LA SCUOLA RIPARTE (ANCHE) FUORI DALLE MURA

Di Laura Biancato, Amanda Ferrano, Antonio Fini, Alessandra Rucci - Dirigenti Scolastici

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NOTA ADI DI PRESENTAZIONE

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Presentiamo volentieri questo lavoro dei dirigenti scolastici Laura Biancato, Amanda Ferrano, Antonio Fini, Alessandra Rucci, come contributo al dibattitto in corso, al confronto plurale che si sta sviluppando su percorsi, modi e tempi della riapertura della scuola. I contributi sono sempre tutti importanti perché solo attraverso la formulazione di proposte si può progredire, accogliendole o confutandole e formulando proposte alternative.

Si chiarisce pertanto che ADi pubblica questo lavoro come documento aperto, di cui sono responsabili gli autori e che in alcuni punti o in parte nell’impostazione non rispecchia posizioni e priorità dell’Associazione.
In particolare ci si riferisce al curricolo, i cui contenuti qui non vengono messi in discussione, anche se sarebbe importante farlo, proprio a partire dall’opportunità offerta dall’emergenza, come ADi ha ripetutamente sottolineato.

E ancora si nutrono perplessità rispetto alla costituzione di due nuove commissioni ministeriali che dovrebbero “predisporre linee guida dettagliate, per ciascun livello scolare e per ogni disciplina, con esempi di Unità di Apprendimento a Distanza (UdAD)”.

Infine si ritiene che alla delicatissima fascia 3-11 anni, a cui, come dicono gli stessi autori, non si può applicare, per ovvii motivi, la didattica blended, vada oggi rivolta la massima attenzione per garantire che ciascuna classe a settembre abbia una ripresa in sicurezza, anche se parzialmente ridotta. A questo fine vanno considerati attentamente gli spazi, predisposte ulteriori specifiche risorse economiche e personale aggiuntivo da utilizzare in questa fase emergenziale.

PREMESSA

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Nella previsione che gli effetti dell’emergenza Covid-19 impongano un distanziamento sociale che si protrarrà per diversi mesi ancora, incombe sull’anno scolastico 2020 – 2021 l’ipotesi di una riapertura graduale e/o limitata, nel rispetto delle norme di prevenzione.

Gli scenari che si aprono sono difficilmente compatibili con l’organizzazione consolidata delle normali attività scolastiche (gestione degli spazi, dei tempi quotidiani e settimanali, mobilità degli studenti…).

II diritto allo studio dovrà molto probabilmente essere garantito mettendo in piedi modalità alternative alle usuali attività didattiche in presenza e privilegiando un sistema “misto” (a distanza/ in presenza), che garantisca il rispetto del distanziamento sociale e dell’uso dei dispositivi individuali di sicurezza.

L’effetto non può che essere un ripensamento sostanziale dei paradigmi ai quali siamo abituati da decenni.

 

DIDATTICA A DISTANZA NELL’EMERGENZA COVID-19:
ORA UN SALTO DI QUALITÀ IN CASO DI RIAPERTURA PARZIALE

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In questi mesi di isolamento, la Didattica A Distanza (DAD) si è rivelata una soluzione di emergenza all’improvvisa sospensione delle attività didattiche in presenza.
Avviata con fatica o con rapidità, ben sostenuta da decisioni collegiali o improvvisata, sorretta da linee guida d’Istituto o frammentaria, la DAD non ha avuto nelle scuole italiane una qualità omogenea, forse impossibile da pretendere.
Va precisato che la DAD è comunque una metodologia nuova per tutti, anche per quelle scuole che hanno attivato da anni forme innovative di didattica digitale. E’ inoltre una modalità mai pensata come standard per la fascia della scuola, essendo (peraltro parzialmente) diffusa soltanto a livello universitario e per la formazione degli adulti.

La gestione emergenziale della DAD ha portato però anche a forme virtuose di reti di supporto, spontanee o indotte da organismi come Ministero e Indire, allo scambio di buone pratiche e al rapidissimo sviluppo di formazione via webinar di tutte le tipologie (formazione peraltro molto richiesta e fruita da grandi numeri). Sono state redatte e diffuse linee guida, frutto di esperienze pregresse ma anche di ricerca nelle prime settimane di sospensione delle attività didattiche.

