La questione italiana del rapporto docenti/alunni
Ma è davvero l'aumento degli alunni per classe, il solo modo di riportare il rapporto docenti/alunni a percentuali più conformi ai parametri internazionali?
Abbiamo scritto infinite volte che la diminuzione del rapporto docenti/alunni non va ricercata nell'aumento degli alunni per classe, quanto piuttosto in questioni più serie e complesse rispetto alle quali si continua a non voler intervenire. Ne facciamo un semplice elenco, rimandando alla recente analisi fatta in Precarizzazione e proletarizzazione della docenza alla voce “Una giusta sentenza”. Gli elementi atipici rispetto agli altri Paesi, che influiscono pesantemente sul numero dei docenti, sono:
- L'orario molto alto degli studenti (rilevato anche recentemente dall' OCSE su OCSE Italia)
- Un'organizzazione della scuola primaria che prevede un numero di docenti non comparabile con nessun altro Paese
- Un numero eccessivo di discipline, nella scuola secondaria, senza nessuna possibilità di opzioni
- Sprechi negli orari degli istituti tecnici e professionali (si mantengono 36 ore settimanali, ma poiché gli studenti non reggono più tale carico orario, l'ora diventa di 50', e l'orario settimanale si riduce a 30 ore effettive. Ma poichè rimane inalterata l'organizzazione delle discipline, l'organico continua a essere calcolato su 36 ore, anche se nominalistiche)
- Un utilizzo eccessivo delle compresenze, ivi comprese quelle fra teorici e tecnico-pratici
- Un abuso di personale nella così detta integrazione fra istruzione scolastica e formazione professionale, dove ad un organico già ampio di insegnanti (negli istituti professionali copre 36 ore settimanali di lezione, 40 ore con gli approfondimenti, e prevede ampia compresenza fra insegnanti teorici e tecnico pratici) si “aggiunge” un numero di formatori dei Centri professionali che agiscono in contemporaneità d'orario con gli insegnanti dell'istituto
- Il prolungamento della scolarizzazione di un anno oltre la maggiore età: in nessun Paese la scuola secondaria si conclude a 19 anni.
Ma ancora una volta queste affermazioni saranno parole al vento, o peggio demonizzate!