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TFA, un nuovo inizio? – Intervista al Sottosegretario Elena Ugolini

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La Presidente dell’ADi ha intervistato il Sottosegretario Elena Ugolini su due temi scottanti:l’avvio del TFA e il collegamento fra questo e il reclutamento. All’interno notizie sulle prove di accesso al TFA e l’impegno del Sottosegretario perché i bandi definiscano impostazione e criteri omogenei sul territorio nazionale. Nulla ancora sul concorso, ma l’impegno per un Rapporto che, a partire dall’analisi del mercato del lavoro dei docenti, aiuti a trovare soluzioni efficaci.

TFA Tirocinio Formativo Attivo

Di Bologna entrambe, ci conosciamo da tanti anni. Facciamo quindi, se sei d’accordoAlessandra Cenerini, un’intervista fuori da formalismi per andare subito al cuore dei problemi. Le questioni che vorrei affrontare sono il TFA e  il concorso, temi pressanti che  stai seguendo personalmente.
Con il DM 14 marzo 2012 n. 31, che definisce i posti e le sedi, il TFA pare giunto in dirittura d’arrivo.
L’accesso al TFA prevede, come noto, il superamento di un test  preselettivo di carattere nazionale, di una prova scritta e di una orale la cui gestione è affidata invece alle singole università . Vorrei cominciare dalla prova preliminare nazionale. Elena UgoliniSu questa prova siamo a buon punto, dovrebbe svolgersi  entro la fine di Giugno. Gli aspetti tecnologici della  preselezione nazionale, che consiste in 60 quesiti a risposta chiusa, di cui 50 sulle discipline relative alla classe di concorso scelta  e 10 di comprensione del testo, sono stati affidati  al CINECA. Questo potente Consorzio Interuniversitario è in grado di gestire sistemi informativi articolati e complessi per il trattamento di grandi quantità di dati e  ha già una collaudata esperienza in questo campo. Ad esempio sono affidate al CINECA l’erogazione e la correzione delle prove per l’accesso a  facoltà universitarie a numero chiuso. Alessandra CeneriniAuguriamoci solo che i test siano fatti meglio di quelli del concorso a dirigente scolastico, di nota memoria. Ed è proprio avendo ancora viva e bruciante l’esperienza di quel concorso che ti chiedo se il MIUR questa volta si attiverà perché le prove decentrate gestite dalle università siano non solo affidabili ma anche costruite in modo da rendere possibile l’applicazione di criteri di valutazione trasparenti ed omogenei sul territorio nazionale, cosa incredibilmente negata al concorso per dirigenti e di cui oggi stiamo vedendo conseguenze sconcertanti. Elena UgoliniSe dovessi risponderti in ossequio alla burocrazia e agli aspetti formali dovrei dirti che le varie commissioni universitarie sono sovrane, ma stiamo lavorando con la CRUI  per  fare in modo che i bandi puntualizzino in maniera più chiara e vincolante molti aspetti del decreto dell’11 novembre 2011, applicativo del DM 249/2010, precisando meglio:
a) il programma su cui impostare la prova scritta e quella orale,
b) la tipologia dettagliata  della prova scritta che deve essere strutturata per quanto non a risposta chiusa, come recita il decreto,
c) la tipologia e i contenuti della prova orale,
d) il tempo assegnato ad entrambe le prove,
e) i criteri di valutazione, rigorosi e dettagliati.
La mia lunga esperienza all’INVALSI mi consente di dire che sono questioni assolutamente correlate fra loro . E’ fondamentale che si stabiliscano criteri e modalità di gestione uniformi  fra tutte le università, considerato che si vanno a formare insegnanti  la cui professione ha carattere e mobilità nazionale. Alessandra CeneriniFinora abbiamo parlato solo di accesso.
