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Francia: La Corte dei conti propone profonde modifiche a orario e retribuzione degli insegnanti

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La Corte dei Conti francese ha pubblicato il 22 maggio un Rapporto per ottimizzare le risorse destinate agli 837.000 insegnanti, che rappresentano il 44% di tutti i dipendenti pubblici. Analisi e proposte all’interno.

Francia : La Corte dei conti

Gestire diversamente gli insegnanti: un rapporto in 146 pagine e 19 proposte

Gestire diversamente gli insegnanti La Corte dei Conti francese ha pubblicato il 22 maggio un Rapporto di 146 pagine e 19 proposte per ottimizzare le risorse destinate agli insegnanti che costituiscono il 17% del bilancio dello Stato.

Il Rapporto  Gestire diversamente gli insegnanti (Gerer les enseignants autrement), indica come modificare profondamente la gestione nazionale degli 837.000 insegnanti francesi, che rappresentano il 44% di tutti i dipendenti pubblici.

Oggi , dice la Corte, la gestione è impostata come se  i docenti avessero tutti le stesse competenze e le stesse aspirazioni e come se gli alunni fossero tutti uguali in tutte le scuole.

La Corte pone quindi con forza la necessità di superare definitivamente lo Stato giuridico degli insegnanti del 1950 (consoliamoci quello degli insegnanti italiani è del 1974! ndr)  per affermare il principio di efficacia ed efficienza nonchè una specifica attenzione ai bisogni reali degli alunni e alle grandi differenze fra le varie situazioni locali.

Le criticità della situazione attuale

Le criticità della situazione attualeLa costruzione del Rapporto si fonda sull’analisi della situazione attuale che ha evidenziato le seguenti criticità:

  1. crescente inefficacia della scuola francese:  dal 2000 in poi i risultati degli alunni  nelle indagini internazionali sono andati peggiorando con il contestuale aumento della dispersione
  2. crisi del reclutamento degli insegnanti: tra il 2006 e il 2012 i candidati a un posto d’insegnamento sono passati da 6 a 2,7. Anche se la creazione di nuovi posti attuata dalla sinistra ha portato a una rimonta del numero dei candidati la crisi rimane  (i giovani insegnanti precari italiani potrebbero seriamente pensare di spostarsi in altri Paesi europei,  dove si riscontra da tempo penuria di insegnanti. ndr).
  3. regole vecchie e superate per l’esercizio della funzione docente e la valutazione degli insegnanti;
  4. assenza di carriera e inadeguatezza delle retribuzioni degli insegnanti francesi (35% inferiore alle retribuzioni degli altri funzionari di pari livello, e del 30% inferiore alla media europea), inadeguatezza della figura dell’agregé
  5. pessima utilizzazione delle risorse disponibili: la Francia dedica all’istruzione una quantità di risorse paragonabile o superiore a quella di Paesi che hanno risultati molto migliori dei suoi.

Le proposte

Le proposteLa Corte ritiene che per gestire bene gli 837.000 insegnanti francesi, si debba superare definitivamente lo Stato giuridico del 1950 (consoliamoci quello degli insegnanti italiani è del 1974! ndr)  per rifondarlo sul principio di efficacia ed efficienza, sull’attenzione ai bisogni reali degli alunni, sulla diversità delle varie situazioni locali.

La  Corte raccomanda di affidare ai dirigenti scolastici la scelta degli insegnanti  e di  regionalizzare i concorsi.

Considera inoltre importante creare una leadership intermedia che offra agli insegnanti percorsi di  carriera. In questo si è ispirata  all’Ontario ( Canada) dove esistono posti di coordinatori, di «leader»,di consiglieri pedagogici, ecc…

Nell’impostazione della Corte gli insegnanti della scuola secondaria dovrebbero impartire un  numero di discipline maggiore dell’attuale, almeno due come in Germania. Un punto che il ministro Vincent Peillon aveva  messo nella sua loi d’orientation, ma sul quale ha fatto marcia indietro in novembre, di fronte all’opposizione del principale sindacato della scuola secondaria lo SNES-FSU, inquadrabile nell’area della sinistra.

