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Il riordino dei cicliLa scuola secondaria |
Le finalità della scuola secondaria vanno rapportate al complessivo quadro di riforma che coinvolge l’intero percorso scolastico, la riforma dell’università, il sistema della formazione professionale e della formazione superiore integrata.
Il percorso della scuola secondaria prevede, secondo la legge:
una possibilità di uscita al termine dei primi due anni, con successivo assolvimento dell’obbligo formativo - fino ai diciotto anni - in altri sistemi, anche mediante percorsi integrati;
un’uscita al termine dei cinque anni verso l’istruzione universitaria o quella non universitaria, vale a dire la formazione professionale di secondo livello, l’istruzione e la formazione tecnica superiore.
In questo quadro la scuola secondaria assume il compito di realizzare una più ampia e qualificata formazione generale e di garantire a tutti le basi culturali della professione futura, rinunciando a
finalità di formazione specialistica e, soprattutto, eliminando l’idea di una gerarchia tra i diversi percorsi.
Natura e articolazione degli indirizzi
La riforma, anche con la scelta non casuale del termine unico di “licei”, intende
superare la storica dicotomia tra “licei” finalizzati al proseguimento degli studi universitari e “istituti” finalizzati all’inserimento nel mondo del lavoro.
All'interno delle diverse aree (1- classico-umanistica, 2-scientifica, 3- tecnica e tecnologica, 4- artistica e musicale) vi sono vari indirizzi, che avranno
pari dignità, in termini di valenza formativa.
Questa pari dignità trova riscontro nella possibilità di passaggio dall'una all'altra area e dall' uno all’altro indirizzo e nella possibilità di attivare nella stessa istituzione scolastica aree e indirizzi diversi.
Il numero degli indirizzi
entro ciascuna area andrà ridotto.
La progressiva riduzione della valenza direttamente professionalizzante non appare in contrasto con la possibilità di attivare, per tutte le aree e i relativi indirizzi, concrete esperienze di lavoro. Questo raccordo col mondo del lavoro può
permettere di dare maggior concretezza ai percorsi formativi - anche a quelli tradizionalmente caratterizzati da un sapere più disinteressato - con ricadute positive pure in termini di motivazione.
Infine, la riduzione degli indirizzi dovrà
tener conto sia della riforma universitaria sia dei mutamenti del mondo del lavoro: entrambi esigono una elevata e diffusa formazione teorica e culturale.
Determinazione degli indirizzi
Il criterio più condiviso appare quello di articolare ciascuna area
in indirizzi, individuando ampi e omogenei settori di sapere e di attività, con attenzione anche all’evoluzione della realtà culturale e socioeconomica nazionale e internazionale.
L’impianto complessivo della secondaria è unitario, e il valore culturale e formativo delle diverse aree è equivalente. Questo obiettivo si realizza attraverso: a) la quota nazionale obbligatoria del curricolo, b) la valorizzazione di comuni valenze di problematicità, criticità, storicità, c) il potenziamento delle acquisizioni trasversali, prime fra tutte quelle logico-linguistiche, logico-matematiche e uso dei mezzi di comunicazione multimediale. Per una prima ipotesi di articolazione di indirizzi all’interno delle aree previste dalla legge, si veda l’allegato A.
Il rapporto tra scuola di base e scuola secondaria si concretizza nella progressività e gradualità dei rispettivi curricoli, nella continuità degli obiettivi formativi rispetto allo sviluppo cognitivo degli allievi.
Ma il rapporto si concretizza anche attraverso il potenziamento dell'orientamento e della
capacità di scelta che alla fine della scuola di base tutti gli allievi devono fare verso un'area e un indirizzo. Questa scelta, che pure è reversibile, deve essere il più consapevole possibile..
I primi due anni: obbligo scolastico e
avvio del percorso quinquennale
I primi due anni
della scuola secondaria rappresentano contestualmente la fine dell’obbligo scolastico e l’avvio del percorso quinquennale.
Da un lato, va salvaguardata la coerenza conclusiva dei primi due anni, dall’altro la
coerenza di sviluppo dell’area e dell’indirizzo prescelti.
Dunque necessità di equilibrio tra le discipline comuni, che assicurano l’omogeneità fra le aree, e quelle di indirizzo che ne fondano la tipicità. Anche le discipline di indirizzo dovranno avere pertanto valenza
culturale non specialistica. Tutto ciò anche per consentire la possibilità di ritornare sulla scelta fatta, rendendo praticabili e non penalizzanti i passaggi tra aree e indirizzi diversi.
Le terminalità e i raccordi col sistema postsecondario
L’opportunità che la scuola secondaria presenti un livello di terminalità diverso rispetto al passato è legata non solo all’ampiezza e allo sviluppo del sapere,
ma anche alle richieste che vengono dalle imprese e dal mondo del lavoro che fanno riferimento a professionalità più ampie, più solidamente fondate dal punto di vista della culturale generale.
In questo quadro vanno considerate e valorizzate, in una logica sistemica:
le nuove opportunità offerte dalla formazione professionale e dalla formazione superiore tecnica integrata;
le nuove configurazioni degli accessi e dei percorsi di istruzione universitaria, senza prevedere però
indirizzi fortemente diretti a questa o quella facoltà.
In conclusione la scuola secondaria
deve
garantire esiti formativi non rigidamente orientati, tali cioè da consentire e sorreggere un’ampia possibilità di scelte future.
La valutazione e la certificazione
Il tema della valutazione acquista uno specifico significato alla luce della necessità - prevista dalla legge di riordino - di consentire
passaggi da un’area e/o da un indirizzo ad altra area e/o indirizzo, la mobilità tra scuola e formazione professionale, nonché la ripresa di studi eventualmente interrotti.
In questo senso i vari percorsi della scuola secondaria dovranno definire gli obiettivi specifici di apprendimento e le relative competenze. Le competenze andranno certificate con un
sistema di crediti e debiti formativi sia disciplinari, sia trasversali.
I tempi della scuola secondaria
La ripartizione tra quota oraria nazionale e quota di competenza delle scuole è così prevista:
per i primi due anni il 20% dell’intero curricolo riservato alle scuole, con possibilità di un ulteriore incremento del 10% per attività di recupero e
riorientamento.
per il triennio fino al 40%, di discipline scelte dalle scuole, sulla base di un repertorio di opzionalità definito nazionalmente. Questo garantirà
articolazioni interne agli indirizzi (curvature) e consentirà di tener conto della evoluzione delle conoscenze, delle tecnologie e del mercato del lavoro.
Per il monte ore complessivo non più di
circa mille ore annue.
La dislocazione territoriale
Sarà opportuno promuovere istituti che attivino più aree o più indirizzi, e non solo per ragioni logistiche e ambientali (difficoltà e distanze, particolarmente gravose per l’età degli allievi) o per ragioni legate a effettive incertezze di scelta e a rischi di
canalizzazione precoce. Istituti polivalenti potrebbero, infatti, ulteriormente favorire il carattere unitario della scuola secondaria, lo scambio delle esperienze, le co-progettazioni, le osmosi fra i relativi percorsi, oltre ovviamente i già ricordati passaggi da parte degli allievi.