C’è anche la gestione dell’anno di formazione, che non è meno importante e certo non di semplice conduzione, se si vuole che sia in grado di formare e di valutare la reale competenza professionale, soprattutto quella sul campo. Elena UgoliniHai colto nel segno. Io attribuisco grandissima importanza alla formazione sul campo, ossia al tirocinio nelle scuole. Si tratta di 475 ore in classe, un numero sufficiente per capire e giudicare non solo abilità e conoscenze, ma anche un’altra caratteristica fondamentale, totalmente trascurata in Italia: l’attitudine all’insegnamento. Viviamo il paradosso per cui la professione che, più di ogni altra, avrebbe necessità di valorizzare e valutare “l’attitudine al mestiere”, non è presa nemmeno in considerazione, mentre è noto che nella selezione di altri professionisti questo è un aspetto dirimente, valutato da appositi esperti. Nel nostro caso, data l’urgenza di tutta l’operazione, la prima cosa è riuscire ad individuare buone scuole e buoni tutor. Occorre però dare anche alcune indicazioni. Per esempio il giudizio finale dovrebbe fondarsi su elementi verificabili, raccolti  durante le ore in classe. Dovrebbe pertanto rimanere traccia di tutto il lavoro svolto. A questo fine sarebbe opportuno l’utilizzo di un Portfolio professionale, comprensivo, come avviene ormai in molti altri Paesi e non solo presso l’americano NBPTS (National Board of Professional Teaching Standards) che è stata una delle prime organizzazioni a livello internazionale ad usare il Portfolio nella valutazione dei docenti.
Sul tirocinio nelle scuole e sulla valutazione del tirocinio va fatta molta chiarezza,  perché non è sufficientemente diffusa, a me pare, la consapevolezza dell’importanza di questo aspetto, non solo per chi si affaccia alla professione di insegnante, ma anche per chi la esercita da molto tempo  svolgendo la funzione di tutor. E’ anche un’ occasione per riprendere un rapporto stretto fra scuola e università  e per capitalizzare il patrimonio  di conoscenza, cultura, esperienza che un  insegnante  accumula nel corso della sua vita professionale. Alessandra CeneriniIl tuo lungo impegno all’INVALSI ti ha reso chiaro, come hai già detto, che qualsiasi valutazione necessita di un framework, di un quadro di riferimento, rispetto al quale costruire le prove e valutarle. E così dovrebbe essere per la valutazione degli insegnanti, ma non solo per la valutazione. Ancor prima c’è la formazione che non può prescindere da una puntuale e dettagliata definizione di ciò che deve sapere e saper fare un insegnante. Questo non può ridursi alla descrizione in poche righe della “funzione docente” come è oggi, ma  richiede la messa a punto di veri e propri standard professionali. Elena UgoliniNon vi è dubbio che in Italia occorra ancora definire il “profilo professionale del docente”. Ti ho citato prima l’ americano NBPTS. Questa organizzazione autonoma e indipendente fu istituita nel 1987 per contrastare l’allarmante situazione dell’istruzione negli Stati Uniti messa a nudo nel 1983 dalla commissione Gardner nel  noto  “A Nation at Risk”.
Si sostenne allora la necessità di rendere i docenti  una categoria di professionisti, e si comprese  che il primo passo era quello di enucleare una “visione” del buon insegnamento, attraverso la definizione di adeguati standard professionali . Con me sfondi una porta aperta. Alessandra CeneriniMi auguro sinceramente che tu riesca a ottenere ciò che hai qui enunciato. Sarebbe sicuramente un passo avanti.

