Abstract della 1^ sessione

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Le due culture: una questione relativamente recente

Il problema del rapporto tra le “due culture”, ovvero quella umanistica e quella scientifica, costituisce ancor oggi una dimensione ben radicata, anche a livello istituzionale, all’interno delle prassi scolastiche d’ogni ordine e grado. Certamente il problema delle “due culture” attraversa tutta la storia occidentale, ma occorre anche tener presente come la scissione tra la cultura umanistica e quella scientifica sia relativamente recente, perché risale agli ultimi tre secoli della modernità, mentre la loro unione risale a tutta la precedente tradizione che copre circa duemila anni.

A fronte di questa autentica “sclerosi” del pensiero occorre dunque far emergere questo problema onde cercare di affrontarlo in tutta la sua complessità.

La messa in discussione critica di questa dicotomia tra le “due culture” deve consentirci, in primo luogo, di comprendere come proprio questa contrapposizione tra le “due culture” non sia mai presentata in modo esplicito. Semmai viene invece presentata de facto, come una realtà che coincide con la stessa organizzazione istituzionale propria sia delle singole discipline, sia della stessa organizzazione istituzionale degli studi.

La base metodologica della dicotomia fra le due culture

7aMa a fronte di questa “dicotomia” occorre chiedersi, in primo luogo, su quale differente base metodologica essa sia presentata e vissuta (sia dai docenti come anche dagli studenti). Da questo punto di vista è allora agevole osservare come la dicotomia tra le “due culture” a livello scolastico ed anche a livello universitario si basi, in ultima analisi, su un insegnamento complessivamente destorificato delle scienze, cui si contrappone un insegnamento fortemente storicizzato delle discipline umanistiche. In tal modo la stessa prassi scolastica dello studio alimenta questa immagine distorta delle discipline: quelle scientifiche possono essere studiate e comprese senza considerare la loro storicità, mentre quelle umanistiche non possono essere comprese se si prescinde da un loro studio storico. In tal modo l’ambito scientifico (per esempio si pensi alla matematica) viene presentato e studiato nel mero aspetto algoritmico, mentre, di contro, solo un’adeguata storicizzazione consentirebbe di comprendere le discipline umanistiche.

Le ragioni di un umanesimo scientifico

7cQuesta divaricazione culturale può essere messa in crisi solo collocandosi da un differente punto di vista, ovvero quello di un umanesimo scientifico in grado di porre in piena evidenza il carattere intrinsecamente unitario del sapere che vive, si radica e si sviluppa nella stessa possibilità di approfondire in modo multilaterale ogni problema, avendo la capacità di contaminare le differenti discipline secondo un progetto volto ad approfondire criticamente quanto si studia. In questo modo diventa centrale non più lo studio disciplinare ristretto, confinato ad una sola disciplina, proprio perché la scuola si trasforma semmai in un laboratorio concettuale di impianto seminariale in cui l’approfondimento critico del sapere diventa il suo cuore pulsante.

 
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image002 L’OCSE ha lanciato la Bussola degli Apprendimenti 2030, che è stata co-creata con una comunità globale di multi-stakeholder appartenenti a più di  30 Paesi. La bussola degli apprendimenti OCSE 2030 delinea una nuova visione del futuro nel quale gli studenti con la loro “azione” forgeranno un futuro migliore.

 La bussola definisce anche i tipi di competenze di cui gli studenti avranno bisogno per orientarsi in un mondo che sta diventando sempre più volatile, incerto, complesso e ambiguo (spesso rappresentato come “VUCA”, Volatile, Uncertain, Complex and Ambiguous) ad opera dell’accelerazione dei cambiamenti tecnologici, economici, sociali e culturali. Il senso dell’azione e i tipi di competenze  a cui mira la Bussola degli Apprendimenti 2030 sono rappresentati da quelle qualità umane che si ritiene non siano facilmente sostituibili dall’intelligenza artificiale e che quindi rimangono costitutivi della qualità dei valori umani.

L’OCSE lavora con i vari Paesi anche per dirimere le questioni relative al curricolo che studenti, insegnanti, scuole, leader distrettuali, rappresentanti dei governi nazionali e regionali si trovano oggi ad affrontare.

Queste questioni includono:

  1. il sovraccarico del curricolo,
  2. lo scarto tra il curricolo di oggi e le esigenze future,
  3. la flessibilità e l’autonomia del curricolo,
  4. l’integrazione dei valori nel curricolo,
  5. la garanzia di equità nell’innovazione del curricolo e
  6. la garanzia di un’ efficace implementazione.

Nell’analizzare questi problemi, sono emersi 12 principi relativi alla progettazione che possono  considerarsi duraturi e adatti ai diversi Paesi e alle differenti culture. Questi principi saranno condivisi al seminario ADI.

 
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La motivazione per il cambiamento

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La ricerca ci ha mostrato che gli studenti diventano progressivamente disimpegnati nel corso della loro carriera scolastica; più tempo trascorrono a scuola, più si disimpegnano. La percentuale di malattie mentali negli adolescenti è in aumento e i ragazzi della Generazione Z (o Post-Millennial), hanno un profilo di apprendimento che non si adatta al modello scolastico che oggi sono costretti a frequentare. Di fronte a questi fatti e agli enormi cambiamenti sociali in atto in tutto il mondo, qual è una possibile alternativa al sistema scolastico del 20° secolo ancora presente in tanti Paesi? Non è forse ora che chi dirige le scuole trovi il coraggio di intraprendere un nuovo percorso? Questo richiede di abbandonare con decisione le proprie convinzioni circa il ruolo della scuola, degli insegnanti e le modalità di apprendimento degli studenti.