Ora, però, il passaggio da quello che si poteva prevedere come un periodo ragionevolmente breve a un futuro ancora incerto, richiede un salto di qualità nella progettazione, per immaginare e risolvere scenari complessi e difficili.
Se le scuole non dovessero riaprire a pieno regime, questo porterà ad effetti sociali difficilmente sostenibili, se solo si pensa alle famiglie con bambini in fascia di scuola dell’infanzia e primaria. E per le istituzioni scolastiche, all’obbligo di prevedere una didattica mista, consolidando le metodologie a distanza e nel contempo riorganizzando completamente gli orari e l’accesso agli edifici scolastici, tempi e modalità delle lezioni in presenza, puntando comunque al massimo della qualità possibile, nella consapevolezza che si tratta di una questione molto diversa (non migliore, nè peggiore, ma diversa) dall’ordinaria gestione della scuola.

Per questo, è indispensabile che il centro di governo delle scuole, il Ministero dell’Istruzione, passi rapidamente da interventi di supporto tampone ad una programmazione complessiva di azioni durature ed organizzate che consentano lo sviluppo coerente e graduale dei curricoli, nei vari livelli di scolarità.
Questo supporto rappresenterebbe una base omogenea, a garanzia del diritto allo studio, che ogni istituto potrebbe poi adattare al proprio contesto, nel rispetto dell’autonomia scolastica e della libertà di insegnamento.
Non è pensabile continuare ad operare in una costante “emergenza”, e soprattutto nell’attuale condizione di disomogeneità.

Non una sola “scuola”

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Comunque la si intenda, una ripresa graduale non può basarsi solo su “numeri” da suddividere nel rispetto del distanziamento, o su “classi” da dividere a metà per permetterne l’accesso alle aule, ma deve promuovere un ragionamento più mirato sulle singole situazioni. A seconda del grado di scuola o dell’indirizzo, va articolata un’organizzazione specifica a livello di Istituto, che tenga conto di un nuovo paradigma di didattica “mista” e di diverse necessità rispetto all’ordinario. Quali sono le priorità? Ci sono attività che non si possono proprio svolgere a distanza? Quali attività, invece, anche a distanza, possono risultare efficaci quanto quelle in presenza? Ci sono anni di corso ai quali dobbiamo porre particolare attenzione? Come seguire meglio gli studenti più deboli?

Uno “standard” generico del tipo “metà classe segue in presenza, l’altra metà segue la stessa lezione a distanza” sicuramente semplificherebbe le scelte organizzative, ma produrrebbe un effetto didattico illogico, visto che le modalità di approccio ad un gruppo in presenza sono completamente diverse da quelle, ad esempio, in videoconferenza.
Dunque, il prezioso e limitato tempo in presenza va indirizzato a priorità riconosciute: le attività di laboratorio, i nuovi apprendimenti, gli studenti più fragili, la formazione dei nuovi gruppi classe…
Qualsiasi ipotesi di soluzione imporrà prima di tutto di distinguere tra i livelli di scolarità e, all’interno di questi, addirittura gli anni di corso e le singole discipline. Non è pensabile un’unica ipotesi organizzativa e metodologica, perché le età, le competenze, l’autonomia, gli obiettivi, le metodologie e anche i docenti sono profondamente diversi.

La scuola dell’infanzia

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Comprende una fascia di età nella quale la relazione educativa in presenza e la fisicità rappresentano elementi imprescindibili, che sostanziano e danno un senso alle attività didattiche.
Va detto chiaramente che a questo livello è improprio parlare di didattica a distanza: nella fase di emergenza si e potuto dare continuità all’anno scolastico già iniziato mediante racconti, video e varie proposte di attività da svolgere a casa, con un apprezzabile sforzo dei docenti di mantenere vivo un rapporto con i bambini e, più limitatamente, dei bambini tra loro.
Va costantemente tenuto conto che il “carico” d el supporto ad ogni attività proposta grava sempre interamente sulle famiglie.

