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ISTRUZIONE E FORMAZIONE PROFESSIONALE

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IeFP: il costo della “sussidiarieta’ invertita”
Giacomo Zagardo, autore insieme a G.M. Salerno della recente pubblicazione ISFOL “I costi della IeFP- Un’analisi comparata tra Istituzioni formative regionali e Istituzioni scolastiche statali”, ha scritto per ADi un interessante articolo in cui mette in risalto i punti salienti dello studio svolto. Si ricavano motivi in più per mettere mano a tutto il settore dell’istruzione professionale statale, come da anni chiede ADi.

IL COSTO DELLA “SUSSIDIARIETA’ INVERTITA”

di Giacomo Zagardo

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La “gloriosa” avanzata dell’IeFP

image002Il XIII Monitoraggio Isfol, del febbraio 2015 relativo all’anno formativo 2013-2014, ha comprovato ancora una volta il buon andamento della IeFP. A 10 anni dalla nascita di questo canale educativo, l’11,3% del totale degli studenti del Secondo Ciclo (328mila unità) ne frequentano i percorsi. Anche in rapporto all’Istruzione professionale, l’IeFP sta proseguendo la sua marcia, con un numero di matricole sempre più vicino a quello del primo anno dell’Istruzione professionale. La crescita consistente testimonia i consensi raccolti, prima tra gli allievi e le loro famiglie e, poi, tra gli imprenditori, fino a modificarne gli atteggiamenti sulla “speranza di assunzione”. Secondo l’indagine Excelsior 2014, infatti, il reclutamento di persone con qualifica professionale troverebbe complessivamente un incremento di circa 20.000 nuove entrate rispetto all’anno precedente, con una quota di assunzioni dei qualificati sul totale che passa in un anno dal 12,2% al 14,5%. L’incremento riguarda sia le assunzioni non stagionali (+20,9%) che quelle stagionali (+39,7%).

Sono andamenti noti anche attraverso altre indagini sugli esiti condotte dall’Isfol (v. ISFOL, Occupati dalla formazione, 2013) , le quali confermano un successo nell’inserimento lavorativo dei qualificati rispetto ai diplomati, una maggiore rapidità d’inserimento rispetto ai licenziati dalla scuola media e una propensione a svolgere un’occupazione coerente con la formazione avuta. Sono relativamente pochi, inoltre, i giovani qualificati sottoinquadrati.

La paradossale diminuzione dei finanziamenti all’IeFP

image003Detto questo, è senza dubbio singolare che negli ultimi 10 anni, a fronte della crescita nel numero di “candidati” all’offerta di IeFP, si verifichi una paradossale diminuzione dei finanziamenti nei percorsi delle Istituzioni formative. Le cifre sono chiare: l’intervento complessivo statale, attraverso l’assegnazione delle risorse alle regioni e P.A. mette a disposizione oggi € 189.109.570, quando nel 2003 tale finanziamento era di € 204.700.000. Per di più, di tale contributo, il 10% può essere speso dalle regioni per azioni di sistema. A livello territoriale non va meglio, perché le esigenze di bilancio dettate dalla crisi si fanno sentire anche al Nord. Qui, le regioni hanno cominciato a imporre un’inedita e pesante riduzione del sostegno territoriale, finora generoso in presenza di buoni risultati. E non parliamo del Meridione, dove le Istituzioni formative non hanno veramente mai attecchito. Lo rivela il fatto che al Sud gli iscritti continuano a decrescere nonostante la quota attribuita alle Istituzioni formative abbia toccato appena uno scarso 11% del totale nazionale.

Le “scolasticizzazione” dell’IeFP

br_zag3A risolvere questi nodi (ma con un taglio gordiano!) è venuta la “sussidiarietà” che ha aperto una fase di scolasticizzazione della IeFP a partire dall’Intesa del 16.12.10.

Dal citato Monitoraggio 2013-14, si rileva che solo il 41% degli iscritti al primo anno frequenta le Istituzioni formative regionali quando appena 4 anni prima lo faceva il 60%. Dunque, la presenza delle Istituzioni scolastiche dello Stato ( principalmente Istituti Professionali) si è andata sostituendo a quella delle Istituzioni formative regionali del “pubblico” sociale (a buon diritto non più “privato” da quando il sistema è a regime). Lo scambio è certamente a buon mercato, in quanto le Istituzioni scolastiche non pesano sui bilanci regionali, ma costano (non poco) “solo” alla collettività, attraverso lo Stato che ne paga in toto i costi di gestione.

