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L’ISTRUZIONE NEL DOCUMENTO DI ECONOMIA E FINANZA, DEF

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Il 17/04/14 è stato varato il DEF. Le misure sulla scuola riprendono sia la legge “L’istruzione riparte”, sia le Linee programmatiche del ministro Giannini.Il messaggio incoraggiante sembra essere: è finito il periodo delle vacche magre, si ricomincia a spendere nell’istruzione. Ma come? Purtroppo gli interventi appaiono frammentati, privi di una visione strategica. All’interno la sintesi dei punti e il commento.

Sintesi 

def 2014Il 17 aprile 2014 il  DEF è stato definitivamente approvato da Camera e Senato.

Il Documento di Economia e Finanza contiene varie  misure sulla scuola, che riprendono sia la legge 128/13 L’istruzione riparte varata dal governo Letta, sia le indicazioni contenute nelle Linee programmatiche  esposte dal ministro Giannini il 27 marzo.

Il messaggio incoraggiante, già presente nelle Linee programmatiche del Ministro Giannini, sembra essere: è finito il periodo delle vacche magre, si ricomincia a spendere nell’istruzione. Ma come?

I punti trattati, al di là dell’importante massiccio intervento sull’edilizia scolastica, presentano contraddizioni e lacune. Appaiono interventi frammentati, privi di una visione strategica.

Vediamo prima in estrema sintesi i punti toccati, per poi commentarne alcuni

I punti sull’istruzione inseriti nel DEF

I punti sull’istruzione inseriti nel DEF

sintesi i punti inseriti nel DEF:

  • Edilizia scolastica: 2 miliardi per rendere le scuole più sicure e per costruirne di nuove .
  • Creazione o  rinnovamento di laboratori scientifico-tecnologici che utilizzano materiali innovativi, vincolando  a tale scopo parte del Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa.
  • Connettività wi-fi all’interno degli istituti scolastici.
  • Personale scolastico: assunzioni complessive nel triennio 2014-2016 di 69.000 docenti e 16.000 ATA.
  • Garanzia per i giovani: Attuazione dell’iniziativa europea Youth Guarantee per i giovani fra i 15 e i 29 anni finalizzata a contrastare il fenomeno dei NEET
  • Valutazione: piena attuazione, a partire da settembre 2014, del Regolamento per l’applicazione del Sistema Nazionale di Valutazione delle istituzioni scolastiche.
  • Scuola per l’infanzia: superamento delle disparità tra le diverse aree del Paese e maggiore sinergia tra pubblico, privato ed enti locali, anche incentivando le convenzioni.
  • Lingua inglese: dalla scuola primaria fino all’università attraverso il CLIL.
  • Erasmus: potenziamento del programma e sua inclusione a pieno titolo nel curriculum di studi.
  • Programma di didattica integrativa’, per il rafforzamento delle competenze di base, in particolare nella scuola primaria, con prolungamento dell’orario per gruppi di alunni (€ 3,6 milioni per il 2013, € 11,4 milioni per il 2014)
  • Geografia generale ed economica, un’ora in più nel biennio degli istituti tecnici e professionali a partire dall’a.s. 2014-2015 (€ 13,2 milioni)
  •  Progetti didattici nei musei e nei siti di interesse storico, culturale e archeologico
  • Accesso gratuito dei docenti di ruolo a musei e ai siti di interesse storico, culturale e archeologico (€ 10 milioni per il 2014 ).
  • Alternativa scuola–lavoro (speriamo si voglia dire alternanza scuola-lavoroJ ndr): piani per tirocini extracurricolari degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado
  • Semplificazione contratto di apprendistato professionalizzante: tolto alle aziende l’obbligo del piano formativo individuale e della formazione trasversale
  • Riorganizzati i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS)
  • Rafforzamento dell’istruzione tecnica e valorizzazione degli ITS, scuole ad alta specializzazione tecnologica nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche
  • Borse di tirocinio formativo per i NEET residenti nel Mezzogiorno (€ 16 milioni per il 2014, € 96 milioni per il 2015)
  • Potenziamento dell’orientamento degli studenti iscritti alla scuola secondaria di secondo grado a partire dalla 4^ classe (€ 5 milioni per il 2014)
  • Borse di studio per spese di trasporto e ristorazione a favore degli studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi ;
  • Formazione del personale scolastico (€ 10 milioni per il 2014)
  • Interventi per la riduzione della spesa per l’acquisto di libri scolastici e fondi per la diffusione di e-book (€ 5,3 milioni per il 2014)

Commento

Quello che ad un’attenta lettura si rileva è che è stata individuata  una sola nuova priorità alla quale sono state date gambe per camminare: l’edilizia scolastica

Il resto è ancora molto confuso e spesso contraddittorio e denota come ancora manchi un filo di Arianna che ci conduca fuori dal labirinto dentro cui la scuola ha perso il proprio orizzonte.

