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SI FANNO TROPPE PROVE?

Un articolo dal Frankfurter Zeitung, a cura di Tiziana Pedrizzi

di

Pubblichiamo la traduzione di un interessante articolo apparso sul Frankfurter Zeitung

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Introduzione

Pubblichiamo la traduzione di un interessante articolo apparso sul Frankfurter Zeitung che dà conto di una importante ricerca di Annika Bergbauer dell’Info-Institut e di Eric Hanusek della Stanford University–uno dei padri fondatori delle valutazioni standardizzate internazionali-che in un nuovo studio hanno indagato i test ed i sistemi di verifica in 59 paesi, negli anni dal 2000 al 2015 utilizzando i dati relativi a 2 milioni di quindicenni in tutti e sei le indagini dello studio internazionale Pisa.

La conclusione degli autori è che non tutte le valutazioni standardizzate esterne sono uguali: le uniche rilevazioni realmente efficaci nel senso che sembrano migliorare il livello di apprendimento degli studenti – nelle tre aree di PISA si intende – sono quelle che consentono un paragone con altre scuole, territori e paesi, che sono tenute regolarmente e che hanno una qualche forma di ricaduta su scuole e docenti.

Dopo ormai 20 anni di PISA si sta avviando una grande riflessione su questo mastodontico apparato internazionale che da due decenni sta orientando i discorsi sulla scuola, limitando il ruolo ed il peso del discorso pedagogico che fin qui l’aveva fatta da padrone. Le ILSA (International Large Scale Assessments) hanno oramai un’estensione quasi totale ed è notevole l’insieme delle ricerche che ne derivano, oltre che delle decisioni conseguenti dei policy makers. Ne abbiamo conto nell’articolo La globalizzazione della valutazione.

Al seminario ADI appena conclusosi il direttore OECD per l’educazione Andreas Schleicher ha presentato nella sua relazione Word Class- come costruire un sistema educativo per il 21° secolo i risultati e le prospettive derivati da una così impegnativa impresa.

Ma ci sono anche punti di debolezza: i posizionamenti nelle graduatorie dei vari Paesi si sono stabilizzati, è difficile individuare ulteriori aree di apprendimento che diano luogo ad indagini condivise e significative e soprattutto si fatica a individuare fattori di processo che incidano significativamente sui risultati. Si ritorna a dare un peso alla storia dei Paesi, alla loro visione del mondo e della morale e si ridimensionano le speranze di effetti rapidi dovuti alle policy assunte

In questo senso va anche il libro di Jaap Scheerens recentemente presentato da Invalsi, a questo link.

In questa stessa sede si è anche giustamente rilevato che il mondo della ricerca deve molto perfezionare i suoi strumenti, sistematizzarli e renderli comparabili in modo da accumulare dati e risultati realmente significativi.

L’articolo che pubblichiamo tuttavia dimostra che la strada da percorrere è lunga ma è tracciata in avanti e non assisteremo ad una retromarcia (come vorrebbe chi oggi cerca in Italia di sterilizzare Invalsi) verso il totalmente inconoscibile, l’hegeliana notte in cui tutte le vacche sono nere.

L’articolo tratto dal Frankfurter Zeitung
“Si fanno troppe prove?”

di Ludger Wössmann, traduzione di Tiziana Pedrizzi

Nelle scuole a livello mondiale è scoppiata una vera e propria “Testite”. Non ci sono oggi troppi controlli dei risultati? Un nuovo studio con due milioni di studenti arriva ad una conclusione chiara.

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Genitori, insegnanti e studenti si sentono talvolta esposti ad una vera e propria “Testite”. Di fatto l’impegno per le prove sul rendimento scolastico sta aumentando dappertutto.

Secondo una ricerca della Commissione Europea, 8 dei 18 paesi indagati hanno introdotto test nazionali che, alla fine della primaria o della secondaria di primo grado, decidono sul futuro scolastico di alunni e alunne. Nello stesso periodo, in 23 dei 59 paesi che noi indaghiamo in un nuovo studio, il numero di scuole che partecipa a prove standardizzate con un confronto esterno è aumentato di oltre il 20%.

