I risultati positivi dei modelli non scolastici
Il “programma” della Finanziaria non solo non tiene conto di queste riflessioni, ma ignora anche i buoni risultati ottenuti da quella “formazione” che intende contrastare.
Infatti, nel triennio 2003-2006, con l'attuazione dei modelli diversificati di assolvimento al “dovere” di istruzione anche nella formazione professionale:
la dispersione è diminuita, e passa da circa 175.000 ragazzi (2001-02) a poco meno di 100.000 nell'anno 2003-04;
i percorsi di formazione professionale “pura” hanno raggiunto elevati livelli di passaggio dal primo al secondo anno (tab. 17).
Delle tre tipologie quella che ha avuto meno successo è stata quella “integrata” fra scuola e formazione professionale (v. tabella). A tale proposito non è indifferente ricordare che in Emilia Romagna, culla di questo modello, la nuova assessore all'istruzione Paola Manzini, dopo una rigorosa analisi della situazione, ha, con grande lucidità, senso politico, e apprezzabile autonomia, apportato alcuni correttivi. La lettera alle scuole del 2° ciclo dell'Emilia Romagna del 29-09-06, a firma congiunta Assessore regionale e Direttrice dell'USR, afferma che poichè “ persiste il rischio che alcuni studenti, pur se formalmente iscritti alle prime classi dei percorsi tradizionali ed integrati, di fatto poi non frequentino le lezioni ” (….) al fine di assicurare loro un'opzione formativa che consenta di non disperderne le potenzialità, occorrerà prospettare loro la possibilità di accedere ai corsi di formazione professionale, realizzati esclusivamente da enti di formazione (…)” . Una posizione che va conosciuta ed apprezzata.
la formazione professionale (ed anche l'apprendistato) è entrata a far parte integrante del sistema formativo di cui costituisce un percorso legittimo;
i percorsi di qualifica sono diventati almeno triennali (e si sperimentano quelli quadriennali);
Infine, la Finanziaria, non considera nemmeno i successi di un sistema da sempre pluralistico come quello della provincia di Trento , che vanta il più basso livello di dispersione (10 %) e il più alto tasso di scolarità di tutta Italia dei giovani diciottenni (91%). Così anche nella provincia di Bolzano.Ma questi risultati trentini, fondati su un forte investimento in risorse e in qualità della formazione professionale, sono considerati come una anomalia (di tipo quasi “etnico”), certamente da preservare, ma che non può pretendere di insegnare nulla al sistema statale “italiano” di istruzione.
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Tipologia di assolvimento |
Regioni coinvolte |
Tassi di passaggio dal 1° al 2° anno |
Aumento degli iscritti |
Formazione professionale ”pura” (titolarità del Cfp, attestato regionale, insegnanti del Cfp) |
Lombardia, Liguria, Veneto, Lazio, Calabria, Sicilia |
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Formazione professionale “mista ” (titolarità del Cfp, attestato regionale, competenze di base con insegnanti di scuola) |
Piemonte, Molise, Puglia, Basilicata, Sardegna |
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Formazione “integrata ” (titolarità della scuola, diploma di stato, competenze di base con insegnanti di scuola) |
Emilia, Toscana, Umbria, Campania. |
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Fonte: Rapporto Isfol, 2005 |
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