Vediamo di commentare alcuni punti

1)    Passare dall’edilizia scolastica all’architettura educativa

1)	Passare dall’edilizia scolastica all’architettura educativa

E’ stato un segnale importante avere messo l’edilizia scolastica al centro degli interventi sulla scuola, non solo perché siamo in una situazione di vera emergenza, ma perché può essere una leva importante per innovare la didattica.

Gli edifici scolastici sono “organismi viventi”, “noi diamo forma agli edifici, ma gli edifici formano noi” (W.Churchill).

In questo senso avremmo voluto che finalmente il governo parlasse di architettura scolastica o educativa. E’ vero che su questo terreno è impegnato l’INDIRE e che è stato siglato un protocollo nella primavera 203 fra MIUR e  la Fondazione MAXXI  per un’archiettura scolastica innovativa, ma esiste in primo luogo il problema di ristrutturare le scuole esistenti innovandole.

La grandissima maggioranza dei sindaci considera ancora le scuole edifici di scarso prestigio, roba da geometri non da architetti. Il modello è immutato da secoli in conformità all’altrettanto immutato modello di insegnamento fondato sulla lezione frontale, la lectio magistralis dei gesuiti. Lunghi corridoi affiancati da aule tutte uguali, che hanno indotto l’assimilazione metaforica delle scuole ai conventi, alle carceri, alle caserme, agli ospedali.

L’ADI ha dedicato due sessioni di due seminari internazionali all’architettura scolastica, il recente Acchiappanuvole,   con le relazioni di Christian Kühn e di Chiara Filios, di prossima pubblicazione, e il seminario del 2011 Il dito e la luna  con le relazioniChristian Kühn, Marino Bonaiuto e Giorgio Ponti.

Ci auguriamo che in questo massiccio intervento sugli edifici scolastici si assuma il nuovo paradigma: la scuola come spazio flessibile per grandi e piccoli gruppi, come spazio insieme di istruzione e di socializzazione.

Gli studenti trascorrono più ore a scuola che a casa, la scuola deve essere un luogo confortevole. Non è possibile che oggi l’unico luogo di ritrovo fuori dall’aula siano i gabinetti, mentre rimangono peraltro lunghi corridoi inutilizzati.  La giovane architetto milanese Chiara Filios ci ha dimostrato come si possano ristrutturare e arredare le scuole esistenti secondo questi nuovi paradigmi, anche con cifre  modeste. Occorrono creatività, idee e volontà di innovare, mettendosi in sintonia con le esigenze degli studenti.

2)  I limiti degli interventi per “i capaci e meritevoli ma privi di mezzi”

2)	I limiti degli interventi per “i capaci e meritevoli ma privi di mezzi”

Il DEF prevede “borse di studio per spese di trasporto e ristorazione a favore degli studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi“ . Rimane dunque al fondo  l’impostazione dell’art. 34 della Costituzione “I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” . Noi crediamo che oggi  l’art.34 sia superato dal concetto di “equità che si è imposto in questi ultimi 40 anni ( v. la relazione di Meuret  al seminario ADI del 2005, L’equità nella tormenta delle riforme scolastiche). L’obiettivo fondamentale in questo secolo è che nessuno si trovi al di sotto di una soglia minima di competenze, per questo occorre concentrare gli interventi in primo luogo verso gli ultimi, verso chi fallisce.

Questo obiettivo richiede che si modifichi radicalmente la politica verso l’istruzione  e formazione professionale, ignorate sia nelle linee programmatiche sia nel DEF, e verso l’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (15-25 anni) ugualmente trascurato.

3)  I grandi assenti: istruzione  e formazione professionale e apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (15-25 anni)

3)	I grandi assenti: istruzione  e formazione professionale e apprendistato per la qualifica e il diploma professionale (15-25 anni)

Ci chiediamo quanto tempo ancora debba passare per rendersi conto dei danni enormi provocati dalla ristatalizzazione degli istituti professionali voluta dal ministro Fioroni con la legge 40/2007, che ha distrutto gli istituti professionali, omologandoli agli istituti tecnici e privandoli della possibilità di impartire autonomamente le qualifiche professionali. Il resto l’ha compiuto la riforma Gelmini con l’intervento sui curricoli: nel primo biennio su 32 ore settimanali  solo 3 ore di attività pratico-applicativa!

C’è una sola possibilità oggi: trasformare gli istituti professionali in parte in Istituti tecnici ed in parte in  Istituti che impartiscono solamente la formazione professionale, in pratica assegnando loro la sola opzione così detta complementare. E’ quanto è successo a Trento e Bolzano. Questo è decisivo per il Sud d’Italia che è praticamente privo di centri per la formazione professionale, mentre i dati ci dicono che l’IeFP sta avendo grande sviluppo e producendo risultati positivi contro quelli fallimentari degli Istituti Professionali, dei quali parlano altrettanto eloquentemente i dati.