Lo scenario di riapertura a settembre è difficile da immaginare e una eventuale mancata riapertura sarebbe ardua da sostenere a livello sociale, perché è ben chiaro l’impatto sull’organizzazione delle famiglie, specialmente nel caso in cui entrambi i genitori lavorino. Tuttavia, per bimbi di 3 o 4 anni sarà evidentemente arduo immaginare di poter garantire le distanze di sicurezza, l’igiene personale prevista dal perdurare dell’emergenza e l’uso delle mascherine.
Una possibile proposta potrebbe essere quella di riavviare l’anno per i bambini di 5 anni, con un’organizzazione per piccoli gruppi, riducendo l’orario di frequenza e prevedendo turni spalmati sull’intera giornata, mattutini e pomeridiani.
La proposta di un supporto a distanza, in accordo e con il supporto delle famiglie, potrà riguardare, per tutti, piccole sollecitazioni ad attività adatte all’età, via web o TV, come riportato nella tabella di sintesi.

Rimane aperto il problema dei più piccoli, il cui “inserimento” sembra difficilmente praticabile, alle condizioni ipotizzate.
La disponibilità continuativa di trasmissioni TV, con fascia oraria fissa ed eventuale replica giornaliera (1h è sufficiente), potrebbe rivelarsi un supporto decisivo per le famiglie.
In ogni caso, la questione “infanzia” non è risolvibile pensando esclusivamente alla scuola: dovranno essere ideate e messe in atto politiche di sostegno alle famiglie, incluse sinergie a livello territoriale, coinvolgendo tutta la comunità locale, i servizi educativi per l’infanzia, i Comuni, le associazioni ecc.

La scuola primaria

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Nell ‘arco dei cinque anni di scuola primaria vanno evidenziate differenti esigenze e possibilità.
Il primo anno rappresenta una fase delicata e fondamentale, nella quale il percorso degli apprendimenti e delle competenze di base (in particolare l’apprendimento della letto­scrittura) male si adattano ad una didattica a distanza.
La presenza dei docenti, lo sviluppo delle abilità sociali all’interno del gruppo classe, la possibilità di orientarsi in un ambiente di comunità sono fattori indispensabili, e impongono di assegnare una precedenza nelle eventuali scelte organizzative.

Negli ultimi due anni di corso, invece, è possibile che si integrino le attività in presenza con una maggiore incidenza delle attività a distanza, opportunamente pensate per questa fascia di età.
Dovendo individuare delle priorità, la proposta è dunque quella di dare la precedenza assoluta per la presenza a scuola ai bambini di classe prima.
L’impatto psicologico con le prevedibili restrizioni, per bambini di questa fascia di età, è difficile da immaginare. Non potersi toccare, stare distanti, di conseguenza non poter giocare o parlarsi normalmente, tra bambini ma anche tra alunni e docenti, renderà la normale vita a scuola un artificio a mala pena sostenibile.
Anche per questi motivi, e considerando i numeri medi di alunni frequentanti le scuole primarie e la necessita di distanziamento, è ipotizzabile una riduzione della giornata di scuola ad un turno mattutino o pomeridiano, escludendo per il momento le mense e articolando le classi in più gruppi.

Per la scuola primaria si potranno integrare le attività didattiche in presenza con forme di DAD opportunamente programmate, descritte nella tabella a seguire.
Vanno tenuti presente alcuni principi e vincoli, particolarmente importanti in questo segmento scolare: la ridotta autonomia degli alunni, con conseguente “carico” sulle famiglie, la necessita di un feedback continuo e tempestivo per tutti ma, in particolare, per gli alunni con BES, il mantenimento di un buon livello di socializzazione e di collaborazione tra gli alunni.

La scuola secondaria di primo grado

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L’esperienza maturata in questi mesi di DAD emergenziale ha mostrato che, nella maggior parte dei casi, l’uso integrato di piattaforme e registro elettronico e, soprattutto, un corretto bilanciamento di attività sincrone ed asincrone, consente un efficace mantenimento della relazione educativa anche nella modalità DAD, con alunni che si avviano ad una certa autonomia.

