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Prove di ingresso a valore aggiunto

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Tiziana Pedrizzi riferisce dell’annuncio a sorpresa dell’introduzione di prove di ingresso, oltre a quelle in uscite, a partire dalla scuola media. Le finalità sarebbero due:1) orientare l’attività didattica, 2) avviare, anche se embrionalmente, valutazioni del valore aggiunto delle scuole.

di Tiziana Pedrizzi

Dopo lunghi periodi di stallo e di incertezza, le valutazioni oggettive degli apprendimenti sembrano avere il vento in poppa.

Quest’anno ha segnato molti passi in avanti:

1)     il completamento con le prove di 1° media del Servizio Nazionale di Valutazione nell’obbligo,

2)     la messa a regime della Prova Nazionale di 3° media che ha anche acquisito un peso nella valutazione finale di esame.

A questo si è aggiunta la conferma dell’introduzione di una prova simile anche nell’esame di maturità, come già previsto dalla legge, a partire dal 2012.

 Ora l’annuncio a sorpresa del ministro Gelmini dell’introduzione di prove di ingresso a partire dalla scuola secondaria inferiore.

A cosa servono le prove di ingresso?

Sostanzialmente si può dire che le finalità siano due.

a)     la prima è di carattere eminentemente didattico: individuare le caratteristiche, i punti di forza e di debolezza degli studenti nel loro complesso ed anche come singoli.Possono servire perciò  ad orientare le attività durante l’anno su una base non meramente impressionistica.Bisogna però che venga accettata dalle scuole la validità del framework di riferimento ovvero  delle capacità indagate attraverso le prove.

b)      La seconda è di carattere strutturale e di sistema.Si sta avvicinando il momento in cui si porrà il problema della valutazione delle scuole, magari anche sotto forma di graduatoria.Il possesso di dati sul livello di entrata in alcune aree fondamentali può aiutare a costruire  strumenti embrionali di valutazione di valore aggiunto.   Non è giusto infatti che le scuole vengano valutate per ciò che non dipende da loro cioè per la qualità degli alunni in entrata  e non invece per quanto sanno dare in più rispetto ai risultati attesi sulla base del loro precedente background.

Una recente ricerca del presidente INVALSI Cipollone sembra aprire una strada in questo senso.Utilizzando i dati 2005 dell’indagine INVALSI nelle scuole superiori ha paragonato il posizionamento in graduatoria che le scuole ottengono nel 1° anno con quello del 3° anno (le annualità coinvolte nell’indagine): le variazioni in salita o in discesa del posizionamento stesso possono essere utilizzate come indicatori delle differenze del loro Valore Aggiunto.

Seguendo la stessa impostazione, allo stesso modo si potrebbe paragonare il posizionamento  delle scuole nelle prove di ingresso con il loro posizionamento nelle prove di fine anno o di esame e le variazioni potrebbero segnalare le differenze di valore aggiunto delle scuole. Pur trattandosi di studenti diversi si ipotizza infatti che le loro caratteristiche di entrata  tendano a rimanere costanti, in presenza di condizioni di contesto invariate. 

Molti impegni, molte responsabilità per l’INVALSI: ma le risorse a disposizione saranno sufficienti per sopportare questo carico da novanta?