Un’altra gravissima lacuna in Italia è costituita dalla regressione dell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale valido anche per l’espletamento dell’obbligo d’istruzione (15-25 anni), che viene costantemente ignorato. Sosteniamo da sempre che questa tipologia di apprendistato deve entrare negli ordinamenti. Ci si riempie la bocca di sistema duale alla tedesca, ma pare che se ne ignorino l’organizzazione ed il funzionamento. Rimandiamo alla relazione sul sistema duale tedesco  tenuta al seminario Acchiappanuvole, che ben chiarisce cosa sia. 

4) L’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere (18-29 anni): l’assurda eliminazione dell’obbligo da parte delle aziende  del piano formativo individuale e della formazione trasversale

L’apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere (18-29 anni): l’assurda eliminazione dell’obbligo da parte delle aziende  del piano formativo individuale e della formazione trasversale

Si tratta dell’apprendistato più diffuso. Come è possibile  pensare di ridurre l’apprendistato a un contratto senza componente formativa accertata, andando in totale controtendenza rispetto ai maggiori Paesi europei, in particolare alla Germania, di cui il presidente Renzi ha esaltato il sistema duale? Il contratto di apprendistato ha senso come alternanza di studio e lavoro, con un’importante finalità formativa ai fini dell’occupabilità. Il Jobs Act passato alla Camera il 24 aprile  rende di nuovo obbligatoria la formazione pubblica a condizione che la regione provveda a comunicare al datore di lavoro come sfruttare l’offerta formativa entro 45 giorni dall’inizio della firma del contratto. A quel punto il datore dovrà quindi integrare la formazione aziendale (on the job) con la formazione pubblica.

5) Scuola dell’infanzia comunale ancora considerata corpo separato dalla scuola statale e vessata da restrizioni

Scuola dell’infanzia comunale ancora considerata corpo separato dalla scuola statale e vessata da restrizioni

In relazione alla scuola dell’infanzia si pone genericamente il problema del superamento delle disparità tra le diverse aree del Paese e si invoca una “maggiore sinergia tra pubblico, privato ed enti locali, anche incentivando le convenzioni”. A parte la suddivisione totalmente scorretta fra pubblico, privato ed enti locali, il problema così posto è privo di soluzione. Ciò che va fatto in primo luogo è togliere agli Enti Locali gli esistenti vincoli  alle assunzioni nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido, che hanno creato e creano ai Comuni enormi problemi gestionali.

Siamo inoltre in presenza di una legislazione schizofrenica, con la legge 125/2013 si erano almeno tolti i vincoli temporali alle assunzioni a tempo determinato, equiparando il personale della scuola dell’infanzia comunale a quello della scuola statale, ora il Jobs Act afferma che gli incarichi a tempo determinato sono prorogati solo fino a luglio 2015. Bisognerebbe che chi scrive le leggi avesse almeno presente quelle esistenti. Infine che significa incentivare le convenzioni? Le convenzioni pesano sui Comuni. Se si vuole sostenere la scuola dell’infanzia paritaria deve essere lo Stato a dare un maggiore contributo sia alle paritarie private sia alle paritarie comunali.

Ma la questione vera è: quando cesserà la dicotomia tutta italiana fra scuola dell’infanzia statale e comunale, attraverso la decentralizzazione ai Comuni della gestione della scuola statale? 

6) La didattica integrativa per la scuola primaria: una falsa soluzione

La didattica integrativa per la scuola primaria: una falsa soluzione

Cosa si intende esattamente con programma di didattica integrativa’, per il rafforzamento delle competenze di base, in particolare nella scuola primaria, con prolungamento dell’orario per gruppi di alunni?  Nella scuola primaria esistono già la possibilità di orari differenziati e la presenza di più insegnanti per classe, ci reinventiamo i doposcuola?

Secondo gli indicatori OCSE, in Italia il “costo salariale”  per allievo nella scuola primaria è superiore alla media OCSE, maggiore rispetto a Finlandia, Corea, Giappone, Inghilterra e Francia, per citare i Paesi più noti. Si tratta allora di reimpostare il lavoro in classe, considerato che, come ci informa Alessandro Cavalli  nel suo Gli insegnanti italiani, 2010, la  lezione ex cathedra è tuttora usata  dal 73% degli insegnanti della scuola primaria. Occorre rivedere l’organizzazione del lavoro,  attivando corsi di formazione per  insegnanti e dirigenti scolastici.

7) L’assurdità di un’ora in più di geografia generale ed economica nel biennio dei tecnici e professionali

L’assurdità di un’ora in più di geografia generale ed economica nel biennio dei tecnici e professionali

Siamo già ripetutamente intervenuti su questa misura che entrerà in vigore a settembre 2014, perché lascia senza parole. Di fronte a  curricoli degli Istituti tecnici e professionali sovrabbondanti di discipline di cultura generale e praticamente privi di attività pratico applicative, l’introduzione di questa ora estemporanea sta ad indicare  la totale distanza dei burocrati ministeriali dai reali problemi di apprendimento degli studenti di queste scuole. Altro non si può dire se non che si rimane interdetti.