RIPENSARE LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE IN CHIAVE EUROPEA
Dall’apertura al mondo alla cittadinanza dei valori

di Lucia Veneruso

L’esperienza di job shadowing presso la Scuola Europea di Alicante, realizzata nell’ambito del progetto di Accreditamento Erasmus+ di ADi, ha offerto l’opportunità di osservare direttamente un modello educativo in cui la dimensione europea non è accessoria né occasionale, ma costituisce una componente strutturale del curricolo. Il confronto autentico con pratiche consolidate ha reso evidente come tali scelte educative incidano in modo concreto e sistematico sui percorsi di apprendimento degli studenti, favorendo lo sviluppo di competenze di cittadinanza, di partecipazione consapevole e di dialogo interculturale. In questo contesto, gli studenti sono messi nelle condizioni di riconoscere e praticare quotidianamente i valori democratici dell’Unione europea, in coerenza con i principi sanciti dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

In particolare, la partecipazione a progetti come WEX (Framework for Work Experience), CAAP (Citizenship Actions for All Programme) e MEC (Model European Council of the European Schools) favorisce, negli studenti della Scuola, lo sviluppo di competenze civiche, sociali e critiche, difficilmente acquisibili attraverso percorsi esclusivamente teorici. Questo approccio rappresenta un riferimento significativo per il sistema scolastico italiano, in quanto propone modelli organizzativi e metodologici che, se opportunamente adattati, possono essere trasferiti nei diversi contesti educativi nazionali, rafforzando la dimensione europea dell’istruzione come spazio di educazione ai valori comuni e contribuendo in modo diretto alla formazione di cittadini consapevoli, responsabili e attivamente partecipi della vita democratica dell’Unione europea.

L’esperienza Erasmus+ ad Alicante non si è configurata come un semplice momento di osservazione, ma ha costituito l’avvio di una riflessione più ampia che si intende qui condividere, nella convinzione che essa possa offrire una prospettiva interpretativa più consapevole del contesto nazionale. In particolare, tale esperienza consente di analizzare criticamente il modo in cui la scuola italiana interpreta oggi la propria apertura internazionale ed europea, mettendone in luce potenzialità e limiti.

Negli ultimi anni, infatti, il riferimento alla dimensione internazionale della scuola – pur presente in numerosi documenti di indirizzo – ha progressivamente assunto un carattere prevalentemente descrittivo e progettuale, senza tradursi realmente in una cornice valoriale esplicita e condivisa. Tale slittamento rischia di indebolire il riferimento a un patrimonio comune di valori, proprio in una fase storica segnata da una crisi della partecipazione democratica e da crescenti attacchi ai principi fondanti dell’Unione Europea.

In questo quadro, diventa necessario chiarire che le espressioni “dimensione internazionale” e “dimensione europea” rimandano a due piani distinti di approfondimento tematico nel discorso educativo, spesso sovrapposti ma non coincidenti. Comprendere questa distinzione è essenziale per interrogarsi sul ruolo della scuola oggi: una scuola che si limiti alla sola dimensione internazionale rischia di accumulare esperienze di apertura, mobilità e confronto tra culture senza riuscire a integrarle in un progetto educativo unitario, fondato su valori condivisi e criteri comuni di riferimento. In assenza di tale cornice, le esperienze possono rimanere episodiche e descrittive, più orientate all’ampliamento delle conoscenze che alla formazione di una cittadinanza consapevole. Da qui la necessità di interrogarsi sul perché nel contesto attuale la dimensione internazionale, da sola, non risulti più sufficiente.

LA DIMENSIONE “INTERNAZIONALE” DELL’ISTRUZIONE

La dimensione internazionale riguarda l’apertura della scuola a contesti, culture, sistemi educativi e problematiche globali; mette in contatto con molteplicità di Paesi, amplia gli orizzonti, favorisce il confronto e sviluppa competenze utili a comprendere la complessità del mondo contemporaneo. Essa favorisce il dialogo interculturale e sviluppa curiosità, competenze linguistiche e relazionali; descrive come funzionano società diverse.

