L'ACCESSO ALLA PROFESSIONE

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Quousque tandem ?

Quanto tempo ancora ci vorrà e a quanti altri fallimenti dovremo assistere, prima che ci si renda conto dei danni irreversibili che questo sistema di reclutamento ha prodotto e continua a produrre? Un sistema fatto di megaconcorsi nazionali (centralmente indetti e gestiti da commissioni decentrate inadeguate e impreparate al compito), di sanatorie e di graduatorie inesauribili.

Non si può aspettare oltre. Il concorso bandito nel 2012, dopo 13 anni dal precedente(!!) deve essere l'ultimo indetto centralmente da un regime statalistico agonizzante.

Occorre una norma chiara nel nuovo Statuto della docenza, che definisca le tappe di un reclutamento decentralizzato, articolato sulla base dei bisogni che di volta in volta emergono nelle scuole e reti di scuole, nel rispetto di organici regionalmente definiti sulla base di criteri nazionali e di costi standard.

Definiremo in premessa alcuni principi regolatori, quindi proposte con essi coerenti, infine alcune indicazioni specifiche che tolgano vincoli alle scuole autonome in relazione ad alcune tipologie di insegnanti.

Alcuni principi regolatori

Occorre assumere in premessa alcuni principi regolatori.

•  Le Regioni devono abbandonare persistenti atteggiamenti sindacal-rivendicativi nei confronti dello Stato centrale ed esprimere la volontà di assumere i poteri che la Costituzione assegna loro, con tutte le responsabilità conseguenti. Ciò significa che il potere di reclutamento del personale scolastico è delle Regioni, che all'interno di criteri generali e di costi standard su cui definire gli organici, delegheranno specifiche competenze alle scuole o reti di scuole, sulla base delle esigenze che di volta in volta si determinano.

•  Occorre bloccare l'attuale mobilità selvaggia, anche all'interno della stessa provincia, basata su richieste individuali, sulle quali le scuole non hanno nessuna possibilità di intervento. Questa perversa mobilità a domanda, impensabile in qualsiasi altro settore e in qualsiasi altro Paese, impedisce agli istituti di dare stabilità e continuità all'offerta formativa, di creare una propria identità di scuola, di sviluppare il senso di appartenenza, di programmare lo sviluppo professionale in collegamento con l'offerta formativa.

•  Per ultimo, ma non per importanza, occorre rispettare le norme europee, che non vanno aggirate, ma eseguite. Tali norme impongono che:

•  chi lavora a tempo determinato abbia lo stesso trattamento di chi lavora a tempo indeterminato

•  dopo un massimo di tre anni di incarico a tempo determinato su posto vacante e disponibile, chi ha i titoli deve essere assunto a tempo indeterminato.

Se assumiamo questi principi regolatori, le soluzioni appaiono sufficientemente chiare.

Le nostre proposte


I passaggi del reclutamento

  1. per prima cosa occorre definire il bacino da cui attingere per l'assegnazione degli incarichi a tempo determinato e indeterminato. Si tratta di istituire gli albi regionali degli abilitati (con possibili suddivisioni territoriali per aree vaste), che dovranno inevitabilmente convivere per un periodo ancora, con le Graduatorie ad Esaurimento, che dovranno essere tassativamente e definitivamente chiuse a qualsiasi nuovo ingresso.
  2. Programmazione triennale degli organici da parte delle Regioni, sulla base di criteri nazionali e del budget definito su costi standard nazionali.
  3. Assunzione per concorso di scuola o reti di scuole degli incaricati a tempo determinato sui posti vacanti e disponibili (commissione mista, esterna con un membro interno); ammissione al concorso solo degli iscritti agli albi degli abilitati regionalmente definiti. Sarebbe fondamentale evitare l'automatismo anche per chi è inserito nelle GAE e prevedere almeno un colloquio.
  4. Condizioni normative e retributive degli incaricati a Tempo Determinato uguali a quelle dei docenti di ruolo, compresa la progressione di carriera.
  5. Obbligo di permanenza triennale nell'istituto, immissione in ruolo nello stesso istituto dopo massimo tre anni, a seguito di valutazione annuale positiva e di misure di accompagnamento da parte del docente tutor. Obbligo di permanenza nella stessa scuola per altri tre anni

La chiamata diretta in casi specifici

Esistono casi in cui il normale reclutamento non è adeguato ai bisogni della scuola, perché le competenze richieste agli insegnanti sono molto specifiche, o devono essere in stretto collegamento con il mondo del lavoro, o sono prestazioni temporanee.

Prendiamo il caso dell'insegnamento di alcune materie professionalizzanti nell'istruzione tecnica e professionale.

Le ultime indagini OCSE, quali Learning for jobs (2010) hanno stigmatizzato che il principale problema nell'istruzione tecnico-professionale consiste nel fatto che gli insegnanti non conoscono il mondo del lavoro e che non hanno un'esperienza professionale specifica. Questo toglie efficacia all'insegnamento, perché spesso i docenti non hanno nessuna idea di quello che succede nel mondo reale. L'OCSE sottolinea anche che vi sono alcuni casi in cui queste competenze ed esperienze professionali vengono richieste all'atto del reclutamento, ma poi dopo 10 o 15 anni di servizio diventano obsolete, avulse dai contatti con la realtà. La situazione è aggravata dall'invecchiamento del corpo docente. L'OCSE suggerisce di adottare forme diversificate di reclutamento degli insegnanti di materie professionalizzanti. In vari Paesi, per esempio, si assumono docenti part-time che svolgono contemporaneamente un lavoro nell'industria.

Se noi guardiamo alla storia della nostra scuola, questa possibilità esisteva già in passato negli istituti professionali (poi spazzata via con l'imposizione dell'unicità della figura docente e con la proliferazione del precariato), così come in parte era stata introdotta negli istituti con sezioni sperimentali.

Noi consideriamo che forme di chiamata diretta, anche part time, vadano previste e inserite in un nuovo Statuto della docenza.

 


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