Anche in questo caso, tuttavia, va prestata attenzione alla prima classe. Il passaggio dalla scuola primaria è infatti un momento particolarmente delicato, soprattutto dal punto di vista psicologico, in ragione anche delle note problematiche legate alla pre-adolescenza. La formazione del gruppo-classe, ad esempio, con alunni provenienti di solito da scuole primarie diverse (anche se generalmente appartenenti allo stesso istituto comprensivo) è una fase delicata che richiede necessariamente la presenza, almeno per alcuni mesi. L’esperienza dell’emergenza di quest’anno, manifestatasi a meta febbraio, consente di verificare che almeno il primo quadrimestre necessita senza dubbio di attività costante in presenza.
Nelle classi seconde e terze è invece possibile limitare la presenza, proseguendo con attività di DAD. Alcuni momenti di presenza potrebbero essere opportuni per le classi terze, nella seconda parte dell’anno scolastico, anche se si spera che per quel periodo (primavera 2021) la situazione possa essersi stabilizzata.

Anche in questo segmento, è necessario tenere presenti alcuni principi, già evidenziati per la scuola primaria: il livello di autonomia degli alunni, pure più elevato ma certo non completamente acquisito, il feedback continuo e tempestivo, l’attenzione molto elevata per gli alunni con BES, anche in considerazione dell’aumento della complessità cognitiva, il mantenimento delle condizioni di socializzazione e di collaborazione tra gli alunni.
Anche per la scuola secondaria di primo grado si esclude il tempo prolungato e si ipotizza il ricorso a tempi scuola in presenza abbreviati.
Per gli alunni dell’indirizzo musicale (in particolare per le classi prime) si può prevedere una prima fase con maggiore presenza a scuola (le lezioni sono comunque già individuali o al massimo in coppia e non presentano pertanto particolari problemi di distanziamento) ed una successiva con più ampio ricorso alla DAD.

La scuola secondaria di secondo grado

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L’esperienza della DAD nel secondo ciclo può continuare anche in previsione di una ripresa graduale. In questi mesi, è stata sicuramente agevolata, rispetto agli altri ordini e gradi di istruzione, dal grado di autonomia e di competenza digitale degli studenti. In generate, le scuole hanno fatto il possibile per organizzare una didattica a distanza sfruttando i registri elettronici e/o piattaforme cloud già in uso, oltre alle piattaforme di alcuni testi in versione mista (cartacea e digitale).
A questo livello, la mancanza di un device individuale e/o di un’adeguata connessione crea l’interferenza più sostanziale per la prosecuzione del percorso di apprendimento.

II problema generale non è tanto l’accesso ai contenuti, ma una corretta riorganizzazione delle attività didattiche e un necessario ripensamento delle metodologie, che non devono e non possono semplicemente riprodurre pari pari le lezioni in presenza.

Gli indirizzi e le opzioni di scuola secondaria di secondo grado sono, però, molto diversi tra loro e, nell’ipotesi di una ripresa graduale e mista, impongono decisioni non generalizzate, ma calibrate sulle reali necessità didattiche.
Anche in questo segmento l’impatto delle classi prime con una condizione di riduzione della presenza a scuola richiede una individuazione di priorità, per i motivi già esposti.
Nella ormai accertata natura dei percorsi per competenze, anche di tipo trasversale, va riconosciuto che alcune attività di carattere strettamente laboratoriale difficilmente si possono adattare ad una didattica senza la presenza fisica nei laboratori.
Per dar modo agli studenti di frequentare in sicurezza, non vi è altra strada che suddividere le classi in gruppi, riducendo in proporzione il tempo scuola e creando turni mattutini e pomeridiani, ampliando di fatto gli orari di apertura delle sedi.
Ogni istituto dovrà individuare, tra le attività prioritarie da salvaguardare, quelle che non sono pensabili a distanza (per primi i laboratori professionalizzanti e/o sperimentali) e garantire un supporto didattico puntuale e attento agli studenti con difficolta (disabili, DSA, BES…).

L’educazione degli adulti

bia9In questo settore rientrano le attività dei CPIA, dei corsi serali e delle sezioni di scuola in carcere. Si tratta di attività che in parte già prevedevano moduli a distanza, che andrebbero pertanto potenziati ulteriormente.

Per l’insegnamento dell’Italiano L2, si possono prevedere momenti in presenza, seguiti da attività di DAD, sempre tenendo presenti le particolarità (anche a livello locale) dell’utenza. La scuola in carcere può beneficiare dell’istituzione di un canale TV dedicato, con contenuti in parte prelevati da quelli destinati alle classi regolari e in parte progettati ad hoc.