Evoluzione di Think Global School

a2Riuscite a riandare con il pensiero a un tempo della vostra infanzia quando l’apprendimento era divertente, entusiasmante e creativo? Un tempo in cui le vostre giornate erano costellate datante domande da lasciarvi in un continuo stato di stupore e meraviglia?
Alla THINK Global School, abbiamo voluto riaccendere quella passione che possedevate da bambini mettendo in atto un concetto di scuola diverso da qualsiasi altro sulla terra. Utilizzando concetti educativi progressivi come l’apprendimento basato sul progetto e sul luogo, abbiamo ridato agli studenti il ruolo di artefici principali del loro apprendimento.
Riteniamo che l’istruzione debba collegare i giovani al mondo che li circonda, fornendo loro il contesto e la comprensione dei problemi oggi più pressanti. Attingendo dai modelli educativi più innovativi ed efficaci del 21° secolo, il Changemaker Curriculum combina elevati standard accademici con l’apprendimento interdisciplinare e basato sui progetti, in modo che l’ambiente contribuisca ai loro studi e i loro studi diano significato all’ambiente.
Venite a scoprire la storia di Think Global School, di come un gruppo di educatori progressisti impegnati ha deciso di capovolgere il sistema scolastico, di dare agli studenti voce e possibilità di scelta durante il tempo della scuola,e di vederne i risultati.

La nostra missione e i nostri valori

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Attraverso esperienze dirette di viaggi a livello globale la THINK Global School sfida gli studenti a diventare persone altruiste, curiose, che conoscono il mondo che li circonda e che sono motivate ​​a realizzare cambiamenti significativi.

Meraki (Grecia)
Metti tutto te stesso – anima, creatività e amore – nel tuo lavoro.

Satya (Sanscrito)
Viva la verità – in modo onesto, risoluto e edificante per gli altri.

求知欲 Qiú Zhi Yù (Mandarino)
Abbi sete di conoscenza – sii aperto, sii curioso e sfida le credenze comuni.

Empatia
Tratta gli altri con comprensione, amorevolezza e rispetto.

Grinta
Persevera: intraprendi le sfide con passione e coraggio.

改善 Kaizen (Giapponese)
Migliora continuamente: sii autocosciente, responsabile e disciplinato.

Ubuntu (Zulu)
Connettiti a un tutto più grande – in mutuo sostegno e comunione.
Venite ad esplorare la ricerca che sta dietro le decisioni del nostro progetto.

 
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I curricoli dell’ordinamento scolastico italiano sono stati oggetto di riforma in momenti diversi: nel 2012 per quanto riguarda il primo ciclo di istruzione e nel 2010 per il secondo ciclo.
Va ricordata, tuttavia, la recente riforma dei percorsi dell’istruzione professionale, rinnovati nel 2017 al fine di renderli più consoni ad un rapido inserimento degli studenti nel mondo del lavoro.

pal1Per il primo ciclo è stato senz’altro privilegiato un approccio coordinato e integrato degli ambiti disciplinari, i quali concorrono unitariamente alla definizione degli obiettivi di apprendimento e dei traguardi delle competenze.

 
 

pal2Invece, i curricoli del secondo ciclo si caratterizzano ancora, ad eccezione di quelli dell’istruzione professionale, per una marcata separazione disciplinare che rende difficile cogliere il reale contributo di ogni disciplina alla definizione del profilo culturale in uscita di ogni percorso di studi.

 
 
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Shanghai ha ottimi risultati nell’indagine PISA, e questo ha richiamato l’attenzione di tutto il mondo. Quali sono i principali fattori politici e istituzionali del mantenimento e miglioramento di questo livello relativamente più elevato di qualità ed equità nell’istruzione di base a Shanghai?

Ci sono alcune ragioni di fondo: in primo luogo gli insegnanti, che impartiscono un insegnamento efficace e di alta qualità. Sono inquadrati in un sistema di sviluppo professionale molto ben organizzato. Proprio come ha rivelato Friedman, l’autore di “The World is Flat”, dopo aver visitato le nostre scuole nel 2013, il segreto di Shanghai risiede nelle sue istituzioni e nella sua cultura che sono invisibili e profondamente integrate nel sistema scolastico. Tutto questo rende gli insegnanti di Shanghai profondamente impegnati e coinvolti nella formazione, nell’apprendimento tra pari, nella crescita continua, in rigorosi standard per la leadership e godono di rispetto e di una gratificante condizione sociale.
La relazione illustrerà come si è riusciti a sviluppare un corpo professionale di così alta qualità ed efficacia.

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Ma abbiamo anche debolezze, che riusciamo ad individuare e valutare soprattutto attraverso i risultati delle indagini internazionale. Abbiamo osservato che il carico di apprendimento dei nostri studenti è relativamente pesante e che il vantaggio marginale dell’apprendimento diminuisce con l’aumento del tempo di apprendimento. Inoltre, l’uso delle TIC da parte degli insegnanti non ha migliorato l’efficacia didattica. La tecnologia non sta giocando un ruolo importante nella trasformazione dell’insegnamento nelle nostre classi, da lezione frontale ad un insegnamento/apprendimento centrato sullo studente.

La relazione si concluderà analizzando le prossime sfide per costruire un sistema educativo orientato al futuro.

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