Uno dei primi documenti ministeriali in cui si parla esplicitamente, oltre che in modo sistematico e operativo, di dimensione internazionale della scuola, è la Nota MIUR n. 843/2013[1]. Tale disposizione normativa, oltre ad istituzionalizzare un linguaggio nuovo (“dimensione internazionale della scuola”), collega esplicitamente la mobilità studentesca alla progettazione educativa e curricolare delle scuole. In altri termini, la “dimensione internazionale” entra nel discorso pedagogico italiano nel momento stesso in cui la scuola inizia ad aprirsi in modo strutturale alle esperienze di mobilità: essa nasce come risposta organizzativa e culturale a un cambiamento pratico – l’intensificarsi degli scambi, degli anni all’estero, dei percorsi transnazionali – più che come elaborazione di un progetto civico o valoriale condiviso. Prima dell’emanazione della Nota, la dimensione internazionale era presente in modo disomogeneo: si concretizzava in iniziative episodiche, spesso legate alla disponibilità di risorse aggiuntive o alla progettualità di singole scuole e docenti, senza una chiara collocazione curricolare. Le esperienze di mobilità erano rivolte prevalentemente a studenti selezionati e non costituivano una caratteristica ordinaria del sistema scolastico. Dopo di essa, la dimensione internazionale è stata progressivamente riconosciuta come elemento strutturale dell’offerta formativa. Essa è entrata nei PTOF e nei protocolli di istituto, è stata oggetto di pianificazione e regolamentazione più sistematiche e ha favorito una maggiore attenzione all’equità di accesso e al riconoscimento delle competenze. L’internazionalizzazione ha così iniziato a configurarsi non più come attività accessoria, ma come componente stabile e condivisa del progetto educativo delle scuole.

Il contesto istituzionale e scolastico nel 2013 era assai differente da quello attuale. La scuola italiana stava recependo pratiche già diffuse (anno all’estero, scambi); l’UE era percepita soprattutto come spazio di mobilità e cornice di programmi (Comenius, Erasmus); riferimento tecnico più che civico. La nota 843/2013 ha aperto la scuola italiana al mondo, sostenendo la mobilità studentesca in quanto occasione di sviluppo di competenze trasversali; apertura a contesti culturali, linguistici e scolastici diversi; valorizzazione dell’autonomia e della responsabilità dello studente. In questa fase, la priorità era rendere possibile, legittima e gestibile l’esperienza della mobilità, non ancora attribuirle una funzione esplicita di educazione alla cittadinanza europea. Pur richiamando la dimensione europea, la Nota non sosteneva ancora la costruzione di una consapevole educazione alla cittadinanza europea. I valori dell’UE erano impliciti – essendo richiamati come quadro di riferimento culturale e spazio privilegiato di mobilità – ma non ancora tematizzati in modo autonomo e non oggetto di una riflessione civica esplicita (democrazia europea, istituzioni UE, cittadinanza europea). La prospettiva di riferimento non era l’Europa come insieme di valori condivisi, ma il mondo come spazio formativo.

Anche nei documenti successivi del MIUR/MIM, la dimensione internazionale dell’educazione rimane prevalente rispetto a quella europea, che viene progressivamente riconosciuta ma raramente assunta come orizzonte civico e democratico centrale. La dimensione europea cresce nel lessico, ma raramente diventa il fulcro concettuale, resta spesso funzionale (programmi UE, competenze, opportunità). Ad esempio, nella Legge 107/2015 (la Buona Scuola) il lessico dominante è sempre sull’apertura al mondo, l’“internazionalizzazione”, le “competenze globali”, la “mobilità”.

Questa visione della scuola aperta al contesto internazionale – e non ancora come luogo di costruzione della cittadinanza europea – è presente anche nel Piano Nazionale Scuola Digitale (2015) in cui si parla di competenze globali, cittadinanza digitale e innovazione in chiave internazionale.

A questo quadro si affianca, negli anni successivi, il progressivo rafforzamento della dimensione globale, in particolare attraverso il richiamo all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Nei documenti del Ministero, essa viene assunta come cornice educativa trasversale per la promozione di competenze legate alla sostenibilità, alla cittadinanza globale, alla responsabilità ambientale e sociale e alla consapevolezza delle interdipendenze planetarie. Anche in questo caso, tuttavia, l’educazione resta focalizzata sulla comprensione delle sfide globali e dei principi generali, senza tradursi pienamente in un percorso di cittadinanza europea strutturato.

