Dall’introduzione del CLIL fino “CambiaMenti” e oltre, Settimana della Cultura Scientifica

SCUOLA, ASCOLTARE IL PRESENTE PER COSTRUIRE IL FUTURO
Reimmaginare la grammatica del cambiamento - Bologna 27 - 28 Feb 2026

Patrizia Di Giulio

Siamo davvero felici di essere qui oggi a rappresentare il Liceo Scientifico “Vitruvio Pollione” di Avezzano, in provincia dell’Aquila e a condividere con voi un’esperienza che per noi è diventata, negli anni, identitaria della  scuola: la Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica.

Prima di entrare nel merito, desideriamo ringraziare l’organizzazione del convegno e, in particolare, la professoressa Mimma Siniscalco per l’invito. È per noi un onore poter intervenire in questo contesto e confrontarci con una platea così attenta e competente, composta da persone che quotidianamente riflettono sul senso e sulle direzioni della scuola di oggi.

Il nostro Liceo accoglie ogni anno circa 1300–1400 studenti, provenienti da diversi comuni della Marsica e da realtà socioculturali molto diverse tra loro. È un’utenza eterogenea, come spesso accade nelle nostre scuole, con bisogni, vissuti, motivazioni differenti.

È proprio da questa complessità che nasce, ventidue anni fa, nell’anno scolastico 2004–2005, l’idea di introdurre un cambiamento significativo nella nostra didattica. Un gruppo di docenti – quello che vedete oggi qui rappresentato – sentiva l’esigenza di mettersi alla prova e di sperimentare una metodologia più coinvolgente e motivante, ma al tempo stesso rigorosa, sia nei contenuti sia negli obiettivi. L’Intento era quello di trasmettere la passione per la scienza…Tutte avevamo già toccato con mano quanto la didattica laboratoriale potesse incidere positivamente sull’atteggiamento degli studenti verso l’apprendimento e la proposta del MIUR, che aveva istituito la Settimana della Cultura Scientifica e Tecnologica,  è stata la scintilla che ha dato inizio alla nostra avventura. L’obiettivo era quello di rendere maggiormente  disponibili le nostre discipline, innanzitutto ai nostri studenti e successivamente ai visitatori. Volevamo anche che la scuola uscisse dalle proprie mura, che si confrontasse con le altre scuole di ogni ordine e grado e che si aprisse al territorio tutto. Abbiamo infranto i confini con le altre discipline per creare un sapere organico, a 360 gradi. Ed è così che i professori di Storia e Filosofia, di Arte, di lingue, di educazione fisica, di lettere, via via hanno individuato percorsi integrati di arte e scienza, storia e scienza, sport e scienza, religione e scienza, CLIL, e molto altro.

Il vero punto di forza nell’attuare il progetto è stato il lavoro di squadra: una condivisione profonda di intenti e visione, in cui ognuna di noi si è rispecchiata nell’entusiasmo e nella determinazione dell’altra e  che ci ha portate a progettare percorsi in cui gli studenti potessero essere davvero protagonisti. Dalla scelta del tema, all’approfondimento teorico e sperimentale, fino all’allestimento di spazi espositivi pensati per accogliere visitatori e ospiti durante i giorni dell’evento.

Nel tempo la manifestazione è cresciuta al punto di acquistare anche un carattere di internazionalità, come poi spiegherà la nostra collega di lingua Inglese.

Le ricadute positive sono numerose e in vari ambiti. Durante la preparazione, accade qualcosa di molto significativo: inizialmente i nostri alunni perplessi ma incuriositi davanti ad un cambiamento di didattica, iniziano a  studiare con maggiore consapevolezza e autonomia, collaborano, si organizzano, si assumono responsabilità, mettono in gioco creatività, competenze e inclinazioni personali. Cresce in loro l’orgoglio per ciò che realizzano e, soprattutto, si rafforza il senso di appartenenza alla scuola, grazie a una metodologia più vicina alla realtà e quindi più autentica.

Anche le dinamiche di classe cambiano: gli studenti più timidi trovano il coraggio di esporsi, quelli più sicuri imparano a sostenere i compagni in difficoltà. Tutti vengono coinvolti a prescindere dal rendimento scolastico, perché, come già detto, ognuno mette in gioco le proprie potenzialità, spesso inaspettate. Alla fine del percorso, la classe non è più un insieme di individualità, ma un gruppo che lavora in modo organico verso un obiettivo comune. E, ogni anno, emergono potenzialità inaspettate che diventano una risorsa per tutti …La scuola diventa un luogo di relazioni positive dove stare bene e tornare eventualmente anche di pomeriggio se necessario!