Veniamo ora al passaggio successivo: quale reclutamento dopo il TFA?

Concorso?

Elena UgoliniIl concorso è fra le priorità indicate dal Ministro. Non si può disgiungere il TFA e più in generale il tema della formazione degli insegnanti dal reclutamento. La prima cosa da sottolineare è che il concorso non sarà più un concorso abilitante come è stato per il passato, poiché l’abilitazione per quanto concerne la scuola dell’infanzia e primaria è da tempo conseguita con la laurea (ora quinquennale), mentre per la scuola secondaria di 1° e 2° grado parte ora il TFA, e prossimamente sarà conseguita  attraverso le nuove laurea specialistiche a cui seguirà il TFA.
E’ arrivato il momento di ripensare alle modalità con cui reclutare i docenti che entreranno nella scuola. Alessandra CeneriniE’ molto importante intanto, come tu hai affermato, distinguere l’abilitazione alla professione dalle forme di reclutamento. Sarebbe sicuramente un passo avanti, ma non basta. Occorre capire  perché il precariato degli insegnanti in Italia sia un problema atavico, mai risolto, una delle piaghe più gravi della nostra scuola. Occorrerebbe quantomeno  predisporre da subito un Rapporto, un’indagine sul mercato del lavoro degli insegnanti italiani (commissionata ad una  équipe di ricercatori davvero esperti) e solo dopo, dati alla mano e alla luce delle raccomandazioni raccolte, sarebbe opportuno predisporre il Regolamento concorsuale. Elena UgoliniMi sembra un’ottima indicazione. Il ministro Profumo, che ama avere la “fotografia delle cose” per poter procedere sulla base di dati certi, sta già  lavorando  su questo. Occorre per esempio capire bene la composizione delle graduatorie ad esaurimento. Molti degli iscritti hanno già un lavoro stabile nella scuola o fuori di essa, altri insegnano da anni con contratto a tempo determinato, altri invece lo rifiutano …
Se non faremo chiarezza sulle graduatorie ad esaurimento, evitando di volta in volta di farle ridiventare “permanenti”, e se non  bandiremo con periodicità biennale i concorsi per quelle classi di concorso per cui esista la necessità, con relative graduatorie al massimo biennali, non ne verremo mai a capo e l’anzianità di servizio continuerà a guidare le immissioni in ruolo.
Occorre rompere un sistema che penalizza i giovani e mortifica chi è costretto a migrare da una scuola ad un’altra per 10 – 15 – 20 anni, prima di arrivare a “destinazione”. E’ mai possibile che accanto alle graduatorie ad esaurimento ce ne sia una da concorso ordinario che è in vigore da 13 anni? Alessandra CeneriniTralascio di affrontare oggi una questione entro cui si inquadra il reclutamento e su cui l’ADi si batte da anni: la decentralizzazione  della gestione del personale scolastico, sancita in Costituzione, ma disattesa ormai da 10 anni, nonché il tema connesso dello Stato giuridico il cui testo complessivo risale al 1974. Il discorso ci porterebbe lontano. Ne faremo oggetto di un’altra intervista, se vorrai.
Vorrei invece concludere affrontando un altro tema  scottante,  della cui gravità ci siamo nuovamente resi conto durante il concorso per dirigenti scolastici tuttora in atto: la mancanza in Italia, o meglio nelle singole Regioni, di corpi di valutatori esperti, appositamente formati. Quale è la tua  opinione in merito? Elena UgoliniIl problema che tu poni è reale e importantissimo. Non abbiamo in Italia esperti della valutazione, come ripete da anni invano il nostro comune amico Norberto Bottani, mentre occorrerebbe incentivare questa specializzazione. Sarebbe indispensabile poter disporre in ogni regione di “Albi dei valutatori” specifici per le professionalità della scuola. Alessandra CeneriniGrazie Elena, per questo interessante confronto.

Non mi rimane che augurarti ed augurarci che alcune delle questioni trattate possano andare in porto.

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Decreto 10 settembre 2010, n. 249, Regolamento concernente: «Definizione della disciplina dei requisiti e delle modalita’ della formazione iniziale degli insegnanti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di primo e secondo grado, ai sensi dell’articolo 2, comma 416, della legge 24 dicembre 2007, n. 244».

Decreto Ministeriale 11 novembre 2011, Definizione delle modalità di svolgimento e delle caratteristiche delle prove di accesso ai percorsi di tirocinio formativo attivo di cui all’articolo 15, comma 1, del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 10 settembre 2010, n. 249.

Decreto Ministeriale 14 marzo 2012 n. 31, Definizione dei posti disponibili a livello nazionale per le immatricolazioni ai corsi di Tirocinio Formativo Attivo per l’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di primo e di secondo grado, per l’a.a. 2011-12.