I problemi rimangono aperti
La disposizione contenuta nel disegno di legge finanziaria non risolve nessuno dei problemi sul tappeto per questa trascurabile frazione di allievi, la quale però rappresenta la punta dell'iceberg di tutti i ragazzi che abbandonano numerosi il biennio della scuola secondaria superiore. Allora occorre chiedersi: “Il “trasferimento forzoso” dalla formazione professionale e dall'apprendistato all'istruzione:
- garantirà a questi giovani un percorso di successo (il lavoro, autonomia economica, apprendimenti fondamentali, ecc.), o questi giovani andranno ad infoltire il gruppo dei “debitori” e “falliti” del biennio attuale ?
- consentirà a questi ragazzi di riconciliarsi con la scuola , che hanno abbandonato perché la ritenevano estranea, se non ostile, ai loro bisogni, alle loro aspettative, dove spesso hanno subito umiliazione ed emarginazione ?
- potranno essere rimotivati, riorientati, accolti e integrati in un contesto che, in mille modi, li rifiuta, con il suo ricco menu di 13/14 materie e relativi insegnanti e manuali ?
E per quanto riguarda l'apprendistato, vale la pena domandarsi:
- è positivo procrastinare forzosamente, per intere coorti di giovani, il momento in cui il lavoro diventa una relazione sociale importante?
Nel limbo delle adolescenze protratte indefinitivamente – e questo non riguarda solo le poche migliaia di giovani “obbligati” – maturano insicurezze e ribellioni (non è un caso che la Francia, dopo la rivolta delle periferie, abbia anticipato l'apprendistato a 14 anni).
E' un grave errore, noi riteniamo, obbligare, con la coercizione e le sanzioni, a stare dentro adun “biennio unitario” ragazzi che hanno avuto una quotidiana esperienza scolastica di insuccessi, che si sono sentiti additati pubblicamente come incapaci e “nullafacenti”, che hanno subito la riprovazione degli insegnanti. Sono situazioni che non favoriscono lo sviluppo dell'autostima e di capacità progettuali, ma al contrario si pongono come un pesante ostacolo all'apprendimento per tutto l'arco della vita. Da questo punto di vista questo “obbligo”, se disgiunto dal successo educativo (reale non imposto a cottimo dalla finanziaria), è un non senso. Peggio ancora, è un modo per ostacolare il processo di formazione dell'identità, per suscitare insicurezza, disistima personale, instabilità, ribellione, atteggiamenti di rinuncia e di fuga.
A questo è preferibile un'uscita precoce dalla scuola. Per lasciare almeno la porta aperta alla buona sorte di incontrare altri ambiti di vita in cui sia possibile fare esperienza di un positivo processo di apprendimento. La scuola non è più il solo ambito di formazione, e lo sarà sempre di meno.