Il “programma” implicito della finanziaria

 

Il “programma” della finanziaria per la scuola è il risultato delle retoriche politiche e pedagogiche cresciute in Italia negli anni Settanta e che, in parte, si concretizzarono in quello che venne definito da Gozzer il “compromesso storico scolastico tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano”.

Tali retoriche, come abbiamo precedentemente esaminato, si leggono chiaramente nel testo del disegno di legge approvato dalla Camera dei deputi nel 1978 e poi caduto per la fine anticipata della legislatura e si ritrovano puntualmente 30 anni dopo in questa finanziaria:

a ) tutto nella scuola niente fuori della scuola (la scuola serve a riformare la società).
Tutta l'operazione è impostata come se niente di “educativo” possa avvenire fuori dalla scuola statale e quindi tutto vi debba essere compreso: formazione professionale, apprendistato, educazione degli adulti, alta formazione professionale, ecc.; gli obiettivi diventano onnicomprensivi e sugli insegnanti si fanno pesare compiti e funzioni sempre più numerosi e impegnativi, al di là di ogni riflessione sulla loro preparazione e sulle loro competenze effettive: perfettamente fungibili a ogni operazione semplicemente perché stanno “a scuola”. Ma non solo, essi sono considerati a priori i portatori di una “nuova società” che si crea attraverso la scuola statale. Una società dell'eguaglianza, dell'integrazione, della solidarietà, ecc.

b) Lo stato amministratore unico del sistema (lo stato educatore ).
Il processo di cambiamento è diretto dal Centro, restaurati i provveditorati, trasferito alla burocrazia centrale – con una messe di decreti attuativi – un potere immenso di gestione e di composizione degli interessi “forti”, rivitalizzato il Sindacato centrale pagando la cambiale delle promesse elettorali, emarginate le Regioni nel processo decisionale, il Centralismo classico diventa l'assicurazione per condurre a buon fine la manovra. La prima e più importante conseguenza di questo processo è il ritorno alla concezione delle scuole come terminali amministrativi della burocrazia, anch'esse piccole burocrazie. Il segnale più significativo di questa scelta è stato quello di aver interrotto (se pur parzialmente) il discorso sulla valutazione dei risultati delle scuole ( anche se era ancora inaffidabile e quindi da metter a punto, ma non da eliminare). Senza responsabilità per i risultati dell'apprendimento non può esistere autonomia.

c) L'insegnante intellettuale (basta “sapere” per “saper insegnare”)
Viene abbandonata del tutto ogni ipotesi di professionalizzazione degli insegnanti. Mai sono citate le scuole universitarie di specializzazione e gli insegnanti sono qualificati sic et simpliciter “precari storici”, inserendo per la prima volta in una legge un termine del gergo sindacale. Questa operazione di rilevanza politica assoluta, prefigura da una parte la ripresa ,sic et simpliciter , dei vecchi usurati concorsi nazionali (che Salvemini definiva “pazzeschi”), e dall'altra una massiccia immissione in ruolo che non terrà conto della riserva di posti (50%) assegnata dal D.lg. 227/05 agli specializzati. Del resto le 150.000 assunzioni hanno qualche lontana probabilità di effettuarsi (ma in almeno 8 anni!) solo se pescheranno esclusivamente tra “i precari storci” senza dividere la torta con nessuno ( v.tab. 24)

Tab. 24 Previsione dei posti disponibili e dei docenti in attesa (2013)

stima sui dati degli organici 2003/04

 

posti disponibili

50% specializzati (d.lgs 227/05)

50%
“precari storici”

docenti che restano in attesa

Assunzioni solo per “precari storici”

scuola dell'infanzia

31.710

15.855

15.855

126.998

111.143

scuola primaria

91.181

45.591

45.591

83.520

37.929

scuola sec. di I grado

80.836

40.418

40.418

110.155

69.737

scuola sec. di II grado

82.976

41.488

41.488

201.957

160.469

 

286.703

143.352

143.352

328.915

185.563

i posti disponbili includono le previsioni delle cessazioni al 2013/14 e l'organico disponibile nel 2003/04
Non sono calcolate le assunzioni in ruolo 2005 e 2006
Fonte: uff. statistico Miur, 2004




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