Metamorfosi: storia di un canto del legno – Arnoldo Mosca Mondadori

SCUOLA, ASCOLTARE IL PRESENTE PER COSTRUIRE IL FUTURO
Reimmaginare la grammatica del cambiamento - Bologna 27 - 28 Feb 2026

Buongiorno a tutti e grazie di essere qui.

Più che presentare me, vorrei presentare questo strumento musicale, questa storia, perché questo violoncello nasce da una barca, questo violoncello era una barca che ho visto personalmente arrivare. Era l’anno 2021, mi trovavo a Lampedusa, e arrivavano le barche dei migranti a molo Favaloro, dove continuano ad arrivare oggi.

Erano anni che io ero inquieto, perché ero stato lì già nei primi anni 2000, come turista sull’isola, vedevo le persone migranti che sbarcavano, e noi facevamo il bagno a pochi metri, per cui non ho messo più un piede nel mare, già dal 2000. E questa inquietudine continuò e allora chiesi all’artista Mimmo Paladino se poteva fare qualcosa, per lasciare un segno lì sull’isola. Allora si pensò a questa porta di Lampedusa, che forse conoscete.

La portammo fisicamente lì, era il 2007, e così ci fu questo primo segno. Tra l’altro questa porta ha come uno specchio al suo apice, in cima, sono cinque metri di ceramica refrattaria, e questo specchio era un segno per le persone migranti che arrivavano da lontano, dalla Libia: una porta rivolta proprio alle rotte dei migranti, verso quelle rotte, ed era come un segno, una presenza di accoglienza.

Io però continuai ad andare sull’isola e anche nel 2001, come tutte le mattine, andai a Molo Favaloro e vidi arrivare ancora barche. Erano barche di sei metri e mezzo, c’erano sopra cinquanta-sessanta persone, e non potrò mai dimenticare quando da una di queste barche – tra l’altro eravamo poche persone ad aspettarli, c’eravamo noi, due suore, poca gente – a un certo punto scese un bambino. Quel bambino avrà avuto nove anni, non di più, era a piedi scalzi, solo, non aveva nessuno, non aveva un papà, una mamma, nessuno. Mi è passato di fronte e si è incamminato con gli occhi, così, persi nel vuoto. Io, che ho tre figli, di fronte a questa scena mi sono chiesto: “perché questo bambino e non mio figlio?”.

In seguito ho scoperto che su quelle barche c’erano delle memorie, diari, quaderni, corani, bibbie, oggetti personali, e così scrissi un libro che si intitola “Bibbia e Corano a Lampedusa”, che riunisce queste memorie. Poi ho scoperto che queste barche, quando arrivano, dopo poco tempo vengono distrutte, smaltite, polverizzate, perché considerate corpo di reato, e allora ho pensato: “bisogna fare qualcosa”.

Qui si innesta la seconda parte della storia: da più di dieci anni avevamo un laboratorio di liuteria nella nostra fondazione che si chiama “Casa dello Spirito e delle Arti”, un laboratorio di liuteria nel carcere di Opera a Milano, dove le persone detenute con un contratto, quindi regolarmente assunte, realizzavano violini. Io a quei tempi ero presidente del conservatorio di Milano. Dunque la liuteria realizzava violini che regalavamo a bambini e giovani che non potevano permettersi di comprare uno strumento. Erano soprattutto ragazzi rom, che venivano sgomberati, e in quel periodo, erano gli anni 2012-2013, decisi che il conservatorio avrebbe offerto dei corsi gratuiti di violino a questi ragazzi. Al termine dei corsi, questi giovani insieme a Franco Battiato tennero un concerto nella grande Sala Verdi del conservatorio di Milano. Lì mi resi conto di come la musica abbatteva ogni barriera, non c’era politica, non c’era religione… perché la musica, lo sappiamo tutti, arriva diretta all’animo, e questo mi era rimasto dentro.

E quando sentì che le barche venivano distrutte, andai dal Ministro degli interni – che allora era Luciana Lamorgese – e le dissi: “noi abbiamo un laboratorio di liuteria nel carcere di Opera, dove costruiamo violini. Perché non ci dà alcune di queste barche, che cerchiamo di farne memoria?”. Non sapevo ancora come, a dire la verità. Ma il ministro accettò e ci mandò cento barche. Immaginate cento barche che arrivano in carcere, tra l’altro quello di Opera è uno tra i più grandi d’Italia. Immaginate, queste celle, questi palazzi pieni di persone, colmi di persone detenute, che si vedono arrivare nel cortile cento barche. E cosa è successo? Che le stesse persone detenute che erano lì nella liuteria, coordinate da un liutaio bravissimo che si chiama Enrico Allorto, si sono inventate di costruire un violino con questi legni.

Non pensavo che questo violino suonasse, però suonava. Allora lo portai a Nicola Piovani, il compositore, e gli chiesi, “Nicola, non è che puoi fare un brano per questo violino?” E lui lo fece, si chiama “Canto del legno”. Scrissi a Papa Francesco e gli chiesi un’udienza privata.