Il clima vivace e intellettualmente dinamico è contagioso, i nuovi arrivati, studenti e colleghi, si mettono in gioco con entusiasmo e passione… Questa esperienza sicuramente ha segnato i nostri studenti, ma anche noi, arricchendoci sotto tutti i punti vista, siamo cresciute e cambiate insieme ai nostri studenti! Riteniamo che Il punto portante di questa esperienza sia il percorso seguito, “ il viaggio” e meno la meta.

I visitatori più piccoli decidono di scegliere il nostro liceo incantati dai giochi e dagli esperimenti di chimica e di fisica più spettacolari. Gli ex alunni tornano nostalgici a trovarci rievocando le loro esperienze e, diversi di loro, ormai professionisti ed esperti in vari ambiti del sapere, partecipano anche come relatori nelle conferenze. Nell’edizione di questo anno tre dei relatori sono ex alunni, uno esperto in biodiversità, una esperta nelle nuove tecniche di riprogrammazione cellulare e un’altra si occupa di malattie neurodegenerative. Lo scorso anno abbiamo avuto un’alunna che lavora presso l’INFN a Ginevra e in un’edizione precedente, Alberta Pelino, presidente della Young Ambassador Society. Un legame, quello della comunità vitruviana, che dura nel tempo consolidato in modo significativo proprio dalla partecipazione alle edizioni della Settimana Scientifica come testimoniato da tutti i nostri ex alunni di cui oggi abbiamo qui  una rappresentante, Silvia Collacciani. Gli ex alunni diventano un modello da imitare, testimoni delle opportunità  che si aprono dopo il diploma liceale, rappresentando un futuro possibile a cui accostarsi con fiducia e determinazione.

Silvia Collacciani

La mia partecipazione alla Settimana Scientifica si è articolata in due momenti distinti. Il primo risale alle scuole elementari, quando venivamo portati in gita e la nostra maestra ci coinvolse in un progetto che presentammo ai genitori e agli amici più stretti. Poi ho partecipato la seconda volta durante gli anni del liceo.

Posso dire che la Settimana Scientifica è un evento che ti fa crescere e quando sei bambino invoglia tanto ad approfondire gli argomenti di cui fai conoscenza. In terza elementare affrontammo il tema dell’acqua, in quarta quello dei fenomeni naturali, con la costruzione di un sismografo. Il tempo restante lo trascorrevamo visitando gli altri laboratori: ricordo ancora il laboratorio dei gelati e quelli sugli esperimenti di chimica, che erano davvero bellissimi.

Al liceo ho partecipato a due edizioni della Settimana Scientifica. La prima riguardò il tema del tempo e della misura, in collaborazione con studenti internazionali: in quell’occasione ospitai a casa mia una studentessa danese. In quinta, invece, il laboratorio fu dedicato al film Interstellar: ne analizzammo la pellicola, la teoria della relatività e i vari componenti fisici, inclusa la fisica dei motori.

Devo dire che questo coinvolgimento consente di assumere un atteggiamento molto diverso nei confronti della conoscenza. Ci si trova a voler appassionare le persone che vengono a vedere il tuo laboratorio e c’è anche un po’ di sana competizione perché vuoi che il tuo laboratorio sia ricordato, che sia ben allestito. Entrano in gioco una serie di dinamiche così che ragazzi bravi a decorare e disegnare portano l’aspetto creativo, ragazzi che hanno una propria passione per un certo argomento la propongono come laboratorio riuscendo ad appassionare anche i compagni di classe. Cosa molto importante, inoltre, si forma quel tessuto sociale della scuola che si rafforza durante la Settimana perché si assiste alla collaborazione tra i laboratori, se a qualcuno manca qualcosa si fornisce il proprio aiuto, e poi ci si confronta e si condividono tante tante idee, si genera un senso di appartenenza e anche di ricchezza per ciò che si studia e che fa sentire più consapevoli delle proprie capacità e potenzialità fuori dalla scuola. Io, ad esempio, dopo aver allestito un laboratorio sul film Interstellar e sullo spazio, ho scelto di proseguire gli studi iscrivendomi alla facoltà di Ingegneria Aerospaziale. E così, almeno dal mio punto di vista, la Settimana Scientifica è una iniziativa di successo formativo.