La IeFP “scolasticizzata” aggrava la dispersione

image010Le stesse regioni, però, hanno compreso che questa scelta aggrava la dispersione, inducendo problemi organizzativi di non facile soluzione:

  • relativamente alla praticabilità di mantenere la doppia certificazione ( qualifica triennale di IeF e diploma quinquennale dell’istruzione professionale statale) senza un eccessivo peso per gli allievi;
  • in ordine alle risorse umane e strumentali, necessarie per fornire la formazione pratica richiesta dalla IeFP;
  • rispetto al “principio di affidamento” che dovrebbe salvaguardare la scelta delle famiglie tra il sempre più teorico progetto educativo delle istituzioni scolastiche statali e quello orientato alla pratica delle Istituzioni formative accreditate regionali.

Le difficoltà riscontrate, hanno spinto alcune regioni a rivedere il loro modello della  IeFP sussidiaria integrativa, “provando” la sussidiarietà complementare , come ha da sempre fatto la Lombardia, e accompagnando anche tale sussidiarietà complementare con azioni di accompagnamento e sostegno come è il recente caso della Toscana.

Meno costose le qualifiche nelle istituzioni formative regionali rispetto a quelle scolastiche statali

image012Era, dunque, necessario affrontare in modo sistematico il problema dei costi per valutare con più elementi la convenienza dei modelli di IeFP nei confronti della collettività, anche al fine di determinare i finanziamenti futuri in modo adeguato e sostenibile.

In questo contesto, con un’indagine sui costi della IeFP (I costi della IeFP: un’analisi comparata tra istituzioni formative regionali e istituzioni scolastiche statali, ISFOL 2015), l’Isfol ha fornito un quadro sinottico di lettura che aiuta a comprendere il posizionamento delle singole regioni su alcuni indicatori: costo annuale per percorso; costo annuale per allievo; costo orario per allievo e parametro ora/corso. Si è, inoltre, calcolato il “risparmio” per la collettività indicato dalla differenza del costo delle stesse qualifiche ottenute nelle Istituzioni formative rispetto a quelle scolastiche.

Una prima stesura sperimentale dell’Indagine, realizzata nel 2013 e riferita all’anno formativo 2011-12, aveva provato a stabilire una comparazione tra Istituzioni scolastiche e formative che, tuttavia, non poteva ancora esporre per le Istituzioni scolastiche dati ufficiali aggiornati all’anno di riferimento. L’attuale indagine colma questo vuoto, fornendo indicazioni e strumenti mirati, riferiti agli anni formativi 2011-12 e 2012-13.

Nello studio attuale, si nota subito una diversità di criteri nel modo di finanziamento dei percorsi della IeFP delle Istituzioni formative, non tanto espressa dall’eterogeneità nei costi delle attività finanziate quanto dalla scelta di indicatori guida: mentre al Centro-Nord questi ultimi sono più specifici, nel Meridione si riferiscono esclusivamente al complessivo costo annuale, in generale inferiore alla media.

Dai dati esposti, appare che i costi medi pro-capite per la IeFP erogata dalle Istituzioni formative regionali sono più contenuti di quelli sostenuti dallo Stato per offrire i corrispondenti percorsi nelle Istituzioni scolastiche: si tratta di un divario che si attesta al 34% per le Istituzioni formative e che cresce (in un solo anno di 2 punti percentuali) invece di diminuire e stabilizzarsi a pari livello.

Calano i finanziamenti: la IeFP regionale al limite della sopravvivenza

image014Per le Istituzioni formative la prospettiva di finanziamento è  nera e, già ora, tocca il limite di sopravvivenza e non quello di sostenibilità consigliato in ambito internazionale (“sustainability full standard cost”). Si verifica, inoltre, il paradosso che la spesa per i corsi “sussidiari” risulti maggiore di un terzo di quella dei percorsi che partecipano in via primaria.

Probabilmente, gravano su questa situazione che sta portando al collasso di un settore fino ad oggi promettente, le preclusioni ideologiche presenti nel nostro Paese (ma non all’estero) che considerano valido il servizio educativo solo se basato sull’intervento diretto da parte dello Stato. Né, d’altra parte, si fa nulla per riallineare il Meridione agli standard qualitativi delle migliori esperienze presenti nel resto del Paese.