Il rapporto conflittuale tra Cassa e MPI

 

L'impatto debole delle finanziarie sulla scuola

Le legge finanziaria è uno strumento giuridico che ha il compito di far quadrare i conti. Questo strumento ha sempre avuto un impatto assai debole nel mondo della scuola, per almeno tre motivi:

1l'efficienza (ossia il rapporto tra risorse impiegate e obiettivi raggiunti), nonostante sia sempre richiamata nei sacri testi, è considerata dalle burocrazie centrali e periferiche scolastiche un “male necessario”, piuttosto che un criterio di gestione e direzione;

2nessuno, nemmeno il Ministero dell'economia, è in grado di valutare se le risorse finanziarie sono spese bene o male, se servono più o meno insegnanti, se quel progetto è utile o dannoso, se una decisione è fallita ho ha avuto successo, ecc, poiché manca misurabilità e trasparenza degli obiettivi (solitamente tradotti in retoriche pedagogiche buone per tutti gli usi), non esiste un maturo sistema di valutazione dei risultati delle decisioni politiche assunte, il servizio statistico del ministero è incerto e aleatorio. L'ignoranza dei dati (e dei risultati) è uno dei presupposti di questa manovra sulla scuola, in gran parte “illusionistica”. Non è un caso che in questa finanziaria 2007 si ripetano quasi alla lettera disposizioni assunte in leggi precedenti e rivelatesi inefficaci: repetita iuvant? In altri contesti organizzativi tale coazione a ripetere sarebbe un chiaro indice di una grave incapacità della dirigenza pubblica a dare attuazioni alle leggi.

3manca la consapevolezza che le risorse (sempre intese come “spese”), come in ogni settore del Welfare italiano, sono scarse e non inesauribili, e che, pertanto, le politiche di sviluppo qualitativo del sistema richiederebbero un aumento della produttività interna e non il finanziamento incrementale a piè di lista di ogni iniziativa o decisione.

Le misure economiche intervengono solo a cose fatte

In queste condizioni il confronto tra il Ministero della Pubblica Istruzione (centro di spesa) e il Ministero dell'economia (la Cassa) è fondato sul sospetto e sulla diffidenza. Le variegate “riforme” della scuola (moduli alle elementari, sperimentazioni, tempo prolungato, introduzione di nuove discipline ecc.) coincidono sempre con un aumento degli organici (in caso contrario si chiamano “tagli”), che diventa automaticamente obbligatorio sia dal punto di vista finanziario (stipendi di persone assunte) che da quello politico (la pressione degli interessi organizzati e ben rappresentati). Tutto questo determina un continuo ricatto verso il Ministero dell'economia, che si trova ogni volta di fronte “al fatto compiuto”.

Le contromisure difensive del Ministero dell'Economia

Per difendersi la Cassa, ovvero il Ministero dell'Economia, lavora in due modi:

1)  opera a consuntivo, costringendo il Ministero della Pubblica Istruzione a tagliare e contenere le spese nei settori meno rigidi come gli investimenti, il funzionamento delle scuole e tutti gli altri settori che non incidono sugli stipendi. Con la stessa logica controlla con estrema parsimonia le immissioni in ruolo e tiene alto il tasso di precariato in modo da posticipare gli impegni di spesa a tempi migliori (il personale della scuola rappresenta il 48% di tutto il Pubblico Impiego, e di questo 48% il 15% è precario, la percentuale più alta in assoluto);

2)  induce un accentramento della spesa, nell'intenzione di controllare meglio le uscite di un sistema ritenuto obiettivamente irresponsabile (così è avvenuto negli ultimi anni con il trasferimento al Tesoro della erogazione degli stipendi, la riduzione dell'autonomia finanziaria delle scuole, ecc.). In realtà l'accentramento della spesa rende il Ministro di turno dell'Istruzione il rappresentante sindacale del “suo” personale (più di 1.000.000 di unità) nei confronti della Cassa, con le conseguenze note. Un gioco che si ripete a livello di scuola, dove la dirigenza ritiene un proprio successo non tanto il miglioramento degli apprendimenti, che non vengono misurati, quanto l'incremento delle risorse di personale.

In conclusione, il Ministero dell'economia, nell'impossibilità di controllare il bilancio dell'istruzione, si limita a presidiarne i confini (la spesa globale, il consuntivo), rinunciando ad analizzare i meccanismi che producono e riproducono inefficienze, clientelismi e sprechi.



Torna ad inizio pagina