Standard bulimici e poco chiari

 

Senta A. Raizen, direttrice del Centro nazionale per il miglioramento dell'insegnamento delle scienze, già docente di chimica nelle scuole superiori, sostiene che molti insegnanti si sono resi conto che ci sono troppi argomenti negli standard educativi nazionali e che, stando così le cose, non riescono a liberarsi di libri di testo pesantissimi. E mentre Stati e distretti reclamano sistemi educativi più efficaci e rigorosi, gli insegnanti si trovano a dover ancora fronteggiare curricoli con elenchi lunghissimi di conoscenze e competenze che gli alunni dovrebbero acquisire al termine di ogni classe. Molti argomenti vengono ripetuti negli anni, ma in maniera del tutto inefficace, senza cioè che si costruiscano quelle fondazioni su cui solo può crescere la conoscenza.

Lo Stato del Wyoming ha cercato di identificare un set di standard a "elevata priorità". A questo fine ha descritto in modo nuovo competenze e sotto-competenze, ma questo è avvenuto senza modificare i programmi in vigore, senza ridurre gli argomenti da trattare. Alla fine tutto si è risolto in un'altra "scheda burocratica" da compilare, senza nessun miglioramento degli apprendimenti.

Secondo Robert J Marzano, del Centro di ricerca in educazione di Denver, sostiene che l'estrema difficoltà a diminuire il numero di standard risiede nel fatto che nelle varie commissioni statali e federali i rappresentati delle discipline sono assolutamente restii ad operare tagli e impediscono costantemente la riduzione degli argomenti da trattare!

Diane Ravitch, storica dell'educazione, intervenendo in questo coro di critiche, ha invitato a guardare al di là dei confini degli Stati Uniti, per esempio al Giappone. E' sorprendente, ha dichiarato, come gli standard giapponesi siano chiari, comprensibili e non ridondanti. Un'insegnante giapponese dopo averli letti sa esattamente cosa ci si aspetta da lei. Al contrario, per un'insegnante americana la lettura degli standard crea solo sconcerto: sono verbosi, vaghi, e tutt'altro che chiari.


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