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Incontro di lavoro al Miur con i gruppi regionali di monitoraggio del Piano Nazionale Formazione Docenti 16/19

Roma  12-13 dicembre 2019 - resoconto a cura di Romina Papa sulla base della relazione di Maria Chiara Pettenati - Indire

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I risultati di una analisi documentale importante con focus group e interviste e analisi statistica eseguita sul dataset della piattaforma Sofia.

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Si è conclusa oggi in viale Trastevere a Roma una due-giorni di restituzione e confronto sul Piano di Formazione dei Docenti 2016-2019 in cui l’Indire ha presentato agli USR e alle Associazioni professionali una prima stesura del Report emerso dal monitoraggio.

L’incontro, aperto il 12 dicembre 2019 dai dirigenti D’amico e Palumbo, e seguito dalla presentazione della dottoressa Maria Chiara Pettenati di Indire e dal professor Giancarlo Cerini, ha avuto seguito oggi 13 dicembre con uno spazio di lavoro collaborativo per condividere criticità e punti di forza da integrare nel rapporto preliminare.

La dottoressa Pettenati ha inizialmente ricordato che quanto si sta facendo contribuisce al raggiungimento del goal 4 dell’Agenda 2030 per un’Istruzione di qualità. L’ultimo dei dieci target del Goal 4, infatti, sollecita a fornire formazione di qualità in primis agli insegnanti.

Obiettivi del progetto

obiettUno degli obiettivi del progetto di monitoraggio era verificare la rispondenza dello svolgimento del Piano di formazione ai criteri di qualità emersi dal lavoro dei gruppi tecnici del Miur che hanno stilato il dossier sulla professione, dagli standard per i docenti al portfolio. L’altro obiettivo era quello di sostenere la cultura della formazione nonchè fornire al MIUR elementi utili per la valutazione delle azioni intraprese.

Il monitoraggio ha preso avvio a valle del secondo anno, inizio del terzo anno del triennio della formazione, dunque molto di quanto sintetizzato riguarda l’anno centrale del triennio. Il gruppo nazionale che ha partecipato alla ricerca è formato da 103 persone, 25 persone facenti parte della cabina di regia MIUR-Indire e 78 persone che sono andate fisicamente nelle scuole campionate su tutto il territorio nazionale.

Su indicazione della cabina di regia del MIUR il gruppo operativo si è interfacciato con gli USR che a loro volta hanno nominato dei sottogruppi di lavoro regionali. È stata fatta una analisi qualitativa documentale importante, focus group con docenti e formatori e interviste con i referenti delle scuole polo. A questa è stata affiancata un’analisi più quantitativa eseguita sul dataset della piattaforma Sofia.

Occorre dire che sebbene i risultati quantitativi poggino sui dati della piattaforma Sofia, qualcosa sfugge poiché non tutto ciò che è stato fatto sul territorio è passato attraverso la piattaforma Sofia. In piattaforma emergono comunque dati importanti: 364379 docenti registrati, ovvero con credenziali attive dentro la piattaforma Sofia, di cui 277459 iscritti ad almeno un corso e la presenza di  5419 scuole come soggetti formativi.

La scelta degli ambiti da studiare da parte del gruppo di lavoro

image007E’ stato scelto di campionare il 20% degli ambiti regionali. In totale a livello nazionale c’è stata omogeneità nelle scelte sia come distribuzione nel territorio regionale sia come grandezza dell’ambito. A livello territoriale a nord e in centro sono stati analizzati in misura importante anche ambiti piccoli. Nel sud sono stati analizzati più che altro ambiti medi o grandi.

I gruppi regionali, divisi in coppie, si sono dotati degli strumenti definiti da MIUR e Indire per le seguenti azioni:

  1. ricognizione iniziale dello stato dell’offerta formativa
  2. intervista al referente di ambito
  3. intervista ai dirigenti scolastici
  4. focus group con docenti
  5. focus group con i formatori

Indicatori di qualità di riferimento sono stati gli standard elaborati dai gruppi tecnici del MIUR:

  1. Elementi di governance
  2. Elementi di qualità
  3. Elementi di ricaduta

Si veda sotto la tabella per i descrittori.

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Le schede di restituzione sono state elaborate da Indire e sintetizzate per regione confluite poi in una sintesi nazionale.

Risultati

Dal punto di vista più quantitativo (ma implicitamente anche qualitativo) solo 46 dei 64 ambiti territoriali erano presenti anche su piattaforma Sofia. A non essere censiti su Sofia sono stati sette ambiti del nord ovest, 2 nel nord est, 6 nel sud e 2 nella Sardegna.

Quello che emerge è che le iscrizioni dei docenti si concentrano su uno o due ambiti regionali e non si distribuiscono su tutti; questo significa che non tutti gli ambiti hanno avuto la capacità di usare massicciamente l’ambiente di Sofia.

