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RAPPORTO INVALSI 2012

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In anticipo rispetto agli anni precedenti, INVALSI ha pubblicato il suo Rapporto 2012. Poche le novità nei risultati, mentre c’è uno sforzo per migliorare l’impianto e delineare con più chiarezza la strategia. All’interno Pedrizzi dà un sintetico resoconto della presentazione del Rapporto svoltasi a Roma il 20 luglio u.s.

 a cura di Tiziana Pedrizzi

Risultati tempestivi, in anticipo rispetto al passato

Rapporto Invalsi 2012In anticipo rispetto agli anni precedenti, INVALSI ha pubblicato sul sito il suo Rapporto 2012, accompagnandolo con una presentazione pubblica tenutasi il 20 luglio presso l’ISS Ferrari di Roma.

Il suo presidente Sestito ha anche promesso una maggiore tempestività nella restituzione dei dati alle scuole.

Innovazioni e riproposizioni

Innovazioni e riproposizioniUn’altra diversità messa in evidenza rispetto agli anni precedenti sembra essere la struttura e  l’impostazione stessa del Rapporto, che si vuole sempre più simile ai Rapporti delle grandi indagini internazionali IEA ed OCSE.

Rimane invariata invece la base dati su cui si sono effettuate le analisi, ricavata da un  campione  di 8000 classi e   200.000 alunni ed i cui risultati dovrebbero essere particolarmente affidabili, perché tenuti sotto controllo.

Tuttavia le copiature, i suggerimenti (cheating) che alteravano la correttezza degli esiti negli anni scorsi non sono mancati. Il Rapporto sostiene che, nel quadro complessivo delle prove delle diverse annualità del Servizio Nazionale di Valutazione, le scorrettezze  sembrano diminuire significativamente, mentre  continuano in alcune regioni nella Prova Nazionale dell’esame di 3° Media.

I posizionamenti delle diverse macroaree e delle diverse regioni rimangono sostanzialmente  invariati rispetto agli anni precedenti. Ma le macroaree non sono compatte: le regioni della zona adriatica del Sud si collocano più in alto di quelle della zona tirrenica ponendosi sulla media nazionale,  così come  alcune regioni del CentroNord si limitano a collocarsi sulla media nazionale. Un particolare approfondimento continuano a meritarlo i risultati del Centro, soprattutto del Lazio, i cui risultati sono inferiori a quelli che al Nord vengono garantiti dallo stesso status economico-sociale.

Gli effetti di composizione, cioè l’influenza che hanno sugli esiti fattori che non dipendono dalla scuola, non riservano sorprese: il genere, le ripetenze, le provenienze nazionali… In particolare nella lingua italiana gli alunni non autoctoni di 1° e 2° generazione continuano ad evidenziare gap percentualmente significativi.

Interessante notare che le scale di valore della rilevazione INVALSI all’interno di una singola classe coincidono con quelle della valutazione interna, il che starebbe a dimostrare che queste prove non si muovono in dissonanza dal mondo della scuola. Ma il problema non sono le scale relative all’interno delle classi, bensì quelle assolute   nel contesto della scuola, della regione, della nazione. Qui ognuno attacca la scala dove vuole ed i voti sono posizionati in modo diverso nelle diverse regioni.

Osservazioni sulle aree disciplinari

Aree disciplinariPrime osservazioni sulle aree disciplinari:in Italiano emerge la necessità di rinforzare le competenze di comprensione dei testi espositivi in modo trasversale, mentre in matematica sarebbe bene che la scuola italiana non si accontentasse dei livelli più bassi: bene nelle conoscenze e nelle procedure, poca  argomentazione e  modellizzazione.

Il contrario insomma di quanti sostengono che la scuola italiana genera dei filosofi in erba, mentre le prove  INVALSI vogliono obbligarla a creare degli stolidi riproduttori di nozioni.

Prospettive?

ProspettiveDal punto di vista della struttura del sistema l’unica novità rilevante sembra quella dell’inserimento  dal prossimo anno dell’Istruzione e Formazione Professionale fra i destinatari delle prove di 2° superiore.

Quanto alla trasformazione dell’esame di stato finale con l’inserimento di una prova standardizzata, è stata confermata l’esistenza  di questa prospettiva, ma senza scadenze temporali.

Cosa fare dei dati?

Utilizzo dei datiMa il problema fondamentale è cosa fare dei dati.

Le possibili direttrici sono state così sintetizzate:

  • rinforzare l’aiuto alla lettura dei risultati a livello di scuola senza peraltro imporre chiavi di  lettura tassative; su questo livello il rapporto  con le scuole dovrebbe anche riguardare le proposte interpretative in un rapporto di interscambio
  • cercare di approfondire l’analisi della imponente mole di dati messa a disposizione, coinvolgendo  i più significativi  centri di ricerca italiani anche nella  prospettiva di  analisi longitudinali
  • utilizzare Framework e riflessioni didattiche sui risultati nel quadro della formazione del Tirocinio Formativo Attivo dei nuovi docenti

Oltre a questo non si è molto andati: si è parlato di interventi per individuare le situazioni più critiche  e di una maggiore attenzione  alla comunicazione esterna da parte delle scuole per impedirne un utilizzo distorto che ad esempio non contestualizzi gli esiti positivi al fine di incrementare le iscrizioni.

Alcuni aspetti strategici

StrategieQuanto ad aspetti realmente strategici, il sottosegretario Ugolini ha preannunciato un Regolamento per il Servizio Nazionale di Valutazione in gestazione per settembre.

La Valutazione Esterna – è stato detto – è efficace perché promuove il miglioramento, ma occorre partire da una Valutazione Interna  di tutte le scuole, fornendo anche attraverso il sistema “Scuola in chiaro” tutte le informazioni – non solo quelle sulle indagini INVALSI -che permettano rapporti di scuola comparabili.

Una partenza ufficiale del progetto VALeS all’interno delle cui variabili si collochino anche (non solo) le misure di Valore Aggiunto derivate dai dati INVALSI?

C’è forse bisogno di un forte impulso dai responsabili politici  -che hanno ricevuto in proposito un mandato preciso dal contesto internazionale che li supporta – per uscire da quello che sembra oramai un “piétiner sur place”.