International Conference on Education for Human Security

Intervento di Mimma Siniscalco

International Conference on Education for Human Security

7-9 marzo 2023

Cos’è la sicurezza umana?

Come si legge sul sito della WAAS (World Academy for Art and Science), che ha co-organizzato questa conferenza “la Sicurezza Umana abbraccia tutte le questioni critiche che il mondo deve affrontare oggi, tra cui la pace, i diritti umani, le disuguaglianze, la salute, l’alimentazione, l’istruzione, il lavoro, le comunità sicure e la sicurezza personale, l’energia, l’inquinamento, la biodiversità e, naturalmente, il cambiamento climatico. È una bandiera all’insegna della quale si possono riunire tutti i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, che 193 Paesi hanno già approvato e sostenuto”.

La risoluzione 66/290 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite afferma che “la sicurezza umana è un approccio che aiuta gli Stati membri a identificare e affrontare sfide diffuse e trasversali alla sopravvivenza, al sostentamento e alla dignità della loro popolazione”. La risoluzione chiede “risposte centrate sulle persone, al tempo stesso globali e specifiche rispetto al contesto e orientate alla prevenzione, che rafforzino la protezione e l’empowerment di tutte le persone”.

In questa prospettiva la sicurezza non è solo quella nazionale o militare, ma comprende tutti gli aspetti del benessere umano: salute, cibo, occupazione, tenore di vita, istruzione, fiducia pubblica e tolleranza sociale. La sicurezza umana è un approccio concettuale ampio, che si applica a tutte le aree della politica di sviluppo.

L’International Conference on Education for Human Security

Questa conferenza ha cercato di generare consapevolezza e avviare un dibattito attivo tra gli educatori e le università sull’importanza centrale dell’approccio alla sicurezza umana come componente integrante dell’istruzione superiore.

Il meeting è stato condotto online a sostegno di HS4A (human security for all) una campagna globale per generare consapevolezza e sollecitare il sostegno attivo e la partecipazione di tutti i principali settori della società in uno sforzo senza precedenti per liberare e mobilitare le energie e le capacità non sfruttate dell’umanità nel perseguimento della sicurezza umana per tutti.

Interventi

La conferenza è stata tenuta a sessioni parallele con un nutrito numero di contributi che possono essere visualizzati a questo link: Contributi video

Riportiamo lo Streaming 3A coordinato da Alberto Zucconi a cui è intervenuta Maria Teresa Siniscalco, presidente ADi, dal titolo Health Education for Human Security:

Relazione di Mimma Siniscalco

Considererò questo argomento dalla prospettiva della competenza globale su cui l’educazione dovrebbe concentrarsi per guardare alla salute, intesa non solo come assenza di malattia ma come pieno sviluppo e realizzazione delle nostre potenzialità umane. Per questo abbiamo bisogno di quella che è stata definita un’educazione globale consapevole. Le organizzazioni internazionali, come le Nazioni Unite, l’OCSE, la World Academy of Art & Science hanno contribuito in modi diversi a tracciare le linee di un’educazione che sia globalmente consapevole. Pensiamo ad esempio alla Raccomandazione dell’UNESCO del 1974 relativa all’educazione alla comprensione internazionale, alla cooperazione e alla pace e all’educazione ai diritti umani e alle libertà fondamentali, che invitava gli Stati membri a garantire che le loro politiche educative fossero guidate da una prospettiva globale e avessero un impegno per la solidarietà internazionale.

L’altro documento a cui ora tutti ci riferiamo sono gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, e in particolare, l’Obiettivo 4, che riguarda la promozione di un’istruzione di qualità.

Il target 4.7 di questo obiettivo afferma chiaramente che un’educazione di qualità non si limita alle conoscenze e alle competenze accademiche, ma include la necessità di apprendere a vivere insieme in modo sostenibile.

Passare da queste dichiarazioni di intenti alla realtà però è complesso. L’UNESCO, nel tentativo di monitorare i progressi verso il Target 4.7, ha esaminato più di 200 quadri di riferimento e ha analizzato i programmi di studio di 78 Paesi e ha visto che i temi della cittadinanza globale e dello sviluppo sostenibile sono affrontati in modo molto diverso da una cultura all’altra e che varia lo stesso significato dei termini.