Sintesi delle criticità e delle esperienze virtuose

bia10Nell’ipotesi di avviare per l’inizio del 2020 – 2021 un sistema misto (in presenza/a distanza), è opportuno mettere in evidenza gli errori e le esperienze virtuose osservati in questi mesi di DAD dovuti alla sospensione delle attività scolastiche, per definire proposte che superino iniziative “di emergenza” e privilegino una progettazione organizzata e coerente.

Criticità pressoché uniformi nei vari livelli di scuola, e che per questo non vengono riportate in tabella, sono:

 

  1. la difficolta di molti istituti ad avviare le attività ma anche, una volta “partiti”, a mantenere una coerenza organizzativa della DAD;
  2. una mancanza di qualità uniforme sul territorio nazionale (anche tra scuole dello stesso territorio);
  3. la mancanza di un dispositivo individuale per ogni studente della secondaria (tablet o notebook);
  4. la mancanza o insufficienza di connessione;
  5. il basso livello medio di competenze digitali e didattiche, in riferimento alla DAD, di una parte dei docenti e, per quanto riguarda il digitale, anche dei genitori.

Rispetto a questi problemi, che rappresentano l’insieme delle condizioni di partenza, senza le quali non si può pensare ad una didattica “mista” omogenea e diffusa, che garantisca il diritto allo studio per ciascuno studente, vengono in tabella proposte soluzioni diverse a seconda dell’età.

 

 

PROPOSTE OPERATIVE PER SOSTENERE  UNA DIDATTICA “MISTA” PER L’AVVIO DELL’A.S. 2020-21

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Per garantire il diritto allo studio e per il superamento di una provvisoria fase di emergenza, è indispensabile una progettazione “nazionale“, una vera e propria “pedagogia della distanza”, sulla base dell’analisi delle specifiche esigenze di ogni ordine e grado di scuola e singole discipline.

Sarebbe opportuno che il Ministero dellIstruzione si facesse carico di predisporre linee guida dettagliate, per ciascun livello scolare e per ogni disciplina, con esempi di Unità di Apprendimento a Distanza (UdAD), basate su contenuti il più possibile standard, reperibili su piattaforma appositamente predisposta, ma diffusi anche tramite canali TV dedicati.

Nel rispetto dei singoli PTOF degli istituti scolastici e della libertà di insegnamento, si può pensare che la proposta di una piattaforma di contenuti (su esempio di quella allestita da CNED per il sistema di istruzione francese) possa rappresentare un supporto rassicurante e orientante per ciascun livello di scolarità, lasciando tempo e ampia possibilità di azione ai docenti per integrare ulteriori attività e contenuti, anche attraverso le piattaforme cloud di istituto, laddove esistenti. Per contro, le scuole che non si sono attrezzate o non hanno le competenze adeguate per avviare un proprio “sistema”, potranno trovare beneficio nel proseguire i percorsi curricolari appoggiandosi alla piattaforma “ministeriale. L’ottimizzazione dei tempi della docenza è uno dei fattori da rivedere alla luce di un’organizzazione di tipo misto. Se si disponesse di una piattaforma comune di contenuti e di UdAD, il tempo dedicato alla didattica (che in presenza sarà ragionevolmente ridotto a causa delle norme sanitarie e a distanza dovrà essere riorganizzato) potrebbe essere dedicato ad incrementare ii supporto formativo e a migliorare la relazione educativa, seguendo anche meglio gli studenti con maggiori difficolta e personalizzando gli apprendimenti.

L’impostazione generale potrebbe ispirarsi genericamente alla flipped classroom, con i necessari correttivi in base all’età degli alunni e alle specifiche discipline.
Nei mesi che ci separano dall’inizio del nuovo anno scolastico, potrebbero essere istituiti due gruppi di lavoro, attingendo alle migliori “menti didattiche” presenti nelle scuole del Paese.