A livello nazionale, per quanto riguarda la ripartizione delle iscrizioni, la distribuzione di docenti di infanzia e primaria (50,1%) e di secondaria di primo e di secondo grado (47,7%) è omogenea con il dettaglio delle specifiche situazioni riassunte di seguito: prevalgono in maniera rilevante i docenti della secondaria in Liguria (92%) e Friuli-Venezia-Giulia (68,2%) ma anche, pur in misura minore, in Abruzzo (59,1%) e Piemonte (56,2%). Inversa è la situazione nel  Lazio, dove i docenti dell’infanzia e primaria sono il 60,7%, in  Umbria 60%, Veneto 57,6%, Sardegna 56% ed Emilia-Romagna 53,5%.

Qui sotto vediamo la ripartizione per area geografica con a destra i dati riferiti al solo PNF (formazione legata al Piano Nazionale di Formazione) e a sinistra i dati riferiti a tutte le iniziative:

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Per quanto riguarda le iscrizioni ai corsi, nel secondo anno i docenti iscritti sono calati del 17% per le iniziative del PNF e poco di più per le altre iniziative.

Un dato importante è quello del drop out: il 50% degli iscritti risulta non aver completato la formazione ma è possibile che, al momento della rilevazione del dato, alcuni docenti non fossero stati ancora riallineati nel database ovvero avevano completato la formazione ma non compilato il questionario. Gli abbandoni a livello regionale risultano maggiori in Basilicata e Campania ma bisogna ricordare che sono pochissimi gli ambiti di queste regioni censiti in Sofia e poco popolati in termini di docenti.  Il dato di drop out non va minimizzato, comunque, e per una più ampia riflessione possiamo prendere spunto dalla recente ricerca TALIS del 2018 sulle barriere alla partecipazione allo sviluppo professionale. In quella ricerca emergeva che i docenti Italiani rispetto agli atri Paesi dichiarano di non partecipare alla formazione perché non ci sono incentivi. Rimane alto, ma è alto in tutti i Paesi, l’ostacolo derivante dalla mancanza di tempo per la formazione.

Corrispondenza tra ambiti formativi e priorità

Si è discusso molto a livello di ricerca su come mettere a confronto la categorizzazione della formazione seguita alla Legge 107/2015 (ambiti formativi specifici e trasversali, declinati in 18 descrittori) con le 9 priorità della formazione nazionale.

Ricordiamo qui sotto le due categorie:

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E qui sotto le nove priorità del Piano:

  1. Valutazione e miglioramento
  2. Didattica per competenze e innovazione metodologica
  3. Competenze digitali e nuovi ambienti per l’apprendimento
  4. Competenze di lingua straniera
  5. Inclusione disabilità
  6. Coesione sociale e prevenzione del disagio giovanile – Integrazione
  7. Competenze di cittadinanza e cittadinanza globale
  8. Scuola e Lavoro
  9. Autonomia organizzativa e didattica

All’Indire va il merito di aver realizzato una mappatura della corrispondenza tra descrizione degli ambiti formativi in Sofia e le nove priorità del piano con la seguente tabella

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Le  tre dimensioni di attenzione degli insegnanti rispetto alla formazione risultano:

  1. la didattica
  2. competenze digitali e nuovi ambienti
  3. inclusione, disabilità e coesione sociale

Dunque gli ambiti trasversali, la didattica e le tecnologie riscontrano il maggior interesse da parte degli insegnanti che dichiara di aver raggiunto gli obiettivi attesi nel 75% dei casi esprimendosi attraverso i questionari proposti in piattaforma Sofia e compilati al termine del percorso formativo del 2017-2018. La soddisfazione è cresciuta al 79% nel 2018-2019.

La scelta della formazione da parte dei docenti è stata per lo più dettata dall’appartenenza del corso al piano formativo presente nel PTOF della propria istituzione scolastica ma tale scelta non è frutto di negoziazione con la scuola bensì scelta autonoma per il 38% degli insegnanti intervistati.

Emerge dalla piattaforma Sofia una maggioranza di formazione di tipo laboratoriale attivo (anche se questo è in contrasto con quanto rilevato dalle interviste) ma che non ha previsto sperimentazione in classe. Eppure una formazione efficace è legata alla presenza di sperimentazione in classe. Nonostante questo, molti insegnanti dichiarano che la formazione ha avuto ricadute nella propria classe anche se non è stata poi socializzata con i colleghi a scuola.

La dr.ssa Pettenati invita a rileggere i risultati alla luce del modello OCSE sulla formazione di qualità basandosi su alcune domande guida all’interno dei 4 fattori di

  1. motivazione
  2. accesso
  3. fornitori
  4. contenuti
  5. qualità

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