.  A questo proposito basti pensare che la sperimentazione del Liceo quadriennale è in larga misura fallita perché, a seguito di un ricorso al TAR della CGIL, il corso quadriennale ha dovuto mantenere le stesse materie di insegnamento, le stesse ore e gli stessi giorni di lezione del corso quinquennale, una compressione dell’esistente da 5 a 4 anni! Il tutto, ovviamente, per l’intangibilità dell’organico.
  2. Dare voce agli studenti, offrendo la possibilità di apprendere fra pari anche in ambienti di apprendimento autorganizzati, in contesti reali e sfide autentiche, attivando anche forme di valutazione in parte simili a quelle che Emma Castelnuovo chiamava “esposizioni”, dove gli studenti stessi espongono oralmente e con prodotti, ai compagni, ai genitori, agli insegnanti, ciò che hanno appreso e realizzato e cosa devono ancora conseguire. Una modalità in vigore in scuole innovative di tanti Paesi, e che ha il vantaggio non solo di dare consapevolezza e motivazione ad alunni e studenti, ma di riavvicinare i genitori alla scuola. Questa modalità è qualcosa di più e di diverso dall’E-portfolio e dal “capolavoro” indicati nelle Linee guida.
  3. Impostare la valutazione in modo che abbia come traguardo la prospettiva a venire dello studente, e non si limiti a farne una istantanea nel presente, manifestando fiducia nella sua capacità di autovalutazione e di automiglioramento e non riducendosi alla pura espressione numerica. Se questo approccio non diventa patrimonio condiviso di tutti i consigli di classe, non basteranno i migliori tutor e docenti orientatori.
  4. Utilizzare la certificazione delle competenze per introdurre flessibilità nel percorso. Un elemento significativo non sufficientemente messo in evidenza dal dibattito è il seguente passaggio delle Linee Guida

… a partire dall’anno scolastico 2023-2024 sarà previsto, a richiesta, il graduale rilascio, da parte delle scuole, della certificazione delle competenze anche al termine di ciascuna annualità̀ del secondo ciclo di istruzione. La certificazione delle competenze riveste una particolare importanza nelle annualità̀ del biennio per favorire il riorientamento e il successo formativo, consentendo il passaggio ad altro percorso, indirizzo, articolazione, opzione di scuola secondaria di secondo grado in maniera più̀ flessibile, riconoscendo la possibilità̀ che la scelta effettuata durante l’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado possa essere rivista. Ai predetti fini, saranno raccordati i molteplici modelli di certificazione oggi in uso, in relazione alle competenze chiave per l’apprendimento permanente. (Linee Guida 6.3)

È un passaggio che tocca uno degli elementi più problematici dell’ordinamento italiano: la rigidità, le difficoltà che gli studenti hanno nello spostarsi da un percorso all’altro. L’obbligo di certificazione annuale delle competenze (allineate alle ultime Raccomandazioni europee) da parte delle scuole ha la potenzialità di sollecitare un cambiamento culturale nella visione della valutazione, da considerare in chiave orientativa all’interno di una logica di riconoscimento dei crediti dal sistema delle scuole.

  1. Affiancare la riforma dell’orientamento a quella della filiera tecnico-professionale, anch’essa già inserita nel PNRR, secondo quanto da tempo ADi sostiene: 1) superamento, come in Trentino, degli  Istituti Professionali statali, facendoli confluire in parte negli Istituti Tecnici e in parte nell’Istruzione e Formazione Professionale quadriennale, dove devono diventare Centri pubblici di eccellenza della IeFP, dove insegnare sia un’attività premiante per la carriera e gli insegnanti statali possano rimanere tali; 2) la costituzione di un solo ecosistema in continuità fra IeFP, Apprendistato, Istituti Tecnici  e ITS Academy. Di solito si guarda a queste diverse parti come pezzi separati, autonomi l’uno dall’altro, invece, tutto deve essere in continuità orizzontale e verticale.

B) Sull’organizzazione del lavoro dei docenti

  1. Dare stabilità al personale scolastico attraverso l’assunzione diretta da parte delle scuole o reti di scuole.
  2. Creare una leadership sistemica, con specifico stato giuridico e livelli retributivi, organizzata su tre percorsi, ciascuno con propri progressivi livelli e funzioni: 1) legato all’insegnamento/apprendimento, 2) a carattere gestionale, 3) legato alla ricerca.

Questo modello organizzativo garantisce qualità e stabilità al sistema e valorizza la professione docente, rendendola più attraente.

Proprio un’organizzazione con una leadership sistemica ha inoltre la capacità di operare al servizio di un orientamento altrettanto sistemico, articolato e capillare; un’organizzazione che sviluppa e rigenera nel tempo le necessarie competenze professionali. Un passo in questa direzione è stato recentemente compiuto dalla Provincia Autonoma di Trento.

C) Sull’autonomia delle scuole

  1. Dare vita a un’”autonomia connessa”, secondo la definizione di Michael Fullan. Scuole indipendenti ma in relazione, autonome ma collaborative. Istituti che si assumono insieme la responsabilità dell’educazione di tutti i bambini e ragazzi di un ambito. È questo l’esatto contrario delle scuole in competizione tra loro. L’”autonomia connessa” non si esercita solo tra scuole, ma a livello sia di un intero territorio, sia nazionale sia globale. È questa una condizione estremamente importante ai fini dell’ orientamento.
  2. Liberare gli istituti autonomi dal fardello della burocrazia. Una battaglia che si combatte da anni con scarsi risultati.
  3. Sperimentare forme avanzate di autonomia, laddove ci siano idee e volontà di innovazione con l’obiettivo primario di valorizzare le potenzialità e i talenti di ciascuno in una situazione di benessere. Pensiamo in particolare alle esigenze della filiera tecnico professionale e dei licei quadriennali, ma non solo. A questo scopo ADi ha redatto una proposta di legge per la costituzione di Istituti Scolastici ad Autonomia Speciale, ISAS. Si tratta di istituti che a) godono di  libertà nella costruzione del curricolo, dei tempi scuola e dell’organico,  nel rispetto dei traguardi nazionali,  b) gestiscono un budget senza vincoli di destinazione, calcolato sul costo medio studente, c) praticano l’ assunzione diretta del personale, d) prevedono una pluralità di figure professionali e una  leadership sistemica intermedia. Ovviamente queste scuole sarebbero sottoposte a valutazioni nazionali, sarebbero tenute a svolgere le prove di valutazione dell’INVALSI e a partecipare alle indagini internazionali.

In conclusione

Cambiare si può, con determinazione e coraggio, diversamente saremo travolti da altri modi di apprendere degli studenti e dalla rivoluzione inarrestabile dell’intelligenza artificiale.

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