Una fotografia che coglie il movimento

di Mimma Siniscalco

A Milano il 22 giugno è stato presentato il rapporto della Quarta Indagine sulle Condizioni di Vita e di Lavoro degli Insegnanti Italiani, che presenta una fotografia dell’evoluzione della professione insegnante negli ultimi 35 anni.

La scuola e gli insegnanti “in costante divenire”

La scuola è una realtà non solo complessa, ma anche in continua trasformazione, o in “costante divenire”, come recita il rapporto della quarta indagine sui docenti italiani realizzata nel 2025 a 35 anni dalla prima edizione, intrapresa nel 1990 dall’Istituto IARD sotto la guida di Alessandro Cavalli e seguita poi dalle edizioni del 1999 e del 2008. Quella attuale è stata realizzata grazie alla collaborazione tra Università di Milano-Bicocca, la Be for Education Foundation e l’Istituto IARD, con il contributo tecnico degli uffici del MIM e dell’INVALSI, ed è stata presentata in Bicocca il 22 giugno.

Il titolo completo del volume che presenta una prima analisi dei risultati, edito dal Mulino e disponibile in open access, è “In costante divenire: insegnare tra molteplici impegni in contesti plurali” (https://www.darwinbooks.it/doi/10.978.8815/416698).

Alla Quarta Indagine sulle Condizioni di Vita e di Lavoro degli Insegnanti Italiani nel 2025 hanno partecipato 9671 insegnanti, di scuole primarie, secondarie di primo grado e secondarie di secondo grado, appartenenti a un campione di 283 istituti scolastici e 395 plessi, rappresentativi del corpo docente dell’intero territorio nazionale. All’analisi dei dati e alla stesura di questo primo rapporto – visto che per esplorare in modo approfondito i dati raccolti ci sarà da lavorare per i prossimi 5 anni ha detto Gianluca Argentin, che ha coordinato il lavoro e curato il volume – hanno collaborato sociologi, psicologi e pedagogisti, con una prospettiva interdisciplinare che sembra essere l’unica adeguata per cogliere le tante sfaccettature e componenti della scuola.

Struttura e temi del volume

La presentazione dei risultati è articolata in sei parti:

  • il profilo degli insegnanti, che comprende le caratteristiche socio-demografiche, le motivazioni e i percorsi di accesso alla professione, la formazione iniziale e in-servizio, e la carriera degli insegnanti, con un focus sugli insegnanti di sostegno;
  • l’identità e il vissuto degli insegnanti italiani, con contributi sulla soddisfazione, l’immagine sociale, l’autoefficacia, il benessere vs malessere lavorativo;
  • un quadro degli insegnanti negli istituti scolastici, con il loro grado di partecipazione, il livello di collaborazione e il clima scolastico, la relazione con i dirigenti scolastici e con le famiglie;
  • il concreto fare scuola, con le pratiche didattiche e di valutazione, l’orientamento, le esigenze poste dalla digitalizzazione;
  • le sfide al benessere di studenti e insegnanti, tenendo conto di contesti multiculturali e dell’eterogeneità degli studenti, con un focus sui comportamenti problematici degli insegnanti e degli studenti, fino agli episodi di violenza nei confronti degli insegnanti;
  • i mutamenti a livello macro, dalla pandemia alla diffusione delle valutazioni standardizzate, alle priorità sul piano delle politiche scolastiche.

I dati offrono una fotografia attendibile, aggiornata ed estremamente ricca degli insegnanti italiani e del cambiamento che ha attraversato la professione negli ultimi 35 anni. Nei questionari utilizzati, infatti, si sono riprese le domande delle precedenti indagini IARD integrandole con nuove domande, per avere un quadro il più possibile completo dei professionisti della scuola in una prospettiva longitudinale.

Come è cambiata nel tempo l’immagine che gli insegnanti hanno di sé?

E proprio la prospettiva longitudinale permette di cogliere il cambiamento – dal 1990 al 2025 – anche dell’immagine sociale che gli insegnanti hanno di sé. Questa è stata misurata attraverso la percezione del proprio prestigio e la visione ideale della propria professione. Tra i moltissimi dati del rapporto scegliamo di soffermarci su questo.

