Un insolito attivismo

 

Ad eccezione del collegato alla Finanziaria del 1994 (l. 537/1993), che con l'art. 4 anticipò l'autonomia degli istituti scolastici, questa è la prima finanziaria che esce dai binari di un puro e semplice aggiustamento dei conti e assume il carattere di un vera e propria legge di attuazione del programma di riforma della scuola.
Lo fa con cipiglio deciso e attivistico superando con disinvoltura le secche delle procedure e gli impacci della partecipazione istituzionale.
Una volta approvato il testo, il Ministro – e il suo apparato – conquistano uno strumento di potere fatto di 20 provvedimenti attuativi, la maggioranza dei quali è costituita da semplici decreti ministeriali da predisporre entro l'inizio del prossimo anno scolastico (tab. 23). Considerati i tempi di attuazione delle norme e la poca affidabilità nella gestione dei conti (lo dice la Corte dei Conti) è molto improbabile che questo ruolino di marcia venga rispettato.
In tutto ciò la contraddizione più evidente è quella di un Governo che, con un intervento di politica finanziaria, si appresta a rivoltare come un guanto parti fondamentali del sistema scolastico, con una fragilissima maggioranza di voti al Senato.
È probabile che la decisione di utilizzare la finanziaria sia proprio dovuta al timore di non poter attraversare indenne lo stretto passaggio della discussione parlamentare su questioni che dividono i partiti e l'opinione pubblica da quasi mezzo secolo (ad esempio, il ruolo della formazione professionale). In sostanza si conta sul fatto che la finanziaria ha sempre avuto – soprattutto nella fase finale del suo iter – il privilegio del voto di fiducia, che spegne la discussione e azzera il gioco degli emendamenti.
In ogni caso il calcolo fondamentale per il Legislatore è stato quello di poter contare sul consenso dei Sindacati. Sulla base delle loro richieste si è agito con estrema decisione per la “sospensione”, “proroga” o “disapplicazione” di quasi l'intero corpus elaborato nella passata legislatura, lasciando ancora una volta la scuola secondaria superiore al palo, senza nessuna nuova prospettiva.

Si rinnova, così, l'antica maledizione delle riforme della scuola secondaria sempre tentate e mai portate a compimento (le sole riforme attuate sono state fatte da governi autoritari: 1859 - Riforma Casati, con il Paese in stato di guerra, 1923 - Riforma Gentile, in regime autoritario fascista)



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