Anna Maria Rubeo

La Settimana scientifica del liceo Vitruvio, realizzata ogni anno in marzo, prevede l’apertura dell’istituto al pubblico con conferenze, spettacoli, proiezioni, testimonianze e soprattutto laboratori (circa 60), di diversa natura, realizzati dai ragazzi, ogni aula dell’istituto diventa laboratorio.

I ragazzi realizzano exhibit interattivi, modelli, macchine, motori, plastici, dipinti, ipertesti, poster, video, diorami, riprese, rappresentazioni teatrali, esperimenti, filmati, fumetti, spettacoli, giochi, accogliendo ogni anno nuove sfide, sollecitate o dagli studenti o dagli accadimenti mondiali. Ad esempio in un’edizione è stato inserito anche un percorso tattile olfattivo uditivo per non vedenti, che ha condotto i visitatori nella preistoria dell’Homo Sapiens Sapiens, dagli australopiteci all’uomo moderno, nella fisica, con la presentazione di exhibit adatti e privi di barriere fisiche e sensoriali e tra le macchine di Leonardo e quelle ergonomiche. Il percorso ha coinvolto anche i visitatori normovedenti che sono stati bendati e privati della possibilità di vedere, al pari dei non vedenti; i gruppi sono stati affidati alle guide (studenti) che li hanno accompagnati lungo il percorso, fornendo spiegazioni scientifiche e stimolando l’esplorazione con il tatto, l’olfatto e l’udito.

Il nostro lavoro, come già è stato detto è iniziato nel 2004, ben 22 anni fa.

  • Perché e come si è fatto strada?

Quali le considerazioni che ci hanno spinto a intraprendere questa avventura?

Convinte che la formazione scientifica sia basilare per il benessere di un Paese moderno, consapevoli che i ragazzi possano avvicinarsi con maggiore successo e serenità allo studio delle discipline scientifiche e preoccupate, allora come oggi, del fatto che i giovani non si orientino più in numero adeguato verso le professioni e i saperi scientifici perché li avvertono come ostici, e per mille altri motivi ancora,

…ci siamo poste quindi le seguenti domande:

  • Sta funzionando la didattica attuale?
  • Quanta responsabilità ha la scuola e quanto pesa il modo in cui le scienze vengono insegnate tra i banchi di scuola?

L’insegnamento scientifico risulta spesso poco attraente per gli studenti:

gli esperimenti sono mostrati sui libri o dalla cattedra, raramente inseriti in una accattivante metodologia di indagine. E così la scienza cessa di essere esperienza e teoria insieme

  • Cosa fare allora?

È stato necessario procedere ad un cambiamento nella didattica convinte che gli insegnanti siano la chiave di volta in questa rivoluzione culturale, privilegiando la figura dell’insegnante mediatore, facilitatore che accompagna gli studenti nel processo di apprendimento e di crescita

  • Ed è da qui che è partito il nostro lavoro.

Il primo passo è stato di condividere con le classi le nostre idee.

È stato facile trasmettere l’entusiasmo ai ragazzi e insieme a loro, con confronti, idee e proposte, abbiamo iniziato a lavorare insieme in modo diverso.

Sul piano operativo abbiamo aperto le strutture lineari e codificate degli esperimenti, spesso proposti dai libri di testo, alle domande (ai perché) e alle scelte (le sperimentazioni coscienti) che invece sono proprie delle strategie di auto-apprendimento; abbiamo trasformato l’esperimento in esperienza, infatti L’ESPERIMENTO ha sempre e comunque un  protocollo chiuso, L’ESPERIENZA è invece una storia aperta, implementabile, rivisitabile e mai conclusa, convinte che ogni apprendimento parte da domande e si sviluppa attraverso l’esperienza. Ciò ha prodotto un apprendimento cooperativo e condiviso della conoscenza.

  • Partendo da alcuni temi emersi da brainstorming iniziali, insieme abbiamo avviato un percorso di ricerche, approfondimenti, visite a mostre e eventi.

Sono emerse proposte di progetti di cui è stata valutata la fattibilità per realizzarli poi nella Settimana Scientifica.