A monte va detto che gli insegnanti continuano a essere soddisfatti della propria professione: la loro soddisfazione lavorativa è risultata pari a 7.5, su una scala a 10 punti, un punteggio più elevato di quello registrato per altre professioni simili (Blancato e Piccitto 2026, p. 159). E il punteggio di soddisfazione è ancora più elevato nelle scuole ad alta collaborazione e bassa conflittualità. Un dato sostanzialmente confermato dalla  Teaching and Learning International Survey (TALIS) realizzata dall’OCSE nel 2024, da cui risulta che 9 insegnanti su 10 a livello globale (su 55 paesi partecipanti) sono soddisfatti del proprio lavoro, con un dato italiano pari al 71% (7 insegnanti su 10) (OCSE, 2025, p. 77).

Se la soddisfazione per il proprio lavoro “tiene”, la reputazione sociale invece si deteriora nella percezione degli insegnanti: l’84% degli insegnanti ritiene che il prestigio sociale sia diminuito negli ultimi 10 anni e il 71% ritiene che continuerà a diminuire (Colombo, 2026, p. 134)

A parte il periodo paradossalmente ‘positivo’ della pandemia, in cui la società ha preso improvvisamente coscienza del ruolo fondamentale svolto degli insegnanti – di cui nel volume si ricorda che sono stati definiti “pietra miliare dello spazio europeo dell’educazione” dal Consiglio d’Europa – il prestigio sociale degli insegnanti in questi 35 anni ha subito una costante erosione.

Madalena Colombo, autrice del capitolo sul ruolo degli insegnanti nella società, cita tra i fattori che contribuiscono a spiegare il calo del loro prestigio “la rappresentazione stereotipata dell’insegnante come lavoratore part-time o mancato professionista, se non addirittura come figura debole (…), spesso con la colpevole copertura mediatica dei soli casi negativi” (ibid., p. 132). E fa notare come di tutti gli aspetti di prestigio professionale connessi alla funzione docente fino agli anni ‘70, oggi rimanga solo il principio della libertà di insegnamento, l’unico coerente con la concezione dell’insegnante come professionista.

Ma proprio la considerazione della professionalità è quella che forse ha subito un maggiore cambiamento, nel corso degli ultimi decenni. Alla richiesta di indicare quale definizione rappresenti meglio quella che dovrebbe essere la figura dell’insegnante, la percentuale di chi risponde “un professionista che fornisce dei servizi sulla base di conoscenze specialistiche” è scesa dal 39% nel 1999 al 28% nel 2025. Specularmente la percentuale di chi risponde “una persona che ha scelto questa professione per svolgere un’importante funzione sociale è aumentata dal 41% nel 1999 al 58% nel 2025. Mentre è diminuita, ma in modo meno marcato, la percentuale di chi risponde “un funzionario o un impiegato”.

Dal 2008 si è registrato cioè uno spostamento dall’insegnante come “professionista” all’insegnante come “attore di una importante funzione sociale” (ibid., p. 139).

Questo dato è ulteriormente dettagliato dalle risposte a una domanda sulle caratteristiche del proprio lavoro che gli insegnanti ritengono più importanti. Tra queste prevalgono le qualità relazionali (l’ascolto degli studenti o l’amore e la cura per gli studenti) rispetto a quelle che hanno a che fare con una visione dell’insegnante come professionista (un atteggiamento problematizzante e critico verso ciò che si insegna, o l’aggiornamento continuo nelle materie da insegnare).

È purtroppo giustificata la conclusione che “nel nuovo millennio il professionismo degli insegnanti ha rappresentato (e rappresenta tuttora) una promessa mancata” (ibid., p. 139).

L’impegno dell’ADi per costruire un’identità professionale “alta”

ADi ha da tempo sottolineato come, nonostante la “convulsa produzione legislativa e di cambiamenti delle strutture”, la politica scolastica “ha lasciato la docenza in Italia tra le meno attrezzate dei Paesi dell’UE” (Cenerini e Drago, 2001, p. 8), mancando un sistema efficace di formazione iniziale e in servizio, un’adeguata selezione in ingresso, un sistema di valutazione formativa e certificativa che permetta di migliorare gli standard di insegnamento, una leadership intermedia che sostenga l’innovazione e il miglioramento, e un organismo professionale in grado di gestire un albo professionale, degli standard e un codice etico-deontologico.

