IL TOFU NON È FORMAGGIO – Reinventare l’insegnamento durante il Covid-19: ripensare il curriculum

di Yong Zhao - Traduzione italiana di Mariagrazia Marcarini

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Tratto dal blog di Yong Zhao, 15.04.2020

Introduzione

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“Il tofu non è un formaggio” è quello che ho detto a un gruppo di maestri dell’ESF Quarry Bay Primary School (QBS), una scuola di Hong Kong, determinato a trasformare la crisi del Covid-19 in un’opportunità per reinventare l’istruzione. Il tofu non è un formaggio e noi non dovremmo aspettarci che abbia l’odore o il sapore del formaggio, né dovremmo far finta che lo sia o dargli sapore e odore di formaggio.

Il messaggio che sto cercando di trasmettere è che noi dovremmo accettare il fatto che le scuole sono chiuse e non possiamo pretendere di insegnare online nello stesso modo di quando si poteva andare a scuola fisicamente “face-to-face”. Noi dovremmo, invece, trarre il meglio da questa nuova situazione. Nell’ultimo post sul mio blog ho cercato di ampliare l’idea: “l’educazione online non può sostituire tutte le funzioni che le scuole svolgono nella nostra società, ma si può fare molto di più di quanto si sta facendo perché non sia una versione marginale e minoritaria dell’istruzione in presenza”.

Durante le ultime settimane, mi sono confrontato con molti insegnanti e responsabili delle politiche scolastiche in diversi Paesi del mondo. Sono stato profondamente sorpreso dall’impegno e dalla dedizione dei docenti nel dare agli studenti la migliore esperienza educativa e di insegnamento possibile durante questa pandemia. Sono stato anche sollecitato e incoraggiato dalle attività di molte persone e di molte organizzazioni a ripensare a ciò che l’educazione può essere e dovrebbe essere in futuro.

Non ritornare alla stessa istruzione al rientro a scuola sembra essere un desiderio ampiamente condiviso tra gli innovatori. Però, sfortunatamente, il desiderio dominante al di fuori del piccolo gruppo di docenti progressisti è di tornare nella stessa scuola con lo stesso insegnamento. La maggior parte dei governi e dei dirigenti scolastici sta amministrando questa crisi invece di sfruttare e promuovere tutte le opportunità che questa crisi potrebbe offrire.

Ho in programma di scrivere una serie di post sul mio blog per discutere dei vantaggi che possono derivare da questa situazione e per suggerire alcuni possibili sviluppi sfruttando tutte le opportunità che si presentano.
Comincio con un ripensamento del curricolo: il che cosa dell’istruzione.

Ripensare ciò che vale la pena di insegnare e imparare

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Abbiamo la rara opportunità di riesaminare ciò che ciò che si è sempre insegnato (o cercato di) insegnare per una serie di motivi:

  1. in primo luogo, Covid19 ha portato alla cancellazione di molti esami impegnativi a cui sono sempre stati sottoposti gli studenti, eliminando almeno temporaneamente questa forte pressione a indirizzare l’insegnamenti delle materie all’esame finale;
  2. In secondo luogo, anche le ammissioni all’università dovranno basarsi su prove diverse dai risultati dei test di ammissione e molte università hanno annunciato la decisione di non utilizzare punteggi standardizzati per decidere l’ammissione degli studenti. Questa modalità può essere temporanea per alcune università, ma potrebbe essere permanente per altri atenei in quanto Covid19 accelera il numero delle università che abbandonano i requisiti legati ai punteggi dei test;
  3. In terzo luogo, i governi e le università non possono ragionevolmente aspettarsi che le scuole rispettino, a causa della crisi, il programma di insegnamento inizialmente redatto.
  4. In quarto luogo, l’istruzione online, per alcune materie, non è in grado di fornire un’istruzione di pari qualità;
  5. In quinto luogo, è ingiusto e non etico ritenere gli studenti responsabili di non aver potuto apprendere e di non poter essere valutati su tutto ciò che era previsto nei programmi, anche perché non tutti, a causa del loro background familiare, hanno la possibilità di riuscire a connettersi sulle piattaforme delle scuole;
  6. In sesto luogo, durante questa crisi, i genitori e gli studenti sono più preoccupati per la loro sicurezza, salute fisica, benessere sociale ed emotivo più che per le lezioni e i contenuti di apprendimento e questo accade anche per gli insegnanti.

