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TESTA MANO CUORE. IL NUOVO LIBRO DI DAVID GOODHART

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Il lavoro intellettuale è sovrastimato, il lavoro manuale è importante e le attività di cura e assistenza meritano più rispetto

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Segnaliamo volentieri il libro Head, Hand, Heart dell’inglese David GoodHart[1] , un perspicace analista della società anglo-americana, perché questa triade di “testa, cuore e mano” qui applicata alla società, è da alcuni anni entrata nel mondo dell’istruzione. Nella scuola evoca un’educazione olistica che deve tenere in uguale considerazione l’educazione intellettuale-cognitiva, socio-emozionale, manuale-applicativa e per estensione mette in discussione la persistente gerarchizzazione dell’istruzione secondaria di 2° grado.

Se nella società avvenisse, come  Goodhart  auspica, il superamento dell’eccessiva sopravvalutazione del ruolo delle élite cognitive che ci ha reso ciechi di fronte all’importanza delle professioni di cura e di quelle basate sulle abilità pratiche, anche nella scuola potrebbe  più agevolmente realizzarsi il riequilibrio di questi tre fattori- testa, mano, cuore-e il superamento della gerarchizzazione dei percorsi dell’istruzione secondaria  con al top i licei e al fondo l’istruzione e la formazione professionale.

In HEAD HAND HEART. The struggle for dignity in the21st century, che segue il suo bestseller The Road to Somewhere, David Goodhart divide la società in tre categorie: le persone che lavorano con la testa, quelle che operano con le mani e quelle che agiscono con il cuore, e descrive come lo status di ognuna di queste categorie sia cambiato negli ultimi cinquant’anni. A suo avviso, è il riconoscimento sproporzionato che le nostre società attribuiscono al lavoro cognitivo a scapito di quello manuale e di cura che spiega gran parte dell’attuale alienazione politica.

La pandemia da coronavirus del 2020 ci ha insegnato qualcosa che avremmo dovuto già sapere e cioè che chi si occupa dell’assistenza e della cura, chi manda avanti i supermercati, chi si occupa delle pulizie, chi fa le consegne, chi lavora in agricoltura costituiscono ingranaggi vitali di quella grande macchina che ci tiene tutti in vita nutriti e assistiti. Fino a poco tempo fa, molti di questi lavori erano considerati di basso livello dallo stesso governo e dai media che ora li lodano come “attività indispensabili”. Ma se sono così fondamentali per il funzionamento della società, perché sono così sottovalutati?

È un dato di buon senso, per Goodhart, il fatto che la società riconosca in ugual misura il valore di queste tre capacità.  Invece la “classe cognitiva” è al top dei valori e della stima sociale e plasma la società piegandola in gran parte al proprio interesse, dando priorità all’economia della conoscenza, all’istruzione superiore in continua espansione e modellando la stessa idea di successo. Per dirla senza mezzi termini, secondo Goodhart, le persone intelligenti sono diventate troppo potenti.

Goodhart sostiene che una società democratica sana deve ri-immaginare il lavoro qualificato, in modo che chi fa un lavoro che richiede competenze socio-emotive o competenze manuali applicative abbia la stessa dignità di chi manipola dati. Testa, Mano, Cuore è il racconto della lotta per lo status e la dignità nel ventunesimo secolo, come recita il sottotitolo, The struggle for dignity and status in 21st century.

 

[1] L’inglese David Goodhart è giornalista commentatore, scrittore, fondatore della rivista Prospect. È stato direttore del think tank Demos