LA DIMENSIONE “EUROPEA” DELL’ISTRUZIONE

La dimensione europea dell’istruzione non si colloca sul piano della mera apertura, ma su quello normativo e valoriale. Essa richiama un patrimonio condiviso di principi, diritti e responsabilità che trovano fondamento nei Trattati dell’Unione europea e nelle costituzioni degli Stati membri. In questo senso, la dimensione europea non è una tra le molte prospettive possibili, ma una cornice educativa di riferimento entro cui l’internazionale deve acquistare significato e orientamento, suggerendo che non tutte le visioni sono equivalenti, non tutti i valori sono negoziabili e non tutti i principi discutibili.

Parlare di dimensione europea dell’istruzione significa precisare che il patrimonio di valori espliciti e codificati – quali la dignità della persona, la libertà, la democrazia, l’uguaglianza, lo stato di diritto, i diritti umani – non solo guida le scelte della società europea, ma costituisce anche il fondamento di un’educazione di qualità. Questi pilastri costituzionali guidano non solo le scelte sociali e politiche, ma anche l’educazione alla cittadinanza, promuovendo rispetto reciproco, partecipazione attiva e inclusione.

La loro comprensione richiede uno sforzo educativo mirato: non si tratta di ideali astratti, ma di criteri concreti e vincolanti, conquistati dalla storia e tuttora oggetto di tutela, che gli studenti devono imparare a riconoscere, discutere e difendere.

PERCHE’ LA DIMENSIONE INTERNAZIONALE NON BASTA PIU’

La dimensione internazionale resta uno strumento prezioso per la formazione degli studenti poiché, attraverso la mobilità, offre esperienze concrete di contatto con realtà diverse, stimola la capacità di osservare, confrontare e interpretare contesti complessi, permette di vivere direttamente altre culture e sistemi educativi. In questo modo, gli studenti sviluppano non solo competenze interculturali e linguistiche, ma anche capacità di comprendere e confrontare approcci culturali, sociali e politici diversi.

Pur essendo fondamentale per aprire gli studenti a culture, sistemi educativi e contesti sociali diversi, la dimensione internazionale non trasmette da sola un orientamento valoriale. Senza un quadro di riferimento normativo e civico, le esperienze di confronto possono limitarsi a osservazioni descrittive: conoscere le differenze non implica automaticamente la comprensione dei principi fondamentali che regolano la convivenza democratica.

Conoscere realtà diverse non implica automaticamente il rispetto dei principi fondamentali come la dignità umana, i diritti universali o la democrazia. Senza un orientamento esplicito ai valori, la dimensione internazionale rischia di scivolare verso un approccio relativista, in cui tutte le pratiche e i sistemi sono considerati ugualmente validi, anche quando contravvengono ai diritti fondamentali o alla legalità. Per questo motivo, la dimensione internazionale deve essere integrata da una prospettiva valoriale, che offra agli studenti strumenti per valutare, interpretare e confrontare le differenze alla luce di principi condivisi.

Nel 2013, all’epoca dell’emanazione della Nota n.843, non era ancora centrale il tema della crisi della democrazia europea. Oggi, invece, in un contesto caratterizzato da disinformazione, sfiducia nelle istituzioni democratiche, attacchi allo stato di diritto, relativizzazione dei diritti umani e modelli autoritari presentati come alternativi alla democrazia, la scuola deve essere un luogo in cui i valori europei vanno chiariti dal punto di vista storico, discussi criticamente e compresi come condizione della convivenza democratica. Si tratta di una importante responsabilità educativa che, se non assunta dalla scuola, rischia di lasciare un vuoto formativo. La scuola non deve essere neutra rispetto ai valori costituzionali ed europei: deve renderli espliciti, contestualizzarli storicamente, difenderli criticamente e fare in modo che diventino il punto di riferimento anche nei progetti internazionali e nelle esperienze di mobilità di docenti e studenti, affinché tali opportunità contribuiscano effettivamente alla formazione di cittadini consapevoli dei principi e dei diritti fondamentali sanciti dall’art. 2 del Trattato sull’Unione Europea. Oggi la mobilità resta una risorsa centrale e insostituibile, ma non può più essere concepita come esperienza neutra: essa deve diventare uno spazio intenzionale di educazione alla cittadinanza europea, in cui l’incontro con l’altro sia guidato da un orizzonte comune di diritti, democrazia e Stato di diritto.

