AUDIZIONE 7^ COMMISSIONE SENATO 18/06/19 – ESAMI DI STATO CONCLUSIVI DEL 2° CICLO DI ISTRUZIONE

Intervento del Prof. Giampaolo Sbarra, Vicepresidente nazionale ADI

PREMESSA

-sbarraL’attività delle Commissioni per l’Esame di Stato è iniziata ieri; possiamo quindi affermare che questa convocazione presso la Commissione del Senato non è stata tempestiva; meglio sarebbe stato se fossimo stati interpellati prima dell’approvazione delle modifiche ormai in atto.
Ma tant’è: siamo presenti per portare il nostro contributo all’ammodernamento di un sistema scolastico che da anni si caratterizza per la mancanza di visione e per i provvedimenti estemporanei.

Il sistema scolastico italiano vive da anni in clima di instabilità; in particolare, gli Esami di Stato sono stati più volte modificati, senza che mai se ne vedesse un risultato positivo in termini di qualità.
La percentuali delle promozioni (ormai vicina al 100%) e le diversificazioni territoriali, evidenziate in modo talvolta paradossale dal confronto tra le valutazioni espresse dall’Esame di Stato e quelle segnalate dai risultati delle prove comparative nazionali Invalsi ed internazionali Ocse-Pisa, definiscono in modo impietoso il fatto che questo Esame di Stato non ha più un valore obiettivo né comparativo e non è un grado di indicare in modo credibile l’acquisizione delle competenze e delle conoscenze richieste dal nostro tempo e dalla nostra società.
Non possiamo meravigliarci, quindi, se le Università non accettano le valutazioni espresse dall’esame di Stato, ma utilizzano altri strumenti per la selezione dei loro iscritti.

Solo l’introduzione delle prove Invalsi anche nelle classi terminali dei corsi di studio ha costituito un elemento di vera novità, ma per quest’anno lo svolgimento delle prove comparative non è prerequisito per l’ammissione all’esame. L’ADi si augura che non vi siano altre deroghe; che, dal prossimo anno, la partecipazione alle prove Invalsi sia un prerequisito per l’ammissione all’esame e che il risultato accompagni il voto conseguito con le prove d’Esame.
E’ comunque positivo che le prove Invalsi siano state inserite nell’attività ordinaria delle classi terminali; dopo anni di pretestuose contestazioni, bisogna che docenti, studenti e famiglie imparino ad utilizzare i risultati delle prove comparative.

Con queste premesse, è evidente che anche secondo l’ADi bisogna intervenire sulla struttura dell’Esame di Stato (formazione delle Commissioni e tipologie di prove), ma bisogna farlo a ragion veduta, avendone chiari gli obiettivi in relazione ai bisogni dei giovani e della società e in connessione con le strutture curricolari, perché vi deve essere coerenza tra l’Esame e i curricoli disciplinari e multi e pluridisciplinari che li precedono.

NEL MERITO

Alcune considerazioni generali

  1. L’Esame di Stato è stato “riformato” più volte negli ultimi anni, in aspetti più o meno significativi, senza mai avere raggiunto un assetto convincente. E per altro ha creato spesso una situazione incerta e destabilizzante; forse per questo motivo, molti docenti continuano a fare quello che hanno sempre fatto, adeguandosi solo formalmente alle nuove richieste.
  1. A nostro avviso non si modifica una esame di Stato senza avere adeguatamente riflettuto sulle criticità presenti, senza avere individuato nuovi obiettivi e senza riflettere sulle conseguenze, anche in relazione alle strutture curricolari in atto. Nel caso della riforma che entra in vigore, con qualche deroga, nel presente anno scolastico, bisogna subito segnalare che i nuovi orientamenti avranno ricadute nell’attività didattica dei prossimi anni, soprattutto in relazione al curricolo del primo e del secondo biennio.
    Avremo modo di spiegarlo in seguito.
    Ma subito si pone una domanda: chi ha modificato l’Esame di Stato era consapevole delle ricadute curricolari? E se sì, quali interventi sono previsti per dare coerenza al sistema?
  1. In relazione al nuovo esame, ogni tipologia di Corso di studi ha problematiche particolari, che non possono essere individuate in questa sede, ma che dovrebbero essere considerate (ad esempio: nella Commissione d’esame del Liceo artistico Indirizzo Figurativo plastico-pittorico, sono presenti entrambi i docenti interni di Discipline plastiche e Discipline pittoriche per lo svolgimento della seconda prova, riducendo così il numero di discipline oggetto d’esame).
  1. Aspetti positivi della riforma
    E’ giusto mettere in evidenza alcuni aspetti positivi del nuovo Esame:

