LA SCUOLA DURANTE E DOPO IL CORONAVIRUS

Alcune considerazioni e proposte di ADi

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ANNO SCOLASTICO 2019-2020

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Lo spirito di conservazione e adattamento della scuola

Uno sconvolgimento repentino, uno scenario inedito, un riadattamento imposto.
La Scuola, la più conservatrice delle istituzioni, ha mostrato tutto il suo potente spirito di sopravvivenza. Non ha esitato ad abbracciare chi aveva a lungo respinto, il solo, ora, capace di salvarla: il Digitale.
In verità la Scuola non si è lasciata sedurre dal Digitale al punto da abbandonare, nel nuovo ambiente in cui si è trasferita, i suoi antichi riti: l’appello, le lezioni, i compiti e la valutazione. Ma è tenace il Digitale e aspetta, sa di avere ancora molte carte da giocare e di poter contare su poche ma solide amicizie.

L’unione durerà, travagliata forse, ma la Scuola non lascerà più il Digitale.

L’inattesa voglia di scuola, prezioso bene comune

Dopo due mesi di lontananza, inconfessata, serpeggia fra gli studenti una voglia struggente di scuola. Il desiderio della fisicità dei luoghi, dell’odore acre della classe, del contatto con i compagni, dell’incontro e scontro con i professori.

Gli insegnanti si alzano dal computer domestico vagheggiando l’aula, belli gli studenti nei banchi, stupendo il design della più sgarrupata sala insegnanti, amabile l’orrendo caffè del bar interno.

I genitori si stropicciano esausti gli occhi e hanno il miraggio della scuola. Chi ha tre figli va oltre, ha apparizioni più accecanti di quelle di Medjugorje.

Dunque il corona virus ci ha riconsegnato la scuola come prezioso bene comune, una smentita clamorosa dell’ipotesi di descolarizzazione di Ivan Illich.

Ricordiamoci però, quando ce ne riapproprieremo, che la scuola non è propriamente un luogo in cui si sta bene; gli studenti italiani hanno livelli di ansia scolastica più elevati della media OCSE[1] e secondo alcune indagini[2] solo il 10% delle quindicenni e l’8% dei coetanei maschi dichiarano di amare la scuola.

Sul benessere a scuola dovremo, allora, riflettere a fondo e adoperarci per costruireuna scuola gentile”, dove il razionale e l’emozionale si fondano, come le neuroscienze ci chiedono.

La gestione del presente

Il Ministero si è assunto giustamente la responsabilità di dichiarare come si concluderà questo eccezionale e drammatico anno scolastico, come saranno gli esami di stato alla fine del 1° e del 2° ciclo.
La decisioni di fine anno in termini di promozione o bocciatura, non poteva essere lasciata alla responsabilità dei singoli consigli di classe, peraltro in una situazione in cui circa il 20% delle scuole non ha attivato la DAD, Didattica A Distanza. Ciò non significa   che il Consiglio di classe  non debba esprimere valutazioni e  valorizzare  l’impegno, la bravura e il merito.  Ciò che dovrebbe essere superata è la persistente convinzione che se non c’è lo “spauracchio” della bocciatura  i ragazzi non studiano.

A ben riflettere la valutazione non è, in questa alienante situazione, l’esigenza primaria degli insegnanti, altre sono le urgenze: la costruzione di solide relazioni con gli studenti, la ricerca e l’applicazione di pedagogie efficaci e motivanti in un ambiente virtuale, peraltro particolarmente versatile, se ben utilizzato.

Sulla valutazione al tempo del corona virus, Andreas Schleicher, direttore generale di OCSE Education, ha affermato in una recentissima intervista: “Dovremo riflettere sulle possibilità offerte dal mondo digitale di integrare valutazione e apprendimento. Ci sono molte potenzialità per riuscire a non separare queste due attività, e passare a una fase in cui le buone valutazioni diventano buon apprendimento. Ma adesso non credo che dobbiamo dare a questa questione la priorità.”

Nessun docente, ci auguriamo, assumerà le decisioni ministeriali come stimolo al disimpegno degli studenti.
Eliminata solo temporaneamente e solo in parte la motivazione estrinseca – la paura della  bocciatura (ma non la valorizzazione del meito) – occorre lavorare su quella intrinseca, e soprattutto avere chiaro che il prossimo anno scolastico sarà più eccezionale di quello che stiamo vivendo.

Infine un’ultima annotazione. Qualsiasi soluzione assunta quest’anno per le prove INVALSI non deve in nessun modo pregiudicare la prospettiva. L’INVALSI è stato ed è oggetto di critiche, mentre si tratta di un Istituto di enorme utilità, e lo sarà sempre di più. Quindi attraversi l’INVALSI indenne il coronavirus!