Va ricordato, inoltre, che l’Italia ha “costituzionalizzato” l’Europa, in quanto la Costituzione italiana all’articolo 11 consente limitazioni di sovranità per un ordinamento che assicuri pace e giustizia fra le Nazioni e all’art. 117 vincola la legislazione italiana al rispetto del diritto dell’Unione Europea. Pertanto, l’UE non è un soggetto esterno o opzionale; entra nell’ordinamento costituzionale italiano. Dire che la dimensione europea è costituzionale significa affermare che la scuola non educa a “sentirsi europei” per appartenenza emotiva, ma a conoscere e comprendere i principi giuridici su cui si fonda la convivenza europea e a valutarli criticamente, sapendo però che essi sono la base non negoziabile dei diritti.

Insegnare la dimensione europea significa, quindi, insegnare un livello della cittadinanza costituzionale italiana, senza sostituire l’identità nazionale e senza ignorare limiti e contraddizioni dell’UE. Significa educare al pensiero critico e far comprendere che l’Europa è un processo storico e politico, non un dogma. Va fatta una netta distinzione tra critica democratica e delegittimazione dei valori poiché è quest’ultima a colpire i principi fondanti dell’Unione europea, senza i quali non è possibile né l’esercizio consapevole della cittadinanza, né la formazione di una cultura democratica condivisa.

RAFFORZARE L’EDUCAZIONE CIVICA PER TRASMETTERE VALORI COMUNI

È forse giunto il momento di interrogarsi sul ruolo della scuola nella trasmissione dei valori condivisi e su quanto stia facendo per integrare eventuali lacune dei percorsi formativi. Limitarsi a favorire l’esperienza della conoscenza senza riferimenti ai principi fondamentali – facendo apprendere fatti, eventi o culture diverse senza strumenti per interpretarli alla luce di valori comuni – rischia di ridurre l’apprendimento a mera informazione, priva di una guida etica capace di distinguere ciò che è rispettoso dei diritti e della dignità umana da ciò che può violarli.

Sulla base di tale ragionamento, risulta evidente l’importanza centrale dell’Educazione civica, che deve accompagnare gli studenti nella comprensione e nell’adozione di valori come dignità, libertà, uguaglianza e rispetto dei diritti umani. In un contesto segnato da crescenti tensioni sui principi democratici e sulla coesione sociale, la scuola italiana non può limitarsi a promuovere un’apertura generica al mondo. Al contrario, essa è chiamata a offrire riferimenti civici e normativi chiari e condivisi, integrando la comprensione e l’adozione di questi valori in tutti i percorsi formativi, comprese le esperienze di mobilità di studenti e docenti, affinché anche tali opportunità contribuiscano a consolidare competenze civiche, consapevolezza dei diritti fondamentali e cittadinanza europea attiva.

Proprio l’Educazione civica costituisce lo spazio curricolare privilegiato per rendere concreta e riconoscibile la dimensione europea dell’istruzione, esplicitando i valori fondanti dell’Unione europea non come opzione ideologica, ma come orizzonte costituzionale e civile, indispensabile per formare cittadini consapevoli, responsabili e capaci di partecipazione democratica.

Le Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica del 2024 presentano numerosi riferimenti alla conoscenza delle istituzioni dell’Unione europea e ai valori sanciti dai Trattati, anche nei traguardi di sviluppo delle competenze. Tali riferimenti risultano tuttavia prevalentemente integrati all’interno di un quadro unitario di educazione civica, in cui i valori europei si intrecciano con quelli costituzionali e universali, senza essere tematizzati come ambito educativo autonomo.

Al contrario, le Linee guida del 2020 facevano un esplicito riferimento alla conoscenza dei valori che ispirano gli ordinamenti comunitari e internazionali, nonché ai loro compiti e funzioni essenziali, trattando l’Europa come orizzonte educativo distinto. Questo approccio permetteva di delineare percorsi e traguardi specifici dedicati alla cittadinanza europea, valorizzando la comprensione critica delle istituzioni e dei principi che fondano l’Unione. Nel 2024, pur essendo presenti contenuti analoghi, la dimensione europea appare più integrata e meno riconoscibile come ambito separato, richiedendo un intervento consapevole della scuola per renderla visibile come spazio di formazione civica e di valori condivisi.

Percorsi formativi di Educazione civica (trasversali e interdisciplinari) poco attenti ai valori europei potrebbero rappresentare una criticità in un contesto di crisi democratica. Oggi, parlare di “dimensione europea” della scuola è una scelta pedagogicamente fondata e culturalmente necessaria. Costruire percorsi sui valori europei, oltre che consentito dall’autonomia scolastica, risulta coerente con la Legge 92/2019 che ha reintrodotto e reso obbligatorio l’insegnamento dell’Educazione Civica in tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado.