Andammo con Nicola Piovani da Papa Francesco e ricordo ancora che Nicola suonò il suo brano con questo violino davanti al Papa che lo ascoltò con attenzione e poi fece una cosa che non potrò mai scordare: fece una benedizione sul violino.

Ne rimasi colpito e in quel momento preciso mi venne l’idea di creare l’Orchestra del mare. Pensai: se tutte le barche diventassero un’orchestra per dare voce a quel bambino e alle persone che fuggono da tutte le guerre del mondo potrebbe essere un segnale forte. La musica che arriva a tutti, per dare voce a chi non ha voce. E così è stato.

In questi quattro anni, le persone detenute assunte – poi si è aggiunto un altro liutaio Carlo Chiesa – hanno costruito 15 violini, 6 violoncelli, 6 viole, un contrabbasso, un clavicembalo. E abbiamo aperto un’altra liuteria anche a Napoli dove si costruiscono anche le chitarre, le chitarre elettriche e i mandolini. È nata così l’orchestra del mare. E la cosa miracolosa è che, per esempio, il maestro Riccardo Muti, ha sentito di questi strumenti e ha deciso di venire in carcere a dirigere l’orchestra ed è andato anche a Lampedusa a dirigere. Ci è tornato, ha riportato tutte quelle barche con un’orchestra, proprio davanti a quel mare.

Voi siete tutte persone che lavorano nelle scuole, giusto? Io sono felice di questo perché noi stiamo facendo un documentario su questa storia. La cosa più bella, oltre ai nomi importanti, come Riccardo Muti, Sting e Vasco Rossi, a cui abbiamo regalato una chitarra elettrica, Roberto Vecchioni e altri personaggi, la cosa più bella sono i giovani. Noi andiamo nelle scuole con le persone detenute, che si raccontano.

In questa sala oggi abbiamo Erjugen Meta, una persona ex detenuta. Io l’ho incontrato nel 2010, quando costruivamo i primi violini. Ha scontato 16 anni di carcere e poi è uscito, ha scontato tutta la sua pena, e adesso è diventato insegnante ed entra nello stesso carcere in cui era detenuto, però con il cartellino d’insegnante!

Dopo vi racconto ancora qualcosa, ma ora vorrei che entrasse il Quartetto del mare, che vi ho portato per farvi sentire questi strumenti. I colori degli strumenti musicali non sono stati manipolati, sono esattamente le assi su cui hanno viaggiato le persone migranti. Hanno camminato qui.

Adesso, quindi, vi chiedo se anche voi in qualche modo potete sintonizzarvi con il vostro animo, in questo momento non solo musicale. Suoneremo dei brani di Ennio Morricone ma c’è una ragione che vi dirò in seguito. Ora, mentre ascoltate, siete anche voi l’orchestra del mare.

Gabriel’s Oboe – Ennio Morricone

C’è una cosa importantissima da aggiungere: in carcere, come voi sapete, è cruciale il lavoro. Senza il lavoro si rischia di cadere nella recidiva, per cui ciascuna persona detenuta che lavora è assunta con un contratto e da lì rinasce la dignità. L’articolo 27 della Costituzione che vi prego di ricordare ai vostri studenti dice che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, lo sapete, ma vi chiedo se potete ricordarlo in questo tempo così terrificante.

Adesso c’è un altro brano di Ennio Morricone. Ennio Morricone è stato il primo a sposare questo progetto. All’inizio realizzavamo croci e mezzelune, simboli del Cristianesimo e dell’Islam, e organizzavamo incontri tra cristiani e musulmani insieme. Una volta portai a Ennio, dato che eravamo veramente tanto amici, venti-trenta di queste croci e lui era seduto lì, su un divano. Ricordo che mi inginocchiai, c’erano tutte queste croci, mi inginocchiai davanti a Ennio dicendo: “Ennio per favore, devi fare qualcosa per queste persone! Scrivi una musica”. Lui non è che componesse così, improvvisando. Tuttavia prese una croce in mano portandola all’orecchio, poi con l’altra mano prese il telefono, c’erano ancora i telefoni con la cornetta una volta, portando la cornetta all’orecchio, e iniziò a fare una cosa strana, io non capivo cosa stesse facendo, iniziò a emettere come un suono con la voce. Mi disse: “Vai pure”. Mi richiamò dopo una settimana e mi mise in mano un disco. Ho scoperto poi che quella composizione dal titolo “La Voce dei Sommersi”, era nata da quei 5 o 6 secondi in cui aveva sentito dal legno qualcosa che solo gli artisti possono sapere. E la sua voce è la voce di un migrante che annega, ha nascosto in questa composizione la sua voce, è l’unica composizione in cui c’è la sua voce. Allora ringraziamo Ennio che ci accompagna sempre, attraverso questo suo brano che conoscete tutti.