  1. Un primo gruppo, con ii ruolo di Content Manager (CM) dovrebbe dedicarsi all’individuazione e allo sviluppo di una piattaforma di contenuti da rendere disponibili a tutte le scuole, anche con la consulenza di esperti, sulla base di modelli predefiniti di pronto uso. L’obiettivo è di “coprire” almeno i nuclei fondanti di ogni disciplina, per ogni classe, per tutti gli ordini di scuola. II Ministero potrebbe stipulare apposite convenzioni per regolare i diritti d’autore e/o per lo sviluppo dei contenuti stessi, ferma restando l’opportunità di coinvolgere i docenti del gruppo per la realizzazione delle videolezioni. Potrebbe, infatti, affidare a consorzi di case editrici l’incarico di fornire i contenuti granulari per l’allestimento delle Si tratta certamente di un impegno enorme, ii cui risultato però garantirebbe una base uniforme di contenuti, a garanzia del diritto allo studio. Tali contenuti, inseriti in un repository organizzato (ad esempio su una piattaforma nazionale appositamente realizzata, con criteri di facile accesso. Anche in questo caso l‘esempio è rappresentato dalle piattaforme francesi gestite dal CNED), dovrebbero consistere in materiali in formato standard, utilizzabili su tutte le piattaforme cloud delle scuole e in contenuti video facilmente organizzabili per le trasmissioni in TV. Le videolezioni dovrebbero essere brevi (max 15′) e rappresentare la fase espositiva/anticipatoria delle attività. Già il servizio Rai Play Learning, appena avviato, rappresenta una base consistente di ottimi contenuti di apprendimento.A questo primo gruppo di lavoro potrebbero contribuire in modo significativo, oltre ad esperti del settore della comunicazione, le case editrici, fornendo materiali di base provenienti dai libri di testo già disponibili sul mercato.
  1. Il secondo gruppo di lavoro dovrebbe svolgere il ruolo di Instructional Designer (ID).Lavorando a stretto contatto con il gruppo CM, basandosi il più possibile sui contenuti sviluppati e facendo riferimento ad alcuni formati standard, la task force ID dovrebbe produrre una serie di UdAD, una sorta di lesson plan utilizzabili da tutti i docenti, naturalmente adattabili ai singoli contesti. II ruolo dei docenti delle scuole, a questo punto, sarebbe agevolato, nel senso di una minore necessita di produrre la maggior parte dei materiali (spesso molto dispendiosi da predisporre soprattutto se di tipo multimediale), ottimizzando le risorse (al momento, ad esempio, decine di migliaia di docenti stanno realizzando video fai-da-te sui medesimi argomenti, anche all’interno delle stesse scuole!). Avrebbero a disposizione inoltre una ricca biblioteca di UdAD e di contenuti, eventualmente da modificare, integrare e contestualizzare. II tempo risparmiato potrebbe essere così utilmente impiegato per organizzare al meglio la didattica mista presenza-distanza, sviluppare UdAD, fornire feedback, valutare gli apprendimenti, dedicare la massima cura alla relazione educativa e alla personalizzazione, con particolare attenzione agli alunni con BES.

Il ruolo della televisione

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La televisione può giocare un ruolo fondamentale, nell’ottica delta diversificazione dei canali comunicativi, della possibilità di raggiungere veramente tutti e, in parte, dello sgravio parziale delle reti telematiche.

Ovviamente, la televisione è un mezzo di comunicazione unidirezionale, per cui rimangono necessari i sistemi interattivi per l’interazione e il dialogo educativo, Per alcuni segmenti scolari (infanzia, educazione degli adulti, scuola in carcere), la TV può risultare una chiave di volta per il successo delle iniziative formative, In funzione della realizzazione dei contenuti da parte del gruppo di lavoro CM e, naturalmente, del vasto repertorio di materiali già disponibili, potrebbe essere messo in atto un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la RAI per il dispiegamento di uno o due canali interamente dedicati ai contenuti didattici per la DAD.

La questione “connessioni”

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Pur essendo al di fuori del tema portante di questo documento, che intende focalizzare l’attenzione sugli aspetti didattici e organizzativi, non si può evitare di ricordare il problema della connettività internet. Secondo le più recenti statistiche, ma anche dalla rilevazione sul campo effettuata da molte scuole durante il periodo emergenziale, la percentuale di famiglie che non dispone di connessione fissa, per vari motivi (dalla indisponibilità sul territorio a scelte economiche), è ancora elevata, con grandi differenze tra le diverse regioni. Le connessioni mobili, a loro volta, risultano spesso insufficienti. E’ del tutto evidente che ciò costituisce un vincolo fortissimo per la DAD, al punto da impedire, in parte o del tutto, alcune delle misure e delle attività presentate come “possibili” dal punto di vista didattico. Si tratta di una questione che, evidentemente, non può essere risolta dal mondo della scuola ma richiede un impegno complessivo da parte dello Stato per superare al più presto il divario digitale che ancora affligge vaste aree del Paese.