    1. aumento del punteggio del credito scolastico, per valorizzare il percorso scolastico degli studenti e l’attività didattica svolta nel corso degli studi;
    2. eliminazione del Saggio breve e dell’Articolo di giornale dalla Prima prova;
    3. eliminazione della 3^ prova: questa prova (malauguratamente denominata “quizzone” della stampa) aveva perso ormai ogni caratteristica di valorizzazione delle specificità degli istituti e dei percorsi di studio, e aveva di fatto condizionato l’insegnamento e la valutazione (scelta della tipologia, selezione dei contenuti ecc.). Oggi, però si corre il rischio che la stessa cosa accada con le buste del Colloquio (ma ne parliamo più avanti);
    4. è positivo che le prove Invalsi siano state inserite nell’attività ordinaria delle classi terminali. L’ADi si augura che non vi siano altre deroghe, che la partecipazione alle prove Invalsi sia un prerequisito per l’ammissione all’esame e che il risultato accompagni il voto conseguito con le prove d’Esame.

Alcune considerazioni specifiche sulle prove

Dopo queste considerazioni di carattere generale, passiamo ad alcune considerazioni relative alle prove d’esame:

  1. Prima prova scritta:
    1. viene ribadita la positività dell’eliminazione del saggio breve e dell’articolo di giornale dalle tipologie della prova;
    2. lunghezza dei testi: in tutte le tipologie può essere data qualche indicazione in relazione alla lunghezza dei testi da produrre;
    3. si può generare qualche “sovrapposizione” tra tipologia B e tipologia C se il testo fornito per la Tipologia C è troppo lungo e complesso; meglio limitarsi alla tradizionale frase o pensiero di qualche illustre personaggio, magari ricompresi nella traccia;
    4. la Prima prova privilegia la verifica di alcune competenze – come il riassunto – che dovrebbero essere sviluppate e verificate nel Primo e Secondo biennio; se queste competenze non sono state sviluppate, è ovviamente un problema da prendere in considerazione, ma non può essere l’esame di Stato il momento per valutare la loro acquisizione. In questo senso, il nuovo esame obbliga a ripensare la programmazione del primo e secondo biennio, privilegiando il lavoro sulla scrittura (nelle sue varie articolazioni) e sulla lettura (analisi, interpretazione e commento);
    5. con le premesse appena poste, l’idea di iniziare la Storia delle letteratura nella classe seconda si rivela da un lato velleitaria e dall’altro negativa perché sottrae tempo ed energie allo sviluppo e al potenziamento delle competenze basilari in lettura e scrittura; e non si interviene qui sull’antica questione della validità della “storia della letteratura” che richiede un ragionamento a sé;
    6. tema di Storia; ci pare che la polemica sviluppatasi sia in parte pretestuosa; ovviamente ribadiamo l’importanza della Storia e del suo insegnamento, nella formazione dell’Uomo e del Cittadino (e quindi dovremmo riflettere sul come si insegna la Storia), ma altra cosa è il “Tema di Storia”, tra l’altro sempre svolto da una piccola minoranza dei candidati. Il problema vero che nessuno ha posto è un altro: lo svolgimento di un tema di storia richiede competenze particolari, innanzitutto di carattere epistemologico, a meno che non ci si accontenti delle ripetizione di qualche paragrafo del manuale o dell’opinione arbitraria di un giovane studente. E allora, chi deve insegnare a svolgere un “Tema di storia”? Se affrontiamo questo argomento di base, può essere che gli studenti si sentano in grado di svolgere un tema storico assegnato nell’ambito della tipologia B; in caso contrario, succederà che la traccia di Storia verrà assegnata, ma pochissimi la svolgeranno: come nel passato.
  1. Seconda prova scritta:
    1. in questo caso bisogna sottolineare le differenze tra corsi di studio, in alcuni dei quali la Seconda prova coinvolge due discipline, e in altri solo la disciplina d’indirizzo.
  1. Colloquio:
    1. il colloquio perde valore (20 punti; prima ne valeva 30);