Durante il lavoro, negli incontri pomeridiani, ogni gruppo di lavoro ha approfondito e progettato l’attività scelta; si è preoccupato di reperire il materiale necessario, di testarlo, di assemblarlo e preparare una esaustiva descrizione /documentazione

  • Un passo importante è stato scegliere esperienze e un registro comunicativo per ogni tipo di interlocutore, bambini della scuola materna ed elementare, delle scuole medie e superiori e visitatori adulti. Negli anni, spesso è capitato che i ragazzi più grandi facessero da tutor ai ragazzi più piccoli, e che i nostri studenti già laureati e divenuti professionisti diventassero i relatori delle conferenze.

Inoltre, durante la presentazione pubblica del lavoro, gli studenti accompagnano al rigore scientifico il divertimento, il gioco, l’aspetto ludico della scienza, certi del fatto che il gioco non sia l’antitesi della scienza, ma che anzi, sotto la leggerezza del gioco si nasconda la magia dell’apprendimento, della comunicazione e delle relazioni.

Giuseppina Ruggeri

Il racconto fatto finora, forse dà l’idea che tutto sia stato semplice; in verità nel percorso si sono affrontati ostacoli e difficoltà. Ne riporteremo solo alcune:

Le difficoltà più importanti si sono incontrate all’interno della scuola con i nostri colleghi e i dirigenti.

– Non era compreso il perché volessimo cambiare le cose.

– Tutto veniva percepito come una perdita di tempo che distoglieva i ragazzi dalle regolari attività curriculari

Inizialmente i ragazzi coinvolti appartenevano solo alle nostre classi, la preparazione e gli incontri avvenivano nel pomeriggio proprio per non penalizzare il regolare svolgimento delle lezioni e anche ciò era incomprensibile: ”Non eravamo retribuite chi ce lo faceva fare!” Ciò ci faceva apparire un po’ saccenti e presuntuose

Inizialmente è stato difficile avere anche la scuola aperta nel pomeriggio e il personale ATA disponibile.

Nel tempo le cose sono cambiate: l’atteggiamento, la collaborazione e il coinvolgimento sono stati diversi, si intravedevano risultati significativi: il senso di appartenenza, la crescita degli alunni, in tutti sensi e in tutte le discipline. Questo cambiamento palese ha portato al coinvolgimento di un numero sempre maggiore di classi e insegnanti fino ad arrivare alla partecipazione di tutti i ragazzi del liceo.

Inoltre la Settimana Scientifica aveva un costo notevole (materiali, reagenti, poster, foto, locandine, rimborsi ai conferenzieri, etc.) e noi non avevamo mezzi; la scuola ci dava solo, e neppure sempre, l’opportunità di prendere iniziative e di sperimentare e i nostri laboratori non ci aiutavano. Ci siamo mosse quindi alla ricerca di sponsor. Ma noi eravamo insegnanti… forse intraprendenti ma sicuramente inesperte in questo settore.

Ricordiamo il primo incontro con il nostro primo, principale e successivamente più fedele sponsor, non avevamo neppure idea di quanti soldi poter chiedere!

Con il tempo abbiamo imparato a muoverci e a difenderci anche in questo settore; oggi abbiamo diversi sponsor e anche la scuola dà un sostanzioso contributo.

Tornando ai mezzi: inizialmente le spese erano solo a carico nostro, anche se fortunatamente, i nostri alunni con le loro famiglie ci hanno accompagnato nella ricerca di finanziamenti e nel reperimento di alcuni materiali.

Le famiglie sono state importanti forse perché per prime si sono rese conto del cambiamento avvenuto nei loro figli.

Fondamentale è stato il ruolo degli artigiani e professionisti del territorio che con le loro competenze e macchinari, ci hanno supportato e aiutato nella costruzione di exhibit, altrimenti per noi di impossibile realizzazione non avendo né tecnici di laboratorio né officine all’interno della scuola.

Un valido aiuto economico lo abbiamo avuto dalla vendita dei calendari (per qualche anno) e delle nostre magliette, ad un costo irrisorio; una specie di divisa non obbligatoria ma volontaria. Maglie ogni anno diverse e preparate in base al tema proposto.

Con il tempo abbiamo imparato a documentare il lavoro svolto, imparato ad usare un Protocollo Osservativo

In molte occasioni siamo riuscite a portare al di fuori dalle mura scolastiche, nella piazza della città, i nostri esperimenti, il Planetario e i telescopi e a portare dentro le scuole di ogni ordine e grado con i loro laboratori, a testimonianza della possibile trasferibilità dell’esperienza.