È quindi possibile e necessario che i responsabili politici, i dirigenti scolastici, gli insegnanti e i genitori ripensino e riflettano seriamente su alcune questioni:

  • in questa situazione si deve simulare la scuola e insegnare online tutto ciò che dovrebbe essere insegnato a scuola?
  • È ragionevole pretendere che ogni studente, nonostante la sua situazione individuale, impari la stessa cosa che avrebbe imparato prima che ci fosse questa emergenza?
  • È nell’interesse generale degli studenti e degli insegnanti che venga richiesto di seguire lo stesso programma di studi come se fossero ancora a scuola?

No” è la risposta che suggerisco.

Nuove possibilità: competenze globali e digitali

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Questa è, tuttavia, una grande opportunità per insegnare qualcosa di diverso, qualcosa che gli insegnanti avrebbero voluto e dovuto poter insegnare, ma che non hanno mai avuto lo spazio, il tempo di insegnare nei curriculi scolastici: le competenze globali e digitali sono due esempi.

Le competenze globali e digitali sono state a lungo considerate capacità importanti per il 21° secolo. Ho sostenuto l’emergere di due nuovi mondi in cui gli esseri umani dovranno vivere – il mondo globale e il mondo virtuale (digitale) – oltre che il mondo locale e fisico, nel mio libro del 2009, Catching Up or Leading the Way: American Education in the Age of Globalization.

Io credo che i due mondi siano diventati una realtà concreta in termini di attività economiche, di influenze politiche, di vita sociale e di amicizia, oltre che di istruzione. La capacità di vivere con successo in questi due mondi è importante come non mai, soprattutto alla luce dei cambiamenti che il Covid19 ha portato nel mondo. Raramente le scuole si sono seriamente dedicate a queste due competenze, nonostante l’ampia accettazione teorica da parte di tutti gli attori politici e sociali rispetto alla reale e concreta importanza che rivestono nell’esistenza delle persone.

La mia definizione di competenza globale

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Quando sono tornato a rileggere i miei scritti sulla competenza globale sono rimasto sorpreso di aver scritto quelle parole nel 2009 nel mio articolo pubblicato su ASCD’s Educational Leadership  (È necessario: essere abitanti di un villaggio globale) pubblicato su ASCD’s Educational Leadership magazine (Teaching for the 21st Century. September 2009, Vol. 67, N. 1, pp. 60-65) si leggono le seguenti parole:

“Si deve comprendere l’interdipendenza globale, i problemi globali e i conflitti globali. Bisogna essere multilingue”. Mentre scrivo queste parole, nel mondo si sta combattendo una crisi economica senza precedenti e contro il virus H1N1 potenzialmente letale. Entrambe le battaglie servono a ricordare che la razza umana è entrata in una nuova era in cui i confini geografici e politici non servono più a isolare i suoi sei miliardi di membri sparsi in tutto il mondo. Il globo terrestre si è ridotto a un villaggio interconnesso e interdipendente attraverso movimenti globali di merci, informazioni, denaro e persone. Ma questo villaggio è nuovo, i suoi abitanti si sono appena trasferiti e non si conoscono molto bene. Provengono da etnie diverse, parlano lingue diverse e hanno abitudini che possono sembrare strane a chi non appartiene al loro gruppo. Possono essere sospettosi l’uno dell’altro”.