Per superare questi limiti l’OCSE, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, ha iniziato nel 2015 a costruire un nuovo quadro di riferimento condiviso di quella che è stata chiamata “competenza globale”. Che cos’è la competenza globale secondo questo quadro? È stata definita come un costrutto multidimensionale con quattro dimensioni. La prima è la capacità di esaminare criticamente le questioni rilevanti a livello locale, globale e interculturale. La seconda è la capacità di apprezzare e comprendere la prospettiva degli altri. La terza dimensione è la capacità di impegnarsi in interazioni aperte e rispettose con gli altri tra culture diverse. La quarta dimensione è la capacità di agire in modo responsabile per il benessere di tutti e per lo sviluppo sostenibile. Questo quadro è stato approvato dai 79 Paesi che partecipano all’indagine OCSE PISA ed è diventato la base per la prima indagine internazionale sulla competenza globale.

I risultati di questa indagine sono molto ricchi, qui ne evidenzierò solo alcuni. Un primo risultato è che il contatto con persone di altri Paesi è strettamente associato all’interesse dei giovani per altre culture e alla loro consapevolezza dei problemi globali. Chi è in contatto con persone di altri Paesi e culture tende a essere più curioso e più aperto, a capire gli altri e a saper mettere da parte i pregiudizi. E questo è molto importante perché contraddice l’ipotesi che il conflitto nasca dall’interazione tra persone di culture diverse. L’interazione porta alla comprensione. Un secondo risultato è che gli atteggiamenti degli studenti, cioè la componente emotiva sociale della competenza globale, sono correlati alla sua dimensione cognitiva. Gli studenti che mostrano più rispetto verso le persone di altre culture e hanno atteggiamenti positivi nei confronti dei migranti hanno anche una maggiore conoscenza delle questioni globali, come l’uguaglianza di genere, le migrazioni, il riscaldamento globale, le cause della povertà, della fame e della malnutrizione, i conflitti internazionali, la salute globale e le pandemie. E hanno anche una maggiore capacità di valutare le conseguenze delle azioni. Infine un terzo risultato è che le opportunità di apprendimento a scuola hanno un impatto sugli atteggiamenti degli studenti. Gli studenti coinvolti in opportunità di apprendimento e attività didattiche incentrate sul fatto che viviamo in un mondo multiculturale tendono ad avere atteggiamenti più positivi nei confronti delle persone di altre culture rispetto a coloro che non sono coinvolti in queste attività.

Questo avviene però a condizione che l’insegnante sia coerente. L’impatto di queste attività di apprendimento sugli atteggiamenti degli studenti dipende, cioè, anche dall’insegnante e dalla sua condizione interiore e cioè dalla coerenza tra ciò che l’insegnante dice e ciò che fa  e rivela attraverso il suo comportamento. Agli studenti è stata posta una serie di domande e coloro che percepiscono che il loro insegnante ha atteggiamenti di discriminazione tendono anche loro ad avere meno rispetto nei confronti di persone di altre culture. Questo significa che l’atteggiamento e il comportamento di noi educatori contano più di quanto diciamo verbalmente nel formare persone competenti a livello globale, persone che si prendono cura della salute e della sicurezza umana.

Chair e speaker dello Streaming 3A Health Education for Human Security

Alberto Zucconi, Psicologo, psicoterapeuta. Fondatore con Cari Rogers dell’Istituto dell’Approccio Centrato sulla Persona (IACP). Docente di Approccio Centrato sulla Persona nei corsi post laurea dell’Inter University Centre (IUQ. Fondatore e segretario nazionale del Coordinamento Nazionale Scuole di Psicoterapia (CNSP). Coordinatore dell’Intemational Project on the Effectiveness of Psychoterapy and Psychotherapy training (IPEPPT). Segretario Nazionale Associazione Italiana di Psicoterapia (SIPSIQ).

Maria Teresa Siniscalco, presidente ADi, collabora con l’INVALSI in qualità di esperta, in particolare nel campo della comprensione della lettura. E’ stata  National Project Manager italiana di PISA 2003 ed è co-autrice, tra l’altro, del volume della Zanichelli “Le valutazioni internazionali e la scuola italiana”.

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