La Settimana Scientifica non si è fermata neppure durante il Covid; infatti è stato modificato il registro comunicativo, l’approccio alle esperienze, alla ricerca, ma l’obiettivo della comunicazione e divulgazione scientifica è rimasto inalterato.

Tiziana Scenna

Vorrei raccontarvi brevemente come il CLIL è entrato nella nostra scuola e ha contribuito al cambiamento.

Il mio interesse per il CLIL nasce nel 2002.
Fin dall’inizio non l’ho visto solo come una metodologia innovativa, ma anche come un’occasione per aumentare il tempo di esposizione alla lingua inglese.
Un po’ quello che succede con la lingua madre: non la si impara solo durante l’ora di italiano, ma anche attraverso tutte le discipline.

Nel 2003 abbiamo iniziato la prima sperimentazione CLIL in inglese, insieme alle due colleghe qui presenti (prof Ruggeri di fisica e prof. Di Giulio di scienze),  introducendo quindi una dimensione scientifica nell’apprendimento linguistico.
Lavoravamo in compresenza, sfruttando le ore libere: io portavo la competenza linguistica, loro quella disciplinare.
Ricordiamo studenti perplessi, curiosi ma poi interessati e pronti a mettersi in gioco anche se la lingua non era perfetta.

Questa esperienza è stata molto positiva, ma ci siamo rese conto di un aspetto fondamentale: perché il CLIL potesse funzionare davvero e nel lungo periodo, era necessario che i docenti delle discipline non linguistiche avessero l’opportunità di apprendere o potenziare la lingua inglese.

Da qui nacque l’idea di organizzare corsi di inglese per docenti, che da allora si tengono ogni anno.
Col tempo, questo investimento ha dato risultati concreti e oggi abbiamo diversi docenti con certificazione linguistica.

Con l’avvio della settimana scientifica, alcuni studenti e docenti hanno iniziato a mostrare nei laboratori i prodotti dei progetti CLIL, dando visibilità concreta al lavoro svolto in classe.

Tutto ciò ha contribuito a concretizzare l’idea di dare una dimensione internazionale alla nostra scuola e alla Settimana Scientifica e dal 2011, grazie ai progetti europei, abbiamo costruito una rete di partnership con scuole straniere, con cui ancora oggi realizziamo scambi di classe e attività comuni.

Da allora, le scuole straniere vengono da noi ospitate durante la settimana scientifica: all’inizio come visitatori, poi sempre di più come protagonisti, portando i loro laboratori.
Quest’anno, ad esempio, parteciperanno tre scuole straniere: una spagnola, una portoghese e una danese.

Un ultimo aspetto importante riguarda la presenza dei docenti Erasmus durante la settimana scientifica.
Dal 2014, arrivano nella nostra scuola proprio in questo periodo per seguire i corsi CLIL che organizziamo ogni anno, tenuti da Peeter Mehisto e Tuula Aisikanen con cui ancora collaboro.

Tutto questo ha avuto un impatto significativo sugli studenti.
L’inglese è diventato una lingua da usare in situazioni reali, anche solo per presentare l’abstract di un laboratorio oppure interagire con gli stranieri. Comunque la presenza di un gruppo di studenti interpreti, facilita la comunicazione durante le attività.

Per concludere, possiamo dire che il CLIL, nella nostra esperienza, non è stato solo una metodologia da utilizzare durante le lezioni ma si è integrato in un clima di cambiamento, capace di coinvolgere docenti, studenti e partner internazionali.

Domenica Ranalli

C’è una forza sottile che da oltre due decenni attraversa le aule del nostro liceo: è la voglia di scoprire, di interrogarsi e di non accontentarsi mai di risposte preconfezionate. Da 22 anni, la nostra Settimana Scientifica trasforma la curiosità in azione. Non è solo un evento di divulgazione, ma un rito collettivo di crescita: un momento in cui l’intera comunità scolastica compie un salto di qualità, riscoprendo con orgoglio che il sapere è ancora capace di esercitare un fascino magnetico su chiunque decida di lasciarsi coinvolgere

L’evento è diviso in due momenti: le conferenze che si svolgono sia in alcune  strutture della città come l’audorium del Castello Orsini , il multisala Cinema, sia in strutture della scuola come l’aula conferenze e l’aula magna. Tali conferenze di elevato valore scientifico e formativo sono tenute da esperti esterni dei vari settori della scienza e della tecnologia e divulgatori di prestigio internazionale. Nella seconda parte della settimana i ragazzi presentano ai visitatori esterni i laboratori interattivi, funzionali alla didattica orientativa, frutto della progettazione e della realizzazione del lavoro degli studenti, guidati dai propri insegnanti.