Esistono molte diverse definizioni di competenza globale. La mia definizione si concentra sulla natura dell’interconnessione e dell’interdipendenza dell’umanità nel mondo globale. Così vengono enfatizzate le capacità e le conoscenze necessarie per comprendere l’interdipendenza globale, l’economia globale, i problemi globali e i conflitti globali, così come il desiderio e la capacità di intraprendere azioni per portare cambiamenti positivi nel mondo affinché tutti gli esseri umani possano vivere in pace e condividere la prosperità.

Accrescere l’importanza della competenza globale

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La competenza globale ha acquisito maggiore urgenza nel contesto della pandemia di Covid-19. Negli ultimi anni si è assistito all’aumento della xenofobia, del razzismo, del nazionalismo e dell’isolazionismo nel mondo. La pandemia non ha fatto altro che aggravare questa situazione. La società umana interconnessa e interdipendente si trova ad affrontare il pericolo di un aumento dei conflitti e della violenza, dell’instabilità sociale, della probabilità di una grave recessione economica, dell’erosione della fiducia, del danno al bene comune come il nostro ambiente comune, della disuguaglianza e dell’ingiustizia.

Se da un lato si può incolpare la stupidità, l’ignoranza, lo spirito malvagio e l’avidità di alcuni politici e grandi aziende per tutti questi problemi che minacciano il futuro dell’umanità, dall’altro è l’educazione che, si auspica, possa portare a cambiamenti positivi. La speranza è che attraverso l’istruzione, gli studenti di oggi, che saranno i leader politici e gli imprenditori di domani, gli attivisti sociali e i cittadini, possano avere una migliore comprensione dell’interconnessione e dell’interdipendenza umana, in modo da essere abbastanza intelligenti da non intraprendere azioni miopi e disastrose.

Una rara opportunità per insegnare la competenza globale

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Negli ultimi anni, l’interesse per le competenze globali in materia di istruzione è diminuito con il crescere della politica globale, che è diventata sempre più nazionalista e protezionista. Ora è il momento di fare dello sviluppo della competenza globale un aspetto centrale dell’educazione non solo perché è diventato più urgente e importante, ma anche perché la pandemia ha creato un contesto assolutamente perfetto per promuoverlo. Per tre motivi:

  1. in primo luogo, perché la pandemia fornisce un contesto e un argomento applicabile a livello universale, estremamente ricco e molto rilevante per esaminare l’interconnessione e l’interdipendenza umana;
  2. in secondo luogo, il fatto che gli studenti siano isolati a casa e che desiderino essere socialmente connessi e siano obbligati a imparare online rende i programmi di apprendimento sulle competenze globali molto più attraenti e fattibili;
  3. in terzo luogo, le modalità di apprendimento online sono molto più favorevoli alla creazione di esperienze di apprendimento autentiche attraverso l’apprendimento collaborativo con i coetanei di tutto il mondo collegati in internet, rispetto all’apprendimento scolastico tradizionale.

Competenza digitale: imparare a vivere, imparare e lavorare nel mondo virtuale

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La competenza digitale è molto di più della capacità di utilizzare l’informatica, che i bambini possono e devono imparare da soli. È un insieme di conoscenze, abilità, capacità socio-emotive e di saggezza necessarie per vivere, imparare e lavorare nel mondo virtuale. Questo perché, come ho scritto più di dieci anni fa nel mio libro Catching Up or Leading the Way: American Education in the Age of Globalization (2009): “…il mondo virtuale è reale quanto il mondo fisico, in termini psicologici, economici, politici e sociali. Ciò che accade nel mondo virtuale ha un effetto significativo sul mondo fisico. Non è un’esagerazione dire che molti di noi ora vivono sia nel mondo fisico che in quello virtuale. Sarebbe un errore pensare che il mondo virtuale sia irreale o immaginario” (p. 128).