Tuttavia il crescente dibattito sulle prove trascura spesso l’importante differenza fra le varie forme e i diversi usi dei test.
I test che hanno una funzione normativa rispetto ad un grande numero di studenti e in cui il confronto con l’esterno ha conseguenze per le scuole, si differenziano radicalmente dai test che sono somministrati dagli stessi insegnanti per verificare i progressi della propria classe. Ugualmente un giudizio sugli insegnanti sulla base dei risultati della loro classe rappresenta qualcosa di diverso dalla selezione degli studenti per l’accesso all’Università.

Quanto le diverse forme delle prove di verifica influiscano sui risultati di apprendimento dipende dall’effetto degli incentivi e dalle condotte degli attori. Per testare questo, gli autori Annika Bergbauer dell’Info-Institut ed Eric Hanusek della Stanford in un nuovo studio hanno indagato i test e i sistemi di verifica in 59 Paesi, negli anni dal 2000 al 2015. Grazie a questo possiamo utilizzare i dati di 2 milioni di quindicenni in tutte e sei le indagini dello studio internazionale Pisa. Poiché nel periodo di osservazione molti Paesi hanno riformato le loro pratiche di verifica, possiamo, nelle nostre analisi, utilizzare i cambiamenti avvenuti nei Paesi in quel periodo di tempo. Le differenze medie di livello fra i Paesi non vengono considerate nelle valutazioni, cosicché le caratteristiche dei Paesi che non cambiano nel tempo non distorcono i risultati. In aggiunta, le nostre analisi misurano il peso di numerosi fattori individuali come il background famigliare e i contesti scolastici

Il cambiamento della tecnologia delle prove

I nostri risultati mostrano che alcune forme di valutazione delle prestazioni influenzano l’apprendimento degli studenti mentre altri non hanno alcun impatto visibile.

In particolare ciò che soprattutto migliora i risultati è l’incremento delle prove esterne comparate che hanno implicazioni per partecipanti, mentre non ha effetti simili l’incremento dei test interni che si basano su informazioni locali o soggettive.

Cresce l’uso di prove esterne comparate a cui si accompagnano più alti rendimenti scolastici nei test internazionali. Infatti i Paesi che hanno aumentato l’utilizzo delle prove esterne comparate hanno migliorato sistematicamente le medie dei risultati in matematica nel corso di 15 anni, a paragone con i Paesi che non hanno incrementato o addirittura hanno diminuito l’utilizzo di questa forma di prove. Questo vale per i risultati in tutte e tre le materie: Matematica, Scienze e Lettura.

Accanto alle prove esterne comparate ci sono anche tipi di indagine che paragonano i risultati delle scuole con quelli regionali o nazionali, nonché prove nazionali standardizzate che influiscono sul successivo percorso formativo. Per ambedue le prove si sono avuti effetti positivi. Tuttavia gli effetti di questo tipo di indagine si sviluppa di più nei sistemi scolastici con basso livello di risultati.

E’ diversa la situazione per quanto concerne i test interni alla scuola, che controllano e danno informazioni solamente sui progressi degli allievi: essi hanno effetti irrilevanti sui risultati scolastici. Il cambiamento nell’utilizzo dei test interni non viene sistematicamente accompagnato da cambiamenti dei risultati scolastici nei diversi Paesi. Lo stesso vale per le prove interne che siano introdotte con l’assenso degli insegnanti, comprese le ispezioni durante le ore di lezione.

Anche l’ introduzione di test standardizzati non comparati in media non è sistematicamente accompagnata da cambiamenti nei risultati delle scuole. Ha effetti positivi nei Paesi originariamente deboli, ma non nei paesi con risultati già buoni.

Con il cambiamento delle tecnologie utilizzate per le prove sarà sempre più facile la rilevazione dei dati. Quindi sarà, dal punto di vista politico, sempre più importante capire gli effetti dei diversi sistemi di prove. I nostri dati mostrano che sono importanti i confronti esterni, per il miglioramento dei risultati.

Da questo punto di vista i politici e le scuole dovrebbero, oltre a percepire la “Testite”, concentrarsi sulle prove esterne comparate.