Le due "gambe" del Titolo V

Va subito premesso, pur con le precisazioni che in seguito si faranno, che l'approvazione della legge delega sul federalismo fiscale (legge n.42 del 5 maggio 2009) costituisce un passaggio importante e decisivo per il nostro Paese e, in particolare, per la effettiva attuazione del Titolo V della Costituzione dopo la sua revisione del 2001.

I commentatori più attenti, infatti, avvertirono subito, all'indomani dell'approvazione della riforma costituzionale, che questa pur ispirata da significative innovazioni non avrebbe potuto decollare senza due gambe:

•  l'attuazione dell'art. 119 (nota1)

•  l'istituzione della Camera delle Regioni.

Prima gamba: la Camera delle Regioni

Per quanto concerne la Camera delle Regioni va solo osservato che in tutti i sistemi effettivamente decentralizzati il Parlamento si compone di una Camera di rappresentanza di tutti i cittadin i e di una Camera di rappresentanza degli enti territoriali, secondo sensibilità e tradizioni storiche diverse.

Si tratta di uno snodo fondamentale poiché esso consente di "concertare" tra Stato ed altri enti territoriali la legislazione di attuazione della Costituzione che, altrimenti, rimane di spettanza principale dello Stato. La rilevanza di tale istituto è particolarmente evidente per le materie c.d. concorrenti: la possibilità per le Regioni di partecipare al processo di definizione dei principi fondamentali, consente alle stesse di non vedere vanificata la propria legislazione attraverso l'adozione di leggi statali di principio eccessivamente dettagliate.

Si è molto discusso circa l'istituzione di una seconda camera territoriale anche nel nostro ordinamento ma, per ora, hanno prevalso i veti incrociati del Governo e dell'attuale Senato che si vedrebbe, in tal caso completamente trasformato anche nella sua composizione.

L'assenza di tale Camera è supplita (in maniera certamente meritoria) dalle varie Conferenze (Stato-Regioni; Unificata) che, tuttavia, potendo solo esprimere pareri su atti amministrativi non riescono a costituire un elemento realmente garantista dell'ambito di competenze legislative delle Regioni e delle funzioni amministrative delle stesse e degli altri enti territoriali.

La seconda gamba: la legge delega sul federalismo fiscale

L'altra "gamba" per l'attuazione del Titolo V, invece, ha finalmente visto la luce il 5 maggio del 2009.

La sua rilevanza è evidente: il mancato trasferimento di risorse finanziarie, umane e strumentali ad opera dello Stato non ha consentito a Regioni ed enti territoriali di poter esercitare le competenze legislative ed amministrative attribuite con la revisione costituzionale del 2001.

Perciò l'attuazione dell'articolo 119 della Costituzione almeno a livello teorico e, non enfaticamente, coincide con l'attuazione dell'intero Titolo V.

 

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Art.119
Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato.
Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E' esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti
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