Deborah’s Theme – Ennio Morricone

Accennavo prima che andiamo nelle scuole, dai ragazzi. Questo è molto importante perché quando le persone detenute raccontano la loro storia e soprattutto ammettono gli errori commessi, succede un fatto bellissimo: i ragazzi si aprono. Tutte le settimane incontro tanti ragazzi tra gli 11 e i 16 anni,  dalle medie al liceo, e la cosa bella è che queste testimonianze sia delle persone detenute che raccontano il loro percorso, sia dei rifugiati che raccontano di come hanno viaggiato su queste barche, cancellano tanti pregiudizi nei giovani, sono incontri che si fanno molto bene ai ragazzi sono molto formativi.

C’è un’altra cosa bella ed è che noi portiamo anche le chitarre, ci sono tanti giovani che la suonano; quindi coinvolgiamo al momento alcuni ragazzi e vi devo dire che con la musica si crea un clima speciale insieme alle persone detenute, insieme alle persone rifugiate , un clima che fa bene ai giovani che poi ne parlano in famiglia. È un progetto dal basso, non ci sono solo grandi artisti, per cui questa vostra presenza per noi è fondamentale.

Ora vogliamo dedicarvi un brano di Nicola Pievani, “La vita è bella”, dedicato a voi perché sappiate che oltre al dramma c’è anche la speranza. Le persone rifugiate che incontriamo si sono perfettamente reinserite, sono persone straordinarie. Mamadou, per esempio, che vive vicino a Biella e ha viaggiato su una di quelle barche.

A un certo punto mi è venuto un dubbio, “Non sarà un progetto calato dall’alto?”, mi dicevo, “noi facciamo i violoncelli, i violini, ma io voglio capire cosa pensano le persone migranti”. In varie occasioni ogni volta succede che la persona riconosce la sua storia, è un momento molto toccante, e Mamadou si è ricordato della sua barca e ci ha raccontato tutto il suo viaggio su questa barca. È proprio così, la presenza delle persone migranti e detenute fa abbattere terrificanti pregiudizi.

La vita è bella – Nicola Piovani

Un’altra cosa che abbiamo fatto con la nostra fondazione (che è piccola, è un seme questa fondazione), ve la racconto adesso perché è nata in questi giorni. Qualche anno fa ho conosciuto un ex fabbricante di armi, Vito Alfieri Fontana, che costruiva mine anti-uomo. Ne ha prodotte due milioni e mezzo disseminate nei Balcani. Una mattina mentre andava a scuola con suo figlio, questi trovò in macchina un catalogo dalla fabbrica del babbo e gli chiese “papà ma cosa sono questi”. Vito cercò di evitare il discorso ma poi cedette e confessò: “li produciamo nella nostra fabbrica”. A quel punto il bambino gli disse “ma allora tu sei un assassino”. Quando ho conosciuto Vito, aveva già cambiato vita, riconvertito la fabbrica, ed è stato sminatore volontario in Intersos nei Balcani per più di vent’anni. Anche in quell’occasione mi recai dal Papa, ero diventato amico di Papa Francesco, ma amico per davvero perché parlavamo, scherzavamo, in modo normale come facevano i primissimi cristiani quando stavano insieme ed erano in pochi. Gli chiesi: “Perché non realizziamo un libro raccogliendo le lettere dei bambini in guerra? Dalle guerre di Gaza, del Myanmar, del Congo, del Sudan… E lui mi disse “Sì, procedi”. Mi scrisse due lettere di incoraggiamento e così è nato questo libro che è uscito in questi giorni: si chiama “Lettere dei bambini ai fabbricanti di armi”. Lo stiamo spedendo fisicamente ai fabbricanti di armi nel mondo cominciando dalla Leonardo.

Adesso vorrei che  il Quartetto del mare dedicasse Schindler’s List a tutte le persone vittime dell’orrore della guerra.

Schindler’s List Theme – John Williams

Ringraziamo Eugen Gargiola e Grazia Serradimigni al violino, Valentina Rebaudengo alla viola e Michele Ballarini al violoncello.

Ringrazio moltissimo anche voi tutti, se potete parlate ai vostri amici e conoscenti di questo progetto, si basa molto sul racconto che suscita quando si assiste a una testimonianza.

Ricordate sempre le due domande su cui si fonda: “perché quel bambino e non mio figlio?”, ma anche in carcere: “Perché lui è detenuto e non io?”. Ho visto delle storie in carcere, che se io fossi nato in quel contesto avrei fatto forse di peggio. Queste domande sono fondamentali perché ci allontanano da un atteggiamento giudicante. Cerchiamo di arrivare a tutti con la musica.

Vi ringrazio tantissimo e siamo a disposizione se avete delle idee, delle proposte, scrivete a casaspiritoarti@gmail.com. Se volete facciamo un ultimo brano,  “La Califfa”, mi raccomando, ragazzi suonatelo bene, è il mio preferito!

La califfa – Ennio Morricone

 

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