L’orario di servizio degli insegnanti dovrebbe essere onnicomprensivo e organizzato su base annuale, gestito dalle scuole autonome.

I maggiori “guadagni” in termini orari per la scuola ci sarebbero nei tecnici e nei professionali, dove gli insegnanti sarebbero tenuti a recuperare i periodi orari in cui gli allievi vanno in stage nelle imprese. Inoltre si andrebbe incontro al problema delle supplenze: si potrebbe aumentare l’orario nei periodi in cui ci sono molti insegnati malati e avere ferie in altri periodi quando la presenza di tutti è maggiore. Sarebbero questi risparmi che permetterebbero di alzare gli stipendi degli insegnanti, poiché la Corte afferma esplicitamente che bisogna collegare la valorizzazione delle retribuzioni ai risparmi di gestione.

Le scuole, secondarie di 1° o di 2° grado, dovrebbero disporre di un numero  di insegnanti più elevato rapportato al numero di allievi in difficoltà. Nella provincia canadese dell’Ontario, nel Land di Berlino o nei Paesi Bassi, paesi che  la Corte dei Conti ha preso a modello, si arriva ad assegnare fino al doppio di insegnanti  nei casi di forte presenza di allievi in difficoltà.

La Corte affronta anche il problema della retribuzione e prevede che si possano pagare meglio i professori  ripartendo in modo diverso i 49,9 miliardi di euro della loro massa salariale, che costituisce il 17% del Bilancio generale dello Stato e il 2,5% del  Prodotto Interno Lordo (PIL).

Innanzitutto  ritiene che vada superata la figura degli agrégés, nella scuola secondaria di 1° grado sono pagati il 30% in più di un normale  docente di classe e lavorano il 15% in meno.

Più in generale, la Corte afferma che si dovrebbero retribuire di più coloro che scelgono di lavorare nelle situazioni difficili. Ma non solo. Dice la Corte, gli insegnanti cercano di evitare di essere assegnati alle scuole più problematiche, perchè l’organizzazione dell’insegnamento è esattamete uguale alle altre scuole con l’aggiunta di tutti i problemi sociali connessi. Per rendere queste scuole più appetibili, la Corte propone anche un sostanziale alleggerimento del numero delle classi per gli insegnanti.

La Corte non parla di salario in base al merito, ma ipotizza che l’impegno abbia un maggior riconoscimento, che venga assegnato un budget alle équipes pedagogiche,  a cui spetta la propria autovalutazione. L’autovalutazione, ispirata al modello finlandese , permetterebbe  delle economie ed eviterebbe di aspettare che la valutazione avvenga da parte di un ispettore che si fa vedere una volta ogni 15 anni per chi insegna, ad esempio, sport a Versailles, e una volta ogni 10 per chi insegna scienze  economiche a Limoges. 

La palla passa al Ministro e alle parti sociali

La palla passa al Ministro e alle parti socialiLa palla ora è passata al ministro, che si trova sulla scrivania una proposta di riforma più  radicale della sua. La sua risposta , allegata al rapporto, lascia poca speranza sul fatto che  utilizzi questo dossier, perchè troverebbe subito l’opposizione del sindacato maggioritario dei docenti delle scuole secondarie di secondo grado.

Come ha detto l’entourage del ministro : «manca a questo Rapporto  un capitolo nel quale la Corte dei Conti ci spieghi come fare».

Negli ambienti di sinistra si sostiene che il Rapporto è frutto di una visione tecnocratica e non pedagogica e si continua a chiedere un aumento degli investimenti per l’istruzione che, in tempo di crisi appare sempre meno perseguibile. Si dice peraltro che sono idee vecchie, anche se si riconosce che alcune proposte sono interessanti.

Nonostante tutto la Corte continua a  ipotizzare una scuola capace di rendere più produttivo quel 6,3% del PIL che viene speso. E soprattutto afferma di rivendicare una scuola più equa.

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