l progetto si distingue per la sua straordinaria coralità, coinvolgendo la quasi totalità della nostra comunità scolastica: ben 60 classi, impegnate nell’ideazione e gestione di laboratori scientifici e interdisciplinari originali. Un pilastro fondamentale della manifestazione è rappresentato dal Servizio di Accoglienza. Sotto la guida del corpo docente, i nostri studenti non si limitano a orientare i flussi dei visitatori, e l’afflusso di scolaresche esterne, ma ricoprono ruoli di coordinamento logistico e sicurezza durante le conferenze, che vantano una partecipazione di circa 1.000 studenti, e nei giorni di apertura dei laboratori al pubblico, di oltre 5000 presenze.

Parallelamente, la narrazione della Settimana Scientifica è affidata alla redazione del giornale scolastico YAWP. Attraverso un blog dedicato e collaborazioni con le testate giornalistiche locali, i ragazzi curano la documentazione critica e fotografica, trasformando l’esperienza pratica in un esercizio di alto valore divulgativo.

L’evento testimonia un successo in costante ascesa, consolidandosi come un punto di riferimento non solo per la nostra comunità, ma per un bacino d’utenza di respiro regionale e nazionale. La trasversalità della nostra proposta didattica ci permette di dialogare con un pubblico eterogeneo: accogliamo ogni anno migliaia di visitatori, tra cui numerosi istituti scolastici di ogni ordine e grado — dalla scuola dell’infanzia fino alle secondarie superiori — oltre a gruppi organizzati e liberi cittadini. Questa partecipazione corale conferma il valore della manifestazione come spazio di condivisione culturale aperto a tutti (inclusività)

Se dovessimo scegliere un simbolo che racchiuda l’anima della Settimana, questo sarebbe senza dubbio la nostra maglietta distintiva. Oltre alla sua funzione pratica di rendere immediatamente riconoscibili i nostri studenti e il logo dell’evento, essa rappresenta il tessuto connettivo della nostra ‘grande famiglia: è il nostro segno di riconoscimento e d’unione. Se all’inizio serve a identificare chi lavora con dedizione dietro ogni laboratorio, alla fine dei sette giorni diventa un racconto collettivo. Vedere i ragazzi — e spesso anche i docenti — scambiarsi firme e disegni su queste ‘tele bianche’ ci ricorda che la scuola è, prima di tutto, un luogo di relazioni. Portarsi a casa quella maglia carica di scritte significa custodire un pezzetto di quella grande famiglia che abbiamo costruito insieme.

Per realizzare questa manifestazione si lavora all’organizzazione fin da settembre e per la riuscita della settimana serve un grande impegno. In modo sintetico, queste sono le azioni: si inizia a settembre con i primi incontri del gruppo organizzatore per una progettazione di massima; definizione del titolo e del logo; Predisposizione lettere e invio materiali agli sponsor  per i vari patrocinio; scelta delle conferenze e dei seminari ritenuti utili e dei relatori e contatti con essi; progettazione logo evento; richiesta e preventivi maglie e coordinamento per l’acquisto per ogni classe; preparazione per la stampa di brochure, manifesti,  locandine; preparazione e invio delle schede di prenotazione per tutte le scuole; messa a punto delle conferenze, definizione degli interventi e organizzazione viaggi e rimborsi relatori; designazione degli spazi (aule, palestre, atri, laboratori);  distribuzione maglie studenti e colleghi; organizzazione del servizio d’ordine per l’accoglienza delle scolaresche che visitano la mostra e definizione dei percorsi adeguati ai visitatori; contatti e preventivi per servizio antincendio, primo soccorso, sicurezza; organizzazioni turni classe per le conferenze, turni assistenza laboratori e comunicazioni; montaggio mostre e laboratori.

Portiamo avanti questa tradizione con l’energia di chi vuole sempre alzare l’asticella, convinti che la divulgazione sia lo strumento più potente per connettere la scuola al mondo. Ogni edizione ci conferma una verità fondamentale: in un mondo saturo di stimoli, la cultura resta l’unica forza capace di generare un reale e profondo stupore.

ADi