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[1] Nota sull’Italia allegata al volume III OCSE PISA Students’ Well-Being, 2017

[2] Rapporto sulla salute e il benessere dei giovani (OMS 2016)

ANNO SCOLASTICO 2020-2021

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L’anno che verrà

Al di là di come sarà congegnata la questione “debiti”, il prossimo anno scolastico vedrà intere classi del 2° ciclo senza il filtro delle bocciature, una sorta di “pluriclassi” a causa delle differenziazioni che si registreranno nei livelli di preparazione degli studenti (si pensi in particolare alle seconde).
Nel primo ciclo, nonostante il tasso di ripetenze sia da tempo molto basso, il problema si porrà ugualmente in modo pesante, perché profondamente diverso sarà stato il sostegno che i singoli alunni avranno ricevuto dalle famiglie.

E’ con la consapevolezza di questo scenario, che si dovrà affrontare l’anno che verrà, e lo si dovrà fare tempestivamente se non si vuole che il 2020-2021 diventi lo tsunami delle bocciature.

Che fare?

Che cosa richiede questa inedita situazione?
In primo luogo un approccio basato su scienza ed evidenze, con particolare riferimento a quelle forniteci dalle neuroscienze. Sappiamo che la cognizione è plasmata per via emozionale, che ogni comportamento, ogni attività, si basa sul flusso continuo fra emozionale e razionale, e sappiamo anche che l’empatia, l’autoconsapevolezza e la “compassione” possono essere insegnate e apprese proprio come la lingua e la matematica.
Anche i più accaniti disciplinaristi dovranno convincersi che le loro discipline potranno essere apprese da tutti se sapranno integrare nel curricolo l’apprendimento sociale ed emozionale, come elemento intrinseco a ciascuna disciplina.

Quindi nessun accanimento terapeutico per recuperare l’anno perduto, ma un’educazione che recuperi l’humanitas. Un curricolo snello che, con un’ intelligente pedagogia digitale, sappia piegarsi ai bisogni di ciascun ragazzo.

Afferma Schleicher nell’intervista citata:

Questo è assolutamente il momento di abbattere le vecchie barriere.

E’ il momento in cui lo studente può scegliere il proprio insegnante, almeno nel mondo digitale. Non deve imparare solo dall’insegnante che si trova di fronte, ma può imparare dall’insegnante che si adatta al suo stile di apprendimento. Ciò ovviamente richiede anche che le amministrazioni locali svolgano un ruolo attivo e costruiscano piattaforme in cui i ragazzi possano accedere a vere opportunità di apprendimento. E’ questo il motivo per cui il mondo digitale funziona, perché è una piattaforma che collega tutti.”

Comunità di insegnanti con “spirito imprenditoriale”

La tecnologia, lungi dal soppiantare gli insegnanti, richiede docenti più competenti e disponibili. Il superamento di questa inedita crisi impone un salto culturale: insegnanti leader che guidino con creatività e “capacità imprenditoriali” il processo di ripresa. Progettisti di ambienti di apprendimento, co-creatori dei curricoli, mentori e facilitatori dell’apprendimento a distanza. Se questo non avverrà andremo incontro a pesanti fallimenti. Il grande aggregatore sarà ancora una volta il digitale, luogo virtuale di incontro delle competenze migliori, di scambio di pratiche e di conoscenze.

In attesa che si costruisca…. la carriera docente con la creazione di una leadership intermedia.

Scuola e studenti impegnati per un mondo sostenibile

  1. La lotta alla povertà
    Sappiamo che questa pandemia provocherà la perdita di moltissimi posti di lavoro, in numero superiore a quello che si verificò dopo la crisi economica del 2008, crescerà la povertà, cresceranno le tensioni sociali.
    La scuola dovrà sopperire anche ai bisogni materiali di tantissimi bambini e ragazzi. Dalla scuola dell’infanzia alle superiori dovrebbe essere fornita la mensa, come avviene in tanti Paesi europei. Dovrebbe diffondersi al Sud il tempo pieno nella scuola primaria.
  2. Un’efficace e praticata educazione civica
    La crisi che viviamo, con i fenomeni di disgregazione sociale che porterà con sè, impone che a scuola si pratichi una forma innovativa ed avanzata di educazione civica, un’educazione all’humanitas, con la finalità di formare cittadini responsabili e impegnati per la promozione di società pacifiche e sostenibili.

I collegamenti internazionali

L’ADi ha nel proprio DNA l’approccio internazionale, ed è più che mai convinta che in questa crisi occorra condividere progetti e risorse con la comunità educativa globale.
L’Associazione ha il privilegio di avere intessuto in questi anni moltissimi collegamenti con scuole, università, istituzioni pubbliche e private in tutti i continenti e organismi internazionali come l’OCSE e l’UNESCO, questo le consentirà di favorire la condivisione delle migliori pratiche che si svilupperanno a livello globale.

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