La formazione dei docenti

bia14 Le risorse attualmente a disposizione delle scuole polo d’ambito per la formazione dei docenti (40% del finanziamento totale), oltre a quelle già assegnate alle singole scuole (il restante 60%) sono probabilmente, in molti casi, al momento, “congelate” a seguito degli eventi emergenziali.
Certamente erano state già ipotizzate attività formative, sulla base delle priorità individuate dalla nota ministeriale prot. 49062 del 28/11/2019.

Tali risorse potrebbero essere ora concentrate su una formazione estesa e diffusa, focalizzata sulla nuova priorità della DAD e principalmente orientata agli aspetti metodologici, oltre che tecnologici. Le attività formative potrebbero essere avviate anche subito ma si può valutare di rinviarne una parte a fine agosto-settembre, in funzione della eventuale realizzazione di quanto esposto in precedenza.
Si rende necessaria una rapida sequenza contrattuale per sancirne l’obbligatorietà, peraltro già prevista, come è noto, dalla L.107/2015.

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La crisi del COVID-19 ha dimostrato l’importanza delle competenze digitali e della relativa infrastruttura, sia a livello generale che nel particolare delle famiglie e dei singoli individui. E’ un insegnamento imprevisto ed imprevedibile, che però conferma tutti gli sforzi fatti negli ultimi decenni per portare innovazione metodologica e digitale nella scuola italiana.

Nessuno può più tirarsi indietro.

Nel momento in cui la didattica è realizzata completamente (o in parte, come si potrebbe ipotizzare per il futuro) online, la didattica “fuori dalle mura” deve affidarsi anche ad altri contenuti, alternativi o integrativi al “libro di testo”, con una modalità diversa di “fare scuola” ed un ripensamento generale dell’organizzazione e del “corredo” di ciascuno studente.
Non si può più pensare che bastino diario, quaderni, libri e penne. Nello zaino ci dev’essere anche un tablet o un notebook, almeno a partire dagli alunni delle scuole secondarie.
Non bastano nemmeno più gli strumenti digitali “dentro le mura” della scuola. I dispositivi digitali devono essere individuali e diffusi.

Vanno tenuti perciò in evidenza i seguenti principi:

  1. La scuola non è solo “tra le mura”. La didattica non si svolge solo in presenza, ma trova una sua dimensione anche nel cloud. L’accesso a materiali multimediali per l’apprendimento, da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, è garanzia di inclusione e di continuità, al di là delle emergenze, secondo una linea già attuata per la connettività negli spazi pubblici (piazze, biblioteche ecc.).
  1. Oltre “il programma” e il “libro di testo”. La didattica contemporanea si fonda sullo sviluppo di curricoli e competenze trasversali, e ha superato da tempo il concetto di “programma” e di “libro di testo” come veicolo univoco di contenuti.
  1. Le competenze digitali. E’ diventato irrinunciabile formare le nuove generazioni ad un utilizzo responsabile e consapevole delle tecnologie e del web. Ciò e possibile solo con la disponibilità e la progressiva dimestichezza che si sviluppa con un device individuale.
  1. Ogni studente, un dispositivo. Ogni alunno, almeno dalla prima classe della secondaria di primo grado, deve avere un tablet o un PC nel proprio “corredo scolastico”, esattamente come oggi ha il diario, i quaderni, penne e matite. Almeno una parte della spesa prevista per i libri di testo deve essere destinata all’acquisto di un dispositivo digitale. La spesa complessiva per le famiglie deve rimanere invariata.
  1. Ogni istituto, un sistema. Ogni singolo istituto deve dotarsi di un sistema organizzato di connessione e regole per l’accesso, di piattaforma cloud, di un progetto didattico che comprenda l’utilizzo dei device individuali e criteri per la scelta, di accompagnamento formativo per i docenti, assistenza tecnica interna (anche per gli Istituti Comprensivi) e polizze assicurative adeguate relative all’uso dei device.
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