Non a caso l’ADi è nata, nel 1998, proprio con la finalità di affermare il professionalismo della docenza, attraverso “l’acquisizione di quei tratti distintivi che accomunano e definiscono tutte le professioni” (Cenerini, 2000, p. 21), ed evidenziandone quattro come fondamentali: il sapere specialistico, una rigorosa certificazione delle competenze, l’autonomia professionale e l’adesione a un codice deontologico.

Per questo il primo impegno dell’Associazione è stato quello di mettere a punto un codice etico-deontologico, di cui si è sottolineato il carattere relativo ed evolutivo in risposta ai problemi/bisogni e alla sfide che man mano si manifestano (Cenerini e Drago, 2000) e di avviare un’approfondita riflessione sugli standard professionali (Cenerini e Drago, 2001). Proprio la mancata attenzione a questi aspetti, secondo ADi, ha contribuito a svilire la funzione docente, togliendole prestigio sociale e riconoscimento professionale.

Che la professionalità degli insegnanti abbia una funzione sociale e debba comprendere gli aspetti sociali ed emotivi della relazione educativa – oggi più che mai necessari – non viene messo in dubbio e non lo è mai stato. Ma questi aspetti rientrano in un complesso di conoscenze, competenze, attitudini e comportamenti che hanno a che fare sia – appunto – con l’attenzione allo studente, sia con il rigore nei confronti delle conoscenze disciplinari e delle metodologie didattiche in contesti sempre più “plurali”, come riconosce il titolo del rapporto presentato a Milano.

Fin dall’inizio ADi ha sostenuto la necessità di superare false dicotomie – che purtroppo  permangono – come quella tra l’insegnamento centrato sullo studente e quello centrato sui contenuti della disciplina, o tra l’insegnamento per conoscenze e per competenze, o tra abilità di base e abilità più complesse (ad esempio nell’apprendimento della lettura come comprensione del testo, dove la ricerca ha dimostrato in modo inequivocabile che non si diventa bravi lettori se non ci si esercita fin dall’inizio in processi complessi di interpretazione del testo e di metacognizione). Ma unificare nella pratica queste dicotomie richiede un’elevata professionalità che a sua volta comporta una selezione rigorosa in ingresso alla professione (idealmente precedente alla formazione iniziale), una formazione iniziale e in servizio efficace, meccanismi di valutazione e di sostegno all’innovazione volti al miglioramento continuo e l’articolazione di una carriera degli insegnanti, con indirizzi distinti, per lo sviluppo di professionisti esperti o specialisti, che sostengono l’organizzazione autonoma delle scuole.

Non a caso l’ investimento mirato sulla professionalità dei docenti è uno dei tratti distintivi dei sistemi scolastici con i risultati più elevati, dalla Finlandia all’Estonia, dal Canada a Singapore, come hanno puntualmente evidenziato le diverse edizioni dell’indagine internazionale OCSE PISA.

La questione docente tocca la funzione che la società assegna alla scuola e la quarta indagine sui docenti italiani, tra i molti meriti, ha quello di richiamare indirettamente e direttamente l’attenzione sulla necessità di politiche scolastiche che sostengano lo sviluppo degli insegnanti come professionisti.

Riferimenti bibliografici

Argentin G. (a cura di) (2026), In costante divenire: Insegnare tra molteplici impegni in contesti plurali. Quarta indagine sui docenti italiani, Bologna, Il Mulino, (ed. digit.: 2026, doi: 10.978.8815/416698).

Blancato I. e Piccitto G. (2026), “La soddisfazione per il lavoro di insegnante”, in Argentin G. (a cura di), cit., pp. 131-142.

Cenerini A. e Drago R. (2000), Professionalità e codice deontologico degli insegnanti, Erickson, Trento.

Cenerini A. (2000) “Una nuova condizione professionale per gli insegnanti”, in A. Cenerini e R. Drago (a cura di), op. cit.

Cenerini A. e Drago R. (2001), Insegnanti professionisti, Erickson. Trento.

Colombo M. (2026), “Gli insegnanti alle prese con il proprio ruolo nella società”, in Argentin G. (a cura di), cit. pp. 157-171.

OECD (2025), Results from TALIS 2024: The State of Teaching, TALIS, OECD Publishing, Paris, https://doi.org/10.1787/90df6235-en.

ADi