L’Educazione civica può diventare uno strumento di difesa democratica, non ideologica ma critica e consapevole. Perché ciò avvenga, è necessario che i docenti adottino strategie didattiche capaci di guidare gli studenti dal semplice “conoscere l’Europa” al “vivere la cittadinanza europea”, trasformando la conoscenza in pratica valoriale e partecipativa. Questo significa collegare sistematicamente i contenuti disciplinari ai valori europei, chiarendone l’applicazione nella vita quotidiana e nel funzionamento delle istituzioni dell’Unione. Allo stesso tempo, è fondamentale promuovere modalità di apprendimento attive e partecipative, attraverso dibattiti, simulazioni o progetti di cittadinanza attiva, che consentano agli studenti di confrontarsi con problemi reali e di sperimentare concretamente i processi democratici.

Un ruolo centrale può essere svolto anche dalle esperienze pratiche e dai progetti concreti, come laboratori, scambi, attività di volontariato o campagne di sensibilizzazione, che permettono di vivere i valori e i diritti nella pratica. A ciò si affianca l’educazione al pensiero critico e riflessivo, volta a sviluppare la capacità di valutare eventi, norme e situazioni alla luce di criteri etici condivisi, evitando approcci puramente descrittivi o relativistici. Un’impostazione interdisciplinare, che integri storia, diritto, scienze sociali e discipline artistiche, consentirebbe, inoltre, di cogliere come i valori europei si manifestino in ambiti diversi della società. Infine, il costante riferimento alla dimensione europea della vita quotidiana – dai diritti dei cittadini agli strumenti di partecipazione – rende l’Unione europea un’esperienza concreta e riconoscibile, rafforzando negli studenti il senso di appartenenza e di responsabilità civica.

Lo studente deve essere messo nelle condizioni di comprendere cos’è lo Stato di diritto e cosa accade quando esso viene indebolito, quale è il ruolo dell’UE nella sua tutela e di riconoscere quando questi valori sono violati, anche all’interno dell’Europa. Quindi, non solo istituzioni e simboli, ma diritti concreti dei cittadini europei, responsabilità democratiche, partecipazione attiva. L’Europa va studiata non come “entità astratta”, ma come progetto storico, spazio di libertà da difendere, costruzione incompiuta e migliorabile. L’insegnamento dell’Educazione civica va rafforzato come strumento di formazione critica e democratica.

IN CHE MODO ERASMUS POTENZIA LA CONSAPEVOLEZZA SUI VALORI FONDANTI DELL’UE

La partecipazione democratica è da tempo presente tra gli obiettivi del Programma Erasmus+ 2021-2027; tuttavia – come risulta da documenti europei più recenti[2] – essa è stata ulteriormente rafforzata e resa più esplicita come priorità orizzontale, in risposta alle trasformazioni del contesto europeo e alle nuove sfide poste alla tenuta dei sistemi democratici. In questo quadro, Erasmus+ non si limita a promuovere la mobilità e la cooperazione tra istituzioni, ma ha ampliato e qualificato il proprio impegno nel promuovere la cittadinanza attiva, il pensiero critico e la consapevolezza dei valori fondanti dell’Unione europea, valorizzando il ruolo dell’educazione come strumento essenziale per sostenere la partecipazione democratica e il senso di appartenenza europea.

La priorità della partecipazione democratica si traduce nel sostegno ad attività che favoriscono il pensiero critico, l’educazione ai media e all’informazione, il contrasto alla disinformazione e la conoscenza dei diritti fondamentali, intesi come elementi essenziali della cittadinanza europea.

Attraverso partenariati, reti di scuole, progetti di cooperazione e iniziative come le azioni Jean Monnet, Erasmus+ contribuisce a rendere l’Europa un orizzonte educativo concreto, non solo oggetto di studio ma spazio di esperienza e di partecipazione; rafforza il legame tra educazione e democrazia, valorizzando la scuola come luogo privilegiato per la costruzione di una cittadinanza europea fondata su valori condivisi, responsabilità civica e impegno attivo.

All’interno del Programma, le azioni Jean Monnet rivestono un ruolo specifico nella diffusione dei valori europei. Queste azioni – che oggi si rivolgono anche alle scuole e alla formazione dei docenti – sostengono progetti didattici, corsi, conferenze e attività di ricerca che approfondiscono la conoscenza dell’Unione europea e favoriscono la riflessione critica sui principi che ne guidano il funzionamento.