    2. vanno segnalate alcune evidenti contraddizioni in merito agli obiettivi del colloquio e del metodo con cui condurlo: da un lato si precisa che il colloquio “deve verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline (ecc.)”, DM 37/2019, art. 2; dall’altro, però, negli incontri di formazione sul nuovo esame si sottolinea che il colloquio non è una somma di interrogazioni. La contraddizione è palese nell’OM 205/2019 sugli Esami di Stato; nell’Art. 2 c. 1 si dice che la Commissione propone al candidato materiali di vario genere “per verificare l’acquisizione dei contenuti e dei metodi propri delle singole discipline”; nel c.2 dello stesso Art. 1, però, si sottolinea che nel colloquio vanno coinvolte le diverse discipline, “evitando però una rigida distinzione tra le stesse”; e si aggiunge che il colloquio deve svilupparsi “in una più ampia e distesa trattazione di carattere pluridisciplinare” e affinché “il coinvolgimento sia il più possibile ampio, i Commissari conducono l’esame in tutte le discipline per le quali hanno titolo”: insomma contraddizioni palesi, che non possono trovare soluzione con il buonsenso dei docenti;
    3. le fasi. Il colloquio si articola in 4 fasi, quindi è di fatto frammentato; premesso che non ci piace l’idea delle buste (vedi lettera d.), forse era opportuno avviare io colloquio con la relazione dello studente sui Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento (ex alternanza scuola-lavoro), in modo da evitare l’impatto con la nuova modalità, che presenta varie criticità;
    4. le buste. La prima questione che vogliamo porre, in relazione al nuovo sistema delle buste per l’avvio del colloquio, è quella del senso, del perché, dell’obiettivo: a noi risulta difficile individuare un senso positivo, un motivo valido. All’esame di Stato non si tratta di trovare un sistema – più o meno valido – di selezione; non abbiamo a che fare con un concorso; tutt’altro, ogni attività che svolgiamo a scuola ha una valore anche formativo e ci pare che questo meccanismo – con le criticità che evidenziamo più avanti – di formativo non abbia proprio nulla. Premesso che i materiali inseriti nelle buste possono essere di varie tipologie, afferenti a diverse discipline e a diversi linguaggi, e considerato che è altamente improbabile che materiali così diversi possano avere un valore di equipollenza, è evidente che proprio nell’avvio del colloquio assume importanza la variabile “fortuna”; in ogni caso, la modalità della busta pescata sembra favorire gli studenti più scaltri e non necessariamente i più preparati. In conclusione:
      • le buste costituiscono una perdita di tempo per la commissione (che sarà portata ad accettare le proposte dei Commissari interni); con il rischio connesso che i docenti svolgano attività didattica su alcuni documenti, in preparazione del pescaggio della busta;
      • questa modalità rende il colloquio – già frammentato – più rigido e tutt’altro che “colloquiale”;
      • attiva la variabile “fortuna”;
      • comunque favorisce gli studenti più scaltri.
    5. non entriamo nel merito specifico degli studenti con Dsa, ma sappiamo che c’è una polemica in corso, per una discriminazione relativa alla scelta della busta.
  1. La lingua straniera.
    Si sa che l’apprendimento della lingua straniera è uno dei problemi della scuola, per i risultati non soddisfacenti. Eppure si tratta di un settore nel quale sono stati fatti molti investimenti sia per i corsi di recupero, sia per avviare la metodologia CLIL, ovvero l’insegnamento di una disciplina non linguistica in lingua straniera.
    Ebbene, dopo tanti interventi, la lingua praticamente scompare dall’Esame (corsi di studio specifici a parte, ovviamente): non c’è più la terza prova e all’orale potrebbe non esserci il docente di inglese; di fatto, quindi, la lingua straniera non svolge più un ruolo significativo all’Esame di Stato; si può portare a parziale giustificazione il fatto che la lingua straniera rientra tra le competenze verificate dalle prove Invalsi, ma non ne giustifica l’assenza dall’esame.

IN CONCLUSIONE

Con il presente documento, ADi propone alcuni spunti di riflessione, nella consapevolezza che l’esame di Stato costituisce la fine di un percorso di studio, e non può essere utilizzato per portare ad una modifica surrettizia dei curricoli.
Nel ringraziare per l’occasione sia pure tardiva che è stata offerta ad ADI, ci si augura che la consultazione del FONADDS (Forum Nazionale delle Associazioni dei Docenti e dei Dirigenti Scolastici), di cui ADI è parte, assuma una carattere sistematico e preventivo, in vista anche dei prossimi importanti appuntamenti che riguardano il mondo della scuola.

Video dell’audizione sul sito del Senato della Repubblica

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