I problemi rimangono aperti

La disposizione contenuta nel disegno di legge finanziaria non risolve nessuno dei problemi sul tappeto per questa trascurabile frazione di allievi, la quale però rappresenta la punta dell'iceberg di tutti i ragazzi che abbandonano numerosi il biennio della scuola secondaria superiore. Allora occorre chiedersi: “Il “trasferimento forzoso” dalla formazione professionale e dall'apprendistato all'istruzione:

E per quanto riguarda l'apprendistato, vale la pena domandarsi:

Nel limbo delle adolescenze protratte indefinitivamente – e questo non riguarda solo le poche migliaia di giovani “obbligati” – maturano insicurezze e ribellioni (non è un caso che la Francia, dopo la rivolta delle periferie, abbia anticipato l'apprendistato a 14 anni).

E' un grave errore, noi riteniamo, obbligare, con la coercizione e le sanzioni, a stare dentro adun “biennio unitario” ragazzi che hanno avuto una quotidiana esperienza scolastica di insuccessi, che si sono sentiti additati pubblicamente come incapaci e “nullafacenti”, che hanno subito la riprovazione degli insegnanti. Sono situazioni che non favoriscono lo sviluppo dell'autostima e di capacità progettuali, ma al contrario si pongono come un pesante ostacolo all'apprendimento per tutto l'arco della vita. Da questo punto di vista questo “obbligo”, se disgiunto dal successo educativo (reale non imposto a cottimo dalla finanziaria), è un non senso. Peggio ancora, è un modo per ostacolare il processo di formazione dell'identità, per suscitare insicurezza, disistima personale, instabilità, ribellione, atteggiamenti di rinuncia e di fuga.

A questo è preferibile un'uscita precoce dalla scuola. Per lasciare almeno la porta aperta alla buona sorte di incontrare altri ambiti di vita in cui sia possibile fare esperienza di un positivo processo di apprendimento. La scuola non è più il solo ambito di formazione, e lo sarà sempre di meno.



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