Partecipare a iniziative Jean Monnet significa per gli studenti e i docenti non solo acquisire conoscenze sulle istituzioni europee, ma anche sviluppare competenze civiche e interculturali, sperimentando in prima persona i valori condivisi e la cittadinanza europea. Allo stesso tempo, le scuole che adottano questi progetti possono trasferire buone pratiche metodologiche e organizzative nei diversi contesti educativi.

CONCLUSIONI

Nel contesto attuale, segnato da crescenti tensioni internazionali, dalla diffusione sistematica della disinformazione e da attacchi sempre più espliciti ai principi democratici e allo Stato di diritto, emerge con forza la necessità di un ripensamento del ruolo educativo della scuola. L’Educazione civica è chiamata ad affrontare in modo esplicito e strutturato tematiche cruciali quali la disinformazione, la propaganda e le forme di manipolazione dell’opinione pubblica che mirano ad una riscrittura dei valori, interferendo nei processi democratici. Solo attraverso un lavoro intenzionale su questi aspetti è possibile sviluppare negli studenti competenze di pensiero critico, consapevolezza civica e responsabilità digitale.

Parallelamente, appare indispensabile approfondire la conoscenza dei diritti fondamentali europei come diritti vivi, strettamente connessi alla quotidianità e alle scelte individuali e collettive, facendo comprendere che essi non sono acquisiti una volta per tutte, ma richiedono tutela, partecipazione e vigilanza costante. In questa prospettiva, la memoria storica assume un valore centrale: ripercorrere l’origine dell’Unione europea e comprendere che la pace va intesa come progetto politico consapevole – e non come semplice assenza di conflitto – consente di comprendere perché l’Europa unita sia nata come risposta all’odio, al nazionalismo e alla violenza. Promuovere una memoria storica condivisa europea diventa così un obiettivo educativo imprescindibile.

Va detto, però, che nei documenti educativi dal 2013 a oggi, la dimensione internazionale tende a essere frequentemente valorizzata, in quanto inserita in un quadro di apertura globale e di sviluppo di competenze trasversali. In questa prospettiva, temi come la mobilità, il dialogo interculturale e la cooperazione internazionale trovano maggiore spazio rispetto ad altri ambiti di riflessione, quali lo Stato di diritto, il funzionamento delle istituzioni democratiche e i valori fondanti dell’Unione europea. Tale assetto invita a riflettere su come la scuola italiana possa integrare in modo più equilibrato le diverse dimensioni educative – internazionale, europea e globale – in coerenza con le proprie finalità formative.

La dimensione europea, in particolare, fornisce un quadro normativo condiviso, espressione di costituzionalismo democratico e non di ideologia – che supera il relativismo culturale – affermando il carattere non negoziabile dei pilastri della cittadinanza europea. Fondata su Trattati, Carte dei diritti e giurisprudenza, essa definisce principi giuridicamente vincolanti che pongono limiti chiari a pratiche lesive delle libertà, configurando uno spazio normativo comune.

Una risposta educativa efficace richiede, quindi, il riconoscimento esplicito di funzioni distinte ma complementari: la dimensione europea come ambito dei valori condivisi, dei diritti, della democrazia e della cittadinanza; la dimensione internazionale orientata alla cooperazione, alla pace e al confronto tra sistemi; la dimensione globale centrata sulle interdipendenze, la sostenibilità e le disuguaglianze. Solo attraverso un’integrazione consapevole di questi livelli la scuola può contribuire alla formazione di cittadini capaci non solo di comprendere il mondo, ma di esercitare una responsabilità attiva all’interno dell’Europa e della democrazia che essa rappresenta.

 

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[1]Linee di indirizzo sulla mobilità studentesca internazionale individuale https://www.edscuola.eu/wordpress/wp-content/uploads/2013/04/prot843_13.pdf

[2] Rapporto sull’attuazione del Programma Erasmus+ 2021‑2027 (dicembre 2023)  https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/A-9-2023-0413_IT.html?utm_source=chatgpt.com

Conclusioni del Consiglio sul contributo dell’istruzione e della formazione al rafforzamento dei valori comuni europei e della cittadinanza democratica (novembre 2023) https://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-15738-2023-INIT/en/pdf

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