Ho paragonato il mondo virtuale a una cultura straniera. Se si vuole vivere con successo in una cultura straniera, bisogna avere le capacità necessarie. Ma le scuole, pur avendo la responsabilità di insegnare agli studenti ad essere digitalmente competenti, non sono state in grado di impegnarsi a fondo per prepararli a vivere, imparare, lavorare e socializzare nel mondo virtuale a causa della domanda e della pressione del programma di studi tradizionale, che si concentra troppo sulle materie scolastiche. Le scuole offrono corsi di alfabetizzazione digitale o di tecnologia, ma molto spesso il tempo dedicato a questi corsi è piuttosto limitato. Invece di insegnare agli studenti a vivere bene nel mondo virtuale, le scuole e i genitori spesso ricorrono a vietare l’uso dei dispositivi digitali a causa della diffusa preoccupazione che i bambini e i ragazzi non siano in grado di utilizzare i dispositivi in modo responsabile e sicuro. Ma vietare i dispositivi è solo controproducente e l’insegnamento online che si sta sperimentando rende impossibile il divieto.

Questa è una grande opportunità per aiutare i bambini e i ragazzi ad entrare nel mondo virtuale con competenza, saggezza e attenzione. Quando le scuole sono costrette a offrire un’istruzione online, gli studenti devono saper usare la tecnologia. Per aiutarli a diventare studenti produttivi e cittadini responsabili nel mondo virtuale, le scuole dovrebbero prendere seriamente in considerazione come insegnare agli studenti fare buon uso di questa opportunità che deriva da una situazione negativa, insegnando la competenza digitale.

Commento

tof9Ho proposto questo articolo all’ADi nella traduzione italiana, perché ritengo abbia carattere universale e si adatti molto bene anche al nostro Paese.

Come dice l’autore, sarebbe importantissimo affrontare l’emergenza del coronavirus come una grande opportunità di rinnovamento e di cambiamento per il mondo della scuola, un modo per far volgere al positivo, ciò che positivo non è. E sono molto importanti le indicazioni che ci fornisce sul curricolo, argomento, purtroppo non in primo piano, in una fase in cui il “come” fare lezione prevale sul “cosa” insegnare e apprendere.

La scuola come sempre è divisa, come lo stesso autore sottolinea. Accanto a un gruppo di dirigenti e di docenti che si è subito attivato per inventare e sperimentare “nuovi modi di fare scuola” e per coinvolgere attivamente colleghi e studenti ( e i ragazzi in gran numero hanno risposto positivamente), c’è un gruppo silenzioso che non si dichiara, che si è adeguato di malavoglia a questa nuova modalità online di fare lezione, e c’è infine un terzo gruppo che non si è affatto adeguato e, nonostante le indicazioni del ministero, oppone resistenza e non vede l’ora di tornare nella scuola di sempre a fare la lezione di sempre.

Torna in mente quella vignetta molto significativa in cui quando ci sono dei problemi c’è un gruppo di persone che tenta di risolverli, un gruppo che ne parla e si lascia trascinare e un gruppo, invece, che continua a creare difficoltà e a opporre ostacoli.

Tradizionalmente nella scuola, accanto ad esperienze significative ed emblematiche, ha sempre prevalso la conservazione, l’augurio è che questo impatto drammatico, il più drammatico dal dopoguerra, crei condizioni per cui il cambiamento diventi quasi d’obbligo, gli innovatori possano prevalere e la scuola cambiare, migliorandosi.

Chi è Yong Zhao

Yong Zhao, nativo della provincia cinese del Sichuan, è Distinguished Professor all’Università del Kansas (USA). In precedenza, è stato presidente e direttore dell’Istituto per l’Educazione Globale e online presso il College of Education dell’Università dell’Oregon. Prima dell’Oregon, Yong Zhao è stato University Distinguished Professor al College of Education, Michigan State University, dove è stato anche direttore e fondatore del Center for Teaching and Technology, direttore esecutivo del Confucius Institute, nonché del Centro di ricerca sull’eccellenza educativa USA-Cina.

Yong Zhao ha ricevuto numerosi riconoscimenti, ed è considerato uno dei più influenti studiosi di educazione.

I suoi lavori si concentrano sulle implicazioni della globalizzazione e della tecnologia sull’istruzione.

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